Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

Emotivamente...
L'ultimo vento...
Il ricordo...
La vita...
IL MONDO É PIU' PICC...
Il tuo sorriso...
Pensiero di vita...
comprenderai...
Canto della ragazza ...
SCRIVERE È...
Si parla troppo....
Cuore Universale...
Maleducati di tutto ...
PIUMA...
La grande corsa...
Girovaga e asociale...
Ti voglio mare d'inv...
CON GLI OCCHI DELL'A...
la serenata co' li b...
Vivere......
IL CAMPANILE...
Le mie impronte sull...
Solitudine...
Il bullo...
Fai brillare la tua ...
TORMENTO OSCURO...
RICORDI...
Settembre è vicino...
SABBIE IMMOBILI...
Impressioni sul fini...
Veni-vidi-vici...
DESTINI INCROCIATI (...
Fiore malevolo...
autostrade...
L'hai mai sentita...
L'inizio dei 20 anni...
Non pensare...
Una piuma...
Nausea...
Ad Amatrice...
Mi sei apparsa...
Haiku PERDERSI...
LANGUIDAMENTE........
Libera nos a malo...
Il Gallo mattiniero...
EMANUELLE - sera (le...
L\\\'amore taciuto...
Le ali tarpate...
Il pescatore...
La Volpe Notturna....
SOLO TU PER SEMPRE...
Italia mia (C)...
Parole disorientate...
NERONE er bullo ...
Poeta...
CERCAMI SOTTO LA PEL...
Ora ricordo...
UNA VOLONTARIA...
Terra di Sicilia...
Non aver fretta di m...
La partita di pallon...
Ci sei!...
IL PRESENTE...
Foglia frale Ness...
La comparsa...
LENTEZZA...
La Scatola Laccata, ...
Come soltanto nei so...
ACINO ACERBO...
Il dolce vento dell\...
Un'altra dimensione...
Ti amo e soffro...
...ISTANTE DI PURA F...
CON TE NELL/INFINITO...
Tra vortici di stell...
Un metro di neve bia...
Quell'alone cupo e f...
Poco a poco...
ER LIMONE PAZZO...
Portatore di pietre...
afferra quella nuvol...
D'azzurro e sale...
Rimorso...
il gigante nano. ...
la rosa...
In certi momenti la ...
È bello vivere da il...
la luna dall'alto.....
Non voglio sognare p...
Cesare chi è ?...
le cose semprici...
DESTINI INCROCIATI (...
E la Luna parló al ...
Ho visto una stella...
Mi piace tutto di te...
Il nulla...
La tua assenza mi ha...
Il Pavone vanitoso...
Maria grazie di esis...
amo la pioggia...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it

