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DESTINI INCROCIATI (seconda parte)

Il venerdì 11 dicembre fu una data molto critica, perchè ci fu l'ultimo contatto diretto – e inaspettato – fra i due. Pietro, la sera, dopo cena, girando a zonzo per Legnano, si recò nuovamente all'Avocado, e fu sorpreso dalla presenza della Panda – Franco era lì, ma non c'era serata! Probabilmente stavano organizzando per la festa in occasione del Natale che si sarebbe tenuta la settimana successiva, sabato 19. Pietro osservò l'andirivieni all'interno del locale dai giardinetti da parte. Improvvisamente ecco Franco, sempre in maglietta e blue-jeans (“ma questi ragazzi d'oggi c'hanno sempre caldo?!”) che parlava fuori dalla porta di servizio, nel retro, col responsabile del Centro. Appena rimase solo, finì la propria sigaretta, e per Pietro sarebbe stata ancora l'occasione buona per presentarsi – solo una strada e qualche cespuglio del parchetto li separava! Improvvisamente spense la sigaretta e scomparve subito dietro l'angolo, sulla destra, nel magazzino. Pietro si maledisse. Eccolo che lo rivide passare andando verso sinistra, dirigendosi nel locale principale, quello della festa. Si fece allora coraggio e uscì allo scoperto, saltando sul muretto che separava la strada dai giardinetti. “Franco – Franco – Franco!” per 3 volte urlò il suo nome, richiamandolo a “rapporto”, senza però riuscirci. Fece per andarsene quando sbucò per davvero da quei corridoi ormai spenti per la chiusura, ordinandogli di “venire qua”, per ben altre 3 volte. Pietro, allora alzò la testa di scatto, lo vide e, felice ma nel contempo impaurito, fece il classico saluto militare con la mano destra sulla fronte e si congedò con l'adrenalina a 1000 attraversando i giardinetti e, temendo di essere seguito, senza voltarsi, oltrepassò la cancellata della residenza di palazzine adiacenti, uscendo poi indisturbato dalla cancellata principale nella parte opposta – 1 anno di atletica leggera ai tempi delle medie gli bastò per essere un abile corridore, oltre che abile acrobata, paragonandosi agli alieni di “Signs”, per le loro straordinarie agilità, oltre la spiccata intelligenza nelle forme del subconscio – la telepatia. Gli scrisse poi se se la fosse presa, e incominciò a non rispondergli più – chi poi avrebbe fatto la “Sentinella”, l'alieno, per studiare il caso nel Silenzio?
Sabato 19, la settimana prima del Natale, Pietro, sapendo che Franco sarebbe stato all'Avocado per la festa, gli lasciò sotto-casa, a Gallarate, un bel cesto natalizio con in allegato le scuse per tutto il disturbo, ma ne prima ne dopo il Natale lo ringraziò.
Per il sabato 6 febbraio 2016, Pietro organizzò per il suo virtuale e fantomatico “Ciclo Phollye” – che prevedeva una pizzata da parte di Pietro con un ragazzo qualunque – di uscire con Franco, incontrandolo proprio al parcheggio dell'Avocado alle 19 e 30 precise. Pietro quella sera andrò a trovare sua zia ricoverata al Santa Maria di Castellanza, non tanto distante dal locale. Quando furono le 19 e 15 si ritirò con un semplice “Ora devo andare.” sussurrando “Tocca a me.” e nell'uscire dalla clinica ebbe una sensazione di mancamento: impallidì, diventando più bianco della neve e incominciando a tremare – il sistema parasimpatico era perfettamente in funzione! Ma non poteva tirarsi indietro proprio ora. Arrivò sul posto alle 19 e 27 e non fece in tempo ad aspettare il quarto minuto che ecco che vide la Panda arrivare nel parcheggio. Era il suo momento, ma due fattori gli impedirono di uscire e andargli incontro: la presenza di ben altri 3 ragazzi – la scorta – che uscirono contemporaneamente insieme a lui dalla macchina – e che bello, pensò, andare tutti insieme al locale nella stessa macchina, facendosi venire a prendere sotto-casa, ma non di certo in quel momento, a suo favore! E seconda cosa, la più drammatica, è che in quel preciso istante che vide i ragazzi, pensando comunque alla bellezza di Quel tipo di Amicizia, Pietro ebbe il suo primo attacco di panico – il cuore al ritmo del motore, il momentaneo blocco della respirazione, la rigidità della gola e via. Pietro stava andando. Non bastava sua madre che facesse uso di Xanax ed EN, trovandola ridicola e incapace di mantenersi il controllo, tra poco avrebbe fatto anche lui parte del team. Maledetta ereditarietà – si disse, abbassando i finestrini e partendo in quarta per fermarsi più avanti, isolandosi e rimanendo, ancora, solo.
