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DESTINI INCROCIATI (prima parte)

A Paolo, Marco, Niccolò e Gianfranco. Autobiografico.
Mentre Pietro era sulle tracce di Valery, sui luoghi che frequentava, si ritrovò alla periferia di Legnano, intento di cercare un locale, “l'Avocado” – certo il frutto meno adatto per quella stagione, perchè dopo il lavoro il sole si stava già ritirando e nel panorama di una giornata uggiosa, stava calando la nebbia. Era lunedì 26 gennaio 2015 quando Pietro, mentre lavava pentole e padelle nel ristorante di Gallarate dove lavorava, “La Suerte” – nome e una garanzia – decise di trovare questo locale di Legnano, situato in periferia nelle zone del famoso viale Sabotino, dove si congiungeva alla strada statale del Sempione, in direzione di Busto. Nella sera precedente aveva dato un'occhiata alla mappa virtuale, ma certo che alle 17 con la nebbia che era scesa e la conseguente visione opaca, si perse facendo più volte il giro dell'oca dell'isolato senza accorgersene, finchè non intuì che il locale che stava cercando era proprio quello davanti a lui e che stava fissando in continuazione, completamente privo di insegna. Si trattava di un Centro Sociale – di certo il luogo meno adatto per Pietro – a più locali, uno adiacente all'altro, tutti di un solo piano, quello a terra, che visti da fuori tanto ricordavano quelle baite o rifugi di montagna, rivestite all'interno con del legno laccato, come quello delle taverne. Facendo il suo solito giro di perlustrazione, osservando dalle finestre, intuì che il “rifugio” più grande era destinato alla sala da ballo, adibito con impianto audio e il classico set di luci colorate. Lo trovò accogliente, così come l'intera zona in mezzo al verde. Un posto tranquillo, fuori-mano, che passava di certo inosservato. Gli piacque subito, come era ovvio piacesse anche a Valery, che tanto adorava gli spazi aperti. Quel Centro era posto all'angolo di un incrocio: qualche residenza di palazzine sul retro, il campo da calcio in fondo alla via, un parchetto sull'altro lato della strada, le scuole elementari all'angolo opposto, in diagonale. Insomma, la sera – un deserto. Il paradiso per Pietro, che per quel sabato, il 31, ci sarebbe entrato, alla ricerca di Valery. Le foto che aveva intravisto su Facebook risalivano a 2 mesetti prima, in novembre, e avevano come tema della serata quella di un telefilm che Pietro tanto disprezzava, “Scrubs”, mentre quella di sabato sarebbe stata destinata al gioco “Game of Thrones” – festa in maschera? Di male in peggio, si disse Pietro, che al carnevale mancava ancora del tempo, e per quanto lo apprezzasse, andò in crisi su cosa mettersi, detestando pagliacciate per questo tipo di serate destinate in teoria alla musica piuttosto che alle maschere. Passò il sabato, oltre allo studio in musica, a decidere cosa avrebbe indossato per la sera. Improvvisamente, a 24 anni, Pietro ebbe quella sensazione – mai avuta prima – di ritrovarsi come in quelle trame di film adolescenziali o romantici, nella quale i protagonisti diventano improvvisamente paranoici in vista di qualche evento. Per Pietro era la seconda volta che fece serata in un locale disco. Nel novembre scorso la prima, alla festa della Statale in centro a Milano, esattamente nello stesso sabato del tema di “Scrubs” all'Avocado dove partecipò Valery – vite parallele? Ma in quell'occasione Pietro ci fu trascinato da un ragazzo d'alto rango, conosciuto l'anno prima, mentre erano in giro a zonzo per le vie della città. Questa volta era tutto programmato – e Pietro ebbe tutto il tempo di andare... in paranoia! L'inizio della serata era fissato per le 22 e 30, e Pietro, dopo un giretto di “rilassamento” in centro, ci arrivò dopo un'ora. Inutile