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UNA VOLONTARIA

Ho 80 anni faccio volontariato da 37 anni con tanta gioia , lo faccio ancora
E lo faro’ fino a quando LUI il SIGNORE lo vorra’ !
Sono felicemente sposata, abito a MILANO, ho due figlie, un lavoro che ho sempre desiderato, vivo una vita piena, sembra non mancarmi niente, eppure…
Ho una amica carissima, che vive come me, una vita piena , ma ha qualcosa in piu’ e’ serena e’ tranquilla, nel mio cuore la invidio, perche’? lei trova il tempo di fare la volontaria in ospedale, il suo entusiasmo mi arriva, voglio farlo anche io, mi fa conoscere la sua associazione , frequento il corso, supero il colloquio, entro a far parte di questa grossa associazione, nata nell’ospedale di NIGUARDA. Siamo negli anni 80 parlare di volontariato e’ molto difficile , non siamo ben accolte nei reparti, il personale ci chiama spie, se per loro, essere occhi di chi non vede, orecchie di chi non sente, bocca di chi non parla e’ essere spie, noi siamo felici di esserlo.
Faccio la volontaria, quasi a tempo pieno, lascio le mie figlie per alcune ore al giorno sole, sono piccole, le affido al SIGNORE, sono tranquilla, il mio lavoro me lo permette , mio marito e’ d’accordo, cosi la mia diventa: una scelta di vita , non occupazione del tempo libero di cui alcuni ci accusano, o peggio, di svolgere un lavoro non retribuito. Il mio reparto preferito e’ la neurologia , faccio servizio per 9 anni. In poco tempo reggiungo dei traguardi piu impegnativi, prima responsabile di reparto per alcuni anni, esperienze ne, vivo tante, le scrivo per non dimenticarle. Ricordo con affetto quando trovai in reparto un’amica avevamo la stessa spiritualita’, parlavamo del valore della sofferenza, forse , con poca cautela, tanto che la signora del letto vicino si arrabbio’ mi avvicinai, le chiesi perche’ era li in quel letto, mi confido’ tutta la sua sofferenza non sapevo cosa dire, in quei casi il silenzio dice tutto poi , mi disse: io chiedo aiuto al SIGNORE, ma LUI ,non mi ascolta.
Le raccontai un esempio che mi venne dal cuore: se un figlio di 16 anni chiede alla mamma la ,moto lei direbbe la moto no, troppo pericolosa, per dimostrare il suo amore al figlio compera un bel paio di scarpe per lui, il figlio non vede l’amore della mamma nelle scarpe, quelle gli sono dovute. Chiedo a lei se ha figli, si uno di 16 anni bravo, bravo, raro per quei tempi, gli anni 80, si parlava tanto di giovani che si perdevano, le dissi: ecco quelle sono le scarpe , poco dopo ai piedi del letto trovo suo figlio, un bel ragazzo
Un sorriso mi dice, si queste sono le scarpe : cosa vuol dire, chiede il figlio, lei : te lo diro’ dopo ci abbracciammo e me ne andai felice.
Tempo dopo, cioe’ anni, mi viene chiesto, senza lasciare l’ospedale, di entrare, con responsabilita’ in un ospedale geriatrico, qui la situazione e’ pesante, ci accoglie una struttura fatiscente, tanto, che in dialetto milanese, viene chiamato, in modo dispregiativo, “cronicario”, o anche, sempre “degenza”. I locali soni vecchi, poca igiene, i muri ci respingono per la puzza , anche nei corridoi l’aria e’ irrespirabile, penso di non farcela se, il SIGNORE non mi aiuta. Attraversando un camerone con 11 letti, per una ispezione se accettare di portare il nostro gruppo in quella struttura di sempre “ degenza,” mi chiama una signora, mi chiede un po’ d’acqua, la porto, lei mi ringrazia, poi mi dice, che fino al mattino seguente: non avro’ piu’ nulla, queste parole mi fanno arrivare le lacrime agli occhi, per me sono tutte mamme, l’orario della cena era le 17 viene spostato alle 18, questa e’ la nostra prima conquista. In quel geriatrico mi viene proposto, l’icarico, di responsabile di nucleo , avrei dovuto prendermi cura di circa 160 volontari, accetto, amero’ anche loro, ma restero’ comunque, soprattutto, una volontaria, e aver cura dei degenti diventa la mia priorita’. Nel frattempo sapendo che sarebbero entrato in servizio un gruppo di volontari la struttura si attiva facendo un po’ di pulizia , entrare nei reparti diventa piu’ accettabile.
In quegli anni e’ in atto una nuova costruzione, e ristrutturazione del vecchio geriatrico che, accogliera’ tanti ospiti, per la lunga degenza. Oggi e’ uno dei centri di geriatria famoso, piu’ grande di MILANO. a Bande nere
