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TROPPO VICINI, TROPPO LONTANI (Il Ragazzo Venuto dal Grano) SECONDA PARTE

Dopo un mesetto Pietro, alla vigilia del suo 24esimo compleanno, ricontattò Valery, disperato perchè non sapeva con chi festeggiarlo, avendo chiesto a tanti altri senza ottener risposta. Pietro era un ragazzo come tanti, sereno, pieno di vita, sognatore – a tratti malinconico, con un lavoro modesto e una grande famiglia. Solo con una piccola eccezione: senza veri Amici. Sì, si sentiva spesso con Marta, vedeva anche se di rado Francesco, certo, ma con la fine dell'adolescenza e l'età adulta gli mancava l'affetto e la figura fraterna di un Amico, qualcuno su cui potesse veramente contare senza essere giudicato o malvisto, passando il dopo lavoro in compagnia, le estati al mare, i compleanni, le lunghe passeggiate all'imbrunire, i sabati sera, le telefonate. Niente di tutto questo, invece. Pietro non aveva Amici, e si sentiva terribilmente solo. Non voleva, ma estrasse all'ultimo Valery, nella speranza che accettasse. Ma ancora non fu così: declinò immediatamente l'invito, ribadendo il fatto che non aveva desiderio di incontrarlo. Una sorpresa però, arrivò il giorno dopo, alle 23 e 59 col suo messaggio d'auguri, scusandosi per il lieve ritardo. Nonostante la giornata passata al lavoro e poi in solitudine, i suoi auguri fecero passare il sonno di Pietro in lacrime per la commozione. Del resto la notte non nasconde segreti, ma solo promesse e desideri abbandonati poi nei sogni.
Era la sera del venerdì 22 aprile 2016 quando Pietro si ritrovò a passeggiare solo per le vie del centro della città, parlando e canticchiando da solo. Aveva promesso al Signore – perchè lui ci parlava spesso – il Silenzio in cambio di una persona Speciale da rivedere perlomeno nel weekend – e così è stato! Appena tolte le tonsille, pensò bene di recarsi nella sua gelateria preferita per la solita granita, rigorosamente al limone – suo frutto preferito. Non fece neanche in tempo ad avvicinarsi alla porta d'ingresso che vide dalla vetrina Valery, in compagnia della sua fidata amica Noemi, la Boys-Scout! Balzando via come facevano Stanlio & Ollio alla visione del poliziotto, fece immediatamente retro-front e si nascose dietro una colonna del porticato. Mentre li teneva sottocchio, ma a relativa distanza, pensò bene di scrivere subito a Francesco, che non sentiva da quel sabato di gennaio, chiedendo cosa potesse fare nel più totale panico emozionale. Pietro era un ragazzo candido, andava in ansia per situazioni banali come queste. Francesco gli rispose subito, suggerendogli vivamente di avvicinarsi e finalmente presentarsi di persona – come fanno naturalmente quelle persone che poi diventato grandi Amiche. Ma Pietro non aveva voce, la tonsillectomia lo rese ulteriormente debole e non voleva fare figuracce – la prima impressione, si dice, è quella che conta... lo seguì nuovamente, perdendolo poi fra la folla di un venerdì sera di primavera, dall'aria fresca come quella del sabato sera.
Durante il ponte del 2 giugno, Pietro decise di soggiornare a Riccione, per rievocare le estati passate durante l'infanzia in questa storica città balneare. Passeggiando sul lungomare dalla spiaggia 110, la “Spiaggia del Cuore”, si ritrovò fin oltre la numero 1, a Cattolita. Improvvisamente si fermò davanti ad un rocciato che riconobbe da una foto dello zio di Valery – perfettamente identico a lui con l'eccezione dei capelli neri – che pubblicò su Facebook un paio di settimane prima, datata 1982, l'anno di “Un'Estate al Mare”. Particolare una delle rocce era stata colorata di bianco e lo era ancora. Decise però di allontanarsi, perchè giocare troppo con la memoria, nei momenti di stanchezza e disagio psico-fisico, poteva essere veramente pericoloso...
