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Vuoto assoluto

Non era così che aveva pensato, da bimbo, al suo futuro.
Da bambino Giulio abitava in una via centrale della città, in una grande casa, figlio unico di una coppia benestante.
Suo padre aveva una florida azienda agricola, diversi appartamenti, terreni e un albergo non lontano dal porto.
Il futuro di Giulio appariva tutto in discesa.
Il destino, beffardo e cattivo, invece aveva deciso in modo diverso.
Un giorno Giulio conobbe Aldo, uno scapestrato, un piccolo delinquente che lo portò lontano dai suoi programmi.
Giulio, curioso di natura e con tanti soldi da spendere, iniziò un tragitto pericoloso.
Inizialmente i suoi non si accorsero di nulla, man mano, però, notarono che qualcosa in Giulio non quadrava.
A volte era nervoso senza motivo, a volte aveva un'aria strana.
Un giorno andò a casa di Giulio un professore, era il 1982, internet era ancora lontano, i telefonini, come quelli che abbiamo oggi, erano solo nella fantasia di qualche amante della tecnologia.
Giulio non si recava in classe da quasi due settimane, il professor Notti, che aveva intuito che qualcosa in quel ragazzo brillante e pieno di vita aveva subito una inaspettata svolta, fece sapere la notizia a degli attoniti genitori.
Mario e Marta, i genitori di Giulio, avevano riposto nell'unico figlio che avevano, tutti i progetti per il futuro, era lui il futuro del “piccolo impero”, così chiamava Mario il complesso di proprietà che aveva e che sperava, anche con l'aiuto del figlio, di ampliare.
Fu per loro uno schiaffo in pieno viso.
Cercarono di risolvere la questione parlandone con Giulio ma lui non voleva sentire ragioni, anzi la situazione era peggiore di quanto pensassero poiché aveva deciso di abbandonare gli studi, voleva viaggiare, conoscere il mondo, così disse a dei disperati genitori.
Mario e Marta capirono che il problema non era solo le assenze a scuola, tentarono di tutto, cercano di limitare la quantità di denaro che avrebbe potuto spendere il figlio, chiesero consiglio ad amici, senza far, almeno così speravano, capire, anche se loro capirono tutto, che il bisognoso d'aiuto era loro figlio.
Mario decise di prendere in mano la situazione accompagnando lui Giulio a scuola, la cosa però non funzionò, come Mario tornava in auto Giulio ne approfittava per uscire e come vedeva il padre allontanarsi prendeva un mezzo per spostarsi.
La situazione anziché andare nel verso sperato andò in tutt'altro verso.
Giulio si allontanò da casa e, a causa delle ristrettezze economiche a cui i genitori lo avevano costretto, iniziò un percorso verso l'abisso, andò a vivere in un bilocale con altri due disperati.
I genitori, senza esperienza e senza nessun vero consiglio utile a disposizione, speravano che la situazione di difficoltà avrebbe portato il figlio a ritornare sui suoi passi e tornare a casa.
Non fu così.
Giulio iniziò a fare piccoli furtarelli per procurarsi quello di cui aveva bisogno.
Le forze dell'ordine lo fermarono all'interno di una cantina con degli oggetti, evidentemente sottratti ai legittimi proprietari, in mano.
I genitori erano disperati, il loro unico figlio era irriconoscibile.
Non sembrava più il ragazzo prestante, pulito, sereno di qualche tempo prima.
Era l'ombra di se stesso, magro, pallido, vestito con degli abiti sporchi.
Con grande fatica, il padre riuscì a convincerlo ad intraprendere un percorso di disintossicazione.
L'inizio sembrava promettente, il ragazzo pareva rispondere bene.
Il padre si chiedeva cosa avesse sbagliato, perché il suo bambino aveva intrapreso quel percorso? Lui non gli aveva mai fatto mancare nulla.
Forse era quel: mai fatto mancare nulla la risposta? Mario non si dava pace.
La colpa di quello che era successo al figlio non poteva che essere sua, ne era convinto.
Mario riuscì a convincere il proprietario della cantina dove fu fermato il figlio a ritirare la denuncia, ma su Giulio pendevano anche altre accuse.
Un consiglio che continuava a girare nella testa di Mario era quello che per salvare il figlio bisognava cambiare città, anzi, di più, cambiare area geografica.
Mario ne parlò con Marta e, alla fine, decisero di trasferirsi in Toscana e da lì gestire il tutto, magari facendo viaggi periodici per controllare il procedere delle cose.
Il cambiamento dello status quo nella gestione dei beni, per conformarlo alla nuova situazione, si rivelò più difficile del previsto, le cose andavano per le lunghe.
Dopo anni di equilibri nella gestione delle attività era difficile, di punto in bianco, cambiare le cose in corsa.
Mario aveva fretta ma le persone che lavoravano con lui, e per lui, avevano bisogno di tempo per adeguarsi alla nuova realtà che andava sviluppandosi.
Giulio pareva fare progressi poi accadde un fatto imprevisto, Aldo, una sua vecchia conoscenza, arrivò nella struttura dove c'era anche lui.
Inizialmente non accadde nulla di particolare, i due si conoscevano da tempo ma sembravano avere voglia di troncare quei legami malsani che li accomunavano.
Tutto sembrava pronto per una nuova partenza, per lasciarsi alle spalle quello che sembrava essere stato un incidente di percorso, invece qualcosa accadde.
Una mattina Giulio, che era vicino alla fine del suo percorso, prossimo a rientrare a casa, scomparve dalla struttura, assieme a lui scomparve anche Aldo.
Per i suoi fu un fulmine a ciel sereno.
Pensavano di avercela fatta, di aver strappato quel figlio ad un destino crudele.
