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INCIPIT PER UN RACCONTO BREVE

Le istruzioni sono:

Partendo da questo dialogo inventa una storia:
“No!, no! e poi no!”
“Ma mamma?!”
“Quante volte te lo devo ripetere ancora?...non devi mettere piede in quel luogo…e, soprattutto non devi avere nessun contatto con lei!”
“Ma?, potrebbe essere la nostra unica…”
“Zitta! Non ne voglio più discutere, e mettitelo bene in testa…cosa fai?, non oserei uscire da quella porta, se fossi in te!”


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Non l'ho mai perdonata

“No!, no! e poi no!”
“Ma mamma?!”
“Quante volte te lo devo ripetere ancora?...non devi mettere piede in quel luogo…e, soprattutto non devi avere nessun contatto con lei!”
“Ma?, potrebbe essere la nostra unica…”
“Zitta! Non ne voglio più discutere, e mettitelo bene in testa…cosa fai?, non oserei uscire da quella porta, se fossi in te!”
Aprii la porta e senza guardarla uscii e chiusi la porta dietro di me. Scendendo le scale sentivo urla e lamenti provenire da casa mia, se mai sarà ancora casa mia.
Per ogni singola stronzata doveva iniziare a sbraitare, beh in fin dei conti le ho mai dato tregua. A 15 anni mi beccò a fumare la prima sigaretta, ero con le amiche dell'epoca in una stradina dietro Piazza del Gesù a bere qualche birra. Già sapeva che bevessi. All'improvviso come un fulmine a ciel sereno la vidi venire verso di me con il sangue agli occhi proprio dopo aver acceso una sigaretta offertami da un ragazzetto del posto. Una singola sberla in faccia, non piansi, la guardai fisso e senza che mi dicesse nulla mi avviai verso casa con lei che mi seguiva.
Mi stavo dirigendo verso casa di Mary. Ero nervosa. Tremavo. All'improvviso squillò il cellulare. Era lei.
"Dove sei?"
"Sto venendo da te"
"Non farlo, lo dico per te"
"Sto venendo"
Staccai ed accellerai il passo. Dopo una decina di minuti fui lì, entrai nell'hotel dove alloggiava poi dopo aver preso l'ascensore corsi verso la camera 33, la sua, così entrai e chiusi la porta alle mie spalle. Era lì, mi fermai d'avanti a lei e la baciai.
Avevo 18 anni quando diedi il primo bacio ad una ragazza e da quel momento non smisi più, la conobbi in Inghilterra durante il viaggio che feci come regalo per la mia maggiore età. Ero in un locale di musica indie e ballavo con questa biondina poco più grande di me, ballavamo, ballavamo, ballavamo poi dopo altri due drink mi guardò negli occhi, sorrise e mi infilò la lingua in bocca, subito ricambiai. Mezz'ora dopo, nei bagni dello stesso locale fu anche la prima volta che lo feci con una ragazza e da quel momento non smisi più.
"é troppo complicato"
"Non è vero, ce la possiamo fare"
La baciai ancora. Mi scostò.
"Ti amo ma ti ho causato troppi problemi, ti prego lascia perdere"
"Mai! Mia madre dovrà accettarti"
"Non ha tutti i torti, Sara. Ieri hai esagerato."
Chinai il capo.
"Lo so"
La guardai negli occhi.
"Io non voglio abbandonarla qui ma questo non è il posto giusto per noi, lo sai."
"Non è il posto giusto per me, continua la tua vita Sara. Dimenticami."
Non credetti alle mie orecchie e le prima lacrime mi carezzarono le guance.
"Come puoi dirmi questo! Voglio solo sposarti!"
Un anno fa mi sono laureata a pieni voti in infermieria, forse l'unica gioia che ho dato a mia madre, una delle poche volte cha ha pianto di gioia o forse di invidia, chissà, sono arrivata dove lei non è riuscita. Due settimane dopo partii per un viaggio di un di tre mesi in America, California. Volevo provare a partire da zero.
Durante il primo mese alloggiai in un motel a San Francisco dove studiai e diedi l'esame per far valere la laurea anche in America. Lavorai come cameriera in un ristorante italiano del posto, lì conobbi mary. Era la figlia del mi datore di lavoro, padre Romano e madre del Tennessee. Capii che era come me da come mi guardava così la invitai a bere una sera. Offrì lei così quando spostammo la festa nella mia camera al motel offrii io.
A metà del secondo mese mi trasferii da lei, parlammo, bevemmo e facemmo all'amore così tanto da essere prese a tal punto che prima del mio ritorno a casa le chiesi di sposarmi nel ristorante dei genitori e lei accettò. Costruii un bel rapporto con i genitori. Acconsentirono con gioia. Ah, l'America.
Iniziai a piangere a dirotto. Mi sedetti sul divano e chiusi la faccia ta le mani. Si sedette affianco a me e mi strinse a se, la abbracciai.
"Voglio essere felice, lì, con te"
"Lo so ma non puoi lasciare tua madre qui, sola"
"Lo ha voluto lei"
"Non essere così cattiva con lei è pur sempre tua madre"
