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La ribellione dei capi

Dal guardaroba giungevano rumori strani, accompagnati da urla, lamenti e colorite espressioni.
Sembrava un vulcano in eruzione. Un bombardamento assordante.
Una vera e propria rivoluzione, tale da far arrossire i francesi.
Al pari dell’impero romano, abiti, giacche e pantaloni stendevano i loro tentacoli in lungo e in largo.
Formavano un serpentone più variopinto dell’abito di Arlecchino.
Tutti i capi di vestiario si ribellavano alla decisione presa, di fare il cambio di stagione.
Contrariamente a quel che avveniva in società, l’accedere al piano superiore, non indicava un avanzamento, ma una retrocessione, significava essere dimenticato e abbandonato per lunghi periodi.
E questo non piaceva a nessuno.
Così si pensò a una classifica, nell’intento di stabilire il grado d’importanza di ognuno.
La regina pelliccia infuriata, rizzò il pelo e dato il rango parlò per prima.
- Io sono la più importante, non c’è dubbio, a me spetta il posto migliore!
Quando esco, sono molto ammirata e invidiata mi portano alle cerimonie e alle serate di gala e con tono perentorio aggiunse - Io di qua non mi muovo!
L’impermeabile grigio antracite si scrollò, come spesso era abituato a fare, in situazioni imbarazzanti, alzò il bavero, e in atto di sfida appoggiò le maniche sui fianchi.
- Già – incalzò, però bagnata, sembri una gatta spennacchiata, e tutti i cani del vicinato, quando ti vedono, ti ricorrono abbaiando disgustati.
Inoltre ultimamente non sei più così rispettata, da quando gli animalisti ti lanciano uova marce fuori del teatro.
- Condivido la tua osservazione – assecondò il cappotto cammello, che era stato appeso male ed evidenziava la sua gobba – però quando la stagione avanza, la signora batte i denti con te addosso.
- Sì forse hai ragione, però in pieno agosto, tu le fai fare la sauna, povera donna – sentenziò sarcasticamente il frivolo e superficiale abitino di chiffon.
- Ma stai zitto tu! Che con un soffio ti sposto! Fece eco un irrigidito soprabito in jersey blu cobalto.
E venne la volta del tailleur gessato in gabardine.
- Bien. Je suis la plus important.Voilà! L’important c’est moi!
Senza di me non si può accedere ai pranzi d’affari.
E voi sapete bene quanto è essenziale ai giorni nostri guadagnare!
- Off…- sbuffo, con aria saputella il capo di pelle rossa, con l’ascia di guerra in mano.
- Per noi non è per niente positivo. Ti credi furbo vero?
Solo perché sei francese, pensi di saperla lunga? Ma non sai niente credimi!
Non sei tutto di un pezzo, non puoi capire.
- Guadagni carino, significa nuovi acquisti… Cambiamenti!
E sebbene siamo già inscatolati come sardine, e non necessitiamo certamente di un altro capo di vestiario, questo non sarebbe comunque il peggiore dei mali.
Il peggio sarebbe una selezione.
A sinistra gli scarti….a destra i sopravvissuti.
Tu a destra, tu a sinistra, e tu sì naturalmente a…. destra!
- E tu? – Ma… Forse a sinistra… Sì, sì …No, no a destra.
Dopo una sofferta decisione,veni poi ripescato, in un secondo momento.
Nel frattempo però rischi l’infarto.
Che angoscia, che tormento, che stillicidio!
E…Proprio tu con quell’aria un po’ retò, da manager anni settanta, potresti essere uno di … sinistra.
Dunque finiscila di dire strampalate – tagliò corto il capo di pelle rossa.
- Io non corro certo questo rischio – sospirò l’abito da sposa, con lo strascico.
- Non verrò mai eliminata dal guardaroba, perché sono un ricordo importante.
A questo punto il pantalone di lana verde muschio non riuscì più a controllarsi e frenetico sgambettò in direzione della “single” mini – gonna di maglia, che gli stava davanti.
