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Le istruzioni sono:

Prosegui una storia che inizi così: "Fissava il foglio bianco dinanzi a sé , mentre, veloci, i pensieri ballavano nella sua testa. Vedeva le immagini prendere corpo per poi, come d’incanto, svanire in un momento, in un battito di ciglia.
Il tempo passava, ma niente, nulla, non un solo pensiero si era chiarificato, strabuzzava gli occhi cercando di vedere oltre la fitta nebbia in cui era avvolta la sua mente. Vuoto. Stava per chiudere tutto, andare via, si era fatto tardi e cominciava a sentire i morsi della fame. Non aveva pranzato e, ormai, doveva essere ora di cena. Stanca e avvilita, si accingeva a spegnere il computer quando vide una figura venire verso di lei. Si materializzava ad ogni passo, testa alta e espressione fiera “Io sono Claudia” disse “mi stavi aspettando”.


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Il riflesso

Fissava il foglio bianco dinanzi a sé , mentre, veloci, i pensieri ballavano nella sua testa. Vedeva le immagini prendere corpo per poi, come d’incanto, svanire in un momento, in un battito di ciglia.
Il tempo passava, ma niente, nulla, non un solo pensiero si era chiarificato, strabuzzava gli occhi cercando di vedere oltre la fitta nebbia in cui era avvolta la sua mente. Vuoto. Stava per chiudere tutto, andare via, si era fatto tardi e cominciava a sentire i morsi della fame. Non aveva pranzato e, ormai, doveva essere ora di cena. Stanca e avvilita, si accingeva a spegnere il computer quando vide una figura venire verso di lei. Si materializzava ad ogni passo, testa alta e espressione fiera “Io sono Claudia” disse “mi stavi aspettando."


Appena se ne accorse, si fermò di scatto, in quel corridoio che stava percorrendo per andare in cucina. Sbarrò gli occhi per quello che le si presentò alla vista.


-Allora? Ti sei mangiata la lingua?


Era rimasta seduta per troppo tempo, sicuramente, e, poi, non aveva nemmeno mangiato. Solo così poteva spiegarsi quella scena: lo specchio, dall'altro capo del corridoio, le stava parlando. Era lei, ma allo stesso tempo non poteva esserlo: sentiva di avere chiaramente i piedi radicati nel pavimento e la sua bocca emetteva fruscii di foglie; il suo presunto riflesso stava con le braccia conserte, con un'espressione piuttosto ferma e decisa e il piede martellante. Continuava a chiedere, alzando la voce:


-Cos'è? Ora non hai nemmeno il coraggio di parlare?


Claudia (quella non riflessa) prese un respiro profondo, chiuse gli occhi scuotendo la testa e arrivò in fondo al corridoio, per poter entrare in cucina a farsi da mangiare.
Era la fame, nient'altro. Bisognava solo mangiare e riposare gli occhi. Forse il computer, con qualche stramberia elettromagnetica, aveva una parte di colpe. Tenendo chiusi gli occhi, riuscì a varcare le soglie della cucina. Gettò un sospiro di sollievo, non avendo sentito più la sua voce (era un po' stupita di questa constatazione).


-Guarda che io sono ancora qui, non sparisco mica!


Adesso ebbe seriamente paura: qualcuno si era intrufolato in casa e voleva derubarla. Pensò subito di chiamare la polizia, ma il telefono si trovava in soggiorno: avrebbe dovuto oltrepassare di nuovo il corridoio. Impossibile. Chi aveva parlato era sicuramente nascosto là: non avrebbe avuto il tempo di prendere il telefono o, quantomeno, di scappare.
La sua logica l'aveva rassicurata ancora con qualcosa che poteva comprendere, come una specie di istinto di conservazione: DOVEVA avere un appoggio, credere a qualcosa, che, soprattutto, si potesse risolvere.
Sebbene avesse le braccia paralizzate, afferrò con tutta la sua forza un coltello, nel caso avesse dovuto difendersi.


Ecco il corridoio, sembrava essere piombata lì per sbaglio.


-Non c'è alcun ladro, sai benissimo quello che hai visto. Non fare la finta tonta e guardami!


Quasi come se fosse stata lei ad essere scoperta, si girò con cautela verso lo specchio, davanti al quale si era fermata.
Una vista terrificante: era lei, non c'erano dubbi. Stesso viso, stessi occhi, stesso naso; eppure non si riconosceva per niente.


-Ma tu...tu sei me?- disse Claudia al suo riflesso.
-Lo vedi tu stessa, no? Il cervello ti dice il contrario, per caso?-
-Ma com'è possibile... Io, voglio dire, sì, IO sono qui, in questo momento...-
-Beh, anche io sono qui, che c'è di strano?-
-Ma tu sei il mio riflesso!-
-E se fosse il contrario?- rispose a questo punto in tono sibillino la Claudia-riflessa, -sai, ti ho sempre osservato, anzi, sono stata parte di te, e ti ho sempre considerato un riflesso.-
-Un riflesso?- non capiva.
-Sì. Facevi da specchio a tutto quello che la vita ti presentasse davanti: inutili scartoffie, amicizie false, stupidi problemucci di ogni giorno. Credevi che la vita fosse questo, mi sbaglio? Un fluire ininterrotto. Adesso ti è venuto il pallino della scrittura, e questo mi ha infastidito.-
-Non riesco a capire...cosa intendi dire?-
-Intendo dire che tu mi stavi aspettando, Claudia. Mi sono separata da te, prima che quell'ipocrita logica mi accoltellasse alla schiena. Sono andata oltre lo specchio, spinta oltre la tua falsa realtà. E, in cuor tuo, aspettavi che ritornassi a suggerirti, a darti qualche idea-.


Era frastornata: stava parlando con uno specchio? E non parlare come quando ci si prepara un discorso, ma stava già discutendo. Non avrebbe potuto raccontare a nessuno una cosa simile, dove sotterrarla nei meandri della sua memoria.


-Potrebbe essere un buon materiale per quello che vuoi scrivere!-esclamò divertita l'immagine.
-Come? Come hai fatto a...- rispose Claudia, scossa.
-Te l'ho già detto: io sono te. Lascia che ti dica quello che non hai voluto ascoltare, mentre ero dentro di te e tu m'ignoravi: apri gli occhi, una buona volta. Fino ad oggi, ti sei lasciata abbindolare dalle sicurezze che la logica ti aveva offerto. Oltre a lei, poi, hanno contribuito tutte quelle belle storielle da raccontare agli uomini per riuscire a dormire la notte. Ora che sono qui, nella vera realtà, posso dirti che non devi temere nulla, perché niente ha senso, nemmeno tu. Non disperarti per questo, anzi, sappi che è quella tua amata logica a soffrire, perché solo a lei interessa esistere. Non avere paura di ciò che non ha significato, perché è proprio a quello a spaventare, non la cosa in sé. È inutile che poi mi dilunghi troppo, questo è abbastanza. Ti prego soltanto di questo, però: non vivere in una farsa.-


L'immagine disse questo e restituì a Claudia quella che forse era davvero la sua faccia: attonita, disgustata, spaventata. Terribilmente sola.




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Scrittura creativa scritta il 08/06/2015 - 15:22
Da Gianluca Geraci
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