dire che fu molto nervoso nella ricerca di Valery. All'entrata del locale ebbe un ulteriore turbamento: la presenza di tanti ragazzi. Detestava serate come questa ma, dato il tema della serata, “in costume”, si consolò con la sua solita frase dal film “Sister-Act” nella scena del casinò, “E mi raccomando sorelle – cerchiamo di passare inosservate!” e quasi si eccitò all'idea di entrare – nella mischia – perchè alla fine... nessuno lo conosceva. Nessuno – eccetto uno! Ma quel Valery proprio non c'era, ne davanti ai suoi occhi ne dietro una maschera. Pietro del resto era un acuto osservatore – un fisionomista. Per lui era più facile trovare l'ago nel pagliaio che accorgersi di tutta la paglia che ci fosse intorno! 2 mesi di ritardo – di Valery neanche l'ombra. La sua attenzione però si concentrò su un altro ragazzo, sempre biondo col solito cespuglio in testa, media altezza e smilzo... un altro Valery?! Macchè – questo sembrava proprio Niels Schneider, quello di “Les Amours Imaginaires”, un film che aveva visto proprio la settimana precedente, per sbaglio. E niente, ormai si era già dimenticato del ragazzo che stava cercando da mesi. Pietro, per quanto acuto nell'osservare, si distraeva facilmente – era un sognatore. Ma i suoi gusti non cambiavano affatto: ormai si era fissato con quegli strani esseri alti, biondi e invisibili – gli Angeli. Ma quell'angelo pareva proprio di averlo già visto... e molti anni fa! La risposta arrivò nel momento in cui se lo domandò, quando vide entrare Alberto, suo vecchio compagno delle superiori – e improvvisamente si ricordò di quelle vecchie foto al lago con Alberto e questo ragazzo che già ai tempi lo aveva colpito, ricordando perfino quella volta che in classe gli chiese chi fosse quel figo in foto con lui. Era dagli esami, dal 2010, che non lo vedeva. Si era fatto grande, con un volto sempre più maturo, impostato. Se l'angelo era quello di “Les Amours Imaginaires”, allora Alberto non poteva essere che Louis Garrel di “The Dreamers”. L'accoppiata vincente – ma qui l'unico sognatore era solamente Pietro...
Pensò che fosse meglio non farsi notare, rimanendo nella... mischia. Ma l'Angelo non aveva un nome? Certo – arrivò precisamente il giorno dopo, il primo di febbraio, domenica, quando lo riconobbe dalle foto dell'evento, su Facebook. Emanuele Franco Di Savoia – eh, ma che nome ducale, si disse Pietro, esaltando, e lo contattò aggiungendolo ai contatti. Un semplice “Ciao Franco!” e la risposta arrivò quasi subito: “Ciao Pietro”. Allora gli chiese se fosse il ragazzo che ieri stava dietro al banco a servire birra e alla conferma “Sì, dimmi” gli rispose con un “Niente, mi ero promesso di Cercarti, e così ho fatto!”. L'aggiunta alle amicizie su Facebook arrivò all'inizio della settimana, di prima mattina. Mentre si cambiò nello spogliatoio del ristorante arrivò la notifica, così lo ringraziò di cuore con un “Grazie infinite caro Franco, la tua Amicizia, seppur virtuale, mi è Preziosa”, toccante frase a cui seguì solo il giusto Silenzio di chi accoglie senza alcuna pretesa o compromesso, detta a Pietro da un vecchio collaboratore e artista di Franco Battiato, Marco, quando si conobbero di persona. Pietro su questo aveva radici ben solide e non faceva altro che trasmetterle ai propri coetanei.
Sabato 28 febbraio ci sarebbe stata un'altra serata con un altro tema, e sebbene Pietro volesse ritentare l'occasione di trovarci Valery, la perse con un invito del dopocena da parte di una sua ex-collega, Marta, che si prolungò sino alle 2 del mattino. Ormai la sua mente era altrove, fissata in un modo ossessivo per quel locale di periferia. Da lì a breve anche Pietro sarebbe stato catalogato come “l'uomo della notte” - come se già non lo fosse...