La gonna accennò una ribellione che, però fu subito stroncata nel nascere.
- Stai al tuo posto, sei piccola e insignificante, non te ne rendi conto?
Non vedi quanto sei corta, sei un aborto!
Io almeno scaldo le gambe nei giorni freddi, ma tu che fai? Che nascondi?
Metti in mostra tutto, spudorata!
Una voce squillante intervenne a coprire il brusio che si era nel frattempo animato.
- Smettetela tutti di gracidare come rane in uno stagno.
- Io sono il più bello, il più prezioso – Urlò l’abito lungo nero di seta – rigirandosi vanitosamente su se stesso, mostrando il luccichio abbagliante degli strass.
Un lampadario di Murano non avrebbe ottenuto quell’effetto.
- Mi portano al ballo, a teatro, al ristorante alle feste più prestigiose. Io valgo molto, perciò sono io il più importante! E’ un fatto di stile!
La voce era intensa e vibrante, ma non si percepiva da dove giungeva.
- Ritirati buffone! Dovresti essere rinchiuso in una scatola! In fondo sei usato così poco che anche se te ne andassi, noi tutti ce ne faremmo una ragione!
Occupi un sacco di posto! Sei ingombrante, ammettilo!
Tocchi sempre il fondo!
Neanche in alto ti vogliono!
Quelli sotto poverini sono calpestati senza ritegno!
Il cappello alzò le piume.
- Zitti, zitti!
Voi non sapete chi sono io!
Io sono il signor cappello, la mia presenza è indispensabile.
Faccio bella figura, quando mi portano in giro.
Sono nobile, incuto rispetto, obbligo chiunque al saluto.
- Oh eh, quante arie! Quante arie! Attento potresti perdere le piume, con tutte quelle arie che emani!
Il cappello, senza guanti dice poco amico mio – intervenne la mano animata, distolta dal suo abituale allenamento.
Chissà perché, trovava interessante pizzicare il fondo schiena dell’abitino stinto, abbandonato laggiù in fondo alla parete. In un palese stato d’inferiorità.
La povera creatura, dopo aver perso il colore, si era indebolito e non disponeva più della forza necessaria per ribellarsi a tali attenzioni.
E con disagio, ma ormai rassegnata subiva.
- Se non stai fermo, ti mollo un ceffone! – incalzò con atteggiamento di provocazione la mano animata, rivolta al cappello, che nel frattempo impaurito, aveva abbassato le piume.
Noi siamo due, attenti a voi tutti, non ci sfidate!
I guanti erano temuti da tutti.
Solo loro avevano il potere di gesticolare, e consapevoli del fatto spesso dettavano legge, tenendo tutti in pugno.
- Adesso basta, mi avete seccato con le vostre ciance da mercato - osò con pudore una fragile vocina.
- La sua aggressività nasceva da una necessità di autodifesa, sentendosi un’intrusa.
- Io sono la sottoveste di seta, sono indossata ogni mattina.
Sono io l’eleganza, l’innocenza, la femminilità fatta a veste!
Timida, discreta, morbida, sensuale, fluttuante aderisco perfettamente, evidenzio le rotondità più belle, le forme più segrete. La signora è fiera di me, e mi mostra solo se vuole, in intimità.
Da un angolo più remoto, nascosto dietro al cappotto, tuonò il giaccone marrone imbottito.
- Ma non essere ridicola, presuntuosa che non sei altro!
Credi di incantarci con quelle moine?
Non puoi esser la più importante proprio tu, che neanche ti si vede! Sotto… Sotto veste mia, pecchi di presunzione.
La paffuta sciarpa di mohair rosa, con tutto quel frastuono si svegliò dal letargo e ancora sbadigliando, si stirò allungando le frange e disse:
-- Oh, anch’io conto sapete, anche se sono raggomitolata qua sotto!
Io cingo il collo, emano calore, senza di me la signora non uscirebbe mai in giornate ventose.
