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Prendimi l'anima

Se qualcuno si fosse degnato di spiegarmi gli effetti collaterali mi sarei risparmiata milioni di lacrime. Avrei preferito che invece dei discorsi sul non accettare le caramelle dagli sconosciuti, discorsi sul sesso, mia madre mi avesse ammonito dal non innamorarmi. Mi avesse spiegato quanta dose di sofferenza e dolori di stomaco porta con sé l’amore, quante lacrime ti strappa dagli occhi, quanti battiti ti porta via. Avrei preferito questo,ma non si può sempre avere tutto nella vita. Non posso lamentarmi.
“I problemi sono altri” mi diceva sempre mia nonna quando ero piccola e mi lamentavo della ciccia in più sui fianchi e del fatto che nessun ragazzo mi portasse al ballo di fine anno.
“Non preoccuparti che lo troverai l’uomo giusto” mi sorrideva lei tirandomi la guancia in un pizzicotto affettuoso.
Sì, nonna, arriverà. Un giorno arriverà, ma quel giorno non è oggi. Ho donato tutta me stessa a un uomo che non sa cosa sia l’amore: un rapporto senza legami. Era quello che chiedevamo entrambi e io ho dovuto complicare le cose. Tu lo sai o almeno lo immagini mentre io cerco di nascondere la mia fragilità sotto la malizia spudorata che non mi appartiene. Mi hai portato nella tua casa a mare. Un gesto che non vuol dire proprio un bel niente. Volevi solo staccare la spina dal lavoro, dagli altri impegni, da tua moglie… .Sono una masochista. Mi faccio schifo da sola per quello che sono diventata: il terzo incomodo. Trattengo un conato di vomito mentre mi prendi e mi fai roteare.
“Tutto per noi, amore.”
Sorrido amara. Mi chiedo se davvero tu sappia cosa significhi questa parola e provo pena per tua moglie, ma lei almeno avrà gli alimenti. Quando ti sarai stancato anche di me mi getterai fuori dalla tua vita e non potrò dire e fare niente per impedirtelo. Perché mi sono dovuta innamorare di un mostro come lui? Mi sono attaccata come una cozza allo scoglio più pericoloso, quello che con un passo falso ti fa precipitare dal dirupo. Io sono già sull'orlo del baratro.
“Prendimi l’anima” ti chiedo senza pensarci.
Te lo sussurro sulle tue maledettissime labbra. Sorridi divertito. Adori quando ti paragono a Satana. Sono quelle frasi ad effetto che ti piacciono sempre. Mi tieni ancora tra le tue braccia e mi baci e in un attimo ricordo il perché io non riesca a fare a meno di te. Sei in grado di lanciarmi in orbita con una sola stretta. Facciamo l’amore o il sesso, non conta in questo momento la differenza perché i nostri corpi si uniscono ugualmente e non c’è motivo per essere così puntigliosi. Che sia qualcosa di superfluo come la schiuma sul pelo dell’acqua o qualcosa di più profondo come la sabbia sul fondale marino davvero in questo momento non mi importa. Tu l’ho sai: mi tieni in pugno come la carta vincente da svelare alla fine dei giochi e sai che non potrei mai mettere fine a questo gioco. Ci sentiamo in colpa per quello che abbiamo fatto agli altri e ci consoliamo dallo stesso dolore cercando di chiuderci in un campana di vetro. Solo io e te. Nessun altro: non tua moglie, non il mio ex che stupidamente ho lasciato per te. Sai anche questo. Perché allora non hai preso le distanze da me? Smetto di ragionare nello stesso momento in cui mi poggi sul letto ancora disfatto. Sono caduta dallo scoglio. Annego tra i tuoi baci e tra i mille brividi che mi lasciano sul fondo dell’oceano senza respiro.



Sono passate alcune ore. Ti guardo. Stai dormendo alla grossa a quanto vedo. Sembri un dio sceso in terra ma io so…io so che tu sei un diavolo. Io ho peccato insieme a te. Sei perfetto nella tua arroganza, nella tua invidiabile strafottenza. Vorrei essere per un volta come te. Forse…forse posso riuscirci, posso rovinarti i piani almeno per una volta. Prendo il coraggio a due mani afferrando i miei indumenti. Non abbiamo ancora disfatto le valige: la strada per fuggire dal tuo forcone mi appare spianata. Raccolgo la gonna, la maglia, infilo le scarpe…
“Ho lasciato mia moglie.”
La tua voce mi fa sussultare. Sento il materasso scuotersi mentre ti avvicini. Resto seduta, non mi muovo. Sono impassibile come una statua, dimentico anche di respirare.
“Nessuno te l’ha chiesto” gli dico.
Mi abbracci da dietro e il calore del cuore è un cartello che mi dice che quella strada per la fuga è stata bloccata. “Me l’ha chiesto il cuore.” Mi dici lasciandomi un bacio sulla spalla. “Non sono l’unico che ha preso un’anima sai?” mi fai notare con un sorriso.
Io non ti credo. Come potrei?
“Te ne vuoi andare?” mi chiedi.
“Sì” dico io.
No, non ti credo.
“Hai ragione. Non doveva essere complicato tra di noi.”
“Si è complicato tutto invece.”
Silenzio. Non sembri nemmeno tu. Cos'è successo a quel bastardo che mi ha piantata in asso decine di volte? Quel bastardo che mi ha preso l’anima giocandoci come fosse un pallone da basket?
“Finisce qui?” mi chiedi mentre la tua stretta si fa più salda.
Sento il tuo cuore pompare contro la mia schiena. Dovrei davvero lasciarti e farti del male. Questa sarebbe la mia vendetta per tutte le volte che non ti sei presentato ai nostri appuntamenti, per tutte quelle volte che non ci sei stato, per tutti i peccati commessi con te. Ma io non sono te. Sono fragile per quanto possa fingere il contrario. “Finirà solo quando mi ucciderai.” Ti rispondo nascondendo un sorriso.
Non significa che mi ami, non significa niente di quello che ho sempre sperato, ma tu mi stringi forte e io arrivo a credere che forse anche per noi che abbiamo fatto tanto del male ci sia redenzione. Forse un giorno lasceremo i gironi dell’Inferno e potremmo aspirare al Paradiso.




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Racconto scritto il 11/07/2014 - 14:37
Da Anna Di Maio
Letta n.425 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


intenso racconto pregno di sofferenza di stati d'animo che arrivano al lettore, ben scritto molto apprezzato

Carla Composto 12/07/2014 - 12:44

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