Oltre il giardino

Rompo le zolle con le mani, a volte con il legno appuntito, rompo le zolle al ritmo della pelle del cinghiale che mio fratello piccolo sta suonando con accanimento. Suona, Ken, suona, nella mia testa le tue piccole mani dure sulla pelle tesa rimbombano, rimbombano nelle mie braccia che rompono le zolle perché questa terra sia pronta.
Sarà pronta presto, suona più veloce Ken. Il seme è da parte e le piogge sono vicine, io so cosa faccio.
Nessuno ci credeva, all’inizio. Poi le donne hanno impastato la farina fine che io avevo schiacciato tra le pietre dai chicchi gonfi, e poi hanno rimpastato e cotto, e tutti mangiavano e mi davano grandi pacche sulle spalle.
Suona Ken, suona sempre più veloce e le mie mani, le mie braccia, non sentiranno la fatica, la terra è già quasi pronta. Una brezza mi rinfresca il collo, il torace sudato. Quando si alza questo vento leggero, le mie mani incapaci di fermarsi si muovono ancora più veloci, ma la mente si allontana, si separa da me.
Ritorna nel giardino.
Io non l’ho mai visto, il giardino, ma esisteva. Quando mio padre raccontava, parlava come uno che ha visto, anche se non diceva mai “io”. Mio padre non aveva altro ricordo, che il giardino. Là c’era sempre la brezza leggera che c’è ora. Il sole accarezzava tiepido gli alberi alti con i grandi frutti, e le piante basse con le rosse piccole bacche dolci, non era fatica cogliere, facile mangiare.
Io non so se mio padre fosse stato lui nel giardino, o suo padre, o il padre di suo padre. Però quando si alzava la brezza i suoi occHi non vedevano più noi, perché lui ripensava a quel giardino, all’Origine di tutto che nel giardino passeggiava ed era come un uomo, parlava come un uomo. Mio padre lo chiamava Dio, io non so cosa è Dio, ma certo doveva essere importante per mio padre, si capiva che era così.
Questo giardino mi confonde i pensieri, o sono le mani di Ken sempre più veloci sulla pelle del cinghiale…Ken non è troppo piccolo per rompere le zolle con me, glielo dovrò dire.
Perché nel giardino non c’erano zolle da rompere, era tiepido e morbido di verde fresco, chi era là era lui stesso l’Origine, non aveva ricordi, non aveva consegne al mattino, dopo il sonno sulla terra fredda, per mangiare e nutrire bambini lacrimosi di fame.
Dio era l’Origine, e l’uomo era l’origine, con Dio nel giardino.
Mio padre diceva che andare d’accordo con Dio era l’unica cosa che si poteva fare, là. E andare d’accordo con la propria Origine era quasi come essere Dio.
Quasi.
Qualcuno aveva sussurrato a quell’uomo del giardino, o forse alla donna che era con lui, si dice così ma io non so se sia vero, spesso si dà colpa alle donne, qualcuno aveva sussurrato che si poteva diventare “proprio come Dio”, anzi, di più…
Certo ci fu confusione, non bastò più quel giardino, sembrò insignificante quel passeggiare alla brezza raccogliendo semplici frutti…
Non so cosa accadde, mio padre diceva che fosse colpa proprio di un frutto, un piccolo frutto proibito da Dio che aveva posto quell’unico,minuscolo limite all’uguaglianza con lui.
Non so come un semplice frutto possa cambiare così tanto la vita. Ken, tu che suoni la pelle tesa tra sassi, forse con la tua piccola mente che ancora non conosce il dolore, capisci del frutto, del giardino, di Dio. Tu hai sentito, come me, quella storia. La storia del fratello che uccise il fratello, violando un limite questa volta più grande, perché ormai sembrava che non dovessero più esserci limiti. Hai sgranato gli occhi, Ken, sei corso ad abbracciarmi perché ti sembrava impossibile – fratelli -
Io sudo per la fatica del lavoro, Ken, e nostra madre ha gridato quando ci ha generati. Io non so del giardino, e l'Origine è lontana quanto la luna di notte nel cielo, di più. Però... so cos'è l'odio, Ken, so anch'io cos'è l'odio. Sento le tue piccole mani che suonano la pelle del cinghiale e l'amore che esce dal petto verso di te, piccolo fratello indifeso. Ma conosco l'odio che forse non sgorga dal cuore, forse viene dalla testa, il mio odio? O dalle mie viscere?
Lo sai, avevo una donna. Era bella, aveva lunghi capelli morbidi che di notte mi scaldavano, mi piacevano le sue braccia sottili, i suoi fianchi rotondi, provavo orgoglio di forza amandola fino a farla gridare, gridava di gioia.
Poi è tornato Lud, il pastore.
Girava con i suoi armenti intorno alla mia terra. Ho gridato, gli ho detto di andare lontano, che lui aveva rinunciato alla terra. Perché Lud è figlio della stesso nostro padre, della medesima madre, ma aveva rinunciato alla terra, voleva le pecore. Con i teneri agnelli si è portato via la mia donna, lei che usciva al mattino con me a disfare le zolle, a pulire le spighe.
L'ha convinta dei suoi teneri agnelli e, approfittando del mio sonno di roccia, perché come roccia dorme un uomo quando ha disfatto le zolle del campo, l'ha presa con sé, sono andati lontano.
Suona piccolo Ken, la canzone del fratello che ama, la canzone del fratello che odia. Nel giardino non c'era odio, e mi chiedo se ci fosse l'amore, quando ancora non si poteva scegliere, in tutta quella vicinanza con Dio.
Ma il giardino è rimasto laggiù, nello sguardo lontano di nostro padre, svanito per sempre. Ora insieme noi disferemo le zolle, e accarezzeremo il seme asciutto con le mani prima di gettarlo, e attenderemo le piogge.
Sarà questo il nostro giardino.



Share |


Racconto scritto il 06/09/2013 - 18:40
Da Irene Fiume
Letta n.526 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Ho letto con piacere il tuo racconto vero come dice Sergio che le troppe ripetizioni rovinano una lettura, in questo caso però secondo il mio parere personale, le ripetizioni caratterizzano il testo e aiutano a entrare nella sua atmosfera ritmica, e oserei dire,mistica.ciao

Claretta Frau 08/09/2013 - 18:27

--------------------------------------

grazie Sergio dell'articolato commento del mio racconto "Oltre il giardino". Apprezzo anche l'osservazione sulle ripetizioni, che condivido, e provo a spiegare:l'ho scritto qualche anno fa, avevo frequentato un denso corso biblico che mi aveva lasciato un senso di musicalità cadenzata di quei libri, quelle storie millenarie...le ripetizioni erano un artificio probabilmente ingenuo per tentare di riprodurre quel ritmo

Irene Fiume 08/09/2013 - 17:25

--------------------------------------

Personalmente cercherei di ridurre le ripetizioni che, in questo testo, sono parecchie. Bello, comunque, l'accostamento di un giardino che abbisogna di fatica e di pazienza con l'Eden e la sua genesi. Scritto con lucidità e con quel senso di bontà che riesce a dare vigore ad alcuni dei comandamenti di Dio senza la macchia della vendetta, né della maledizione.
Un saluto.

sergio boldini 08/09/2013 - 12:45

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?