Lo rivide in piena estate, in un sabato mattina, poco prima di mezzogiorno, sulla pista ciclabile, ritornando da un giretto in cava. La cava, posta poco dietro la casa di Valery, lungo sentieri e campi di periferia, era per Pietro un luogo magico: un angolo di paradiso – che più che angolo era un intero universo, fatto da immensi scavi, boschetti e, sopra, campi di grano. Collegava ben 4 frazioni di paesi e ci si poteva accedere attraverso piccoli sentieri sterrati e alberati, uno dei quali adiacente alla casa di Valery. Questo “Nuovo Mondo” fu scoperto da Pietro assieme a Francesco nel 2010, terminate le superiori, durante una passeggiata in bici di mezza estate. E, benché Pietro dopo quella volta incominciò a frequentare la zona molto spesso, non aveva mai visto passare Valery, che quella mattina non si degnò neanche di uno sguardo al suo saluto. Due perfetti sconosciuti che si incrociano, ciascuno con la propria coscienza. E' buffo – ma pur sempre vero – pensare che certe persone, anche se stanno dietro l'angolo o proprio davanti ai nostri occhi, entrano a far parte di noi in un momento ben preciso se non prefisso della nostra esistenza. Per festeggiare il secondo anno di conoscenza, da quella domenica 28 settembre 2014, ritornò sul posto dove Valery aveva lasciato la bicicletta, all'ingresso del parco. Arrivando a tutta velocità in bici, alle 16 e 10, lo ritrovò girato di spalle seduto alla panchina con un altro ragazzo dai capelli scuri che ricordò essere un suo vecchio compagno di Liceo. Frenò di colpo a dieci metri di distanza e non gli tolse lo sguardo di dosso per almeno due minuti, finchè improvvisamente si girò per guardarlo – come se sapesse della sua Presenza – e allora ripartì all'impazzata perchè un'altra segnalazione per stalking gli sarebbe stata nociva per la sua condotta. Fece un giretto dell'isolato per poi ritornare lì: era già sparito! Un ultimo tentativo di ricontattarlo lo fece sul finire dell'anno, precisamente alla vigilia del Natale – ma niente.
Siamo nella primavera del 2017 quando Pietro decise, in vista della bella stagione, di passare i pomeriggi post-lovorativi correndo presso la cava e non più al parco della città adiacente, dato che l'estate scorsa ha avuto non pochi problemi con alcuni ragazzi che si rilevarono falsi amici, ciascuno coi propri perchè. Fece il giro di tutta la cava quando, alla fine del percorso prefisso, sbucato fuori – a luce scoperta – alla fine di un boschetto, si ritrovò a cinque metri di distanza da Valery, sempre in tenuta estiva e in infradito, col suo solito cespuglione in testa. Nonostante il cuore al ritmo del motore, si fece coraggio e decise di proseguire lo stesso, ma questa volta fu Valery a fare retro-front e, nell'uscire dalla recinzione della cava che la separava dai campi e dai sentieri – tagliata nell'inverno dallo stesso Pietro – si impigliò perdendo uno degli infraditi, fuggendo via senza riprenderselo. Pietro allora lo recuperò e gli urlò mentre si allontanava: “Ehi, hai dimenticato questo!” Per poi reclamare “Altro che il brutto anatroccolo o il ranocchio delle favole – io mi ritrovo in Cenerentola e la vorrei fare io, cazzo, che serve a me una carrozza, un invito, una magia e qualcuno di veramente speciale per uscir la sera, e che non si dimentichi mai di me! Questa è una maledizione – non riuscirò mai a diventare una farfalla se continuo a strisciare così. La schiena, cazzo!” Era evidente in Pietro la paranoia se non il delirio per i dolori afflitti dalla solitudine, ma anche dal lavoro sempre più pesante, senza una via di sfogo. Quello che più desiderava Pietro era l'essere un ragazzo a posto, normale, con le proprie gioie, gli affetti e la spensieratezza tipica di chi non è afflitto dalla somma degli anni, come ogni ragazzo della sua età. Ma quanto ancora doveva pagare? Continuò a borbottare nonostante qualche passante in bici. “Dio santo, ma cosa diavolo ci faccio col suo infradito in mano?! Che vergogna, siamo ai limiti dell'ossessione – mi scambieranno per un feticista!” Così, giunto alla fine del sentiero alberato, lo lasciò davanti casa sua, che era la prima della via (che poi sarebbe l'ultima!) che conduceva alla cava. Era il venerdì 7 aprile.
