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L'agenzia turistica

L’AGENZIA TURISTICA
- Sai che l’agenzia di Piera è fallita? – disse Claretta a pranzo.
- Vorrai dire di Marina… - replicai.
- Sì, i soldi erano di Marina, ma… insomma, praticamente faceva tutto Piera! Non capisco come sia potuta fallire.
- Sai, la gente oggi fa i biglietti on line…
- Eugenio, che cavolo dici? Qui in paese non sanno neanche accenderlo, il computer…
- Sai, la nuova generazione cresce. – osservai.
- No, è che Marina è tirchia e l’agenzia era squallida, senza nemmeno una stampa alle pareti, una pianta, un tappetino… con un vecchio neon al tetto, che pretendeva di far luce… e anche Piera è una gran chiacchierona: a fare un biglietto ci metteva un’ora. Io ci avrei messo dieci minuti!
Inforcai gli occhiali per osservare meglio mia moglie mentre si vantava, e dissi:
- Sai, in agenzia bisogna stare molto attenti a non sbagliare: non si può fare come quella volta che siam dovuti partire alle quattro del mattino perché tu “on line” hai inteso che fossero le quattro del pomeriggio, che nel mondo civile si dicono “sedici”.
- Oh, quella fu una svista… E poi, così siamo arrivati presto a Barcellona e abbiamo avuto un giorno in più per girare!
- Beh, io cascavo dal sonno… e comunque un cliente non accetterebbe l’errore.
- Oh, io lo convincerei facendogli gli occhi dolci e offrendogli un cioccolatino al liquore!
- Clara, non hai più trent’anni, ne hai quarantotto!
- Non sei affatto carino a ricordarmelo!
Era arrivato il momento che io tacessi, per non litigare, e mi immersi nella lettura del quotidiano.
- Guarda che è della settimana scorsa…
- Clara, a volte sei troppo pignola!
Con un’imprevista mossa strategica, la mia mogliettina si alzò sorridendo, girò intorno al tavolo, mi abbracciò da dietro e mi sussurrò:
- E’ un po’ che non mi dai un appuntamento…
Forse era un po’ ruffianella, ma sapeva prendermi: - Scegli tu il giorno e l’ora…
* * *
Quel giorno Clara mi fece trovare la pasta “alla montanara”, la mia preferita. Mi osservò gustare le prime tre forchettate, sufficienti per notare che il tritato era scelto, le carote freschissime e il prezzemolo profumatissimo, poi sorridendo mi disse:
- Ho una sorpresa per te!
La guardai spaventato: certamente uno dei suoi colpi di testa. Con un filo di voce le dissi che “di solito” le sorprese mi piacciono. Tanto bastò a incoraggiarla:
- Dora e io abbiamo rilevato l’agenzia!
Dora, cioè Teodora, che io chiamo Tea, è la “migliore” amica di Clara: ha quasi sessant’anni e si è già messa in pensione per pigrizia e per invidia di Sandra, un’altra delle “comari”, quelle della canasta e della spiaggia, per intenderci.
Mi sentii impallidire: - Quanto l’avete pagata?
- Un’inezia: quarantacinquemila, compresa l’attrezzatura e tutto l’arredo!
- Quello squallido?
- Sarà bellissimo, con i quadri di De Libertis, due lampadari di Murano e un paio di tappeti cinesi in stile persiano!
- Totale, trentamila euro ciascuna! – dissi sgomento.
- No, la mia parte è soltanto sedicimila, lei ne mette il doppio.
- E i proventi?
- A me il 40 %, perché lavorerò nel pomeriggio, dopo la scuola, quando ci sarà più gente. Lei la mattina. La sera ci sarai anche tu, per aiutarmi. Non puoi lamentarti, perché ho preso i soldi dal mio conto personale.
- Clara, hai presente che tutte le spese di casa escono dalla mia carta di credito?
- Non è vero: io mi pago il parrucchiere, la manicure, l’estetista, la palestra, le perdite a canasta… Tu soltanto il vitto, l’abbigliamento e le bollette, più qualche spesa occasionale.
- E perché ogni mese devo ricaricarla di tremila sghei, quando va bene?
- Per le sigarette!
- Ma io non fumo!
Claretta aprì il rubinetto dell’acqua calda e si mise a lavare i piatti, cioè a sciacquarli, perché poi li riponeva nella lavastoviglie.
Il rumore dell’acqua impedì il proseguimento della discussione.
* * *
La sera ripresi l’argomento, sperando di essere ancora in tempo:
- Clara, non temete che vi chiedano il pizzo?
- No, tu sai chi è il cugino di Dora?
Lo sapevo, e aggiunsi: - Non è anche un tuo parente?
- Sì, cugino in terzo grado… Come vedi, possiamo stare tranquilli.
Mi sentivo ancora più preoccupato, ma non feci in tempo a dirlo, perché Clara precisò che tutte le formalità erano state assolte e sabato 14 ci sarebbe stata l’inaugurazione.
