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NON POSSO DORMIRE ADORATA TERRA DI SICILIA

NON POSSO DORMIRE ADORATA TERRA DI SICILIA
(Dello stesso autore, Tratto dal libro “Sicilianissime ovvero Storie di donne siciliane coraggiose/due”. Ediz. Youcanprint self publishing. Maggio 2017)


Non posso più dormire in questo letto pieno di tormenti e di dolori.
Mi mancano le forze per potermi voltare e rivoltare e
per fare respirare queste mie ossa disgraziate secche e infracidite.
Non riesco più a trovare un respiro di pace. Faccio di tutto per smuovermi,
cercando l’oro della mia vita e il colore del grano, per sfamare la mancanza dell’amore
in queste mie ultime ore di vita.


Sono desideroso del tuo amore, Sicilia bella, Terra mia!
Non mi posso smuovere più, coricato, come se avessi addosso
e davanti a me, il peso della fredda morte impietosa.
Giratemi in questo mio letto, perché mi bruciano questa pelle e queste vene.
Non ho più sangue. Solo piaghe, scavate in questa mia carne in putrefazione.


Giratemi! Fatemelo per carità!
Venite tutti, attorno a questo letto di morte. Consolatemi!
Parlatemi del mio porto e della mia Marina così mi consolo.
Non mi lasciate solo, sopra questo lenzuolo
che mi cuoce le gambe, le braccia, e questo mio collo, su cui scorrono lacrime di sudore
che mi bruciano come una sarda sotto sale.
Non mi posso muovere più! Mi sento abbandonato!


Dove sei tu Terra mia odorosa e luminosa?
Mi hai abbandonato e lasciato solo come un cane, a chiedere
l’elemosina della tua voce e di una tua carezza?
Giratemi in questo mio letto che mi fa scuotere forte il cuore.
Non trovo pace e non mi fa riposare.
Non vi accorgete che ardo per il fuoco dentro e non mi posso dare aiuto?


Sono rimasto solo! Merito questo, dalla vita infame?
Aspetto che il vento della mia bella
Isola, mi venga a salutare e a baciarmi per l’ultima volta.
Sto aspettando… ma nessuno viene a consolarmi.
Dove sei tu, Terra amara e disgraziata?
Ti fai attendere come una meretrice… Anzi no… perdonami!
Volevo dire …come la sposa all’altare, che non arriva mai.
Non mi far tremare dall’angoscia!


Mi fai sentire il peso del dolore nell’attesa.
Non ti basta vedermi in questo stato?
Non hai pietà? Ti ci metti pure tu a opprimermi l’anima?
Vieni! Torna presto Terra mia.
Questi dolori del mio corpo mi fanno delirare e poi non ragiono più.
Se perdo il senno come farò poi a parlarti?


Vieni presto! Terra mia adorata, cercata, accarezzata.
Vieni prima che perda coscienza.
Non vorrei che quando arrivi, mi trovi come un derelitto senza onore né dignità.
Se tardi ad arrivare, troverai solo le mie ossa, desiderose d’essere seppellite
in questa tua distesa verde.


Ti sto aspettando in questo letto di brace e di sudore velenoso.
Vieni! Lavami e asciuga questo mio corpo prima che smetta di respirare.
Dopo, mettilo subito sotto la tua Terra profumata delle tue carezze
e fallo riposare, per l’ultima volta, nel tuo letto che odora di gelsomino e di balico.
Non mi fare mancare questo tuo ultimo saluto. Arriva presto bella Terra mia.


Che cosa hai fatto? Ti sei scordata di me?
Eppure, quante promesse mi hai ripetuto quand’ero giovane!
Ed ora che sono pelle ed ossa, un uomo inutile forse ti vergogni di me?
Non hai pietà di me, che t’ho dedicato la vita?
Non hai alcuna riconoscenza né dedizione?
Ti sei fatta superba e non ti degni più di guardarmi?
Ti sei fatta selvaggia e impietosa. Ti fai desiderare come una regina.


Invece d’essere una madre pietosa, mi abbandoni tra queste pietre,
le piante verdi, questi ulivi secolari, gli agrumeti che profumano di zagara
e il vento della marina, fresco, che mi vuole regalare il pesce più profumato del mare.
Non mi fare gridare con quel poco fiato che mi è rimasto.
Di forze non ne ho più! Giratemi per favore in questo letto maledetto, pieno di tormenti.
Le mie spalle mi bruciano di sudore e sono arse.
Prima mi dava riposo,
ora invece è diventato come una tomba.
Vorrei muovermi, ma non ho la forza neanche di spostare le mie mani.


Sono proprio immobile e senza più vigore.
Chi mi gira in questo letto di morte? Nessuno? Fatelo, per pietà!
Venite a voltarmi presto. Mi brucia tutto dentro e vorrei gettarmi per terra.
Vorrei riposare, immediatamente, abbracciato con te,
Terra mia amara, amata e innamorata di Sicilia.


