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Chi si arrende non ama... V°parte

Si ritrovò su un letto di Ospedale con un dottore e degli infermieri che lo guardavano.
“Adam stai bene?”
“Sì, ma dove mi trovo?”
“Sei qui da un mese, ti hanno investito mentre ti sei messo in mezzo tra un’automobile e un bambino che stava attraversando”.
“Il bimbo, come sta?”
“Bene, tu eri in coma ma finalmente ti sei svegliato!”
Erano così reali che sembrava che quei sogni li avesse vissuti realmente.
Pensava però che quelle visioni oniriche avessero voluto dirgli qualcosa, ricordava in particolar modo quello fatto su Dio e l’Inferno.
Esistono ma non sono come li dipingono.
Vedere Dio e l’Inferno in un certo modo, fa comodo a certe persone, così generano paura dicendo che soltanto loro sono nel giusto.
La cattiveria e il bigottismo sono stati riversati in ogni dove dalla mente umana.
“Nel pomeriggio ti sposteremo in un altro reparto”.
“Ok”.
Qualche tempo dopo …
“Finalmente!”.
“Più tardi vengo a controllarti”.
L’avevano portato in una piccola stanza cui stava solo, ma per lui era meglio, anche perché era un tipo discreto.
Adam amava scrivere ma ora non sapeva come, aveva un tavolino dallo sguardo triste davanti ai suoi occhi.
I morsi della sua ispirazione avevano reso i suoi occhi lucidi e gli facevano sentire un groppo allo stomaco, come quando si è distanti dalla persona amata.
In quel momento entrò un infermiere …
“Ciao Adam, come va?”
“Bene, senti è possibile avere un po’ di carta e una penna?”
“Ok”.
Gli portarono ciò che aveva chiesto e cominciò a scrivere.
Volle mettere per iscritto il suo sogno perché era convinto che fosse un messaggio e lo mise su carta in modo da non dimenticarlo.
Qualche tempo dopo entrò nella sua stanza un’infermiera.
“Ciao Adam”.
Lui la guardava senza proferir parola.
“Ciao Adam”.
Adam la fissava ma taceva.
Era una giovane molto bella, aveva capelli neri come l’ebano e lucidi come la seta.
Occhi azzurri come il sorriso del cielo.
I lineamenti del suo viso erano quelli descritti da una goccia di miele accarezzata da una brezza primaverile.
“Ho capito non vuoi salutarmi, ok vado, passo dopo a vedere come stai”.
I giorni trascorsero e le condizioni di Adam miglioravano quando vedeva quell’infermiera che entrava nella sua camera però, lui continuava a non contraccambiare i saluti.
Arrivò poi il giorno che doveva uscire dall’Ospedale e si svegliò nel momento in cui la giovane con il camice entrò.
Stavolta l’infermiera non salutò.
“Buongiorno, che fai, non saluti, maleducata”.
“Finalmente ti fai vivo e poi se fra noi due c’è un maleducato quello, sei tu!”
“Oggi esco”.
“Mi fa piacere, spero di non rivederti più, qua”.
“Ed io che stavo già pensando di rompermi una gamba per tornare”.
Compilò i vari moduli e fu fuori.
Era convinto che il fatto che fosse vivo dipendesse dai sogni che aveva fatto.
Erano esperienze nate da una realtà nascosta.
Si quelli che aveva visto erano la trasfigurazione di ciò che pensava, si chiedeva perché li aveva fatti proprio in quel momento.
Andò poi a casa sua giacché era lì vicino.
Vedeva ogni particolare che prima gli era sfuggito.
Era vivo e se lo era ancora c’era un motivo.
Appena entrò, si distese sul suo letto.
“Mi sei mancato caro materasso mio”.
Guardava il soffitto e dopo un po’ si addormentò cominciando a sognare.
Si ritrovò seduto sulla spiaggia di un’isola e stava leggendo un libro poi venne e si sedette accanto a lui Dio.
“Ciao Dio”.
“Ciao Adam ben rivisto”.
“Come te la passi gran capo?”
“Ti dirò, sto da Dio”.
“Alla grande”.
“Sono un altro passo, figliolo!”
“Come mai questa eufuria?”
“Bè, l’ho inventata io e se non fossi anche questo non darei una bella immagine di me”.
“Da quando ti preoccupi dell’immagine?”
