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MARIA

D’un tratto Maria chiude il libro su cui sta studiando per dare l’esame di storia della letteratura italiana, riattiva il monitor del pc e si collega al sito della Difesa; entra nella pagina personale, una rapida rilettura della domanda: c’è tutto. Un solo clic del mouse e ha inviato la domanda per partecipare al concorso per l’arruolamento volontario nelle forze armate. Tanto non è nemmeno sicura di essere arruolata. Tanto fa sempre in tempo a non presentarsi. Tanto finire gli studi e laurearsi non le garantisce niente; in letteratura poi! Studiare non è mai stato un problema, le basta leggere con attenzione e i concetti si dispongono in fila nella memoria e all’esame li espone quasi sempre con prontezza; qualche difficoltà la trova quando le viene chiesto una riflessione critica personale, non perché non sappia cosa dire, tutt’altro, ma perché non è mai riuscita a farsi capire… mah… del resto anche tutto questo studio a cosa serve? Però i due anni che ha trascorso lì, a Roma, le sono proprio serviti: ha imparato a dividere spazi comuni con estranei, la cucina, il bagno, perfino la camera perché è difficile trovare una singola, e contrattare con gli altri su tutto, soprattutto i tempi; ha capito che ce la può fare, anche l’università è alla sua portata; e poi è uscita dal guscio molto protettivo della famiglia e ha visto che se la cava bene. Però è stufa di dipendere ancora economicamente, vuole trovare un lavoro; non che pensi a metter su famiglia, comprarsi casa, tutta quella specie di cazzate che pensa la maggior parte delle sue coetanee e che i suoi familiari si aspettano da lei. No, se fosse per lei potrebbe anche andarsene a girare il mondo, senza una meta precisa; l’unica cosa che la trattiene è che non è sicura di non dover poi tornare a casa sconfitta. Questo non lo tollererebbe. E allora forse, la strada più probabile per avere uno stipendio e trovare regolarità -almeno in questo aspetto della sua vita! - è quella di fare il militare. Le piace usare le armi, la disciplina per lei non è un problema perché sa benissimo stare alle regole anche quando le ritiene immani insensatezze, è curiosa di fare i campi di addestramento, poi se le cose si infilano nel verso giusto può rimanere in servizio permanente e avere un lavoro stabile.


In ogni caso non può continuare a stare lì, ha bisogno di cambiare aria; andare a lezione, bere una birra al solito bar, tutto è diventato soffocante. Dopo la litigata con Agnese anche chi non sapeva ha capito e adesso guarda strano, fatica a salutare e improvvisamente non ha più niente da dire. Ma soprattutto è continuare a vedere Agnese che fa più male. Non può soffermarsi troppo a riflettere su come sono andate le cose, né se avesse potuto e dovuto capirlo da subito che tipo era: Agnese era così bella ed era così straordinario che avesse scelto lei, che non aveva voluto vedere altro. Dire che l’aveva amata era troppo poco, o forse non l’aveva amata affatto, l’aveva adorata: l’aveva messa su un piedistallo e tutto quello che diceva e che faceva a lei sembrava fosse solo da prendere da esempio e da venerare, e così la riempiva di premure. Ma quando la toccava….il suo corpo tremava il mondo fuori non esisteva più e si smarriva nel suo sguardo: ambigua, seduttiva. Il primo giorno di lezione l’aveva notata subito, i loro sguardi si erano incrociati e il suo era rimasto incollato a lei per tutto il tempo. Alla fine della lezione Agnese si era avvicinata per chiederle se aveva degli appunti… dopo poco erano nella sua stanza e lei la accarezzava: Agnese lasciava fare. Le baciava il viso, i capelli, la bocca, non avrebbe mai voluto staccarsi. Si erano frequentate per un mese. Agnese rimaneva un mistero, ma lei non voleva chiedere e chiedersi niente. Poi un giorno l’aveva vista baciare appassionatamente un ragazzo e aveva creduto che il suo cuore si fermasse in quell’istante. Invece aveva continuato a vivere con quel dolore lancinante, come ubriaca, senza distinguere più cosa le accadeva attorno. Il giorno dopo a lezione l’aveva affrontata, le aveva chiesto cosa significava per lei il loro rapporto, le aveva detto che l’amava e che se lei voleva un uomo doveva dirglielo. Ma Agnese l’aveva guardata con commiserazione e a quel punto lei non c’ha visto più, credeva che avrebbe sopportato qualsiasi cosa pur di averla ancora vicino invece istintivamente le ha urlato che era una stronza, che giocava con i sentimenti, che era fredda ed egoista. Tutti, in aula, avevano sentito.


Due mesi dopo le arrivò la lettera: era arruolata nell’esercito.