Lo incrociò diverse volte in quello che era il loro “Giardino Segreto”, fuori-mano e ben poco frequentato. Qualcuno passava – la gente di paese coi propri cani, i contadini, ed era abitudine salutarsi – come in montagna – mentre si passava tra i sentieri. Tutti salutavano tutti, anche Pietro, che gradiva certo il gesto. Ma solo uno quando passava non lo salutava affatto... ma ci prese comunque gusto a ribeccarlo nella zona almeno 3 volte la settimana – un record – in un posto fra l'altro che Pietro stesso giudicava Sacro. Insomma, avrete anche voi visto camminare le Aquile! Era un po' come ritrovarsi in uno di quei sogni dai contorni sfuocati, o proprio in un'altra dimensione, un rifugio dalla realtà come di un tempo, quando ancora – nei giardini di una volta – ci stavano le lucciole, nelle sere di maggio, che si tentava sempre di rinchiuderle nelle mani, invano. Una romantica versione del “gatto e topo”, se volete. O una sorta di nascondino a luce scoperta, e perlopiù in pieno deserto – e questo era emozionante per Pietro.
Ma ben presto anche questo gioco, che poi era magia, finì. La svolta arrivò due mesi più tardi, precisamente di lunedì 15 maggio, ore 17.30. Pietro, durante la passeggiata sopra la cava, decise di chiamare Francesco, il vecchio compagno di dis-avventure. Continuò a parlargliene, aggiornandolo sugli incontri. Ed ecco che dall'altra parte, esattamente dalla parte opposta della cava, controluce, fermo, immobile, vide Valery. Saltò via un poco dallo spavento, poi scoppiò a ridere per sdrammatizzarsi, descrivendo la scena al telefono paragonandola a quella di “Signs”, quando Mel Gibson intravede l'alieno in fissa sul tetto. Passeggiando nella propria direzione, uscì dalla recinzione della cava ritrovandosi sul sentiero di ritorno. Girandosi sulla destra, al di là del campo di grano, lo rivide ancora e ancora una volta balzò via dallo spavento, per poi tirare il solito sospiro di sollievo, con un sorriso. Mentre parlava ancora, vide Valery mettersi a carponi e confondersi nel campo coi suoi capelli che, per il colore e forma, più si mischiavano alle spighe di grano. Si ricordò allora della locandina di “Mars Attacks!” con le teste dei marziani che si confondevano con quelle dei cespugli. Lo seguì con la coda dell'occhio avanzare verso di lui muovendosi in diagonale, a zig-zag nel campo di grano, per poi perderlo definitivamente. Sempre più in ansia, chiese a Francesco che cosa fare e gli rispose: “Allontanati immediatamente di lì – sei sul territorio nemico!” - “Ma questa è anche la mia terra, la nostra, Dio Santo!” - “Ma quello è figlio del grano: ci è nato lì! Noi l'abbiamo scoperta solo nel 2010, non ci appartiene pienamente. Mettiti a correre, scappa via!”
Improvvisamente un'ombra lo avvolse, come se si fece buio su tutta la terra – e soleggiato non fu più. Sopra una duna di terra rialzata di un paio di metri, ecco Valery che lo fissava in modo minaccioso. Pietrò già aveva capito, ma si dovette girare lo stesso – mi uccida la tua vista e la tua bellezza! Spaventato a morte, fece cadere il telefonino a terra, con in linea ancora Francesco che capì da quel Silenzio improvviso il “dolore” di Pietro all'incontro ravvicinato del terzo tipo col ragazzo venuto dal grano. Valery balzò giù dalla duna arrivando a mezzo metro da Pietro – a tu per tu. Si fissarono per un momento, sotto il sole cocente della precoce estate. Questa volta il ragazzo si presentava in scarponcini, calze bianche, pantaloncini mimetici e maglietta verde militare – in guerra praticamente! Pietro si arrese subito: rassegnato, chinò lo sguardo facendo cenno col capo per poi girarsi e andarsene lentamente, esattamente come William Holden fece con McQueen ne “L'Inferno di Cristallo”, quando quest'ultimo gli ordinò vivamente di informare gli ospiti dell'incendio in corso. Del resto non poteva più fingere o andare avanti con questa storia. A cinque metri, si rigirò per un'ultima volta verso Valery, facendogli nuovamente cenno col capo. Esausto, ritornò a casa scoppiando in un mare di lacrime.
