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= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


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Per un semplice filo d’erba

Una bella mattina, la piccola Maria, in compagnia della sua inseparabile pupattola, la troviamo intenta a osservare, nell’aiuola della villetta di famiglia piccoli animaletti, formiche e insetti vari, che camminavano per terra e poi, altri minuscoli vermiciattoli che strisciano intenti nel loro gran da fare.


A un tratto, fu affascinata da qualcosa per lei davvero strana e incredibile.


Chiamò a gran voce suo fratello Vincenzo:


- Vieni a vedere Vincè!
C’è una bellissima sorpresa in mezzo al prato.
Proprio su una pietra.
Davvero!
Non mento!
Viene a costatare di persona!
Seguimi e ti mostrerò ciò che ho visto.
Non avrei mai immaginato che qualcosa del genere potesse nascere da un’arida pietra.
Eppure è proprio vero!
È la verità.
È spuntato un filo verde.
Non il solito che si vede tra i campi, tra le aiuole.
Questo è speciale perché è di un colore intenso particolare.


- Marì!
Proprio adesso … che mi stavo concentrando a studiare?
Quando mai sono stato preso dallo studio!
Beh! Tutto sommato è una fortuna per me, che mi hai chiamato in questo momento…!
La testa, a dire la verità, mi stava scoppiando e non riuscivo a impegnarmi.
Che c’è?
Che è successo?
Eccomi pronto!
Che cosa hai scoperto?
Vediamo un po’…
Vediamo un po’…
Dov’è questa tua meraviglia delle meraviglie?
Non vedo davvero nulla.
Allora che mi hai chiamato a fare?
Per prendermi in giro e farmi uno scherzo stupido?


- Non lo vedi?
Dove stai guardando?
Dove li metti i tuoi occhi
Sei cieco?
La mia scoperta è solamente questo semplice filo d’erba!


- Ed allora?
Quale è la meraviglia?
Ce ne sono tanti in giro!
Guardati attorno.
Come sei esagerata!
Sei sempre la solita.
Mi hai disturbato per questa sciocchezzuola?
Credevo fossero delle cose importanti…
Invece…
Adesso mi tocca ritornare tra i quaderni.
Mannaggia!
E dire che non ci pensavo più… e mi ero tolto, persino la preoccupazione di dover studiare!
Adesso mi tocca ritornare tra i quaderni e i libri!
Che disdetta Marì!
Non me lo dovevi tirare questo tiro mancino.


- Non ti accorgi della mia una scoperta speciale.
Non vedi?
È un filo d’erba cresciuto su questa pietra asciutta.
E poi guarda che bel colore!
È pure forte e resistente pur essendo piccolo e delicato.


- Ma come fai a vedere in un semplice filo d’erba tutte queste cose?
Sei proprio fantasiosa e insolita.
Sei davvero esagerata.
E poi dici a me che ho una immaginazione oltre i limiti…
Non trovo proprio nulla di strano e di particolare.
Adesso te la do io la lezione!
Così impari a disturbarmi!
Ecco …
Ora con la forza dei miei piedi e delle mie scarpe te lo schiaccio per dispetto e lo distruggo.
Del resto cos’è un filo d’erba?
Proprio nulla di nulla.
Una cosa insignificante e priva di valore e di senso.
Come ragioni tu Maria?
Ti meravigli per le cose stupide sciocche che vedi ogni giorno e che non valgono nulla?


Quel filo d’erba scoperto da Maria, ai suoi occhi, invece valeva più di un tesoro.


E poi quell’atto imprudente, cattivo e malvagio del fratello, la fece arrabbiare talmente che la bimba scoppiò in un improvviso pianto inconsolabile.


Vincenzo, si accorse d’aver fatto un gesto ignobile e per poco non si mise a piangere assieme alla sorellina:


- Mi dispiace Maria…
Te la sei presa così!
Non volevo farti un torto, un dispetto.
Ti chiedo perdono.


- Era il “mio” filo d’erba.
Era cresciuto per me soltanto.
Ne sono sicura e voleva farmi felice.


- Ma non l’avevo capito.
Che ne potevo sapere?
Perché non me l’ho hai detto?
Voglio rimediare.
Come posso fare?