Maria vuol portarsi solo lo stretto necessario e viaggiare leggera, Ascoli non ha un clima molto diverso ed è quasi primavera, ma la madre è talmente insistente nel riempirla di cose, anche di cibo - sembra che debba andare nel deserto! - che si trova a viaggiare con un borsone pesantissimo, si consola pensando che si sta allenando per le marce… Arrivata al reparto di addestramento viene accolta come le altre ragazze da ordini perentori e quasi urlati, è un reparto di addestramento femminile ma non si sa perché i graduati sono maschi, e impara subito che gli abusi di potere sono la norma; certi comportamenti rasentano le molestie, ma capisce in fretta che non può rivolgersi a nessuno per ottenere rispetto, quello deve conquistarselo sul campo. E’ cresciuta conoscendo le regole della strada, sa come cavarsela, ma la sconforta costatare che in un luogo che dovrebbe essere “fulgido esempio” di moralità, comportamenti così meschini sono tollerati, anzi peggio, considerati normali. Scoprirà - nei due anni che rimarrà militare – che i suoi valori di onestà, equità, rispetto delle regole, rispetto dell’altro come persona, il più delle volte esistono solo nei bei discorsi edificanti che fanno i Capi all’adunata, la realtà è tutta un’altra storia. Il “battesimo” c’è stato il secondo giorno, quando il sergente si è rivolto in malo modo a una sua compagna di stanza, con il tono aspro del disprezzo, accusandola di non aver salutato quando lui è entrato e di avere ancora il letto in disordine; la sua compagna dalla rabbia non riusciva a parlare, balbettava, allora lei d’istinto aveva preso le sue difese, sull’attenti, con garbo: “mi scusi sergente, comandi, ma Costanzi questa notte è stata male..” “Lei parli solo quando è interrogata!” aveva urlato a lei di rimando il sergente “Oggi lei non esce, rimarrà a pulire i bagni!” A che titolo quest’uomo era entrato nella camera intanto che loro si stavano ancora vestendo?
Maria capisce che dovrà custodire il suo sentire nella sua integrità di persona.
Non che lì dentro sia peggio che nella vita civile, è come fuori, ma proprio questo l’amareggia di più.
I campi, le marce, l’esercizio fisico intenso le fanno scoprire il suo corpo, quanto è capace di resistere: in certi momenti pensava di non farcela, invece il suo corpo si modella bene alle richieste. La cosa che le pesa di più è il non riuscire a dormire abbastanza; le ore lasciate al sonno erano proprio poche, alla mattina la sveglia è alle 5.30 e la sera il contrappello è alle 23. Ma poi il sonno tarda ad arrivare, e le ore di veglia sono le più dure: ripensa alla vita di casa, agli affetti lontani, agli amori finiti per forza; ripensa alla sua vita e si chiede se il suo posto non potrebbe essere quello caldo, confortevole e amoroso di una famiglia, come per tutti. Ma quale famiglia? Certo vorrebbe una compagna, con cui condividere tutto, e sentirsi desiderata come l’unica al mondo, e basta con storie quasi rubate, vissute di nascosto, la cui fine era già scritta fin dall’inizio.
Però non può permettersi di indugiare in questi pensieri, deve andare avanti per la sua strada, solo così potrà costruire la sua vita.
Ha visto compagne andarsene dopo pochi giorni, alcune non reggevano la lontananza da casa, altre le ingiustizie, i soprusi, altre la fatica fisica; lo sa che i primi quindici giorni sono i più duri, è l’addestramento stesso che fa la selezione. Lei invece resiste, deve resistere, per avere un lavoro, sì ma non solo; i suoi fratelli, tutti più grandi, si sono sempre sentiti in dovere di dirle cosa era meglio per lei, avevano delle aspettative e lei non era mai riuscita a raccontare a loro la sua parte più intima. Tante volte era stata sul punto di farlo, ma una loro parola, un tono troppo sbrigativo, si era sempre trattenuta; e poi, possibile che non vedessero? non volevano vedere! non avrebbero retto. E lei non se la sentiva di portare anche la loro angustia.
Molto meglio essere lontani.



Cinque mesi dopo è assegnata ad un Comando di Bologna, lavora in ufficio e nei momenti migliori le sembra di essere un’impiegata; ma non passa giorno in cui non ricompaia l’incubo di non riuscire a superare il concorso per rimanere in servizio permanente e quindi ritrovarsi da capo a doversi inventare il futuro. Sollecitata dai colleghi comincia ad inviare curriculum e consultare siti per il lavoro, diventerà una specialista nel settore, un po’ per necessità un po’ anche perché è materia dell’ufficio in cui si trova, ma invece di accrescere la speranza è sempre più scoraggiata. Due amici d’infanzia sono emigrati in Australia e leggendo le loro mail le verrebbe voglia di fare anche lei quel grande volo. Davvero sarebbe un grande volo, è letteralmente dall’altra parte del mondo e per entrarci passi attraverso una selezione molto seria, non è facile ottenere il visto, è costoso, poi ha regole ferree e abitudini molto diverse dai paesi europei e anche viverci, nonostante i tanti aspetti positivi, fuori dalla due più grandi città non è facile. Soprattutto significherebbe allontanarsi davvero tanto e non potrebbe tornare a casa in breve tempo se ce ne fosse bisogno. Deve impegnarsi seriamente e vincere il concorso per rimanere nell’esercito.