Il 24 febbraio Franco impedì la ricezione di messaggi da parte di Pietro, che gli continuava a domandare da chi avesse preso la sua straordinaria bellezza, e la femminilità che proprio in Franco, così come in Valery e pochi altri, notava. Aveva quel di più che negli altri ragazzi di sesso maschile non riusciva a trovare. Così, poco prima di perdere definitivamente contatto privato in chat, gli inviò la famosissima “Can't Take My Eyes Off of You”, di Frankie Valli, dedicandogliela. Pietro altro non era che un convinto fisionomista: studiava i volti, leggeva le carte, libri di esoterismo e parlando coi dentisti e gente esperta – che un tempo odiava e il tempo stesso gli è stato nemico – comprese sempre più che alla fine era lo stesso tempo, assieme al Destino, a formare e giocarsi le carte, senza regole, categorie o altro. C'è chi più assomiglia al padre, chi più alla madre o ad altri parenti più lontani di generazione. Chi più è buono, più rozzo, femminile o riservato. Dritto, cattivo, gentile o riservato. Nessun ordine, nessuna eccezione, nessuna regola – apparteniamo al caso. Al fato e noi riceviamo in egual modo 23 + 23 cromosomi dai genitori – e alcuni ben altri 46 dal Cielo, come ribatteva molto spesso Pietro al suo dentista, che intanto gli tartassava la bocca con l'apparecchio, riferendosi alle persone straordinarie, come lo poteva essere Franco per l'estetica, o così anche Battiato per la musica. Non che fosse brutto, ma Pietro soffriva solo per i complessi di inferiorità – e gli eccessi di superiorità, tipici delle persone totalmente sole – che in questa età, la più difficile, lo segnarono esistenzialmente, per sempre! Pietro aveva ricevuto un'educazione severissima, “ortodossa”, dove l'orgoglio era considerato peccato – ma al-di-là del proprio rigore e delle proprie bizzarrie, chiedeva semplicemente di essere un ragazzo come tanti altri, normale, e di essere accettato semplicemente come era – senza troppe pretese.
Passò neanche un mese che volle ritornare ancora su questo “caso”, chiedendo direttamente al suo amico e vicino di casa Alberto. Gli chiese di poterli incontrare – due bellezze in “one shot” - scrivendogli un messaggio nostalgico, di rammarico misto compassione – ma anche di ricatto! Gli ricordava infatti di quelle volte che gli passava i compiti al telefono, o che lo riaccompagnava a casa con la sua prima auto (giusto 200mt!), col Fiorino di papà – “Ehi Pete, il freno a mano! Devi abbassarlo prima di partire, sai?” e giù sotto a ridere, o quando durante le verifiche gli dava le soluzioni alzandogli il foglio e facendogli vedere l'ordine delle crocette dei questionari a distanza, e lui che ricambiava alzando costantemente il pollice – “yéh!”. Gli aveva rinfacciato tutto, ricordandogli perfino quando chiese di quel figo accanto a lui nelle foto del lago – di Franco appunto! E un favore quindi glielo doveva, no? Un semplice incontro chiedeva, una stretta di mano fra Amici, una birra – “una chitarra e unò splinello”... che bello! E invece no, lo bloccò subito da Facebook e non volle più sapere niente da un “maniaco finocchio”. Angelo-Diavolo – Pietro giurò vendetta! Gli inviò un sms di conferma ad Alberto e un post pubblico su Facebook a Franco. L'incontro era fissato per il venerdì 1° aprile – pesce d'Aprile – in via DeAlbertis a Gallarate, nella famosa sede storica dell'IPC, su per Cardano. Non gli andò giù il fatto di essere considerato un finocchio, solo perchè non aveva Amici e li ricercava anche per qualità estetiche. Ciò che non possedeva Pietro, lo cercava in altri – la sua era Simbiosi. Farsi un (nuovo-) Amico non significava proprio portarselo a letto, ma a farglielo capire a certi elementi! Allora vestito con la giacchetta da sorvegliante notturno alla Lance LeGault in “Coma Profondo”, partì da casa alle 20 e 30, non prima di aver nascosto dentro la tasca interna la prova della sua paura – un coltello da cucina. Pietro da lì avrebbe rischiato veramente grosso! Ma il gruppo si sa – uccide il singolo: loro sarebbero stati in due o più, lui sempre solo. L'obiettivo, inoltre, sarebbe stato quello di umiliarli, facendoli inginocchiare l'uno di fronte all'altro perchè si masturbassero guardandosi in faccia, ispirandosi proprio al film “I Sognatori” – distaccandosi sempre più dalla realtà... Non si presentarono, e “per fortuna” – si disse Pietro, optando per un altro piano meno pericoloso: aveva preparato diverse buste intestate a loro con un semplice messaggio: “I'M EVERYWHERE”, riferendosi allo slogan del film “Cruising” con Al Pacino – che poi era la verità. Sapendo che Franco giocava a calcio nel Cassano, e che Alberto invece lavorava in un panificio di Busto (con la madre pasticcera a Samarate), si fece per tutta sera un gran bel tour per i paesi di provincia andando a imbucare tutte le buste nei rispettivi posti, comprese nelle loro residenze in via Gramsci di Gallarate, finendo, nel cuore della notte, sempre all'Avocado che, oltre la busta, tappezzò di fogli in formato A4, sempre con quella frase. E vendetta sia fatta! Da lì a poco avrebbero messo una cancellata d'ingresso di cui il Centro ne era completamente sprovvisto. Ma quanto avrebbe desiderato aspettarlo lì, nel corridoio centrale esterno, nelle ore più piccole della notte – luci al neon, qualche ragnatela, falena, seduti sulle sedie di plastica, gomiti sui tavoli quadrati contro il muro, piedi appoggiati al muretto – come fan spesso i ragazzi – e sopra, il Cielo, con le linee del destino – le Stelle.


FINE SECONDA PARTE.




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Racconto scritto il 23/08/2017 - 07:21
Da Andrea Buggin
Letta n.169 volte.
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