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= Poesia
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IL LUNA PARK

Quella mattina Robert stava passeggiando per le via della città.
Amava il frastuono mattutino : un grande via vai di auto ,
uomini in ritardo , donne ben truccate e urlanti mercanti.
Un trattore volante passò proprio di lì e fece cadere un volantino.
Questo raffigurava un vecchio Luna Park.
Sullo sfondo si potevano notare la ruota panoramica , il carrello dei gelati e le montagne russe.
Colpito su tutti i fianchi , il volantino stava cadendo , muovendosi a zig zag lungo le lunghe vie ventose.
Si fermò proprio sul vetro della macchina di Robert. Non era molto pratico nei parcheggi.
Infatti appena vide la sagoma di un foglio , fu preso subito dalla paura di una imminente e salata multa.
Fortunatamente non era un foglio rosa , ma era tutto colorato. Pieno di vivaci colori.
Robert lesse tutto attentamente , montò in macchina e partì.
Attraversò il centro della città , spingendosi verso la periferia.
Si trovò davanti un grande cancello. Scese e suonò il campanello.
Già era strano il fatto che un Luna Park avesse un enorme cancello , ma non solo , aveva anche il campanello.
Si presentò il portiere. Era Berlusconi in persona!
Robert rimase allibito , ma fece finta di non averlo riconosciuto.
Ringraziò e passò oltre. C'era un viale alberato , che portava dal cancello al parcheggio centrale.
Gli alberi erano di tutti i colori: dal rosso autunnale , a quel bel verde primaverile.
Era come se le stagioni fossero state confinate all'interno di quel giardino.
Arrivati , notò che c'erano veramente poche auto parcheggiate.
Si stava iniziando a chiedere dove mai fosse capitato ,e soprattutto se ne fosse valsa davvero la pena.
Messo in sicurezza il veicolo , Robert iniziò a volare. Volava sul serio..
Uno strano e curioso meccanismo si attivò sotto i suoi piedi e fu letteralmente catapultato nel vivo del Luna Park.
Fortunatamente avevano pensato anche all'atterraggio. Difatti c'era un grosso e morbido materasso ,
materasso che fu deformato dal didietro di Robert.
Rimessosi in piedi vide l'intero Luna Park. Non era molto diverso dai parchi divertimenti che aveva già visto in passato.
Ruota panoramica, un piccolo tendone per i giocolieri, delle locande che vendevano dolciumi d'ogni tipo, montagne russe e risate d'ogni tipo.
Ritornò il sorriso sul volto di Robert. Si guardò un po' attorno e vide qualcosa di strano.
Il banco dei gelati era gestito da un giovanotto con qualche problema di schiena: era Leopardi.
"Ma cosa ci fa Leopardi a vendere gelati?" pensò fra se e se Robert.
Cordialmente lo salutò e gli chiese un gelato alla crema.
Il poeta sedendo e mirando il vasetto del gelato alla crema , lo prese e lo depose dolcemente su un cono.
Robert continuò il giro. Quel gelato era davvero buono , proprio d'altri tempi pensò.
Passò accanto al banchetto delle paperelle. Da bambino era il suo gioco preferito del Luna Park, e così vi si fermò.
Le paperelle erano , come da clichè , bianche e rosa. Galleggiavano su un piccolo laghetto creato appositamente sul banco.
Il banco era tutto blu , con delle tende gialle , dolce e carino.
"Buongiorno signore!" si sentì dire Robert. "Come posso aiutarla?" Riprese. Era Francesco Schettino.
L'ex comandante gli dette un sorta di retino per acchiappare gli animali di plastica.
Alcune riusciva a tirarle su , ma nella foga del momento altre invece le ribaltava sott'acqua.
Totalizzò un totale di circa 30 punti , non molti purtroppo , ma sufficienti per permettersi qualche piccolo premio.
Schettino gli propose un piccolo orsetto di peluche oppure un braccialetto portafortuna. Robert andò per il braccialetto.
Il braccialetto era di tutti i colori , era magico. Si dipingeva di colori diversi a seconda del momento.
Lì per lì era di un blu mare.
Vide che v'erano anche molte bancherelle a mo di mercatino dell'usato. Vi si precipitò.
C'era un banco che vendeva dei vecchi dischi in vinile. "Ehi ti piace la mia musica?" si sentì dire. Era Mr. Dylan.
Come un mercante di paese stava urlando "Beatles, Jimi Hendrix, The Doors, me! comprate , comprate musica d'altri tempi".
"Si si mi piace molto la sua musica Mr. Dylan!" rispose Robert. Era molto emozionato.
Era quel Dylan che avrebbe da sempre voluto conoscere. Quello secco secco del '66. Quello vero , secondo lui.
Portava una camicia a pois e un pantalone a righe bianche. I soliti capelli arruffati , ma allo stesso tempo a posto.
Robert Comprò una vecchia copia proprio di un disco di Dylan e se lo mise a mo di baguette.