(Risponde Madre Sicilia)


Che cosa c’è figlio mio adorato? Sono qui con te! Non mi senti?
Sono con te e non ti lascio!
Ti sto stringendo in questo mio petto che butta sangue dal dolore per te.
Come puoi pensare che non ti sono vicina?
Ti to tenuto stretto tutto il tempo tra queste mie braccia, giorno e notte, forte.


Forte ti sto stringendo come una pecora attaccata al suo collare.
Mai un momento sei rimasto solo e sconsolato.
Non lo senti il calore del mio corpo che vorrebbe ridarti la vita?
Non senti che ti stringo in questo mio cuore straziato dal dolore?
Sono rimasta tutto il tempo con te! Trova pace figlio mio prediletto.
Non ti ho abbandonato mai un minuto.

Finiscila ora di delirare perché in questo modo mi fai morire l’anima.
Tu, questa tua madre Terra, la stai spegnendo di dolore!
E magari riuscissi a morire assieme a te!
Non hai sentito nell’aria le mie grida?
Non le hai viste le mie lacrime cadere sopra questo tuo corpo pieno dei miei baci?
Rasserenati, figlio mio! Calmati e non disperare più! Finisci di soffrire!
Io tutti i giorni ti ho cantato le mie canzoni, quelle più belle.


Ed invece d’essere allegre, felici
si sono tramutate in un lamento tormentoso per la tua morte.
Figlio mio adorato, non ti lascio.
Non ti lascerò… Mai…Mai.
Vedi? Ecco, ti regalo una parte del mio cuore. Tienilo!
Portatelo con te! Per l’eternità.
Questa è una parte di tua madre.
È quello della tua adorata terra di Sicilia.


(Replica il figlio)


Ora, sì… Madre mia, sono felice.
Finalmente sei tutta per me, Terra di Sicilia, e nessuno, più, potrà togliermi di dosso
la tua polvere che, come un fresco talco, farai cadere sopra questa mia tomba,
ora lucente e nuova, ma domani logora e ammuffita.
Oramai, nessuno potrà rubarmi la gioia di stare eternamente
attaccato a te, Terra mia adorata, amata di Sicilia.


  IN DIALETTO SICILIANO
Nun pozzu durmiri
Adurata Terra mia di Sicilia
Nun pozzu durmiri ni stu lettu chinu di turmenti e di duluri.
Mi mancanu i forzi pi vutarimi e rivutarumi;
pi fari respiari st’ossa disgraziati, arrisiccati e infraciduti.


Nun pozzu durmiri chiù e truvari nu spasimu di paci.
M’arriminu aspittannu l’oru da me vita e u culuri du tò granu,
pi sfamari a mancanza dill’amuri, nill’urtimi uri turmintati di sta maliditta vita.
Sugnu arsuratu du to amuri, Sicilia bedda, Terra mia amata!
Nu mi pozzu arriminari chiù, curcatu comu havissi supra di mia,
a pirsuna e u pisu da morti fridda e ‘mpietusa.
Giratimi ni stu lettu, ca mi bruscianu sta peddi e sti vini.
N’un n’hanu chiù sangu. Sulu piaghi, scavati ni sta carni putrifatta.


Giratimi! Facitimi sta carità.
Viniti tutti attornu stu lettu di morti! Cunsulatimi!
Parratimi du portu e da Marina accussì mi cunsolu. Facitilu pi pietà!
Nun mi lassati sulu supra sti linzola ca mi cociunu i iammi, i razza
stu coddu, ca scula di suduri e mi brucia tuttu, dannumi turmentu
cumu na sarda sutta sali.


Nun mi pozzu moviri chiù! Mi sentu abbannunatu. Unni sì,
tu terra mia mia sciaurusa e luminusa?
M’abbannunasti e mi lassasti sulu come nu cani,
a dumannari l’elemosina pi sentiri a to vuci e haviri na carizza!
Girantimi ni stu lettu, ca mi batti troppu forti stu cori.
Nun trovu paci e nun mi fa ripusari.
Nun viditi ca pigghiu focu e nun mi pozzu dari aiutu?
Sulu ristai! Mi meritu chistu di sta vita ‘nfami?


Aspettu, all’aria aperta, che u ventu da me bedda isula
mi veni a salutari e a vasarimi pi l’urtima vota.
Staiu aspittannu, ma nuddu mi veni e cunsulari.
Unni sì tu terra amara e disgraziata?
Ti fai aspittari e desiderari comu na puttana?
M’ha pirdunami… vuliva diri…
comu na zita all’artari e ca nun arriva mai.
Nun mi fari trimari ancora! Nun hai pietà ca u tempu miu va a finiri?


Pirchì mi fa sentiri u pisu e u duluri dill’attisa?
Nun ti basta ca soffru di mia? Ti ci metti puri tu, a farimi abbattiri l’arma?
A scacciari stu cori, ca malidittu, voli scuppiari?
Arriva! Arricoghiti prestu Terra Mia di Sicilia.
Sti dilura du me corpu mi fanu delirari e poi, non ragiunu chù.


