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IL COMMISSARIO GIANTI: UN CASO BANALE- Seconda Parte

Nicola passò una notte insonne, facendosi mille interrogativi. Si sentiva uno straccio per cui si passò una mano fra i capelli, come per allentare la tensione e chiamò Guido. Gli disse che era inutile che passasse aveva bisogno di schiarirsi le idee. Gli disse anche di lavorare all'autopsia il più velocemente possibile. Non appena chiuse con Guidi, chiamò Netti per dirgli di radunare, tutti quelli che volevano sentire nell'ufficio di Arsti per le undici. Andò a correre. Mentre correva cercava di fare il punto della situazione, ma aveva sempre la strana sensazione che quel pugnale era di troppo e che la chiave fosse nelle parole di Ugoli, ma non sapeva da che parte cominciare. Iniziò a correre per le otto, ma alle nove e mezza dovette interrompere e tornare a casa. Fece una doccia veloce, indossò jeans e camicia e uscì di casa coi capelli ancora umidi.


Quando arrivò erano già tutti lì. Osservò le loro espressioni, passandole in rassegna una ad una. Sebastiani era tranquillo, così come lo era Resa. Non avrebbero dovuto sentire quest'ultimo, ma Gianti aveva voluto inserirlo per evitare congetture. La moglie e la figlia erano afflitte, o così sembrava, pensò cinicamente. Anche Ugoli era afflitto e appariva anche molto sincero. Roberto e Giovanni Arsti, rispettivamente fratello e nipote della vittima, invece erano preoccupati, agitati quasi. Quando Nicola entrò nella stanza, tutti si voltarono a guardarlo, sembrava sicuro di se come se avesse già risolto il caso. Nessuna espressione però mutò. Nicola chiamò Luca, che era già lì in disparte, e gli chiese di far uscire tutti tranne, Ugoli. Avrebbe cominciato da lì si passò una mano tra i capelli...prese due sedie e ne porse una ad Ugoli. Lo guardò dritto nel viso, sul quale erano ben visibili i segni dell'età, aveva gli occhi spenti e un sorriso mesto. Aveva un aspetto dismesso nell'insieme, eppure aveva nel contempo un'aria dignitosa. Lo osservò a lungo per farsi un'idea di chi aveva davanti. Poi iniziò ad interrogarlo. Dall'interrogatorio saltò fuori che tutte le sere alle dieci Arsti girava la scrivania e beveva un bicchiere di liquore alle mandorle. Spesso Ugoli si univa a lui. Ancora Ugoli raccontò di aver notato alcune stranezze, come ad esempio la luce spenta, e la sagoma di Arsti, quasi curva, mentre era in piedi vicino alla scrivania, e il fatto che non lo avesse salutato. Nicola interloquì che forse non lo aveva visto, ma Ugoli rispose che almeno al suo saluto avrebbe dovuto rispondere. Poi disse di essere entrato nel museo e poi alle otto, aveva smontato ed era tornato a casa. Nicola lo guardò sembrava sinceramente addolorato. Prima di farlo andare, Nicola chiese:
-Come vi siete conosciuti?- Ugoli lo guardò fece un gesto con le mani come a dire che era passato troppo tempo e rispose-Sotto il militare, poi le nostre strade si sono divise, ma non noi.- Nicola colse l'occasione per chiedere
-Che rapporti c'erano tra la moglie e Arsti?-
-Per quello che ne so- rispose-buoni, certo di tanto intanto litigavano, ma non so altro- Nicola non abbandonò l'idea che si era formata nella sua mente.
-E con la figlia?-
-Lui l'adorava, ma non era sua figlia. Sebastiano non poteva averne. E Linda era già incinta quando la conobbe.-
-La figlia lo sa?-
-Non credo-
-Capisco. Può andare.- chiamò Luca e fece accompagnare fuori Ugoli. Il secondo ad essere interrogato fu l'impiegato Lorenzo Resa. Resa apparve fin da principio tranquillo rispondendo alle domande con l a maggior precisione possibile. I gesti il modo di rapportarsi erano quelli di una persona sicura di se, ma che non aveva nulla da nascondere o così sembrava. Nicola analizzò a lungo il suo modo di fare. La prima domanda a cui rispose Resa fu quella circa i rapporti tra lui e la vittima che il Resa assicurò essere ottimi. Nicola voleva andare affondo a questa storia e per tal emotivo chiese
-Chi poteva avercela con la vittima?- Resa lo guardò un po' interdetto poi rispose
-Difficilmente una persona buona come lui poteva avere dei nemici- Nicola incalzò
-Non c'è stato un episodio di animosità nei confronti di Arsti?- Resa lo guardò negli occhi.
-Animosità no, un diverbio tra lui e la moglie ma cose senza importanza-
-Quando?-volle sapere Gianti.
-Qualche giorno prima dell'omicidio- Gianti guardò Resa
-Dov'era lei quando è successo l'omicidio?-
-A casa era il compleanno di mia figlia e c'era una festicciola- Gianti sorrise.
-Lei conosceva le abitudini serali di Arsti?-
-No, so che a volte si intratteneva in ufficio, perché gliel'ho sentito dire in un paio di occasioni mentre parlava con la moglie per telefono-
-grazie può andare.-