Nella camera a fianco alla sua c’è Olimpia, sta insieme a Gianluca, militare anche lui, e Maria non crede che l’immediata simpatia provata tra loro due fin dal primo giorno possa trasformarsi in qualcosa di più, troppe volte le era già successo di scambiare per attrazione quella specie di infatuazione che prende certe donne, troppe volte era rimasta bruciata, la carne viva ancora dolorante, non voleva illudersi ancora. Olimpia è bella, è solare, allegra, anche appena sveglia ha subito voglia di scherzare, per Maria ogni giorno svegliarsi è un supplizio, ce l’ha con il mondo intero e incontrare Olimpia è come se ci fosse il sole, la mette di buon umore. Succede che sono spesso insieme, anche nei servizi di caserma, all’inizio per caso poi riescono a farsi assegnare gli stessi turni, e così anche lì cominciano a girare le solite voci di dileggio, la storia è sempre la stessa: prima i sussurri alle spalle, appena sei passata, poi battute aperte di scherno. Un giorno erano insieme, lei e Olimpia di servizio alla porta, le stava facendo vedere una foto sul cellulare e stavano ridendo, vicine; passa Gianluca e fa, con il tono insidioso che Maria ben riconosce, tra la battuta e la minaccia: “Olì, non starete diventando recchie?” inaspettatamente Olimpia gli risponde “no, io sono solo rincoglionita, visto che mi sono messa con te” Maria è commossa, non perché non sapesse rispondere, e nemmeno perché le battute le facciano male, ormai ha formato gli anticorpi, anche se non ci si abitua mai, ma non si rimane più schiacciati dal giudizio stupido ignorante e cattivo. A fine servizio, in libera uscita, si sono abbracciate. Dopo i primi dodici mesi non hanno più l’obbligo di alloggiare in caserma e così si sono prese un bilocale in pieno centro e insieme stanno veramente bene. Maria si era spesso chiesta se le donne da cui è attratta le piacciono per quello che sono o se le piacciono perché avrebbe voluto essere come loro, una sorta di invidia della loro femminilità; le storie che aveva avuto erano sempre finite male perché le sue amanti avevano finito per preferire gli uomini e temeva che per lei non potesse cambiare mai. Invece con Olimpia era tutto diverso; le confidò che era stata sempre con uomini ma per convenienza, che fino a quel momento non aveva mai osato fare il passo, anche se sapeva di essere lesbica fin da bambina, veniva da un paesino sperduto tra le montagne e non era neanche immaginabile poter vivere lì chi era veramente, così aveva scelto di fare il militare, proprio per costruirsi una vita sua. Disse che si era sentita attratta da lei fin dal primo momento, che il suo modo pratico di fare le cose le dava sicurezza, (“proprio io, che non sono sicura di niente!” pensava Maria) e che la intenerivano certi suoi gesti un po’ goffi e scoordinati. La prima notte l’avevano passata a raccontarsi e a farsi le coccole. Una sorta di pudore le frenava, quasi avessero paura di perdersi irrimediabilmente una nell’altra, paura del piacere che ne poteva venire. Ma poi fecero l’amore, con emozione, desiderio, curiosità. E nelle sere che seguirono, ogni sera sempre un po’ di più, si cercavano sempre più nel profondo; a volte Maria rimaneva a lungo a guardarla, liscia e bianca, morbida e rotonda. Era così bella.