"Non glie lo perdonerò mai"
"Non puoi tornare a casa di tua madre dopo tre mesi e fare coming out presentandomi come tua futura moglie"
"Credi che non lo sappia?!"
Mi ricomposi.
"Lo ha sempre saputo, ne sono sicura, non doveva reagire così"
"Non puoi fargliene una colpa Sara"
La sera prima mi presentai con Mary fuori casa mia. Bussai. Lei aprì e quando mi vide sorrise e ci fece entrare, mi abbracciò e le presentai Mary. Ci sedemmo ed iniziai a parlarle di San Francisco, dello studio, del motel, del lavoro al ristorante poi dopo qualche secondo di silenzio chiese come mai fossi presentata a casa con la figlia del proprietario del ristorante. "Conviviamo da due mesi quasi e tra un mese ci sposiamo" furono le mie parole. Rimase immobile poi iniziò a ridere ma con lo stesso sguardo che aveva dietro Piazza del Gesù.
"Non prendermi in giro Sara"
"Da quando avevo diciotto anni sono attratta dalle ragazze"
Non parlò, non rideva più, mi fissava solo con quello sguardo.
"Che diavolo stai dicendo Sara?!"
"Ciò che hai sentito mamma"
Scattò in piedi.
"Lasciaci sole Mary"
"Resta"
Dissi dopo che spaventata mi guardò.
"Ah, vuoi che resta? D'accordo!"
"Cosa cazzo mi stai dicendo? Che sei Lesbica? Cazzo Sara fai sul serio?"
Iniziò sbraitando.
"Ora mi vieni a dire che ti vuoi sposare con questa americana? Quindi vuoi trasferirti là? Per questo l'esame?"
"Si"
Mi diede uno schiaffo e mi alzai di scatto, Mary mi fermò.
"Cosa penseranno in paese? Tutti mi daranno la colpa per averti cresciuta male! E rimarrò sola! Vuoi lasciarmi sola!"
"No! Tu hai deciso di restare sola quindici anni fa!"
Non dimenticherò mai quella sera di quindici anni fa, avevo undici anni. Papà mi portò ad un viaggio di lavoro in Svizzera con lui, dovevamo starci per una settimana ma tornammo due giorni prima. Lasciai mio padre prendere le valige dall'auto dopo che mi diede le chiavi di casa e mi disse di iniziare a salire, così feci. Entrai in casa e socchiusi la porta, sentivo delle urla provenire dalla camera da letto così mi ci precipitai ed accesi la luce.
Mia madre era distesa sul letto, nuda, con il vicino di casa sopra di lei che la schiaffeggiava. Si voltarono verso di me e si coprirono. Lei mi fissava sbigottita, dopo poco si sentì chiudere la porta, mio padre era dietro di me.
Mi prese in braccio e mi chiuse a chiave nel bagno. Dai racconti del telegiornale scoprii che aveva buttato il vicino giù dal balcone. Morì l'anno successivo in una rissa in carcere. Fui affidata ai servizi sociali ma dopo poco tempo decisero di lasciarmi con mia madre. Non l'avrei mai più perdonata. Non l'ho mai perdonata.
Per la prima volta parlai a Mary dell'accaduto. Non aveva parole. Mi strinse a se.
"Non avevo idea. Perché non me ne hai mai parlato?"
"Perché per la prima volta me ne ero dimenticata"
Mi strinse forte a se. Rimanemmo così per molto.
"Vuoi ancora sposarmi?"
Le chiesi.
"Facciamolo baby"
Quella mattina tornai da mia madre per chiarire.
"Questa è la mia vita"
"Io ti ho dato la vita"
"No, tu me l'hai rovinata"
"So che mi odi, ma non devi farmi questo per vendicarti"
"Non capisci, la amo e la sposerò. Domani stesso ritorneremo in america e tra un mese la sposerò. Non lo faccio per vendicarmi nonostante ce l'abbia con te. Sei mia madre e ti voglio al mio matrimonio"
"Mai! Tu non ti sposerai con quella e non tornerai più in America!"
"Mamma, voglio che tu venga con noi per ricominciare, voglio riparare il nostro rapporto. Non puoi continuare a vivere in questa topaia di casa in questa topaia di città"
“No!, no! e poi no!”
“Ma mamma?!”
“Quante volte te lo devo ripetere ancora?...non devi mettere piede in quel luogo…e, soprattutto non devi avere nessun contatto con lei!”
“Ma?, potrebbe essere la nostra unica…”
“Zitta! Non ne voglio più discutere, e mettitelo bene in testa…cosa fai?, non oserei uscire da quella porta, se fossi in te!”
Aprii la porta e senza guardarla uscii e chiusi la porta dietro di me. Scendendo le scale sentivo urla e lamenti provenire da casa mia, se mai sarà ancora casa mia.



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Scrittura creativa scritta il 08/02/2016 - 22:33
Da Patrick Zanto
Letta n.242 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Ciao Patrick, hai scritto il racconto che in fondo tutti abbiamo pensato leggendo l'incipit. La storia lesbo si presta benissimo per la trama però proprio per questo perde qualcosa in originalità. Ciao!

Seby Flavio Gulisano 09/02/2016 - 21:42

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