“Da sempre”.
“Come da sempre?”
“Io non la vedo come voi umani soltanto un fatto estetico ma per me l’immagine che do a te è per mostrarti che ogni momento è buono per ridere non devo fare vedere a me che sono euforico, buono, o altre cose, lo so già”.
“Sei un po’ presuntuoso”.
“Non è per niente presunzione, dico solo la verità, io sono Dio o sbaglio?”
“Sì, si”.
Adam era contento di rivedere quel caro amico.
“Ti è piaciuto l’inferno?”
“Me lo hai fatto sognare tu?”
“Certo, era importante fartelo conoscere, voi umani siete troppo manovrabili, pensate che l’inferno sia pieno di demoni con le corna, la coda e c’è puzza di zolfo.
Perché poi il simbolo di una cosa così malvagia è il fuoco?
Il fuoco da calore, scalda il cibo, è una cosa utile”.
“Non lo so l’hanno messo forse perché è visto come uno strumento di purificazione”.
“L’amore purifica, no il fuoco allora, gli ebrei nei forni a bruciare, la gente nei roghi erano tutti purificati e chi li uccideva, infondo era bravo.
Giovanna d’Arco quindi è stata fatta santa perché bruciata viva, se moriva di vecchiaia sarebbe stata una qualunque?”
Quelle parole lo motivarono alla riflessione.
“Non credo tu abbia torto”.
“Io non ho mai torto”.
“Ci risiamo con la tua presunzione”.
“Non è presunzione, non la vedresti così se voi umani, smettereste di sottovalutarvi. Non fate che denigrarvi davanti a me e non solo. Non posso, non sono in grado, è difficile. Voi siete i miei figli, una creatura meravigliosa, siete parte di me.
Secondo te l’essere perfettissimo, quale sono, creandovi, vi faceva imperfetti come dite?”
“E’ una domanda che non mi sono mai fatto”.
Quante cose stava imparando.
“Certo, perché per voi essere umani, è diventato automatico”.
“Non lo siamo?”
“No che non lo siete e voi potete fare tutto”.
“Questa l’ho già sentita”.
“Allora prova ad ascoltarla”.
“Proverò”.
“Ora ti lascio che devo andare, ho da fare, sai com’è?”
“Tranquillo ti capisco”.
“Tu se vuoi, puoi farti un giro”.
“Posso?”
“Certo, tu puoi andare ovunque, sei mio figlio”.
“Ti rivedrò?”
“Ogni volta che vuoi io, sarò con te”.
La figura di Dio improvvisamente scomparve e lui si ritrovò solo senza sapere che fare.
Si alzò e cominciò a camminare, davanti a se vedeva soltanto una spiaggia bianca che luccicava come diamanti di avorio e un mare tinto da un azzurro molto chiaro.
Improvvisamente si sentì toccare una spalla, si voltò e vide una ragazza.
Capelli avvolti dagli sguardi di un opale di fuoco.
I suoi occhi erano neri come la brezza che nasce dal cuore di una pietra d’agata che riposa su di un mantello di neve.
Aveva il volto gentile come il soffio di un vento caldo sul dorso del deserto.
“Ciao Adam, io mi chiamo Amireh”.
“Ci … ciao”.
“Vuoi venire con me?”
“Dove?”
“A fare una passeggiata per farti conoscere il Paradiso”.
“Paradiso?”
“Si”.
“E tu chi sei?”
“Un angelo, Dio mi ha detto di accompagnarti”.
“Ok”.
I due poi cominciarono a passeggiare.
La spiaggia e il mare poi scomparvero, davanti a loro apparve un fitto bosco fatto di alberi dalle chiome scintillanti, colori sgargianti, diamanti incastonati nei tronchi.
“Questo adesso da dove è apparso?”
“E’ un tuo pensiero?”
“Non ho pensato a nessun bosco”.
“Allora è stato qualche umano a pensarci”.
“Qui ciò che si pensa prende vita?”
“Si questo è ciò che succede qua. Vedi, questo è il regno di Dio, come lo chiamate voi umani, ma è fatto da voi”.
“Come da noi?”
“L’uomo è una creatura di Dio, giusto?”
“Giusto”.
“Vedi l’uomo è come Dio”.
“Come Dio ma che dici?”