- Oramai l’hai distrutto
E nessuno potrà riportarlo in vita.
E poi perché l’hai schiacciato con quella cattiveria?
Tu non lo dovevi fare.
Sei stato cattivo come non mai.
Non sapevo che potessi farmi del male sino a questo punto!
Da oggi in poi non mi dovrai più parlare.
Non ti rivolgerò la parola.
E te lo dico seriamente.
Non ti parlerò mai più.
Solo se mi riporterai in vita quel filo d’erba potrò perdonarti altrimenti ti punirò ignorandoti.
Hai capito?
Hai capito sì o no!
E adesso vattene.
Allontanati da me.
Non voglio più vederti.


- Scusa Maria!
Che ne sapevo io che tenevi tanto a quel coso insignificante.
Come farò se tu non giocherai con me!
Ho altri compagni… ma fuori, per strada.
A casa come farò?
Tu sei la mia cara sorellina e oramai mi sono abituato a te e se non ti vedo una giornata, mi sento perso.
Agli altri fratelli e alle sorelle voglio un gran bene e desidero che siano sempre vicini a me ma… soprattutto tengo te, che sei stata sempre la più comprensiva e tollerante.


- Hai detto bene!
Adesso non ho più motivo di scusarti!
Hai volto fare una bravata e adesso la paghi.
Non hai giustificazioni per discolparti.
Da oggi in poi non mi guardare più.
Starò zitta sino a quando non mi riporterai il mio filo d’erba vivo, forte e potente come una quercia.


- Maria...
Perché parli così duramente.
Come posso fare?
Dici frasi insensate.
Perché vuoi fare la severa proprio con me?
Mannaggia a me!
Ora lo so che manterrai la parola.
Mannaggia davvero a me e alla mia stupidità.
Non te ne andare Marì.
Girati… e non voltarmi le spalle.
Salutami almeno.
Dimmi solo “ciao” e basta.
E poi…


Quel giorno Vincenzo rimase a lungo a riflettere sul danno e sull’offesa procurati alla sorellina che credeva nella rarità e straordinarietà di quel suo piccolo filo d’erba, scoperto nel suo mondo di bimba.


L’insolenza oramai l’aveva procurata.


Sul male ed anche sull’offesa grave alla sorellina, purtroppo, non si poteva tornare indietro.


Era davvero dispiaciuto e non sapeva come rimediare e farsi perdonare per il dolore causato.


Riconosceva d’essere stato il solito stupido e sciocco prepotente che, per fare una bravata, invece aveva prodotto un vero torto.


Si sentiva davvero stupido, imperdonabile, privo di ogni pur minima attenuante.


Anche questa volta, mise i libri e i quaderni da parte per riflettere sul danno causato e cominciò a pensare come rimediare a quell’offesa che sembrava gravissima, fatta alla sorellina.


Proprio quella bimba che rappresentava il suo punto di riferimento, la sua forza, la sua speranza.


La fiducia che la piccola Maria riponeva su di lui, serviva per infondergli coraggio e audacia.


Adesso con quella deprecabile azione, tutto sembrava perduto, perso, soltanto per una semplice sciocca imprudenza.


Senza Maria, senza la sua approvazione, si sentiva un vero imbecille e per giunta cosciente d’aver combinato un guaio, un vero grosso pasticcio.


Come fare? Se lo chiedeva continuamente.


- Magari … se potessi trovare un altro filo d’erba simile a quello calpestato, forse Maria mi perdonerà.


Formulò pure la stupida ipotesi di sradicare uno qualsiasi prato e incollarlo su quella pietra.


E se poi Maria si accorgerà del finto filo d’erba sostituito?
Si arrabbierà ancora di più e ciò peggiorerebbe la situazione già critica, vacillante e troppo incrinata.


