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La casa delle bambole

Sandra era sdraiata sul divano quando sentì squillare il telefono. Si era distesa da poco, aveva bisogno di riposarsi un po’, ma lo squillo del telefono era insopportabile e la costrinse ad alzarsi per andare a rispondere.
“Pronto” disse probabilmente con una voce cupa e un po’ seccata.
“Pronto, ciao, ma quanto ti ci vuole a rispondere! E’ un sacco di tempo che provo a chiamarti e tu non rispondi, prima ti ho chiamato al cellulare ora a questo di casa. Ma che hai? Ti sento strana, forse dormivi?
“Si, veramente cercavo di riposarmi un po’, ma evidentemente non ci sono riuscita”, rispose Sandra sempre più seccata.
“Oh, scusami, ma sono un po’ agitata. Sai, oggi ho incontrato un amico di mio figlio che non avevo mai visto e mentre cercavo di capire chi fosse e come fosse la sua famiglia ho scoperto che i suoi sono medium e che incontrano a casa loro le persone che vogliono parlare con i loro defunti. Ma ci pensi? E’ incredibile! Gli ho detto se poteva chiedere a sua madre di invitare anche noi ad uno dei loro incontri. Anche se non credo a queste cose, voglio provare, ma ho paura, lo sai, e tu devi venire con me.”
“Teresa, ma sei impazzita! Cosa ti prende oggi? Mi sembri molto agitata e ritengo che prima di tutto tu ti debba calmare, ragionarci su e poi ne possiamo riparlare. Davvero Teresa, oggi non è proprio la giornata giusta, sono stanca, nervosa, ho sonno e non ti posso aiutare.”
“No, Sandra, non mi puoi rispondere così, lo sai quanto sono sempre stata combattuta di fare una cosa del genere, ma vedi, ora deve essere arrivato il momento, perchè è stato tutto accidentale, involontario, è stata una semplice coincidenza e non la posso perdere”.
Si interruppe improvvisamente, stava piangendo, sembrava veramente delusa e molto triste.
“Dai Teresa, non piangere, anzi scusa, non volevo essere così brusca, ma sai oggi è stata proprio una brutta giornata in ufficio e ho bisogno un po’ di recuperare. Ci sentiamo domani, te lo prometto, ti chiamo io e tu mi racconti tutto per filo e per segno, ma ora non piangere più, per favore, altrimenti fai stare male anche me, me lo prometti? Cerca di tranquillizzarti e domani vediamo come possiamo fare,”
“Oh, scusami Sandra, ti ringrazio, ma lo sai che io mi fido solo di te, va bene ci sentiamo domani quando sei a casa. Riposati anche tu”.
Sandra appoggiò la cornetta sul telefono e ormai che si era alzata, si diresse in cucina, aveva bisogno di prendere qualcosa di caldo. Prese il bollitore, ci versò dell’acqua e si sedette al tavolo di cucina, aspettando che l’acqua bollisse.
Teresa riusciva sempre a sconvolgere i suoi piani, in un modo o nell’altro. Aveva cominciato alcuni anni prima, quando le era morta improvvisamente la figlia diciottenne in un incidente di macchina e Sandra che aveva perso il marito pochi mesi prima, si era prodigata per aiutarla a superare la depressione che la stava distruggendo.
Un fischio improvviso l’avvertì che l’acqua stava bollendo. Si alzò prese la tazza, versò l’acqua calda, ci aggiunse una bustina di camomilla, un cucchiaio di miele e tornò in salotto. I suoi pensieri continuavano a farle ricordare Teresa, il suo dolore e la sua depressione. Si era attaccata a lei in modo incredibile e pretendeva che l’andasse a trovare notte e giorno. Quando erano insieme Teresa parlava, si disperava, piangeva e Sandra ascoltava e cercava di consolarla. Erano state compagne di liceo, poi all’università le loro strade si erano divise, lei era andata a Firenze mentre Teresa non si era mai allontanata dalla sua città, si era sposata ed aveva avuto due figli un maschio, più grande, e una femmina.