Pensavano di ricominciare in un'altra casa, in un'altra zona, un'altra vita, resettare la precedente e ricominciare se non da zero almeno da uno.
Cercarono Giulio ovunque, anche con l'aiuto di investigatori privati.
Giulio fu visto, da un amico del padre, entrare in una struttura abbandonata.
Mario fu avvisato e si precipitò a tentare di riprendersi il figlio.
Per lui era chiaro che la presenza di Aldo aveva rovinato tutto.
Era lui, ai suoi occhi, in quel momento, il vero responsabile di quella nuova caduta.
Nella testa di Mario giravano tante idee, la maggior parte cattive e crudeli verso Aldo.
Giulio, quando vide il padre avvicinarsi nella struttura dove si era sistemato, corse via, il padre lo vide e lo rincorse, i due si rincorsero per un bel po' poi Mario cadde e Giulio sparì.
Mario tornò indietro, verso l'auto, con il cuore a pezzi, incredulo che il figlio gli fosse fuggito via anche quando lui era a terra e sanguinante, visto che nella caduta si era ferito, anche se in modo lieve.
Ad un certo punto vide Aldo, questi non si accorse di lui.
Mario gli si fece avanti e lo prese a pugni, uno, due, tre pugni che mandarono al tappetto un debole e magro Aldo.
Questi, come cadde, sbatté la testa contro una struttura in metallo lì presente.
Mario, pensando di averlo solo stordito, si allontanò non curandosi di lui che rimase a terra.
Qualche giorno dopo, il giornale locale, riportava la notizia che uno sconosciuto era stato trovato a terra privo di vita, presso una struttura abbandonata, dalle prime ricostruzioni il soggetto era deceduto per una ferita al capo procurata dopo una caduta, si presumeva, in seguito ad una lite.
Mario aveva ucciso Aldo, ora aveva anche altro, oltre al figlio, di cui preoccuparsi.
Lui lesse con estrema cura tutti i giornali, come detto internet era ancora lontano, che riuscì a procurarsi e che riportavano notizie locali.
Non disse nulla alla moglie, negò di aver visto il figlio nella struttura abbandonata, anzi negò di esserci stato.
Disse di aver visto altri posti segnalati ma senza nessun successo.
La sua preoccupazione era l'amico che gli aveva fatto presente che forse il figlio poteva essere lì.
I giorni passavano ma di Giulio nessuna traccia.
Mario, in fondo, anche se preoccupato dal fatto che le indagini potessero puntare su di lui, era contento di aver eliminato quello che riteneva essere la vera causa della devianza del figlio.
Dopo un lungo esame, lui si era auto assolto come possibile causa di quello che era successo a Giulio, era un padre amorevole, gli aveva dato tutto quello che era nelle sue possibilità, aveva eletto in lui il suo erede universale... no, non poteva essere lui la causa di quella devianza.
I giorni si facevano mesi e di Giulio nulla, sembrava evaporato.
La salute di Marta, intanto, incominciò a farsi precaria.
Lo stress, il dispiacere di aver perso, forse per sempre, quel figlio tanto amato si facevano sentire.
Marta sembrava assente, mangiava sempre di meno e sempre più spesso restava coricata, alzandosi in tarda mattinata e raramente usciva di casa.
Marta, che sembrava la più forte della coppia, si rivelò la più indifesa, la meno attrezzata ad affrontare quella terribile sfida.
Un giorno una notizia attirò l'attenzione di Mario.
Il corpo di un giovane era stato trovato in una panchina di un parco.
Il quotidiano non dava molte informazioni, lo sconosciuto era senza documenti e non aveva particolari segni identificativi.
Quando la notizia fu data da una rete locale, fu chiaro che lo sconosciuto era in realtà Giulio.
La notizia annientò Mario che si rese conto che oramai era finita.
Il suo sogno di recuperare Giulio, riportarlo nella strada che pensava fosse giusta per lui, si infrangeva lì, davanti a quelle immagini, davanti a quei fotogrammi di un uomo che copriva un corpo, il corpo del suo Giulio.
Giulio, da bimbo, aveva fatto un tema, lui sognava di lavorare negli aerei.
La sua passione era il volo, aveva fatto tanti viaggi con i suoi e gli piaceva molto vedere posti nuovi, incontrare gente nuova.
Da ragazzino gli era capitato di vedere con orrore un giovane che si faceva nelle scale di un edificio vicino alla sua scuola, mai e poi mai si sarebbe sognato che anche lui avrebbe finito per fare quella fine.
La vita di Giulio finiva lì, in quella panchina.



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Racconto scritto il 12/01/2018 - 19:23
Da Massimiliano Casula
Letta n.223 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Una scrittura scarna, asciutta e scorrevole per un tema che affronta una realtà non molto lontana da tutti noi.

Vincent Corbo 26/02/2018 - 08:59

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Grazie per aver letto il mio racconto.
Mi fa piacere che vi sia piaciuto.

Massimiliano Casula 14/01/2018 - 16:14

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Storie difficili e per le quali cerchiamo sempre dei colpevoli. Ma la colpevole è la società, che ha perso i vecchi valori, non li ha sostituito ...Davanti alla tragedia e dei genitori e del figlio, si rimane impietriti. Tu sei stato bravo a raccontare ed a fare sentire partecipe il lettore.

Teresa Peluso 13/01/2018 - 09:56

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un bel racconto, una storia raccontata come si deve e che si legge tutta d'un soffio...

Adriano Martini 12/01/2018 - 22:34

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