- Povero me! Ripeteva Vincenzo.
Che stupida idea!
Sono stato un vero scemo.
Un asino e pure deficiente.
Maria non me la perdonerà mai quell’azione stupida.
Stavolta è stata decisa e inflessibile!
E dire che è piccolina e certe cose non le dovrebbe comprendere come me che sono cresciuto e intelligente.
Invece è stata sensibilissima.
Ha capito che il mio è stato un semplice momento di cattiveria, fatto solo per leggerezza, senza pensare al danno che avrei potuto procurare.
Scimunito, stupido, stolto e infame… sono stato!
Me le merito tutte queste parole se non di più.
Come fare?
Come riparare…
Devo pensarci per bene.
Non posso far finta di nulla.
Tengo molto a mia sorella Maria.
Come accomodare e sistemare la situazione, non lo so proprio.
Un’idea me la devo fa venire in questa mia testa da imbecille!
Se magari mi mettessi a fare il pagliaccio, le capriole e i saltelli… può darsi che riderebbe!
Chissà?
Oppure se le raccontassi le avventure del mio mondo fantastico, forse dimenticherà la mia cretinata e insensatezza.
A chi chiedere aiuto?
Domanderò soccorso ai miei amici fantastici Cetriolo e Primula.
Adesso andrò nel mio nascondiglio segreto e li convocherò d’urgenza.
Chissà se mi daranno la giusta soluzione!
Io spero proprio.
Amico Cetriolo…!
Amica Primula!
Dove siete.
Fatevi vedere, per carità!
Ho un grosso e grave problema da risolvere.
Mi dovete dare una mano.
Aiutatemi per favore.
Eccovi finalmente.
Oggi ho compiuto una cattiva azione.
Ho offeso la mia sorellina Maria.
Sono stato imprudente e malvagio.
Davvero imperdonabile.
Le ho distrutto il suo filo d’erba che aveva appena trovato sul prato.
Ci teneva tanto.
Era così felice nel farmelo vedere.
Ed io non mi sono reso conto che distruggendolo, ho cancellato e annullato tutta la fiducia che aveva su di me.
Il mio, lo so, è stato un gesto imprudente e sconsiderato.
Adesso lei lo rivuole tutt’intero quel filo d’erba, intatto, così com’era prima.
Come può essere tutto questo?
Come potrò riparare?
Aiutatemi voi che potete!
Lo avete sempre fatto e oggi, più che mai, mi serve un vostro consiglio o magari sperare in una vera e vostra magia, un prodigio insomma.
Mi necessita un’immediata riparazione.
Datemela voi la giusta soluzione.
Sono confuso e con la mia testa impasticciata, non riesco a concentrarmi per districare questa ingarbugliata matassa.
Ve lo chiedo per carità.
Fate presto.
Non voglio che Maria mi tenga il broncio tutto il giorno e pure per l’avvenire.


- Sappiamo per filo e per segno ciò che hai fatto. Rispose Cetriolo con la sua compagna Primula.
Sentendo la tua accorata richiesta, siamo venuti subito in tuo soccorso.
Ma ora…
Ora…. Benedetto ragazzo…
Per quello che hai combinato, purtroppo non possiamo aiutarti granché.
La soluzione la dovrai cercare da solo.
La responsabilità incombe solo e soltanto tutta su di te.
Sono delle faccende personali e delicate.
Purtroppo, non possiamo incidere minimamente su quella che deve essere la tua volontà a rimediare.


- Dice bene Cetriolo, aggiunse la bella e affascinante Primula.
Nella vita, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità per gli atti che compie.
Non sempre la magia può venire incontro e risolvere tutti i problemi di questo mondo, impasticciati dall’imprudenza degli esseri umani.
Anche noi, personaggi delle fiabe, abbiamo delle regole da seguire e queste c’impongono un limite alla nostra attività.
Perciò caro amico Vincenzo ci duole il cuore, ma la faccenda la dovrai risolvere totalmente tu, con le tue forze...
Lo sai bene che noi siamo personaggi allegri, giocosi, briosi e spensierati.
Il caso che ci hai proposto è molto serio; non è adatto e risolvibile attraverso con le nostre limitate possibilità.
Quando si parla di serietà e di correttezza, allora entriamo in un altro campo d’azione.
Noi non abbiamo poteri in tale ambito; non siamo propriamente adatti a questo fine, perciò non possiamo esserti d’aiuto.
Devi trovare da solo la risoluzione.
Lo dovrai fare necessariamente.
Ti possiamo dare soltanto un saggio consiglio…
Cerca dentro te stesso o in fondo al tuo cuore.
È lì che abita la risposta a ogni problema.
Ci spiace, ma è soltanto questo l’aiuto che possiamo darti, fatto solo di parole e di suggerimenti.
D’altro non c’è consentito.
Ce ne addoloriamo veramente.
Sarà per un’altra volta.
Questa faccenda, per noi, è davvero impossibile risolverla.
Arrivederci Vincenzo!
Rifletti e ascolta il tuo cuore.
Di più, non possiamo dire.
È arrivata l’ora di congedarci.


I due amici e consiglieri sparirono all’improvviso svanendo nel nulla.
Stavolta Vincenzo subì una doppia delusione.
La prima causata dalla dolorosa reazione della sorellina; la seconda, per la risposta negativa ricevuta dai nostri due personaggi magici Cetriolo e Primula.


Si trovò davvero solo e deluso, più disorientato che mai.