Anche Sandra si era sposata ma lo aveva perso un anno prima della morte della figlia di Teresa, ecco perché si sentiva di comprendere di più il dolore dell’amica.
Nonostante anche Sandra avesse avuto la tentazione di rivivere in qualche modo il marito morto, non lo aveva mai fatto perché non ci aveva mai creduto.
Fu poi per accontentare Teresa che si era adattata ad andare a qualche incontro particolare, ma non era mai accaduto niente e i tentativi erano sempre stati deludenti tanto da non pensarci più ed invece Teresa ci voleva riprovare.
Sandra andò a letto un po’ irrequieta e al mattino andò in ufficio con il pensiero di dover telefonare all’amica.
Quel pomeriggio arrivò a casa puntuale e con sua grande sorpresa trovò l’amica fuori di casa che la stava aspettando.
“Ciao, tesoro, come stai? Ti avrei chiamata io, te l’avevo promesso.”
“Ciao, scusami ma passavo di qui ed ho preferito fermarmi da te invece di andare a casa e aspettare la tua telefonata.”
“Vieni, andiamo dentro a prendere un caffè e mi racconti tutto.”
Sandra tirò fuori le chiavi dalla borsa, aprì il portone, salirono in ascensore fino all’attico, dove c’era il suo appartamento. Entrarono in casa. Sandra si tolse la giacca e Teresa fece lo stesso e si diressero tutte e due in cucina per farsi un caffè.
Sandra accese la macchina, mise dentro la cialda e preparò il caffè nelle tazzine. Prese il vassoio ci posò le due tazze e la zuccheriera e si sedette al tavolo davanti a Teresa.
Mentre le porgeva il caffè, fece un grande sospiro come per prendere coraggio e disse:
“Allora, cosa ti è venuto in mente stavolta? Lo sai che anche altre volte che abbiamo provato ad andare in giro sei rimasta sempre delusa, quindi sei proprio sicura di volere riprovare?”
“Si, sono sicura perché questo ragazzo mi ha raccontato alcune cose che mi hanno sconvolto e voglio provare anch’io, non ho mai perso la speranza di poter risentire almeno una volta la voce della mia bambina.” Si interruppe perché già la voce si stava incrinando e le lacrime cominciavano a scivolarle sulle guance.
“Va bene, dai, non fare così, piuttosto sai cosa dobbiamo fare per andare da questa signora?”
“ SI, ho il numero di telefono, basta che la chiami e lei mi sa dire quando possiamo andare. Possiamo chiamare anche ora, se vuoi?”.
Prese il telefonino, scorse la rubrica e chiamò.
Uno, due, tre squilli, dall’altro capo del filo una voce maschile disse “pronto”.
“Pronto, rispose Teresa, mi scusi ho saputo che fate degli incontri con le persone che vogliono parlare con i propri defunti, mia figlia è morta ed io vorrei tanto provare, mi sa dire qualcosa?” la voce le tremava ed era visibilmente emozionata.
Dall’altro capo del filo la voce rispose:
“Ci incontriamo tutti i giovedì sera alle 21”
“Ma oggi è mercoledì, disse Teresa, quindi l’incontro è domani sera?”
“Si, rispose l’uomo, anzi è anche fortunata perché ci sono ancora due posti liberi, quindi se vuol venire me lo deve confermare subito.”
Teresa guardò la sua amica in attesa di una conferma e Sandra annuì con la testa.
“Si, allora va bene per domani sera, vengo con una mia amica, mi può dire l’indirizzo, per favore?”
“Si, certo, via Ariosto, 25, ma mi raccomando la puntualità perché una volta iniziata la seduta non sarà più possibile fare entrare i ritardatari. A domani sera allora, arrivederci.”
Sandra e Teresa si guardarono, poi Teresa si alzò dalla sedia e andò ad abbracciare l’amica.
“Grazie” le sussurrò all’orecchio, sempre con i suoi occhi lucidi.