Le mie esperienze sono sempre piu’ coinvolgenti, indimenticabili degne di rispetto: come dimenticare il giorno che, in reparto mi viene chiesto di aiutare una signora al pasto, mi raccomandano di fare attenzione perche,’ la signora, LIDIA e’ il suo nome, picchia, picchia come ? mi avvicino la saluto, la guardo e’ paralizzata per meta’ corpo, l’altra gamba e’ sotto le coperte, ha libera una mano che picchia. Come mi domando, per sicurezza le prendo la mano che, dovrebbe essere pericolosa, la stringo, la chiamo per nome, la saluto e’ tranquilla, comincia a mangiare, io le parlo, lei e’ docile , non succede niente, il personale si meraviglia di quella tranquillita: Con il passare del tempo, io dimentico la stretta della mia mano: mi accorgo con emozione , che non sono piu’ io che stringo la mano a lei, e’ lei che stringe la mia.
In una camera trovo una signora si chiama BRUNA quando arrivo lei dorme, arrivano i parenti degli altri ospiti, lei dorme, le chiedo come mai dorme sempre, mi sono accorta osservandola che, fa finta di dormire, mi confida che lei non ha nessun parente che la va a trovare, per non soffrire, vedendo gli altri parenti , finge di dormire, mi siedo vicino, le dico che io sono una sua parente se lei mi vuole, lei accetta, mi viene l’idea di organizzare con le altre volontarie una presenza continua, le faranno visita. Da quel giorno non ha piu’ dormito, anche lei aveva tanti parenti.
Il mio servizio e’ sempre pieno di sorprese, una esperienza dopo l’altra. Un giorno dal personale mi viene chiesto di aiutare la signora BIANCA , strano destino una si chiama BRUNA l’altra si chiama BIANCA, la signora BIANCA e’ molto orgogliosa, non vuole aiuto, mi manda via in malo modo, eppure la guardo, non puo’ mangiare sola, la sua condizione non glielo permette, e’ paralizzata, mi allontano, ma resto in camera, la guardo, vedo che e’ in difficoltà con il pasto, mi chiama e mi chiede un favore: mi puo’ pulire la protesi dentaria? o DIO, non l’ho mai fatto, ce la faro’, e’ un attimo, poi devo fingere con lei che sia la cosa piu’ normale che mi viene chiesta: lavo la protesi mi guarda e mi dice: anche l’altra. Ormai e’ fatta non e’ successo niente di quello che temevo, cioe’ di star male , io sono contenta di esserle stata d’aiuto. quando torno in quella camera la prima persona che mi accoglie con un grande sorriso e’ la signora BIANCA.
In ufficio mi vengono affidati alcuni obiettori di coscienza per il servizio militare, il piu’ della volte per loro non e’ una vera scelta di servizio sociale ma piu’ una scappatoia per non fare il servizio militare. Di questi giovani ragazzi conservo ancora con affetto alcune lettere che mi hanno lasciato al termine dei lunghi mesi di servizio, confidandomi quello che avevano scoperto, grazie alla mia testimonianza e al mio entusiasmo, la gioia di aver fatto una bella esperienza.
Sono passati tanti anni. Ora vivo in montagna, non per scelta mia, ho lasciato tutta la mia vita e il mio cuore a MILANO, mi sono chiesta tante volte, cosa voleva il SIGNORE da me in questa valle, ecco la SUA risposta sono con un’altra associazione nata nell’OSSOLA, mi hanno accolta , ho soperto di avere un altro cuore, faccio volontariato da 23 anni nella valle, con la sola differenza che, per raggiungere l’ospedale a DOMODOSSOLA devo fare 50 chilometri di montagna, per raggiungere la casa di riposo solo 22 chilometri di montagna.
questa e la mia vita e il mio entusiasmo e’ sempre lo stesso.



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Racconto scritto il 22/08/2017 - 09:20
Da SILVANA LAMON
Letta n.112 volte.
Voto:
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Commenti


Una vita, tante esperienze profonde rivolte al prossimo, quindi un esistenza piena di grandi valori e soddisfazioni.Buona serata.

Paolo Ciraolo 23/08/2017 - 20:24

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La tua è una preziosa testimonianza e quello che mi colpisce è l'entusiasmo con il quale conduci la tua vita aiutando gli altri, senza farti scoraggiare da distanze e circostanze varie...
Complimenti sinceri Silvana

Grazia Giuliani 23/08/2017 - 20:14

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