Una volta salutato il vecchio menestrello , continuò la visita del Luna Park.
"ehi aspetta!" sentì in lontananza. "ti consiglio lo spettacolo che faranno sotto il tendono fra poco!" gli disse Dylan di sfuggita.
Sempre più sorridente , Robert si avviò al tendone. Era un vecchio tendone di color rosso e giallo. Ben teso si certo.
In cima c'era un bel ciliegio. Entrò e vide tutto fuorché un palco con degli spalti. C'era il mare. Un magnifico tramonto.
I gabbiani sulla costa e una nave in lontananza. Il braccialetto era diventato di color rosso.
Dovevate vedere la faccia di Robert. Era assolutamente senza fiato.
Non capiva come tutto quel paradiso potesse essere confinato dentro quelle piccole mura.
Sulla riva del mare c'erano dei castelli di sabbia.
Prima erano delle semplici torri , poi con il tocco dell'acqua si trasformavano sempre più in castelli , forti , regge , regni.
Il sole era quasi tramontato , quando Robert vide sulla spiaggia una sagoma sdraiata : Era Raperonzolo.
La dolce fanciulla era distesa sulla spiaggia , in contemplazione della morte del Sole.
"Rassegnatami all'idea dell'arrivo del principe , sono scappata. Sono scappata dalla mia prigione. Al mio ritorno mi aspetteranno
delle severe pene , per punirmi di questo mio gesto. Ma sono felice. Ho vissuto il tramonto. L'ho sentito nelle mie vene,
sulla mia pelle. Ho visto i miei occhi riflessi nell'acqua limpida del mare. La morte calorosa del Sole e la silenziosa venuta della sera." disse la donzella.
Il braccialetto di Robert divenne di color rosa.
Tutto ad un tratto si fece freddo e dall'ingresso del tendone comparvero due uomini.
Presero Raperonzolo. Ella non oppose resistenza e con rassegnazione si lasciò catturare. Non disse più niente.
Intanto il castello sulla spiaggia stava svanendo.
Robert trovò per terra un oggetto. Era piccolo anello.
Abbandonò quella meraviglia della natura , che oramai senza Raperonzolo , non aveva alcun motivo di esistere. Così venne la sera.
Uscì dal tendone e ritrovò il Sole. Era sempre più luminoso e più blu , se lo si guardava fisso con gli occhi.
Robert Teneva ancora fra le mani il vecchio vinile di Mr. Dylan.
Entrò in un caffè. Era pieno di gente ben vestita , quasi aristocratica. Notò in un angolo un vecchio juke-box.
"Salve , potrei mettere il mio disco che ho appena acquistato?" chiese Robert al proprietario.
O meglio , chiese Robert ad Einstein. Si proprio lui. Era il barista di quel caffè.
"certo , ma non metta il volume troppo alto , odio il baccano" precisò il fisico.
Robert inserì il disco e avviò il tutto. Partì la magnifica musica di Dylan. Il suono dell'organo faceva venire i brividi.
Ordinò un caffè semplice semplice , visto che iniziava ad essere stanco.
Stava per versare lo zucchero , quando Einstein lo anticipò versandoglielo lui stesso.
"Grazie mille Sir. Non doveva" disse cordialmente Robert.
Lo buttò giù tutto d'un fiato. La musica si faceva sempre più intesa. La voce nasale di Dylan era ormai ovunque.
Anche Albert sembrava apprezzare la musica del menestrello. "Forte questo Dylan!" disse.
Tutto ad un tratto accadde qualcosa. Le pareti del caffè iniziarono a muoversi. Il soffitto si levava in continuazione e la sedia ballava con il tavolo.
Le luci erano diventate vivaci , con colori psichedelici. Einstein faceva la linguaccia senza motivo e Robert stava fermo immobile impaurito.
Dall'alto arrivò una marionetta. Proveniva da un altro pianeta. Robert strizzò gli occhi verso l'alto per vedere se riusciva a
scrutare il marionettista , ma nulla. Non riuscì a vederlo. La marionetta prepotentemente si mise a danzare con il tavolo.
La sedia era stata messa da parte. In tutto quella confusione la musica di Dylan ci stava a pennello.
La piccola sedia era triste , triste nel suo piccolo angolino. Robert gli si avvicinò e gli consegnò l'anello che aveva trovato sulla spiaggia.
Il braccialetto di Robert si colorò di verde.
La sedia riacquistò il sorriso e abbracciò Robert. I due si misero a ballare nel mezzo della pista.
Il pezzo di legno iniziò a trasformarsi: diventò la Luna. Non era fredda , per nulla. Era luminosa e dolce.
Silenziosa e alta. Capelli lunghi e lisci. Aveva la schiena diritta e portava l'anello.
Le pareti non volevano proprio stare ferme e Robert iniziava ad odiare quella maledetta marionetta.
Per colpa sua era cascato ben tre volte , inciampando nei fili che la comandavano.
La canzone di Dylan stava per finire. Le danze stavano per finire.