“Dai, tranquilla. Ora vai a casa, ti vengo a prendere io con la mia macchina domani sera. Alle venti e trenta sarò da te, non mi fare aspettare perché altrimenti faremo tardi.”
“Si, va bene, stai tranquilla, mi farò trovare pronta.”
Nel frattempo le due amiche erano arrivate di fronte alla porta di ingresso, un abbraccio di saluto poi Teresa si richiuse il portoncino alle spalle e andò via. Sandra si accasciò invece sulla poltrona.
Le tornavano in mente tutti i tentativi fatti precedentemente, ma mai una volta che si fosse fatta “viva” la figlia di Teresa, invece, più di una volta, avevano detto che c’era qualcuno che voleva “parlare” con lei, ma lei stava nelle retrovie ed evitava sempre di farsi coinvolgere ma ciò le creava sempre uno stato di inquietudine.
Avevano provato un po’ tutto, la radio, il tavolino, la seduta spiritica classica, ma mai erano tornate una seconda volta nello stesso posto perché ogni volta avevano trovato qualcosa che non le convinceva fino in fondo.
Giovedì fu una giornata lunga e pesante a lavoro, Sandra trascorse il resto del pomeriggio in casa; verso le sette cominciò a prepararsi, si fece un toast prima di uscire e alle otto e dieci era già in macchina, diretta a casa di Sandra. Si fermò davanti al portone, ma Teresa era già lì che la stava aspettando.
“Eccoci qua, si parte”, disse Teresa salendo in macchina e aggiustandosi sul sedile.
Si era vestita tutta di scuro, aveva un paio di pantaloni neri ed una giacca anch’essa nera e sotto una camicetta sul grigio. Sulla testa aveva appoggiato un paio di occhiali da sole che forse le sarebbero potuti servire per non farsi vedere piangere.
Sandra mise in moto e partì. L’indirizzo dove dovevano andare era abbastanza vicino ed era inoltre una strada secondaria, poco trafficata, che conosceva da sempre, quindi fu facile arrivarci.
Davanti al numero 25 non c’era posto per parcheggiare perché fuori c’erano diverse macchine. Si fermarono un po’ più avanti e fecero qualche passo a piedi.
Al n. 25 c’era una villetta bassa, ad un piano, con un piccolo giardino che la circondava. C’era solo un cancello pedonale con un campanello. Suonarono e il cancello si aprì.
Le finestre non erano molto grandi ed avevano tutte delle tendine di pizzo chiare che facevano filtrare però una luce fievole come se l’interno fosse avvolto dalla penombra.
Venne ad aprire la porta un uomo non troppo alto, magro, con i capelli scuri e gli occhi piccoli.
“Prego, accomodatevi, chi siete?” disse.
“Siamo Teresa e Sandra, abbiamo telefonato ieri per l’appuntamento” e dalla voce capirono di avere davanti l’uomo che aveva risposto al telefono il giorno prima.
“Faccio strada” disse l’uomo avviandosi per un breve corridoio.
Sandra era sconvolta e doveva esserlo anche Teresa ma non potevano dirselo in quel momento. L’aria era impregnata di incenso e appoggiati qua e là sui mobili, alcune candele accese mentre le poche luci accese facevano una fievole luce, da ogni parte tende e tendine di pizzo, ma la cosa più inquietante erano le bambole. Bambole di tutte le grandezze, di quelle antiche, con la faccia di porcellana, con la faccia di stoffa, con i capelli di lana e di cotone e dai vestiti pesanti di velluto, tutti ricamati, con pizzi come erano le bambole di una volta. Ma non erano solo le bambole ad essere inquietanti era soprattutto la loro disposizione, infatti erano sparse in ogni angolo della casa e del salotto.
Il salotto era una stanza abbastanza grande: da una parte un tavolo da pranzo con un tappeto di velluto rosso scuro addossato ad una parete e seduta dietro al tavolo una donna con dei capelli biondastri, di una lunghezza media, un po’ stopposi, era difficile dire che età potesse avere. Accanto alla sedia della donna c’era un’altra sedia e due grossi panchetti sopra i quali stavano sdraiati due gatti dal pelo lungo, bellissimi a vedersi, ma con due occhi spalancati da far paura.
