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Attraverso lo specchio

Moira aprì la porta di legno massello della camera di nonna Clara; all’interno c'era una amorevole vecchietta, con i folti capelli bianchi raccolti in una morbida treccia, il viso dolce coi grandi occhi azzurri e la sua espressione calma, che emanava serenità. Era immersa nella lettura e quando notò la presenza della nipote, si alzò in piedi per recarsi tra le sue braccia, stringendola dolcemente. Appena si staccò dalla nonna, Moira si accorse che aveva al collo un medaglione che lei non aveva mai visto. Nonna Clara la invitò a sedersi, poi si tolse la catenina e le porse il gioiello per regalarglielo, quando tutto d’un tratto sentì una voce che urlando, diceva: “Sbrigati! Sei in ritardo! Farai tardi a scuola! Moira rimase perplessa a quelle parole, ma poi capì, che si era trattato di un sogno e la voce che udiva era, in realtà, quella della mamma che la chiamava per andare a scuola. Quelle urla l’avevano svegliata, il tempo di riprendersi un attimino e si vestì in fretta; mise la cartella a tracolla e corse a scuola più veloce che poteva. Dopo le interminabili cinque ore di scuola, in cui Moira tutto il tempo, non ha fatto altro che pensare al sogno, tornò a casa e per prima cosa andò nella camera della nonna, oramai scomparsa da 2 settimane, per accertarsi dell'esistenza del medaglione. Cercò dovunque, ma non ve n'era traccia, così si arrese all'idea che non esistesse e nella disperazione totale, cadde in ginocchio in preda ad una crisi di pianto. Fu in quel momento che lo vide, era proprio quello del sogno, lo aveva trovato! Era finito sotto il letto; lo raccolse, lo mise al collo e si specchiò, l’immagine riflessa era di una ragazza dai lunghi capelli ramati e dai profondi occhi verdi, il cui colore era esaltato dalla gemma verde turchese che portava al collo. Si avvicinò il più possibile allo specchio, per osservare meglio i lineamenti del viso e fu che a quel punto venne risucchiata nel suo interno. Si ritrovò in uno strano e caotico mercato fra pozioni magiche e incantesimi stupefacenti, difficile da descrivere, di un qualcosa mai visto prima, di un mondo parallelo governato dalla magia! Confusa e disorientata si rese conto troppo tardi di essere stata derubata del medaglione. Un passante, notata la somiglianza di Moira con nonna Clara, la avvicinò e le raccontò la storia dell'anziana signora rinchiusa in una torre. La ragazza ricordò allora della bussola che la nonna le aveva donato e che lei portava sempre con se e che non se ne separava mai, in quanto rammentava bene le parole dette da lei: “Attraverso questo dono troverai sempre la via per tornare da me”. Più che mai dalla scomparsa di nonna Clara, la nipote custodiva con cura la bussola con la speranza che l’ago le indicasse la direzione giusta per incontrarla. La estrasse dalla tasca e seguendo la direzione del pennino, raggiunse un'alta torre di basalto che corrispondeva alla descrizione fatta dal passante. La stessa era protetta da 5 grossi cani ringhiosi neri dall'aspetto minaccioso. La ragazza, impavida, si avvicinò ai feroci animali, che non avevano mai permesso ad alcuno di oltrepassare la soglia della torre, li fissò con sguardo severo e senza rendersene conto, li ipnotizzò. Si diresse in fretta dentro l'edificio, senza porte né scale; senza serrature né chiavi, in un tempo sospeso, prima dell'inizio, che l’anziana signora chiusa nella torre da un'altra donna. Imprigionata da catene invisibili, che non le permettevano di scappare; questa volta Moira si concentrò a tal punto, che con la forza del pensiero spezzò le catene e liberò l’amata nonnina, così piene d'emozione si abbracciarono e dai loro occhi sgorgò una lacrima che cadendo a terra divenne, per magia, uno smeraldo uguale in tutto e per tutto a quello del medaglione. Clara raccontò alla nipote, che solo grazie alla magia delle loro lacrime di sincero amore, poteva formarsi il potente e prodigioso smeraldo che permette l'apertura del portale attraverso lo specchio che unisce i due mondi paralleli. Così, grazie a questo amuleto, le due donne, tenendosi per mano lo attraversarono e si ritrovarono a casa. Nella stanza di nonna conversavano amorevolmente Eleonora, la madre di Moira, con una signora anziana identica a nonna Clara; era la sua sorella gemella Nemesi, che rimasta intrappolata tutta la vita nel mondo della magia, era divenuta malvagia e aveva intrappolato nella torre Clara. Aveva rubato il medaglione a Moira per tornare nel mondo parallelo e prendere il posto della sorella. Di fronte alla confessione di Nemesi, non provò nessun rancore nei confronti della sorella gemella, anzi la gioia di rivederla dopo tantissimo tempo era inappagabile. Moira, Eleonora e Clara l'abbracciarono e il suo cuore di ghiaccio si sciolse e tornò d'animo buono. E fu così che decisero di accogliere Nemesi nella famiglia e poi madre e figlia uscirono dalla stanza per lasciarle sole; avevano molte cose da chiarirsi.



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Racconto scritto il 12/12/2017 - 19:38
Da Savino Spina
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Commenti


L'inesistenza di un'essenza universale della donna, lo affermava con forza Lacan: "La Donna non esiste, esistono solo le donne", inchioda le figlie alle madri e le sorelle gemelle come luogo originario dover poter reperire i sembianti necessari per costituirsi come una donna. Il problema è che questa identificazione può strutturarsi solo e sempre parzialmente, proprio perchè la Donna in senso universale non esiste, ma ciascuna, una per una, deve trovare la propria risposta all'enigma del desiderio femminile.

Savino Spina 12/12/2017 - 21:16

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