Proprio l’altro giorno ho sentito che confidava a un’amica, che si era dimenticata di me a casa e che si era buscata un terribile raffreddore.
Abbiate pazienza – continuò- ma anche se occupo un sottoposto, mi ritengo importante quanto voi.
La T-shirt di cotone a pois, consapevole d’essere fuori posto, prese il coraggio a due mani, proprio lei che non aveva neanche le maniche, e timidamente osò farsi sentire.
- Sì però… Ma fu interrotta bruscamente e non poté finire la frase.
Mister blazer in Madras, impreziosito dallo stemma di un club di golf, si strinse nelle spalle e si voltò di scatto.
Tutti i bottoni dorati tintinnarono, creando una velata melodia.
- Chi sei tu? - Inveì - Brutta scollacciata, come ti permetti?
Che ci fai qui? Sei qui solo per errore!
Occupi spazio a tradimento, mi stai sempre addosso! Mi fiati sul collo!
Aria…Aria!
Sei anche monca, accidenti a te! Non hai le braccia, sei nata sgorbio.
Non te ne rendi conto?
Non hai voce in capitolo qua dentro!
Ci fu una fragorosa risata di consenso.
Ritorna nel tuo cassetto ripiegata per benino, non m’infastidire!
La giacca roteò la manica destra con fare minaccioso, per invitarla a retrocedere.
Con la coda dell’occhiello, intravide la camicia, posta subito dietro la T-shirt incriminata.
- E no mia cara, non ti azzardare a guardarmi!
Sentitasi minacciata, la camicia di lino, candida e profumata di fresco bucato, tirò su i polsini in atto di sfida, pronta al conflitto.
- E no – continuò – Io non posso essere buttata dentro ad un cassetto. IO NO.
Lo sanno tutti che il lino si stazzona.
Occupo il mio posto spiegato! –Precisò decisa.
- Ma insomma – intervenne il golfino azzurro di cachemire – Io vengo da paesi lontani, la mia fibra è nobile, uno come me non può mancare in un guardaroba che si rispetti.
Alzò le maniche diritte per aria e sospirando proseguì – Io sono molto costoso, sono blasonato e quindi ho diritto ad un posto di tutto prestigio.
Gesticolando nervosamente a quel modo, nel tentativo di attirare l’attenzione di tutti, fuoriuscì dal cellophane che lo custodiva, una piccola pallina bianca che con voce sommessa parlò:
- Io e le mie sorelle occupiamo gli armadi da generazioni, tutti ci rispettano, ma qua sembra che nessuno di voi ci consideri.
E con una calma irritante, specificò:
- Se non fosse per noi, non ci sarebbe vita qua dentro!
- D’accordò – proseguì – Voi vestite la signora nelle fredde giornate, nelle tiepide primavere, nelle calde e assolate estati, nelle tristi giornate autunnali.
Voi siete tutti importanti, ma tutti voi dipendete da me e dalle mie sorelle.
- Chi sei? – sbottarono tutti in coro, increduli che un microbo di tale portata potesse osare tanto.
- Nessuno qui ti vuole vicino come amica, sprigioni volgari odori, peggio di una puzzola!
Sei vomitevole, allontanati per carità!
- Sono la naftalina- si presentò - miei cari senza di me, tutti voi sareste cena per le tarme.
Diventereste stracci per la polvere.
Brutta fine, ve lo assicuro!
Vi consiglio di non litigate fra voi, perché io odio il fracasso!
Tutti voi siete importanti all’occasione giusta ma ahimè…Quando c’è il cambio di stagione… Tutti voi siete a rischio. Soprattutto i capi bucati. E subito si creò la magia!
La piccola pallina bianca ebbe la capacità di persuadere tutti i “ ribelli “, ormai consapevoli dello scampato pericolo, grazie proprio a lei piccola, slavata, puzzolente ma necessaria. E nel guardaroba tutto tornò ordinato e tranquillo.



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Racconto scritto il 25/06/2014 - 10:44
Da Tiziana Pedol Barone
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