Alcune persone sedevano sulle sedie appoggiate al muro intorno alla stanza ed altre invece su alcune poltrone sul lato opposto. In tutto circa sette o otto persone.
Sandra e Teresa si guardarono e preferirono andarsi a sedere su un piccolo divanetto vicino alle poltrone per poter essere un po’ defilate, dovevano ancora capire dove erano andate a cacciarsi.
Tutti stavano in silenzio e in attesa.
Si sentì poi le mandate della porta chiudersi e l’uomo che aveva fatto entrare le persone andò a sedersi accanto alla donna.
Mentre la donna stava con le braccia appoggiate sul tavolo e la testa reclinata su di esse, come se volesse dormire, l’uomo prese la parola e disse:
“La medium ora andrà in trance e si rivolgerà poi a qualcuno di voi…. “
Sembrava tutta una messa in scena, la medium cominciò ad agitare prima un braccio poi l’altro, poi dopo un po’ cadde in trance. Silenzio
Poi cominciò a parlare con una voce alterata, quasi maschile e cominciò a chiamare dei nomi e due donne che erano sedute sulle sedie sobbalzarono e l’uomo le invitò a sedersi davanti alla medium. La medium, sempre con la voce alterata, parlava a frammenti ed era difficile capirne il senso completo, ma le due donne piangevano e sembravano estremamente coinvolte e commosse in quella strana situazione, poi silenzio. La testa della medium si appoggiò nuovamente sul suo braccio steso sul tavolo e così rimase fino a quando la testa non si risollevò lentamente e ricominciò a pronunciare altri nomi, ma stavolta la voce era quella di una donna vecchia che cercava la propria figlia. Una signora si alzò e prese il posto davanti alla medium che ricominciò a parlare stentatamente. Ancora silenzio poi stessa scena, per almeno due o tre volte.
Sandra stava molto attenta e stava cercando di capire cosa stesse succedendo.
Aveva capito che l’uomo era il marito della donna che faceva la medium e che i gatti erano i suoi assistenti ed erano lì per rendere la medium più potente, lui invece era la voce che organizzava tutto e dava se necessario le spiegazioni richieste. Ad un certo punto la medium rimase ferma con la testa appoggiata sul tavolo e l’uomo disse che la seduta era terminata e in maniera brusca mandò via tutti i presenti.
Come gli altri, anche Sandra e Teresa uscirono da quella casa sotto gli occhi inquietanti e minacciosi delle bambole che le guardavano.
In un attimo tutti si dileguarono e si dispersero nella notte.
Sandra e Teresa salirono in macchina e la prima a sbottare fu Sandra:
“Hai visto ancora una volta abbiamo fatto fiasco! Quella medium non mi è piaciuta per niente, e poi quel marito, quei gatti, quelle bambole, sembrava la casa degli orrori.”
“Si, è vero, anche per me è stata una delusione e pensare che avevo sperato tanto che potesse accadere qualcosa stasera, pazienza.”
“Spero che prima o poi ti passi questa fissazione e tu ricominci a vivere la tua vita serenamente.”
“Speriamo, anch’io me lo auguro, ma è dura credimi, ci penso tutti i giorni alla mia bambina e mi manca tanto. Grazie comunque che sei venuta con me stasera, almeno non mi sono sentita sola ”.
“Certo cara , tranquilla, in fin dei conti se la vedi anche da un altro punto di vista, stasera poteva essere anche uno spettacolo divertente, vista la teatralità della medium”
“Sai però mi hanno colpito alcune frasi che la medium ha detto alle prime due signore, loro si sono messe a piangere e ad una è sembrato di riconoscere per davvero il proprio caro. Lì devo dire che mi sono spaventata un po’”
“Si, in effetti sembrava che le parole fossero proprio azzeccate ma non si può mai sapere.
