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Raccontami una storia ...

Il bell’Andrea


Capitolo 1 tratto da " Raccontami una storia"



Mio padre, era un uomo violento,vissuto nella violenza e nell'ignoranza e come spesso succede non avendo ricevuto amore neppure sapeva amare. Eravamo per lui dei fastidi ed in quanto femmine, rappresentavamo dei grossi problemi.
Appena nate non voleva neppure vederci, perché femmine!
Nella sua mentalità distorta ci vedeva come" delle comodità per i maschi"; per lui eravamo dei passatempi futuri, di cui il sesso forte avrebbe approfittato e lui in qualità di padre,si sentiva fastidiosamente caricato di responsabilità e senso dell’onore, doveva custodire gelosamente le nostre “ Virtù” per evitare "guai futuri". Verso i quattro o cinque mesi si degnava di darci una sbirciata e visto che comunque eravamo carine e qualche moina cominciavamo a farle, circa sino a due anni, giocava con noi e ci coccolava, per quel poco tempo in cui non litigava con mia madre e non era fuori a donne o con gli amici a bighellonare. Spezzo comunque una lancia in sua difesa, la mentalità dell'epoca e nella sua famiglia d'origine era quella che avere più donne significava "virilità" ; questo per mio padre equivaleva alla massima aspirazione, come se lo avessero insignito "cavaliere ad honorem "! La violenza era vista come giusta maniera per proteggere ed educare la prole e la moglie, vi posso assicurare, che faceva di tutto per educarci e non privarci di alcuna disciplina! Dopo i due anni, cominciavamo a capire, quindi addio gioco e qualche coccola che poteva essergli sfuggita. Quando ci avvicinavamo a lui per dargli un bacio, che non fosse il saluto, ci allontanava perché lo viveva come una presa in giro una "ruffianeria" un volerlo gabbare e lui doveva dimostrarci che era "troppo furbo" per lasciarsi irretire da dei ragazzini di tre anni o dieci anni che fossero! Oltre tutto era irascibile e quindi liti e violenza fisica, erano all'ordine del giorno; poteva mancare il cibo ma botte ed urla erano assicurati. Noi ragazzini ci chiudevamo terrorizzati nella nostra stanzetta e rimanevamo attoniti, non riuscivamo neanche a parlare, ci tenevamo per mano con i più grandi, con la paura di respirare e di attirare l'attenzione su noi. Terrorizzati cercavamo di attribuire, ai rumori che provenivano dalla stanza accanto, quale oggetto veniva scaraventato contro e l’entità della lite dalla voce rotta dal pianto di mia madre o di mia zia Anna, che vivendo con noi, non era esente da sfuriate e botte, pur essendo malata nel fisico, un mostro? Si, mio padre lo era ... ricordo che ognuno di noi pensava ed avrebbe voluto ucciderlo per salvare gli altri da quella vita che non conosceva altro che brutture e privazioni! Per fortuna, ogni tanto lavorava, così in casa respiravamo un po’ di serenità! Sembra incredibile, lo so, ma nonostante tutto questo, gli volevamo bene e lo rispettavamo, in parte per terrore è vero, ma era comunque riverito e guai se qualcuno avesse osato parlar male di lui; anche mia madre lontana dai legittimi momenti di sfogo, lo difendeva e non permetteva che in alcun modo gli mancassimo di rispetto! Semplicemente, non riusciva ad essere un buon marito o buon padre, nella sua mente e desiderio del cuore esistevano solo belle donne, gare di ballo insomma era un "viveur" dal portafoglio vuoto, ciò lo costringeva a ricorrere a sua madre, la quale pur riconoscendo in Andrea i tanti difetti e le mancate promesse di metter testa a partito, non riusciva a negargli nulla. I ricordi belli che ho di lui, non sono molti, modo suo ci amava, lui poteva far di noi straccetti da calpestare, ma nessuno grande o piccolo che fosse poteva toccarci o dir male di noi, perché riconosco che davvero sarebbe stato capace di uccidere per difenderci. Ogni tanto, alle tre o quattro del mattino, secondo a che ora si ritirava, entrava nella nostra camera e tutto contento, ci svegliava con le pizze calde o la rosticceria appena sfornata; ancora con gli occhi assonnati,ma respirando l'aroma di quelle prelibatezze inaspettate, sorpresi e gioiosi divoravamo tutto quel ben di Dio. Era un uomo dalle forti contraddizioni, molto severo ed intransigente con i suoi di casa, ed era allo stesso tempo oltremodo ospitale e generoso con tutti.Tutti sapevano di poter contare su di lui perché sarebbe stato capace di privarsi o di farsi garante di chiunque, pur di poter rendersi utile e lo faceva col cuore senza alcun tornaconto! Ricordo sempre con grande considerazione alcune sue frasi che son rimaste monito nella mia vita come” A’casa capi quantu voli u’ patruni” ( la casa è capiente secondo la volontà del padrone) oppure “ A famigghia è chidda chi c'è dintra quannu si mietti u’ catinazzu” ( la famiglia è quella che si trova in casa quando si chiude la porta col catenaccio, perché vuol dire, che non deve rientrare più nessuno dei propri cari). Non sarà stato un buon padre, ma un nonno affettuoso e caro per i nipoti quello si, lo ricordano tutti con affetto i maschietti di cui andava orgoglioso e le femminucce perché erano “ troppo duci e biedde, troppu biedde”( troppo dolci e veramente belle).
Ho conosciuto o meglio ancora, ho avuto modo di avvicinarmi a mio padre e conoscerlo meglio, durante la sua malattia, sebbene già sposata, lo andavo a trovare spesso, mi sdraiavo accanto a lui e lui parlava liberamente, mi raccontava i tanti episodi della sua vita,i rapporti con colleghi e datori di lavoro, qualche sua avventura.. mi narrava la sua vita senza remore, senza filtri, non come padre e figlia ma come amici … e finalmente avevo potuto dargli quell’amore filiale, che mai mi aveva permesso di dimostrargli e che avevo tenuto chiuso nel mio cuore per paura delle sue reazioni e delle sue parole sarcastiche che smorzavano qualunque spontaneità.
Oggi, mio padre non c’è più; sono passati ben diciotto anni dalla sua morte eppure, nonostante tutto, mi manca ancora tanto, insieme alle mie sorelle e fratelli ci ritroviamo spesso a dire ”se ci fosse stato papà ….”