E mentre passavano inesorabilmente le ore, la situazione restava, ingarbugliata e complicata, insomma, sempre la stessa.


Vincenzo non aveva altri pensieri se non quello di risolvere il danno procurato alla piccola Maria e farsi perdonare.


- Ma come? Continuava a ripetersi.
Se a questa mia testa da imbecille venisse un’idea…
Quale?


Se ne accorse pure mamma Grazia del malumore del figliolo. A tavola, nell’ora di cena, disse:


- Vincenzo, perché tieni il broncio?
Che ti è capitato?
Si vede che sei di malumore.
Stasera non hai assaggiato il “ baccalà a ghiotto” che ti piace tanto?
Non ti sarai bisticciato di nuovo con i compagni di scuola?
Perché non rispondi?
Mi meraviglio di te Maria che non hai nulla da dire in sua difesa?
Non avete litigato per caso?
Ho l’impressione che qualcosa, tra di voi sia capitata.
Di solito a tavola fate sempre i due comparucci.
Mangiate pure le stese pietanze… e da qualche tempo vi è anche venuta la repulsione per il formaggio!
Ci mancava pure questa novità!
Vi capite sempre tra di voi, sghignazzando, senza apparente motivo...
E adesso tutta questa serietà non mi convince proprio.
Non ti sentirai male allo stomaco?
Avrai magari mangiato qualcosa di strano…!


- Sentì mà!
Lasciami in pace che non ho voglia di parlare né di mangiare.
Lo vuoi capire o no?


- Tieni adesso questo bello scappellotto, disse il papà.
Così impari a rispondere male a tua madre.
Non hai imparato ancora la buona educazione?
Giacché sei così insolente, alzati dalla tua sedia e vattene nella tua stanza, senza cena.
E non provare a venire di nascosto a vedere la televisione perché devi considerarti punito.
E non rispondere sai!
Stai attento a non essere insolente perché puoi peggiorare la situazione!
Altrimenti…


- Sì va beh!
Ho capito.
In questa casa dobbiamo essere tutti muti.
Siamo tutti quanti ammoniti!
Neanche fossimo in una caserma.
Me ne vado…
Si me ne vado.


Mentre tutto questo succedeva a tavola in quei momenti di normali battibecchi familiari, la piccola Maria che sapeva il motivo e la causa di quella sceneggiata e della preoccupazione di Vincenzo, abbassò i suoi occhi e lasciò cadere per terra, inavvertitamente, la sua forchetta che aveva appena messo in bocca col cibo.


Quel padre che la teneva sempre seduta accanto a se, in quella grande tavola bene imbandita, preoccupandosi della sua prediletta, aggiunse:


- Mariuccia stai attenta!
Hai fatto cadere la posata.
Ti sei sporcata il bel vestitino di sugo.
Come mai tu che sei sempre accorta?
Forse la principessa, imperatrice, regina di papà, vuole essere imboccata?
Vuoi che faccia così?
Eccoti accontentata.
Metti in bocca questo cucchiaio di pasta…


Tutti i componenti di quella numerosa famiglia, in quel momento, fecero un gran silenzio dopo aver assistito a quello spettacolo piuttosto grottesco.
Vincenzo raggiunse la sua stanza mormorandosi innervosito.


Era arrabbiatissimo ancor di più per aver ricevuto quel sonoro scapaccione sul collo dal padre, ritenuto ingiusto e ingiustificato.


Si mise a blaterare pian pianino:


- Pure questo ci mancava per finire la giornata in bellezza!
Questa volta me l’ha data forte la sberla.
Però non mi sono fatto nulla!
Me ne poteva dare altre mille!
Non avrei pianto!
Non gli avrei dato soddisfazione.
Sono forte… io
Che si crede d’aver a che fare con un pappamolla?
Piuttosto… adesso…
Come faccio a risolvere il mio intrigato problema con Maria?
Questa è per me la cosa più importante.
Come potrò restituire a mia sorella il suo filo d’erba intatto!
Mi sembra un ragionamento da matti il suo.
E poi… ci manca pure l’altra solita preoccupazione…
Non ho finito neanche i compiti!
Se lo verrà a sapere papà, mi darà il resto delle sculacciate!
Menomale che non mi ha controllato la cartella, altrimenti…
Non voglio neanche pensarci.
Il mio problema rimane... ancora e sempre irrisolto.
Quel maledetto filo d’erba di Maria!
Ora mi devo concentrare meglio per trovare una soluzione.
Se magari questo mio cervello s’inventasse qualche idea, se riuscisse a trovare una soluzione ….
Su cervello mio…!
Aiutami per favore e fatti venire un’idea!
Dai… Dai… sforzati che ancora sei ben riposato giacché non hai pensato nemmeno a fare i compiti.
Ecco finalmente…
Idea geniale…
Ho trovato la mia soluzione …
Adesso mi metterò a lavoro.
Poiché so disegnare scarabocchi e dipingere con i colori ad acquerello, vuol dire che la soluzione la troverò con l’uso degli schizzi.
Vediamo che posso fare.
Adesso mi metto all’opera.