“Va dietro le parole, la mia non è blasfemia quando dico che siete come Lui, non dico che siete perfetti ma perché passate la vita a creare”.
“Cioè?”
“I vostri pensieri buoni creano questo mondo l’unica cosa che fa Dio, è amministrarli, voi per lui siete perfetti così, vi ama, si fida”.
“Si fida tanto, da lasciarci costruire anche il suo mondo?”
Adam guardava l’angelo quasi con stupore.
“Proprio così”.
“E quello che ci hanno sempre insegnato?”
“In un certo senso è vero, perché quelle storie sono frutto degli uomini e solitamente quando pensa al divino, l’essere umano diventa buono”.
“E i cattivi?”
“Loro fanno dei bei monumenti quassù in cielo, questo per farti capire che del buono c’è ovunque tu voglia vederlo”.
“Mi stai dicendo che forse questo splendido bosco potrebbe averlo fatto un assassino?”
“Si”.
“Caspita, se le persone mettessero ogni loro forza per aiutare il mondo: la fame, la sete, le malattie e molte altre cose brutte che ci sono, sarebbero solo un ricordo”.
“Vedo che hai capito il senso”.
“Qua si trova anche ciò che si costruisce nei sogni?”
“No”.
“Perché?”
“Perché i pensieri dei sogni non sono fatti volontariamente”.
I due camminavano immersi nel verde.
“Come mai qui non c’è il Sole eppure è pieno di luce?”
“La bontà è già luce, perché tu che colore gli daresti al cielo?”
“Gli darei i colori dell’arcobaleno”.
“Ok”.
L’azzurro del cielo acquistò i colori dell’arcobaleno e luccicava come una sciarpa di strass.
“Così ti piace?”
“E’ bellissimo”.
Il bosco poi scomparve e apparve nuovamente la spiaggia, era diversa però da quella dell’ultima volta, la sabbia era dello stesso colore dell’acqua, i granelli erano splendenti come schegge di zaffiro e sembrava di camminare immersi nell’azzurro.
Adam si emozionava ogni volta che passeggiava perché nei suoi sogni non usava la sedia a rotelle.
La tristezza lo invadeva quando si svegliava perché si ricordava sempre delle sue immaginazioni oniriche.
Tornare alla realtà per lui era dura, non avrebbe mai voluto svegliarsi.
Gli piaceva sentire la sabbia che gli solleticava i piedi.
Molti pensano che camminare sulla sabbia è bello, ma mentre lo fanno quanti pensano a cosa stiano facendo?
Mentre camminavano poi, osservarono un capriolo che quando li vide gli andò incontro.
Ad Adam tornò alla mente il sogno che aveva fatto di quella città dove gli animali trattavano da bestie gli uomini.
“Viene verso di noi”.
“Certo, sulla Terra ha paura, ma qui non ce n’è ragione”.
L’animale si fece accarezzare.
La coppia di amici poi riprese il suo cammino.
Arrivarono davanti ad una cascata con attorno una cornice di fiori colorati e dentro c’erano dei bambini che giocavano tra loro.
“Belli quei bimbi”.
“Si sono la vostra parte migliore perché arrivano da noi con già una fetta di Paradiso che portano con loro sulla terra finché non raggiungono la pubertà”.
“Come hanno una fetta di Paradiso che portano con loro?”
“Si quella fetta si chiama innocenza, lo disse anche Gesù”.
“Cosa?”
“Se non vi farete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli … purtroppo nessuno di voi umani riesce a essere semplice come loro”.
“Non è così semplice, ci lasciamo assorbire dalla nostra vita”.
“Penso sia il contrario”.
“Cioè?”
“Siete voi che vi avvinghiate alla materialità dalle cose e assorbite la vostra vita”.
“Quindi siamo soltanto noi che ci creiamo i problemi?”
“Sì, se ci pensi bene, non esistono i problemi ma solo scelte sbagliate, perché il buono non porta mai problema”.
“Forse non hai tutti i torti”.
Mentre camminavano Amireh, si fermò.
“Ora è meglio che ti svegli è un mese che stai in coma”.
“Ma non ero tornato a casa?”
“Stavi sognando”.
L’angelo e il Paradiso cominciarono a svanire, e la luce che avvolgeva le cose diventò sempre più forte.



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Racconto scritto il 30/08/2014 - 20:19
Da Giuseppe Greco
Letta n.277 volte.
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