Lasciamo perdere e non ci scervelliamo più. Ecco sei arrivata, buonanotte, vai a letto e dormi tranquilla, io farò lo stesso. Ciao, ci sentiamo nei prossimi giorni.”
Le due amiche si lanciarono un bacio di saluto, Teresa sparì dentro il suo portone e Sandra si diresse a casa sua, accese la radio per sentire un po’ di musica e per distaccarsi da quella serata assurda.
Nei giorni che seguirono Sandra aveva cercato di non pensare più a quella serata, anche se ogni volta che aveva vissuto quei momenti particolari si era chiesta come avrebbe potuto reagire lei se si fosse sentita chiamata in causa.
Non aveva mai creduto a queste cose e, salvo eccezioni, sicuramente, pensava che la maggior parte dei medium, veggenti o altro fossero degli imbroglioni e quindi da non dargli credito mai.
Erano passati solo alcuni giorni dopo quel famoso giovedì, quando Sandra si sentì chiamare al telefono da Teresa.
“Pronto, Sandra, sono Teresa, come stai?”
“Bene, rispose Sandra, e tu?”
“Si, si, bene anch’io, ma ti telefono per una cosa che non ti puoi nemmeno immaginare tanto è incredibile per non dire assurda”.
“Cosa ci può essere di tanto assurdo che mi vuoi dire? Sono curiosa.”
“Sai quell’amico di mio figlio che è il figlio dei medium, oggi è venuto a casa mia per portarmi un messaggio di sua madre e il messaggio è per te.
“Che vogliono da me? te l’hanno detto?”
“No, non me lo ha detto, mi ha detto solo che tu devi chiamarli perché hanno delle comunicazioni importanti per te … da tuo marito..”
“Ma che dici!, Quelli sono matti, te lo dico io, per davvero. Ti hanno anche detto quando?”
“Si, mercoledi sera, alle nove”.
“Ma tu hai voglia di tornarci?” chiese Sandra
“No, io non vengo pechè l’invito è solo per te, ti vogliono incontrare da sola, forse non l’hai capito!”
“Da sola? E perché secondo te dovrei andarci, non mi sono piaciuti l’altra sera, figurati se ci vado mercoledì sera e da sola”.
“Certo, fai come credi, ma che ci rimetti ad andarci, in fin dei conti non ti costa niente e vedi cosa hanno da dirti, non sei curiosa?”
Si, Sandra era molto curiosa e le piaceva sperimentare comunque sempre cose nuove, quindi perché non andare.
“Va bene, Teresa, chiamali tu visto che hanno contattato te e conferma che mercoledì sera alle nove sarò da loro. Anzi ti ringrazio e appena rientro ti telefonerò per farti sapere cosa è successo.
Sandra era rimasta sconvolta da quella richiesta di incontro e poi perché proprio lei, c’erano tante persone quella sera, la stessa Teresa, ma anche altre che erano desiderose di essere coinvolte in prima persona, ma lei no, l’aveva sempre evitato ed ora si sentiva chiamata in ballo per forza..
Sandra era stata però sempre molto forte di carattere e molto determinata, ormai aveva detto che sarebbe andata e non si sarebbe più tirata indietro anche se questo incontro era a dir poco assurdo.
Il mercoledì sera fece presto ad arrivare. Sandra si era preparata per tempo e alle nove, puntualissima suonò il campanello della casa delle bambole, così aveva cominciato a chiamare quella casa.
Come la volta precedente fu il marito ad aprirle la porta, la salutò cordialmente e la invitò a seguirlo in salotto.
Tutto era come la volta precedente, il profumo di incenso, la penombra, le candele, tutte le bambole erano al loro posto che la guardavano, così come i due gatti pelosi sui loro panchetti.
L’uomo si sedette accanto alla medium che stava ancora con la testa appoggiata sulle sue braccia in un dormiveglia innaturale, e le disse:
“Grazie per essere venuta, ci siamo permessi di farla venire perché l’ultima volta la medium ha sentito che c’era qualcuno che voleva parlare con lei, suo marito, e ci è sembrato giusto farglielo sapere. E’ pronta?