Se vi farà piacere e non vi ho annoiato la storia continuerà con
" Da Principessa a Cenerentola"




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Racconto scritto il 15/05/2017 - 20:14
Da Carla Davì
Letta n.222 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bel racconto, letto con molto piacere.
Per nulla annoiato, aspetto il seguito.
Ciao Carla, grazie per i graditi passaggi.

Loris Marcato 16/05/2017 - 23:00

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Francesco,non preoccuparti, le stelle sono relative,l'importante è che il racconto ti sia piaciuto, grazie per il tempo dedicatomi. Un grazie anche a te Giancarlo poeta dell'amore ... le esperienze, la nostra quotidianità è quella che pian piano ha costruito il nostro oggi e che lascerà traccia per il nostro domani. Grazie ad entrambi per la vostra attenzione un abbraccio

Carla Davì 16/05/2017 - 19:06

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stupendo racconto di vita della nostre vite che comunque siano sono speciali meravigliose 5*

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 16/05/2017 - 12:51

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hops, scusami carla... volevo esprimere il massimo consenso, anche con le stelline, e ho cliccato erroneamente (bizze del PC) su una sola povera stella.. ahimé.. che rottura di scatole. Scusami!

Francesco Gentile 16/05/2017 - 12:23

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Un bel racconto, sulla vita reale. E' bello raccontare la vita.. ed è sempre bene. E c'è tutto un mondo che rivive.. solo in questo modo. Complimenti.

Francesco Gentile 16/05/2017 - 12:19

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