Quanto gli vorrebbe essere stato suo Amico, passando insieme i pomeriggi dopo il lavoro e i week-end nei campi, passeggiando in bici tra le balle di fieno, montandolo in canna o sul portapacchi, come vedeva fare, seppur raramente oggigiorno, tra Amici, provando, nella visione, una fortissima emozione, promettendosi che l'avrebbe fatto ben presto anche lui con qualcuno di Speciale, in pantaloncini e canottiera, in canna col cappello di paglia e la spiga di grano in bocca, tenendosi stretti verso lo stesso destino e lasciando il mondo ai vizi suoi. Oppure mostrargli il suo immenso giardino – per la sua fissa delle piante – ereditato dal nonno, così come l'orto di Francesco, ereditato a sua volta dal nonno. O ancora passare le estati al mare, e in acqua farlo salire sulle spalle in modo da sventolare bandiera bianca o quelle che vanno di moda, americane in segno di Libertà. Farsi invitare a turno a casa propria, guardando film al divano o bevendo del tè, uscendo poi la sera per qualche festa a sorpresa, suonandogli il campanello di casa e venendolo a prendere in macchina, facendosi presentare ai suoi e vestiti firmati – degli straccioni vestiti da ricconi! E pensate che onore a Pietro avergli potuto insegnare a guidare – che ancora la patente non aveva. E ancora più onorevole doveva essere per Pietro – una sua strana fissa – quella di potergli fare la barba, chino su di lui, col rasoio a serramanico, tipico dei barbieri d'un tempo, come il suo e quello di Francesco, classe 1943 e scomparso recentemente, con la quale condivideva la passione per la musica dei tempi d'oro, quella degli anni 50, quella di Frankie Avalon o dell'altro Frankie, Valli, leader dei Four Seasons! Un gesto umilissimo che gli veniva sempre fatto, anche quando la barba ancora non c'era, per divertimento, perchè si sa – i barbieri sono i Factotum della città. E a Pietro questo tipo di umiltà gliel'aveva indotta per bene, seppur inconsciamente. E invece no – niente di tutto questo.
Poco dopo entrò nella taverna dove si era ritirato, suo zio, Renato, consegnandogli il cellulare che aveva trovato dopo aver aperto la buca delle lettere. Ora era Valery ad averlo seguito. Gatto e topo.
Come già detto, questa storia non può avere una vera fine, proprio perchè i personaggi narrati vanno avanti con la propria coscienza a vivere la loro vita, la loro quotidianità e il proprio destino. Sta di fatto che pochi mesi più tardi Valery partì per l'estero a studiare le lingue straniere, Pietro invece si ammalò a causa di una malattia degenerativa congenita della retina, diventando cieco e, naturalista, rifiutò qualsiasi terapia chirurgica. Non diventarono mai Amici, questo no, benchè si rincontrarono diverse volte quando Valerio ritornava a casa per le festività, e sempre negli stessi posti. Pietro, solo o accompagnato, riconosceva il suono della Sua bicicletta tutta scassata, così anche delle infradito, della sua camminata, le volte che girava a piedi, ponendo il dito indice sollevato all'orecchio, in segno d'ascolto. Ma lui lo ascoltava col cuore, perchè – ironia della sorte – si era preparato allo sviluppo del subconscio (la telepatia, la chiaroveggenza...) molti anni prima. E quando lo sentiva vicino, anche solo, si ripeteva: “Lo sento, lo sento!”, molte volte facendosi scambiare per matto, anche se disabile, per questi fantasmi e presenze della sua mente che erano i ricordi di chi aveva visto e gli passava ora vicino, godendo di quella visione, di quella bellezza che poi erano vite, volate via come foglie al vento, come di un film dal finestrino chiuso.
Sacra è l'Amicizia, ma ancor più sacro è la frequentazione degli stessi luoghi – i campi, gli spazi aperti – le passioni e i gusti in comune e le stesse abitudini di vita quotidiana. Sì, anche questo è Sacro.



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Racconto scritto il 17/06/2017 - 00:04
Da Andrea Buggin
Letta n.195 volte.
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