Sandra era terrorizzata, le sembrava di essere paralizzata dall’emozione o forse dalla paura, non aveva mai pensato che questo potesse accadere proprio a lei e riuscì solo ad annuire con la testa mentre i suoi occhi fissavano il niente su quel tappeto di velluto rosso scuro.
La medium cominciò tutti i suoi movimenti strani con le braccia e con la testa fino a quando non cadde in trance ed una voce maschile le uscì dalle labbra:
“Amore mio… tesoro mio… ti aspetto da tanto tempo…ti amo…”
La voce della medium era stentata, strana e più parlava più Sandra era esterefatta e si distaccava da quello che la donna andava dicendo. In quelle parole non riconosceva l’uomo che aveva tanto amato, anzi si sentiva sempre più estranea a quella situazione e lo doveva dare a vedere perché una voce stridula la scosse da quel torpore
“Basta, lei non porta rispetto, suo marito le sta parlando e lei nemmeno si commuove, lei nemmeno reagisce alle sue parole, si vergogni!” era la medium che stava urlando contro di lei.
Sandra sbalordita, mortificata e dispiaciuta, cercò di scusarsi, dicendo che non voleva dare quell’impressione di disinteresse, solo che era incredula di quello che le stava accadendo.
Intanto la medium era nuovamente caduta nel suo sonno strano.
L’uomo allora si rivolse a Sandra e le disse:
“Non si preoccupi, vedrà che ora la medium riuscirà nuovamente ad andare in trance e riprenderà la seduta, ha solo bisogno di un po’ di riposo….”
Sandra rimase immobile e in silenzio, appena respirava. Dopo circa un quarto d’ora, la donna sollevò lentamente la testa, riprese a fare tutti i suoi gesti con le braccia e con il capo per poi riprendere a parlare con voce maschile. Sandra l’ascoltava con attenzione stavolta e non voleva certo interrompere e fare nuovamente arrabbiare la medium, ma quando sentì dire “…Cara mogliettina mia, mi mancano tanto i tuoi manicaretti, la tua salsa al pomodoro che adoravo tanto, i tuoi piatti elaborati, la tua cucina…” non ce la fece più e scoppiò in una grande risata. La medium si alzò di scatto e cominciò nuovamente a urlare contro Sandra:
“lei è maleducata, non si rende conto di quello che sta facendo, qui c’è l’anima di suo marito e lei lo tratta in questo modo, si vergogni…”
A questo punto Sandra tornò seria come non lo era mai stata e rispose alla donna:
“ Mi dispiace, io non so chi sia quella persona che si è presentata, non è certo mio marito, lui odiava in particolare il pomodoro e tutti i piatti elaborati, figuriamoci se poteva ricordarsi i miei ragù e le mie salse. Mi dispiace avete sbagliato persona.
“Se ne vada da questa casa e le proibisco assolutamente di tornare perché lei non è più gradita, esca immediatamente, fuori!” Il marito rapidamente vedendo la moglie in quello stato con gli occhi di fuori e tutta scarmigliata dalla foga, si affrettò ad accompagnare Sandra alla porta, quasi la spinse fuori sussurrando a denti stretti:
“Se ne vada e non torni più”.
L’aria della notte le sembrò più pungente del solito. Infilò la chiave nella portiera della macchina e salì, si sedette al volante, mise in moto e lentamente partì. Era amareggiata per essere stata trattata in quel modo, in fin dei conti era lei che si era sentita presa in giro, era lei che doveva sentirsi offesa. Le lacrime cominciarono a scivolare sulle sue guance e in quel momento si rese conto di aver sperato fino all’ultimo di sentirsi ridire le parole che suo marito le aveva sempre detto e ripetute fino all’ultimo respiro:
“Non ti lascerò mai”.



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Racconto scritto il 31/05/2017 - 01:21
Da Roberta Sbrana
Letta n.239 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


L'ho letto con piacere. Scritto bene ed avvincente.

Teresa Peluso 31/05/2017 - 17:51

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