Alla prima occasione espressi le mie perplessità a Gianni, l’anziano marito-vittima di Tea (Teodora, se preferite). Lui allargò le braccia:
- Come posso contraddirla? In compenso, da lunedì 16 prossimo venturo, la mia vita di pensionato sarà più tranquilla, almeno al mattino.
* * *
Non so Tea, ma Clara s’impegnò anima e corpo in quella nuova attività: l’agenzia era una meraviglia, piena di fiori e di luce, nonché di proposte di viaggio allettanti, suggestioni esotiche, sconti e promozioni. C’era un viavai di gente e a un certo punto le due agenzie concorrenti chiesero gentilmente che Tea chiudesse un’ora prima la sera.
Clara cominciò a sbraitare e io stentai a convincerla che un’ora libera in più la sera poteva risultare utile al nostro menage.
- Mi offrirai la cena da Tiffany almeno una sera a settimana?
Per amore di pace accettai la gravosa condizione: - Però sceglierò io i vini…
- Va bene, io non ne capisco niente.
Meno male! Da Tiffany i vini possono costare più del pasto…
* * *
Accadde un lunedì, subito dopo l’apertura del mattino, quando Clara approfittava del suo giorno libero dalla scuola per aiutare Tea.
Quando mi giunse la telefonata delle due amiche dal carcere di …, avvisai l’avvocato di famiglia, poi andai a trovarle, accompagnato da un Gianni in lacrime.
Le due socie in affari erano entrambe in una specie di pigiama a larghe righe verticali, alternativamente bianche e celesti. Non so come, Clara era già riuscita a sagomare il suo sopra i fianchi. Riguardo al viso, sembrava appena alzata dal letto.
Dopo che si sedette, le feci cautamente un leggero segno con la mia mano contro il naso, per avvisarla di non parlare specificatamente. Lei disse:
- Il “mio amico” avvocato mi ha già parlato e più tardi parlerà con Dora.
In realtà l’amico era mio, ma Clara lo considerava proprio quando era contenta del suo operato. Aggiunse:
- Pare che tre nostri recenti clienti siano scomparsi nel nulla: per questo siamo qui…
Io non vedevo il nesso, ma, da vecchio investigatore, capivo che gli inquirenti speravano che le due sapessero qualcosa e parlassero. Clara mi disse soltanto:
- Conto su di te… - poi mi salutò e chiese alla secondina di tornare in cella.
Ecco, Claretta capisce al volo quando deve parlare poco: quel “conto su di te” era una sintesi perfetta di un lungo discorso pieno di raccomandazioni. La osservai: di spalle quel pigiama a strisce le stava benissimo sul sedere rotondo, a lei che portava sempre colori scuri, e una struggente nostalgia dei suoi abbracci mi ghermì. Sospirai.
Prima di uscire notai Gianni e Tea che facevano a gara a chi piangeva di più. Dopo una buona mezz’ora Gianni ricomparve e andammo via.
- Dobbiamo fare qualcosa! – ripeteva lungo la strada.
Una parola…! Se io avevo qualche mezza conoscenza, l’avrei utilizzata per Clara. Davanti a casa sua gli dissi:
- Prendilo come un periodo di riposo, perché usciranno presto…
Lo vidi varcare mesto il portoncino di casa.
* * *
Disturbai il mio amico Commissario, per il quale avevo in passato svolto qualche indagine. Mi disse:
- Andremo insieme dal procuratore B. Credo che anche tu lo conosca.
Io lo conoscevo, un tipo serio e taciturno: non sapevo se mi avrebbe aiutato.
Infatti il giorno dopo B. ci ascoltò con attenzione, ricordando in particolare un caso in cui ero stato molto utile alle indagini, poi allargò le braccia:
- Ci vorrebbe che almeno uno degli scomparsi si facesse vivo… Il signor S. è parente di entrambe le signore? Il sospetto è che i tre tizi siano finiti inglobati in altrettanti pilastri di cemento.
Io stavo scoppiando a ridere, poi capii che il Procuratore diceva sul serio e fui quasi preso dal panico. Intanto il Commissario rispondeva al suo cellulare. Poi si rivolse a B.: - Forse ci sono buone notizie: uno dei tre si è presentato al Commissariato di Massa.
- In Toscana? – chiesi stupidamente, mentre già il magistrato ne chiedeva la linea.
In pratica si seppe che il tizio aveva fatto una fuga amorosa e chiesto la separazione dalla moglie. Dal telegiornale aveva appreso la notizia dello scandalo “Dora – Clara” e, preso da un moto di compassione, si era presentato al più vicino Commissariato per far sapere che almeno lui era vivo, vegeto e felice.
Il Procuratore si alzò, mi tese la mano e disse:
- Oltre a conoscerla personalmente, ho sentito parlare bene di lei: domani emetterò l’ordine di scarcerazione per la sua signora. Però il caso non è chiuso.