Nicola camminò su e giù per la stanza ripensando a quanto aveva sentito e al testamento che aveva trovato Luca. I suoi sospetti stavano volgendosi sulla moglie e la figlia di Arsti, le uniche che avrebbero potuto avere un movente, la figlia poteva essersi sentita tradita, dal fatto che Arsti non fosse il suo vero padre, e Linda, poteva sentirsi estromessa, oppure...squillò il telefono. Rispose Luca, ma lo passò subito a Nicola dicendo -È Guido-
-Grazie- disse all'indirizzo di Netti, poi aggiunse-Guido dimmi tutto!-
-Ho i risultati dell'autopsia. Ho rilevato traccie consistenti di cianuro. -
-Per che ora è morto?-
-Nove e mezza circa.-
-Capisco. E il pugnale?-
-Era morto da un pezzo quando glielo hanno conficcato chiunque è stato è arrivato per secondo-
-Capisco.-


Chiuse la chiamata e fece entrare la moglie della vittima.
-Signora, lei e sua figlia eravate a conoscenza del testamento?-
-Testamento? Mio marito era scaramantico, che testamento?- Nicola la guardò
-Senza testamento a chi sarebbe andata l'azienda?-
-Probabilmente al fratello di mio marito, anche se Sebastiani, ha sempre avuto mire sull'azienda.-
-Capisco. Lei e sua figlia eravate fuori, dunque.- Linda Arsti scosse la testa.
-No, io ho sempre una parte di azioni e anche mia figlia, ma cos'è questa storia del testamento?-
-Suo marito ha lasciato tutto esclusivamente a sua figlia.- la sorpresa si dipinse sul volto della signora Arsti. Nicola non si lasciò impressionare e chiese
-Sandra, sa di non essere la figlia di Arsti?-
-No. Non l'ha mai saputo, non c'era nessun motivo perché lo sapesse.-
-Lei dov'era quando suo marito è morto?-
-Ad una serata di beneficenza. Sono stata lì dalle otto a mezzanotte.-
-Bene può andare.- come la signora uscì dalla stanza Nicola diede un occhiata all'elenco e disse:-Luca fa entrare il nipote di Arsti!-
-Subito- rispose questi.
Il nipote di Arsti era un ragazzo giovane che si trovava palesemente a disagio e che per quanto lavorasse nell'impresa di famiglia non ci capiva molto di affari. Era palesemente agitato e spesso nel rispondere si confondeva e non riuscì a dare spiegazioni lucide e coerenti. Quello che fece per tutta la durata dell'interrogatorio fu di dichiarare la sua innocenza. Poi fu la volta della figlia di Arsti che innanzi al testamento ebbe la medesima reazione della madre, solo più angosciata. Alla domanda su chi potesse avercela con suo padre rispose:
-Non lo riesco ad immaginare! Mio padre era un uomo buono!- Nicola la fissò, aveva dei lineamenti gradevoli, ma non la si poteva definire bella. Di certo non era il tipo da attrarre subito l'attenzione. Nicola la fissò a lungo prima di chiederle:
-Non è successo nulla di strano?-
-Ultimamente litigava spesso col suo socio- rabbrividì- lui aveva certe idee circa la conduzione dell'impresa e circa me che a mio padre non piacevano e neanche a me.- Nicola la guardò era sincera, ma quanto gli aveva riferito non lo aiutava a risolvere il caso. Ma perché ultimamente capitavano tutte a lui?
-Può andare- disse semplicemente.


Continuò a girare a vuoto nella stanza. Cianuro. Arsti era stato avvelenato con del cianuro. Certo che la scelta era abbastanza strana. Guardò Luca.
-Cosa mi dici di Sebastiani?-
-È il socio di Arsti e suo fratello ha un'ottica. Non so altro, è comunque un tipo strano-
-Strano come?-
-Troppo normale- Nicola, si incuriosì:
-Fallo entrare- disse.


Gianluca Sebastiani era un uomo sulla trentina, alto, serioso, freddo e impassibile, per ogni domanda aveva una risposta, una risposta secca che mancava della spontaneità di quelle di Resa.
-Conosceva le abitudini della vittima?-
-Come tutti in ufficio. La sera si tratteneva in ufficio a bere un bicchiere di liquore alle mandorle-
-Mandorle? Lo sa che il cianuro ha un odore di mandorle amare?- l'espressione di Sebastiani cambiò impercettibilmente, ma Gianti non avrebbe saputo dire se era sorpresa o qualcos'altro.
-No. Non lo sapevo- rispose, e poi aggiunse -ma cosa c'entra con l'omicidio? Sebastiano è stato pugnalato.- Gianti lo guardò
-Nulla, mi è venuto così. Dov'era quando Arsti è morto?-
-Tornavo da Londra. Ero partito giovedì. Può controllare.-
-È ciò che faremo. Un'ultima cosa, cosa c'è tra lei e Sandra?
-Una tenera amicizia-
- Può andare.-
-Bene- disse Sebastiani, ed uscì.