Così, in piena notte, Vincenzo prese i suoi colori, il pennello, un foglio di carta da disegno con una tazza d’acqua e cominciò, di buona lena, con tanta concentrazione, a disegnare il suo scarabocchio-capolavoro.


L’indomani mattina, dopo che la piccola Maria si era alzata e avviata nella sala da pranzo per la colazione lui, che tra l’altro, aveva dormito poco la notte per terminare il suo capolavoro, ancora vestito dalla sera prima, sbirciò la sorella dall’uscio della sua stanza.


Dopo che Maria si sedette, ancora crucciato e arrabbiato, dello stesso umore della sera precedente, Vincenzo sbatté il suo disegno sulla tavola e disse:


- Ecco il tuo filo d’erba che volevi Maria!
Te l’ho fatto risuscitare a modo mio, con questo disegno.
Di più non so fare!
Adesso se ti accontenti così, per me va bene….
Altrimenti puoi stare litigata con me per tutta la vita.
Io non posso farci nulla.
In null’altro modo saprei come rimediare.
Lo so, me ne sono reso conto, che sono stato un somaro e pure cattivo!
E… anche se faccio solo scarabocchi e pure insignificanti…
Con questo disegno del filo d’erba … volendo, ti potresti pure accontentare.
Adesso guardatelo per bene!
Ti saluto e me ne vado a scuola senza aver fatto nemmeno compiti per colpa tua!
Del resto… non potevo mettere testa allo studio con la preoccupazione del tuo filo d’erba!
Non mi va neanche di fare colazione.
Vado a prepararmi la cartella.
Se vuoi, puoi continuare a non rivolgermi la parola.
Contenta tu!


Mentre Vincenzo faceva ritorno nella sua cameretta a sistemare i libri e i quaderni con i compiti rimasti incompiuti, a un tratto, sentì l’uscio della sua stanza scricchiolare.


Era la piccola Maria che, con quel foglio in mano su cui era stato dipinto ad acquerello un bel ciuffo d’erba.
In punta di piedi, entrò nella cameretta di Vincenzo.


Il fratello era ancora arrabbiato. Non la volle neanche guardare.


Pensava che Maria fosse rimasta delusa dal suo disegno e chissà, magari avrebbe inveito di più e ancora pesantemente.


Invece successe una cosa inaspettata.


Sentì sulla sua guancia lo scroscio di un grosso bacio dato dalla sorellina.


Appena Vincenzo si girò, vide il volto raggiante di Maria con quel capolavoro in mano.


- Davvero lo hai fatto tu Vincenzo?
Lo hai fatto solo per me?
È bellissimo!
È per me, solo per me?


- Certo che l’ho fatto io!
E solo per te…!
Che cosa credi che non sia capace di fare scarabocchi!
Ho lavorato tutta la notte… per questo coso qui!
Ho riprodotto il tuo filo d’erba.
Quello vero che era nell’aiuola sarebbe seccato dopo qualche giorno, questo mio, invece, anche se è fatto male, almeno non appassirà mai.
Non ho saputo fare di meglio e neanche di più!
E non ho potuto rimediare in nessun'altra maniera.


- Grazie Vincenzo.
È davvero mio?
Posso tenerlo per sempre?


- Certo che è tuo.
Altrimenti a cosa sarebbe servita la mia fatica?


- Grazie Vincenzo.
Ti voglio un gran bene!


(Brano tratto dal libro dello stesso autore, “Fiabe dal mondo incantato di due fratellini: Maria e Vincenzo”. Volume I. Youcanprint Self-Publishing. Novembre 2015,Pagg. 270.
Il libro di Fiabe è illustrato con disegni ideati, inventati e dipinti dallo stesso autore così pure l’immagine allegata al presente racconto.)




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Racconto scritto il 21/09/2017 - 09:13
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.61 volte.
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