Trascorsero altre ventiquattro ore, poi il Commissario mi avvisò che il mattino seguente potevo andare a prendere Clara in uscita, cioè agli arresti domiciliari.
Mi attendevo una moglie contenta, invece la rabbia repressa in quelle cinquanta ore straripò tutta nella mia auto:
- Ce ne hai messo di tempo per farmi uscire! Ho marcito per tre giorni in galera! E Tea è in isolamento! Sei uno stupido a non farti mai le amicizie giuste!
Avrei voluto replicare che invece avevamo i parenti “giusti”, ma non mi sembrò opportuno, anche perché Clara continuava a vomitare i suoi veleni: - Sono digiuna da tre giorni! Neanche un’insalata decente! Avrò perso almeno cinque chili!
“Bene!” pensai, visto che Clara si era fatta un po’ troppo cicciottella. Invece dissi: - Ti sto portando da Tiffany…
- Ah, sì? – sembrava più addolcita – Voglio le triglie di scoglio! Contorno di funghi porcini e caviale del Volga! E un enorme gelato alle fragoline di bosco…
- Ok, bambola…
Si addolcì ancora di più: - Sono ancora la tua bambola? Così, senza trucco né profumo, tutta spettinata?
Insomma, in quattro giorni Clara recuperò il suo peso – non forma.
* * *
Nel pomeriggio Clara e io riflettevamo sugli altri due scomparsi. Uno aveva uno strano cognome e glielo dissi. Lei rispose che l’avvocato le aveva detto che il caso era partito proprio dalla scomparsa di quel pregiudicato. Fui d’accordo:
- Forse gli inquirenti pensano a un regolamento di conti…
- E noi, povere piccole donne, che c’entriamo?
- Forse sperano che sappiate qualcosa e che parliate.
L’altro scomparso era un single.
- Amante della montagna, – precisò Clara – infatti il biglietto era per …
- Sarà caduto e si sarà fatto male… - ipotizzai.
- Oppure, con questo freddo, si è preso una broncopolmonite. – disse Clara.
- Bene, telefoniamo a tutti gli ospedali della zona. Anzi, faccio venire Gianni, così vedrà che ci stiamo dando da fare.
A ogni telefonata con esito negativo, il povero Gianni si abbatteva di più:
- Non lo troveremo mai…
Claretta faceva vistosamente gli scongiuri.
Alla fine lo trovammo. Per parlargli bisognava attendere l’orario di ricevimento, le diciotto, ma ci diedero un numero interno.
Gianni non piagnucolava più e sedette più eretto sulla sedia.
Clara parlò col tizio, appena sfebbrato da una brutta influenza, usando tutte le migliori tecniche di convinzione e promettendogli una serie di biglietti omaggio:
- Se lei accetta, le manderò qualcuno per raccogliere la sua testimonianza.
Poi Claretta telefonò all’avvocato, lo rimproverò aspramente a scopo preventivo, quindi lo incaricò di comunicare agli “inquirenti” l’ospedale in cui si trovava il “disperso”. Claretta pronunciò con sdegno le due parole tra virgolette.
In sintesi, la domenica mattina anche Tea uscì, molto dimagrita, ma offrì il pranzo da Tiffany a tutti noi. Il titolare del locale aveva un sorriso più largo della sua faccia.
Le due socie in affari erano pur sempre ai domiciliari in attesa di giudizio, e Claretta brontolava tutto il giorno:
- Inquirenti del cavolo! Incompetenti! Superficiali! Cinici! Vogliono fare carriera sulla pelle delle persone per bene! Due donne indifese! Sposate a degli inetti!
Poi si accorgeva di me e regolava il tiro:
- Cioè… un inetto e una mezza cartuccia…
La sera a letto provò ad abbracciarmi. Le ricordai che ero soltanto una mezza cartuccia. Si scusò in tutti i modi e allora facemmo la pace.
* * *
Non dite che gli inquirenti non sanno fare nulla, perché dopo un mese trovarono il tizio in odore di criminalità organizzata e il nostro avvocato fece sapere che contava molto sull’assoluzione delle due socie con formula piena già alla prima udienza.
Intanto non era consigliabile proseguire l’attività, e le due amiche misero il locale a disposizione di un’associazione di volontariato, alla quale peraltro si iscrissero.
In quella associazione Tea incrementò l’abitudine di organizzare pranzi, cene, gite e barbecue, arricchite di quei dolci di cui lei andava ghiotta. Insomma, era tornata nel suo piccolo mondo tradizionale.
Avvisai Clara che rischiava di ingrassare troppo, ma lei mi rispose:
- Meglio! Così, quando mi abbracci, trovi più carne!
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Racconto scritto il 12/02/2014 - 10:32
Da Michele Fiorenza
Letta n.468 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Molto divertente!!!

Claretta Frau 13/02/2014 - 12:49

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