Domenica 15 marzo 2015, durante la sua solita passeggiata pomeridiana in bici, decise di fotografare una pianticella all'angolo del giardino di una palazzina di periferia, che Valery sicuramente si sarebbe fermato ad ammirare – e sicuramente avrebbe riconosciuto – con quei meravigliosi petali in fiore, bianchi, rosastri con in mezzo il giallo del polline, tanto che gli ricordavano le ninfee. Una stupenda visione che sarebbe durata solo pochi giorni. Allora Pietro la immortalò catturandola col cellulare e caricandola su Facebook con la nota “Dai, che è quasi Primavera!” e l'unico “mi piace” arrivò la sera stessa, proprio da Franco.
Era un tranquillo sabato sera, il primo del mese d'aprile – dopo il fresco e prima del vento caldo dell'estate – quando Pietro, dopo una passeggiata a piedi in centro Legnano, decise di sostarsi un minuto fermandosi su di un muretto posto dietro la chiesa parrocchiale, quella della piazza San Magno. Ascoltava la nostalgica “Prospettiva Nevski”, quando sul pezzo “Seduti sui gradini di una chiesa, aspettavamo che finisse messa e...” lo vide attraversare la strada e arrivare verso di lui. Mezzo moribondo, per la tarda ora, spalancò gli occhi incredulo, il cuore su di giri e altro non fece che il segno spontaneo della croce – per la sua grazia innaturale. Oltrepassò il muretto per dirigersi in piazza. Pietro volle fermarlo per presentarsi, accompagnandolo magari a destinazione, ma preferì inseguirlo nel silenzio, perdendolo poi tra la folla e l'aria sempre più fresca del sabato sera.
La settimana successiva, di venerdì, consultò le Pagine Bianche sotto la provincia di Varese nel ristorante dove lavorava, perchè sapeva benissimo – se lo sentiva – che questo Franco abitasse proprio a Gallarate. E fu sorpreso quando lesse che l'indirizzo coincideva perfettamente con quello dell'ex-compagno di scuola Alberto – erano vicini di casa! E al Gramsci number five ci andò la stessa sera, sempre con l'aria fresca e i ciliegi ancora in fiore, passando di lì per leggere il nome al citofono: Pierangelo Carlo-Alberto Di Savoia – proprio una famiglia di Duca!
Il 25 aprile, festa della Liberazione, ci fu un'altra serata all'Avocado, così Pietro pensò bene di ritornarci – ma questa volta in compagnia! Passò la giornata, uggiosa, a incidere per poi in serata andare a prendere un altro suo vecchio compagno delle superiori, Martino, di Marnate, per uscire a mangiare. Si fermarono nel primissimo McDonald's della zona, quello di Castellanza, davanti al Toys Center, posizionato da parte alla Standa, vicino agli studi dell'Antenna 3. “Ti ricordi di questo Mec, quando un tempo si chiamava Burghy, ancora prima che aprisse quello dell'Auchan di Rescaldina e quello di Gallarate? Questa è Storia!” Così parlarono del più e del meno arrivando a Franco, all'Avocado e al collegamento col loro compagno Alberto. Furono serviti, all'inizio, proprio da un amico di Alberto, Paolo, del grafico però, su in via DeAlbertis, che vedevano spesso insieme quando prendevano il pullman di ritorno a casa. Fecero finta di niente, nonostante il pessimo “anti-sgamo” per i pettegolezzi e le osservazioni sottovoce, ma questo Paolo li riconobbe lo stesso e offrì a loro 4 o 5 bustine di ketchup. Pietro, per ringraziarlo, chinò leggermente il capo facendogli l'occhiolino. Rimasero lì dalle 8 alle 11 di sera. Poi Pietro, come se dovesse compiere una missione di guerra, disse “Bene, è il nostro turno adesso – ora tocca a noi!” e si avviarono al locale. Glielo indicò subito appena entrati – sempre dietro al banco a servire birra. Pietro ad un certo punto disse a Martino: “Ora stai bene a vedere!” e si diresse da Franco, intento a farsi servire la birra... che manco gli piaceva! Cercò di deviare, con grande astuzia, gli altri baristi, quando fu poi lo stesso Franco a farsi avanti per servirlo, chiedendogli mentre versava la birra nel bicchiere “Come andiamo?!” - “Andiamo, andiamo, tanto stiamo tutti sulla stessa barca!” Riferendosi certamente alla canzone che stava incidendo proprio quel giorno, “Rema Tu – io non ne posso più!”. Ritornò da Martino per confermagli sorridendo: “Vedi come ci si diverte a fare la puttana?!”
