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La Pioggia

Ci aveva provato e riprovato tante volte, semplicemente forse in cuor suo non aveva mai voluto farlo, si era trattenuto fino all’ultimo momento sperando che qualcosa potesse cambiare, in fondo dentro di sé lo sperava e sapeva che una volta giocate le carte non avrebbe più potuto ritirarle. Accompagnato da un’indecisione mentale che lasciava poco spazio alla logica e che lo alimentava da tempo, quel giorno decise di farsi avanti, di andare a combattere una battaglia solitaria contro se stesso.
Luca arrivò a bordo della sua auto un caldo e afoso pomeriggio di Luglio, parcheggiò sulla strada e percorse a piedi il breve viale alberato che lo separava dalla casa di lei, un’antica palazzina rossa situata in un altrettanto vecchio quartiere polveroso poco fuori il centro della città. Quel posto non era mai stato così polveroso e sporco, inoltre la poca luce che filtrava a fatica tra le foglie degli alberi rendeva il calvario ancora più drammatico. Bussò alla porta, le sue mani sudavano, sentiva persino il sudore scendere sulla fronte e pregò che tutto quello fosse il sogno paranoico di un malato d’amore.
Sebbene avesse ricevuto numerosi consigli che avevano gradualmente rafforzato in lui il bisogno di farlo, aveva concluso che era stato tutto inutile.
Nessuno in realtà aveva capito, nessuno avrebbe mai potuto capire le ragioni, la totalità, i sentimenti , la fitta trama di cause ed effetti che si stava tessendo da sola, nessuno avrebbe mai potuto dare alla luce un tale pensiero, nessuno ci sarebbe mai arrivato. Infine nessuno avrebbe mai potuto suggerire parole che lui non avrebbe mai detto perché banalmente lui non era loro e loro non erano lui, anzi, lui non era mai stato loro, mentre lui era stato lei per un lungo periodo e ora lei era lei e basta, e lui era solo.
E non pioveva.
Si era chiuso nella sua stanza e aveva cercato scrupolosamente fino a scrutare in lontananza un insieme informe e melmoso di motivazioni aggrappate saldamente a numerose contraddizioni. I giorni si erano susseguiti e lui era rimasto li, nulla era cambiato, il caldo rendeva monotona ogni giornata e lo opprimeva sempre più, aveva solo riordinato la sua stanza e dopo una visita medica aveva anche dovuto cambiare occhiali e ora vedeva bene. Aveva cercato di rompere il legame inscindibile tra motivazioni e contraddizioni, ma dopo vari tentativi ai quali era seguito un lungo ragionamento, Luca aveva concluso che forse le contraddizioni facevano parte di ogni essere umano e oltretutto erano indispensabili dato che avrebbero sostenuto in maniera logica il discorso che le avrebbe fatto e che si stava ripetendo da molte settimane.
Non poteva continuare così, procrastinare significava perdere gradualmente il rispetto per se stesso, il suo rispetto, alimentare conclusioni a priori, i silenzi che dovevano essere rimossi, la nebbia che invece si doveva diradare palesando il sole che invece doveva brillare.
Odore di pioggia nell’aria.
Sarebbe piovuto, nel migliore dei casi avrebbe piovuto per almeno una settimana. Anche se avesse smesso presto probabilmente avrebbe provocato danni, come è solito fare in questa città in estate, qualche robusto albero spezzato dal vento e cani che abbaiano.
Perché non ci era ancora riuscito? In realtà la giusta occasione si era presentata più di una volta ma pronto ad articolare parola un suo sguardo era bastato a soffocare ogni suono e aveva congelato tutto.
Sperava di non cadere di nuovo nella trappola, non doveva guardarla negli occhi, solo a quel punto avrebbe agito.
La porta si aprì e colei che lo aveva amato finì per danzare sulla porta, danzò su note dolci provenienti da una musica lontana portata dal vento, una musica che lui non sentiva, e la porta si chiuse, e tutto diventò buio, la musica e le parole cessarono, la nebbia non si diradò ma la dolce agonia ora pareva lontana, le preghiere d’amore ora erano lamenti e lacrime piene di convinzione e rimpianto, una lieve brezza entrò dalla finestra e fece animare le tende bianche che oscuravano il salotto.
Un fulmine illuminò il cielo e finalmente la pioggia cadde.



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Racconto scritto il 02/08/2017 - 18:20
Da Federico Torelli
Letta n.1525 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Un bel racconto, incentrato molto sui toni esistenziali, nella suggetiva cornice dell'attesa.. Discretamente incisivo. Una penna promettente

Francesco Gentile 16/10/2017 - 10:26

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Mi è piaciuto molto, hai un'ottima penna. Mi ha ricordato un uomo di cui scrivo, passa a leggere qualcosa se ti va.
Costanza

Co Co 03/08/2017 - 10:22

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Mi è piaciuto molto, hai un'ottima penna. Mi ha ricordato un uomo di cui scrivo, passa a leggere qualcosa se ti va.
Costanza

Giulio Sabatini 03/08/2017 - 10:17

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E finalmente la pioggia cadde: è tutto un racconto giocato sull'attesa, sulla speranza di ciò che potrebbe avvenire ma non si è sicura, bel racconto che scorre via facilmente. Giulio Soro

Giulio Soro 02/08/2017 - 20:13

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