Nicola ripensò all'incontro col socio di Arsti, ma non fece a tempo a trarre le sue conclusioni che nella stanza entrò Roberto Arsti. Esordì dicendo
-Non posso fare finta di nulla ho ucciso io mio fratello. Avevo saputo del Testamento. Senza di quello, l'azienda che era di nostro padre sarebbe passata a me, perché Sandra non è la vera figlia di Sebastiano. Sono stato colto non so neanche io da cosa. Volevo parlargli, ma un istinto mi spinse a portare con me quel pugnale. Faceva freddo, e avevo i guanti per quello. Entrai nella stanza e lo vidi era di spalle. Anche la mattina avevamo parlato, ma lui diceva che non ero degno che ero un pazzo, e i miei tentativi di farlo desistere erano naufragati. Quando lo vidi ricordai tutto e lo pugnalai, lui cadde e io spaventato fuggii.-
-Non l'ha ucciso lei, per quel che può servire. Era già morto.- la sorpresa si dipinse sul volto di Arsti. Poi Nicola continuò-ciò non toglie che si tratta di tentato omicidio. Lei è in arresto.- chiamò una volante e fece scortare Arsti al commissariato.


Dopo un paio d'ore stava ancora cercando di arrivare al bandolo della matassa. Dopo aver camminato su e giù freneticamente disse:
-Luca? Trovami tutto quello che c'è da sapere su Sebastiani e controllami tutti gli alibi.-
-Sarà fatto- Luca uscì e si mise al lavoro. Certo che non era facile. Mentre lui svolgeva le sue ricerche Nicola si dava da fare per cercare di mettere a posto tutti i pezzi del puzzle.


Mentre Nicola ebbe una folgorazione squillò il telefono. Era Netti.
-Nicola ci siamo. Hanno tutti degli alibi di ferro, tranne Sebastiani, effettivamente aveva prenotato un volo andata e ritorno da Londra, per giovedì, ma non è mai salito su nessun aereo diretto a Londra ne tanto meno uno che proveniva da suddetta città.-
-Molto bene. Ho controllato alcune denunce, il fratello di Sebastiani, Andrea Sebastiani, ha denunciato un furto due giorni prima dell'omicidio. Sono spariti dei soldi e delle compresse di cianuro. E poi c'erano state anche delle denunce per stolking. -
-Ho scoperto un'altra cosa, Sebastiani prima di passare a Economia e Commercio ha studiato Chimica-
-bene non ci resta che arrestarlo. Chiamo una volante.-
-Si, io sono quasi sotto l'ufficio, scendi che non perdiamo tempo.-
-Va bene ma sbrigati-
-Arrivo-
Dopo nemmeno venti minuti Luca era lì. Nicola salì in macchina e si diressero a tutta velocità a casa di Sebastiani. Suonarono ma lui non rispose. Allora Luca con una scusa si fece aprire la porta da un altro condomine. Salirono al piano dove abitava Sebastiani e siccome questi non aprì, al loro incessante bussare, sfondarono la porta. Entrarono. Lo trovarono che stava facendo le valigie.
-Fretta?- disse ironico Gianti.
-Cosa volete? Questa è violazione di domicilio!- urlò Sebastiani
-Lei è in arresto per l'omicidio di Arsti.- urlò di rimando Gianti.
-Non avete le prove!- dietro Nicola spuntò Luca con un bicchiere in un sacchetto di plastica.
-E questo? A parte l'odore tipico, non è strano che in casa di un astemio ci sia un bicchiere di liquore, che manco a farlo a posta è la copia esatta di quello di Arsti?- fece una pausa e poi spiegò- l'altro faceva bella mostra di se in una vetrinetta e in genere questi bicchieri esistono come minimo in coppia.- Sebastiani li guardò
-Come l'avete scoperto?-
-L'aereo- disse Gianti. Sebastini annuì come per dire che doveva stare attento a quel particolare. In quel momento arrivò la volante:
-Portatelo via- Disse Nicola. Subito dopo arrivò anche Guido.
-State tutti bene?-
-Si. Perché?-
-Tipico. Sono qui per dirvi che è uno psicopatico, ma avete già risolto-
-Si- fu il commento asciutto di Gianti. Luca Netti, si passò un dito nel colletto della camicia.
-Psicopatico, eh? Fortuna che era un caso banale!- risero e scesero insieme, come d'abitudine.


Fine




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Racconto scritto il 20/06/2017 - 12:05
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.79 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Mi ero persa queste due puntate del commissario Gianti,le ho lette con piacere, i dialoghi fitti sono ben articolati e trama intrigante.

Grazia Giuliani 30/06/2017 - 22:38

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intrigante il tuo racconto di scorrevole lettura

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 20/06/2017 - 12:23

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