Domenica 24 maggio Pietro lo contattò su Facebook, con un “Ciao, come va?” ma non gli rispose. Ai primi di giugno invece, Pietro, sapendo che Franco avesse frequentato il Liceo scientifico Arturo Tosi di Busto, chiese a sua sorella, che lavorava nella mensa dal 2002, tramite le fotografie da lui postate, se l'avesse mai visto. “Emanuele Franco Di Savoia – 5a sezione C, iscritto dal settembre 2004 e uscito a pieni voti nel 2009. Carino e molto gentile. Avrà fatto anche lui la Statale poi?” Seppur molto diversi, condividevano la stessa memoria da elefante, per la gente. Aggiunse un particolare che lo colpì: “Pensa che lui ha avuto come commissario esterno il fratello di Franco Battiato, Michele. Pare sia un docente universitario, proprio della Statale, amico stretto del preside, lo 'zio Frankie'. Tutti siculi, chissà cosa ci sarà sotto, ma almeno in mensa è stato gentilissimo, mi ha dato pure un pizzocotto sulla guancia, complimentandosi del servizio!”. Allora Pietro in serata contattò subito il ragazzo milanese d'alto rango con la quale usciva spesso nelle disavventure milanesi e, sapendo che anche lui frequentava la Statale, in filosofia, chiese di Michele Battiato e soprattutto di Franco – non Battiato, ma se senza ottenere conferme: “Sai quanti studenti ci sono iscritti e quanti docenti ci lavorano?!” ribattendo filosoficamente con “Avrete anche voi visto camminare le Aquile?!”.
Nel sabato di metà luglio Pietro, dopo aver cenato in mezzo ad un campo alla periferia di Rescaldina mangiando pizza e continuando il suo lavoro del progetto Imbrunire, che prevedeva scatti di tramonti rigorosamente in pellicola nelle diverse stagioni dell'anno, decise di ritornare all'Avocado per una serata di mezza estate. Ci arrivò alle 21 e 30 e appena arrivato nel corridoio centrale esterno che congiungeva i locali, lo vide uscire da uno di essi e venirgli incontro, in maglietta bianca, blu-jeans corti e il grembiule nero, stretto in vita. Gli passò a fianco osservandolo ma senza salutarlo, nonostante il timido saluto di Pietro, col cenno della mano, che tanto gli ricordava quello di Lance LeGault in “Coma Profondo”, durante il lento inseguimento alla protagonista del film. Un incontro ancora ravvicinato che gli fece nuovamente pulsare il cuore al ritmo del motore.