"grazie Robert, non lo dimenticherò mai" disse la Luna. Detto ciò svanì. Rimasero soltanto Robert ed Einstein , in piedi in mezzo al deserto.
Il fisico sorrise e , dopo aver messo la testa sotto la sabbia , scappò via.
Robert se ne venne da quella desolazione. Fuori dal caffè c'era ancora il Sole.
Era sempre più luminoso e più blu , se lo si guardava fisso con gli occhi.
Lontano dal tramonto e dal deserto c'era la ruota panoramica. Aveva soltanto una piccola cabina monoposto.
Robert vi si avvicinò. "Potrei fare un giro?" disse.
"certo , è il mio lavoro , venga pure!" disse il proprietario. Il proprietario era Gesù.
Robert aveva paura dell'altezza , ma si fece coraggio perché sapeva che ne sarebbe davvero valsa la pena. E così infatti fu.
La macchina si accese e iniziò a ruotare. Da lassù Robert poteva vedere tutto: passato , presente e anche futuro.
Vide le piccole forme di vita , solitarie , pascolare nel mar primordiale. I grandi dinosauri e i piccoli uomini.
La battuta di caccia di un gruppo di uomini primitivi e il primo treno a vapore.
Il primo fuoco e lo scoppio della prima bomba. Vedeva le ere glaciali lontane laggiù e il meteorite che si avvicinava pian pianino.
Vedeva le persone vestite per bene e persone raccolte in preghiera in una grande piazza. Vide un vecchio ragazzo barbuto parlare di pace e verità.
Vide la nascita dell'ultimo bambino e la morte della sua prima madre. Vide la grande famiglia delle piante esser rimpiazzata da grandi grattacieli.
Piogge di lacrime. Piogge di fango. Piogge si sangue. Piogge di sapere che cadevano lungo le colline della filosofia.
L'incredibile coerenza della matematica e l'incredibile incoerenza dell'uomo.
Le enormi statue all'ingresso del tempio dei re. La nave che stava per entrare in porto.
Grotte profumate e pieni di dolci fiori. Vide Il mischiarsi delle stagioni e il finire del tempo.
Il braccialetto di Robert si colorò di bianco.
Toc toc.. la visione di Robert fu interrotta bruscamente. Era circa a venti metri da terra.
Qualcuno bussò alla porta della piccola cabina. Era un angelo.
Catturò Robert e lo portò via , lontano dalla ruota. Lo portò alle montagne russe. Il capo di queste era il Duce Mussolini.
In effetti , per scaricare tutta la tensione accumulata sulla ruota , quello che ci voleva era un bel giro su quelle giostre pensò Robert.
Salì. Il duce lo sistemò per bene , legandolo in sicurezza. La giostra partì. Pian pianino iniziò ad aumentare la velocità.
Girava a destra. Girava a sinistra. Forte diritto. Destra. Sinistra. Testa in giù. Destra. Forte diritto.
Lo stomaco di Robert iniziava a sentirsi un po' sballato. Si dovette fermare quasi subito perché non ce la faceva già più.
Sceso a terra , cascò in ginocchio e rimise tutto il male.
Il duce stava provando invidia mentre lo fissava. Il dittatore gli passò dei fazzoletti neri per pulirsi.
Ora Robert si sentiva bene. Non riusciva più a provare rancore. Non sentiva l'odio. Non riconosceva il pregiudizio.
Soltanto adesso si era accorto che si era scordato una cosa: il vecchio disco di Dylan era sempre nel juke-box del caffè.
Ritornò al caffè , ma vide tutto tranne che un caffè.
La pareti non c'erano più. Il soffitto era trasparente e pieno di buchi e dal soffitto pendevano dei fili.
Le marionette dormivano e i tavoli erano tutti nelle segrete. Robert si intrufolò furtivamente e recuperò il disco , ma appena lo prese..
fu investito da una grande luce.. ed lì che Lo vide!
Robert corse velocemente fuori dal caffè , come un ladro scappa via con la refurtiva.
Il braccialetto di Robert si colorò di nero.
Corse veloce alla macchina , ma ella non c'era più , era stata portata via.
Lo aspettata il viale alberato. Solo che non c'era più nulla delle quattro stagioni.
Era un luogo aspro e buio , sinistro e silenzioso.
Robert corse più veloce che potette.. arrivo al cancello. Lo apri e ..
e finalmente Lo vide!



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Racconto scritto il 26/05/2017 - 12:07
Da Gabriele Salucci
Letta n.216 volte.
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Commenti


Ti ringrazio molto :)
Un po' enigmatico ma non di così difficile comprensione.
In effetti avevo già pensato a quella possibilità , soltanto che non so benissimo come muovermi.
Andrò sicuramente a documentarmi.
Grazie ancora :)

Gabriele Salucci 26/05/2017 - 14:55

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Racconto fantasioso e ben scritto. Il Luna Park è uno scritto che potrebbe piacere a qualche editore, secondo me. Complimenti!

Paolo Ciraolo 26/05/2017 - 14:39

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