Alla mattina arrivano in caserma per l’adunata, poi nei rispettivi uffici la giornata scorre come per ogni persona che lavora, e la cruda realtà ritorna senza scampo: lei è precaria e il contratto sta per scadere: non è riuscita a superare il concorso perciò fra una manciata di mesi dovrà dire addio a tutto. In ufficio i due colleghi le segnalano varie offerte di lavoro e insistono affinché lei si candidi; lei invia sempre il suo cv ma non ci conta molto: ha già risposto a molti annunci e nessuno l’ha contattata; poi pensa che un colloquio non sia in grado di stabilire se lei abbia le capacità e non crede che i selezionatori siano competenti, l’ha visto anche nel concorso, gli scritti li aveva superati e invece al colloquio risulta non idonea…e poi … sì, non se lo vuole dire fino in fondo, ma la paura più grossa è sempre quella; da tempo è trainer di se stessa, si dice e si ripete che non è il giudizio degli altri che dice chi è lei, che se viene giudicata per ciò che appare e in ciò che appare si scorge la sua omosessualità e se viene scartata per questo è segno che non la meritano, che è stato meglio saperlo subito, che lei deve continuare ad andare per la sua strada e fregarsene, però… però sa che ogni volta è come ricevere una bastonata e riconquistare poi l’autostima è un lavorio logorante. Per fortuna in ufficio è capitata bene, abbastanza; hanno sincera stima di lei, glielo hanno detto che l’apprezzano, per la sua prontezza nel fare le cose, l’intraprendenza, la sua intelligenza, la velocità con cui apprende e la dimestichezza con il computer, la disponibilità a collaborare costruttivamente; sanno di lei e Olimpia e non le giudicano. Con Olimpia parlano di andare in Australia quasi ogni giorno, discutono i vari aspetti, hanno perfino stilato una specie di lista delle cose da fare con i rispettivi tempi; ogni volta che valutano i pro e i contro finiscono sempre per convenire che è l’unica possibilità che hanno per costruirsi un futuro; ma per Maria non è facile prendere la decisione, ha mille obiezioni, invece Olimpia è più risoluta, per lei basta dire “andiamo” e si fa quello che serve. E’ su questo punto, ogni volta, che il loro discorso si interrompe.
Più la convivenza diventa una consuetudine più aumentano anche i silenzi. Forse però questo è normale: diminuiscono le cose da scoprire, e su quelle in cui non si è d’accordo nessuna delle due vuole arrivare a litigare; almeno finché non sono cose fondamentali; e fin’ora non ce ne sono state. Quando si ritrovano la sera l’emozione e il desiderio sono ancora gli stessi. Anche se a Maria succede di guardare anche altre donne, possono essere gli occhi di una passante, oppure il sorriso o la dolce voce di una commessa ad attrarla, infatuazioni passeggere e senza speranza ma che la lasciano inquieta e insicura, scombussolata. Ma per fortuna non è sola, nella sua vita c’è Olimpia.
Poi c’è Cristina, che lavora al bar in fondo alla via. E’ una ragazza molto attraente, sempre sorridente con tutti, sembra avere la capacità di percepire gli stati d’animo e ha la rara dote di dire la parola giusta con ognuno; con lei ha saputo da subito instaurare un tono confidenziale. Quando Olimpia è di servizio e Maria si sente un po’ giù, un po’ svuotata perché non sa come passare il tempo o non riesce a concentrarsi nelle due cose che le piace di più fare, cioè leggere e preparare da mangiare, va da lei per un caffè. E quando se ne va si sente meglio, dentro. Cristina è sposata, ha un bambino piccolo ed è innamoratissima di suo marito, perciò Maria sa che la festosità che mostra quando lei entra non può significare altro che una sincera simpatia, ma è un calore così grande che le inonda il cuore.
Di fronte a donne molto belle, nonostante si senta attratta da loro e vorrebbe conquistarle, quasi sempre assume un atteggiamento aspro e tagliente, come a voler risultare sgraziata e voler essere giudicata mascolina; sa benissimo che è per evitare di sentirsi inadeguata, sa benissimo che è una parte di lei ancora irrisolta. Ma con Cristina non le è mai successo, con lei è pienamente a suo agio, come non era mai capitato prima.
Quel sabato pomeriggio, Olimpia di servizio, nel bar stranamente vuoto cominciano a parlare di acquisti e di vestiti; Maria confida a Cristina che non riesce a vedersi in gonna o con un vestito, nel suo guardaroba oltre le divise militari ci sono solo calzoni e camicette, le uniche cose che le sembra possano presentare il suo corpo nel mondo. Cristina, intanto che asciuga il bancone, le dice che non è importante come un corpo è vestito, perché la sua desiderabilità passa attraverso tante cose, come uno si muove, i colori che usa, la voce che ha; poi, guardandola dritto negli occhi con una dolcezza che Maria non scorderà più: “tu per esempio, potresti travestirti in ogni modo, ma hai delle movenze sensuali che non puoi nascondere”.



Rientrata a casa accende distrattamente il pc e apre la mail, sta ancora pensando a Cristina, a quello che le aveva detto e per come lo aveva detto; l’era entrato fin nel midollo, si era sentita amata più che se avessero fatto l’amore e le avesse detto ti amo.
Quando finalmente vede ciò che ha davanti si accorge che c’è una mail di una grande azienda, c’è scritto che hanno letto il suo curriculum, hanno bisogno di un’impiegata che conosca bene l’inglese e il pc e se è ancora interessata deve telefonare lunedì per un colloquio.
Maria andrà al colloquio, calma e fiduciosa sulle sue competenze, serena dentro come da tempo non ricordava di essere.




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Racconto scritto il 19/04/2014 - 23:23
Da valeria franchi
Letta n.539 volte.
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