Dopo un'estate passata da solo nella capitale, non prima di essere andato tra i cipressi di Bolgheri a trovare il suo Amico Marco, vecchio collaboratore di Battiato, che gli spiegò gli strani poteri della mente e delle coincidenze a-casuali, Pietro passò gli ultimi giorni di ferie a continuare gli scatti dei tramonti e a girare a vuoto per le strade di Legnano. Nella sera del giovedì 20 agosto, dopo aver passato la giornata al pronto soccorso a causa dei continui dolori ai denti per colpa dell'apparecchio ortodontico – ritrovandoci poi il batterista storico di Battiato, Pierfranco, che gli riferì di un incontro al quale Pietro sarebbe andato incontro entro la fine della giornata – dopo aver consumato per i campi la sua solita pizza d'asporto, decise di ritornare all'Avocado, apparentemente chiuso, per girare qualche scena tra i corridoi semi-bui imitando proprio Lance LeGault, che qualcosa aveva di Franco, a grandi linee. Forte era in Pietro la passione artistica e l'ossessione per la scena e i minimi dettagli. Erano le 21 e 20 quando arrivò nel parcheggio del locale, e non fece in tempo a prendere l'attrezzatura nel bagagliaio che improvvisamente vide arrivare Franco – era proprio lui, panico! Scese dalla propria auto e piombò dentro per il corridoio centrale. Pietro, voltandosi dapprima dall'altra parte per non farsi riconoscere, voleva, con la pistola giocattolo che aveva in tasca, corrergli dietro e all'ingresso del corridoio inscenare una finta revolverata, chiamandolo all'attenzione come facevano un tempo gli assassini o sicari nei film, immobili e pronti a sparare – “Ehi, dottor Francus!” e -bang-, riferendosi al dottor Marcus del film “Coma Profondo” o più semplicemente alla marca del deodorante d'auto che Pietro possedeva. Non lo fece, si limitò a fotografargli la tarda dell'automobile, una Fiat Panda targata SH954BM, proprio come “Sh-Boom”, la famosa canzone Doo-Wop del 1954 – la preferita di Pietro, che la rincise per il Natale di quell'anno. Gli inviò subito la foto con un bel “Bentornato, dottor Francus!” riferendosi alla sua vacanza appena compiuta a Londra. Ricevette una risposta nella notte, leggendola solamente il giorno seguente: “Potevi almeno darci una mano invece di fare foto!” e ribattè scrivendogli che era molto più sicuro bisbigliare un consiglio all'orecchio piuttosto che rischiare di persona esponendosi agli attacchi, scusandosi dopo. Due settimane più avanti con un lunghissimo messaggio chiese se lo poteva conoscere per bene andando a prendere da bere, lontano dal locale, dalle serate, dalla massa di gente. Questo non prima di avergli detto proprio tutto: il ricordo di quelle foto con Alberto al lago, la scuola che ha frequentato con sua sorella che ci lavorava, l'incontro dietro la chiesa e via. Visualizzò subito il messaggio, quel giovedì pomeriggio mentre Pietro attendeva dal dentista, ma non gli rispose. Una risposta però arrivò l'indomani, sempre nel pomeriggio, quando uscì dal lavoro. Era il 4 settembre 2015. Il messaggio era semplice: “Invece di startene in disparte, vieni a bere una birra insieme a noi!”. E questo fu l'ultimo messaggio che ricevette da Franco. Dopo un po' di bizzarrie da parte di Pietro sul cosa indossare per la serata di Halloween all'Avocado (sua era l'innata passione per i tarocchi, la stregoneria – le streghe, le babbione e il travestitismo da persona anziana con tanto di dentiera e foulard in testa). Decise di scusarsi, rinunciando all'evento, lasciandogli sul parabrezza della macchina una busta con un foulard di pura senta comprato nel pomeriggio e un messaggio chiaro: “Right Back Where We Started From (?!)” riferendosi certamente alla famosissima canzone Northern Soul del 1976.
Mercoledì 18 novembre Franco lascia un'impronta sulla bacheca di Pietro con un “mi piace” alla foto in pellicola di un imbrunire sulla strada che probabilmente Franco percorreva per arrivare da Gallarate al locale di Legnano. E un altro post, di lunedì, nella quale Pietro chiedeva per andare di sabato (21) al Museo Egizio di Torino – andandoci poi da solo.
La sera di venerdì 4 dicembre, mentre comprava un libro rarissimo da poco ristampato destinato come regalo ad un suo vecchio Amico d'infanzia e di vita, Francesco, arrivò un altro suo “mi piace” al post che Pietro pubblicò poco prima di cena, un paio d'ore prima, dicendo esausto che sarebbe uscito ancora da solo, perchè a lui piaceva sempre giocare con la carta vincente – la vita. E alla vita non diceva certo di no! Con “Le Statue d'Acqua” a sinistra e il cellulare a destra, intuì solamente che fosse – ancora – sulla giusta strada. “Avrete anche voi visto camminare le Aquile”, no?


FINE PRIMA PARTE.




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Racconto scritto il 20/08/2017 - 20:56
Da Andrea Buggin
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