E si perdu u sensu, poi, comu fazzu? Veni prestu!
Terra mia adurata, circata, accarizzata.
Veni! Prima ca perdu a cunuscenza.
Nun vogghiu ca quannu arrivi, mi trovi come nu derelittu senza onuri e dignità.
Se tardi ancora, sulu quatt’ossa trovi, arsurati, ca vonu essiri arrivucati
na to chiana virdi.
Ti staiu aspittanu ni stu lettu di braci e di suduri vilinusu. Veni, pi carità!


Asciugami e lavami stu corpu prima che finisci di rispirari.
Dopu, mettilu subitu sutta a to Terra profumata di carizzi
e fallu riposari pi l’urtima vota, nu to lettu ca sciaurìa di gersominu e di balicu.
Nun mi fari mancari st’urtumu salutu toi. Arriva prestu, Bedda Terra mia.
Ti scurdasti di mia? Quantu prumissi mi faciti quann’era picciottu!
Ed ora, ca sugnu tuttu peddi e ossa, n’homu inutili e repellenti,
t’affrunti di stu corpu arripizzatu?
Nun hai pietà, ca iu t’haiu dedicatu a me vita?
Nun n’hai ricunuscenza a me fedeli dedizione?
Ti facisti superba e presuntusa e nun ti degni chiù di taliarimi?


Ti facisti sirvaggia, impietusa e ti fai disiari comu na regina?
Inveci d’essiri ma matri pietusa, m’abbannuni n’menzu a sti petri,
sti pianti virdi, st’olivi secolari.
Tra st’agrumeti ca sciavuriunu di zagara
e stu ventu da marina friscusu ca mi voli rialari u pisci chiù sciaurusu du mari.
Non mi fari gridari cu st’urtimu pocu sciatu ca mi resta da me vita!


Non haiu chiù spiranza. Forzi nun ni pussedu chiù!
Giratimi, pi favuri, ni sti lettu malidittu di turmentu.
I Spaddi mi brucianu di suduri e sunu cotti.
Prima mi dava u riposu, ora, inveci, divintò a me tomba.
Mi vulissi smovirimi, ma nun rinesciu mancu a girari sti manu ca sunu senza forza.


Cu mi gira ni stu lettu? Nuddu? Facitilu pi pietà!
Viniti a vutarimi prestu! Mi brucia tuttu d’intra e vulissi cascari ‘nterra.
Vulissi ripusari subitu, abbrazzannumi cu tia,
Terra mia amara, amata e ‘nammurata di Sicilia.
----
(Risponde la Sicilia)


Chì c’è, Figghiu miu beddu? Cà sugnu!
Ma nun mi senti? Cu tia haiu statu. Cu tia... sugnu! E nu ti lassu!
Ti staiu stringennu nu me pettu ca ietta sangu pu to duluri. Nun mi senti?
Comu pò pinzari ca nun ti staiu vicina?
T’haiu tinutu strittu, tuttu u tempu, ni sti razza, iurnu e notti.
Forti, forti, come na pecura a so catina e tu non mi scuti?
Mai nu mumentu, ha statu sulu e scunsulatu.
Nu senti u caluri du me corpu ca ti voli risuscitari?
Nu senti, ca ti stringiu ‘ni stu cori strazzatu du duluri?
Cu tia haiu statu aduratu miu! Trova paci, ora, figghiuzzu beddu.


N’un t’haiu abbannunatu daveru mai, mancu nu minutu.
Finiscila ora di dilirari ca mi fai muriri l’arma!
Tu, sta matri, a sta facennu moriri cu tia!
Nun l’hai sentutu i me grida, i mè lacrimi cadìri
supra stu corpu tuo, chinu di vasi mei?
Quietati, sciatu miu! Carmati e nun ti dispirari chiù! Finisci di soffriri!
Tutti i iorna, t’ haiu cantatu i canzumi mia, chiddi chiù beddi.


E inveci d’essiri allegri e filici… hanu statu sulu lamenti pa to morti.
Figghiu miu aduratu, nun ti lassu. Mai… Mai...!
È a to matri Terra ca tu dici. Cridimi pi favuri.
Teh! Ti rugalu ora na parte du me cuore.
Purtatillo con tia, per l’eternità!
Chista è a carne da to carni. E chidda di to matri, a to adurata… Terra di Sicilia.


(Replica il figlio)


Ora sì… ca sugnu filici, mà. Finarmenti, sì tutta mia, bedda Terra di Sicilia.
Nuddu chiù mi po luvari a polviri ca comu nu frescu talcu,
casca supra stu tabutu, ora lucenti e novu, ma dumani,
arrusicatu e ammuffutu.
Ormai, nuddu chiù mi po’ livari a gioia di stari
eternamente attaccatu cu tia, Terra mia bedda, amata di Sicilia.




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Racconto scritto il 04/07/2017 - 08:04
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.111 volte.
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