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Le istruzioni sono:

Scrivi un racconto dal titolo IL LADRO DEI SOGNI


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IL LADRO DEI SOGNI-Prima Parte.

IL LADRO DEI SOGNI


Se ne stava lì, meditabondo nell'ombra. Perso nei suoi pensieri, al buio nella sua strana dimora. Era da poco sorto il sole e per egli era tempo di dormire. Dormire, che buffa parola detta da lui. Si sistemò meglio sulla poltrona, cercando di dare un senso a quella sua bizzarra esistenza. Strani quadri adornavano le pareti della stanza: erano tutti i sogni che aveva rubato. Sogni meravigliosi che parlavano d'amore, o che mostravano meraviglie che un uomo come lui non avrebbe mai osato immaginare, e poi c'erano i sogni di libertà.
In fondo, si diceva, non era un ladro, ma un collezionista, che circondava la sua esistenza di cose belle, in fin dei conti non faceva del male a nessuno, rubava solo aria, materia inconsistente, che però serviva da nutrimento alla sua anima e lo teneva vivo. Era cominciato tutto troppo tempo fa, quando aveva perso tutti i suoi sogni e tutte le sue speranze, quando anche l'amore l'aveva abbandonato, e aveva preso ad ascoltare tutti i sogni e tutte le speranze degli altri. I loro amori, i loro progetti, fino a quando non era divenuto ciò che era, una figura d'ombra che viveva di notte. Lasciò la stanza e andò al grande specchio del corridoio. I suoi intensi occhi azzurri e i capelli castani, erano sempre gli stessi, il suo volto era quello di un giovane uomo, e gli abiti ancora li cadevano a pennello. Si sistemò meglio la cravatta e lisciò una piega immaginaria sulla marsina.
Quella casa era oltre il tempo, ed egli lo sapeva bene, così come sapeva il vero segreto della sua natura, eppure era a suo agio, in quella strana vita che lo teneva lontano dai turbamenti. Che ragionamenti contorti che faceva! Egli non poteva essere felice, ma neanche poteva provare tristezza, e questo era un bene anche se in realtà era in gabbia. Viveva, era vivo, conservava il suo vigore, ma nessuno poteva vederlo. Per gli altri era poco più d'un fantasma, una figura della fantasia, ma lui sapeva di esserci e da troppo tempo, ormai. Si allontanò dallo specchio, che senso aveva perdersi in ragionamenti senza via d'uscita? Che senso aveva torturarsi nella vana speranza che tutto quello finisse, che potesse di nuovo sentire lo scorrere del tempo e non solo vederlo? Forse era meglio così, andare avanti e fingere che nulla era mutato, che tutto andava bene e fosse tutto come era prima.


Finalmente la notte era calata, di nuovo. Prese il suo mantello ed uscì. Era una notte serena, rischiarata di stelle che brillavano, simili a diamanti e il cielo era un perfetto velluto nero. Cominciò a passeggiare prediligendo le vie meno frequentate cosicché avrebbe potuto sentirsi normale. Era una notte perfetta e lui procedeva con calma, cercando di godersi la nottata. Di tanto in tanto si fermava per catturare un sogno, avendo cura di scegliere solo quelli belli o felici, non voleva sogni tristi, era pur sempre un...collezionista, si disse mentre afferrava l'ennesimo sogno.
Riprese a camminare, passando per una strada mai percorsa prima, una bella strada, tranquilla ma un po' stretta. Girò l'angolo e una casa attirò la sua attenzione, malgrado fosse una notte piuttosto fredda un balcone era aperto. Provò la tentazione di entrare. Era una cosa che non faceva mai, anche se di tanto in tanto si soffermava a guardare dall'esterno, se poteva. La tentazione fu più forte.
Si arrampicò su un albero fino al balcone ed entrò. Per qualche istante rimase interdetto. Era entrato nella stanza di una ragazza molto bella, dal volto dolce che dormiva tranquilla. Restò qualche minuto a guardarla, ammaliato dalla freschezza di quella giovane donna, che lo attraeva sebbene non avrebbe saputo dirne il motivo. Stava per andarsene, quando la serenità di quel bel viso cominciò a disfarsi. Sentì con chiarezza la presenza di un incubo. Fu più forte di lui, seguendo un impulso catturò il sogno prima che potesse manifestarsi. Il volto della ragazza tornò sereno. Per lui fu come ricevere un pugno al punto di accasciarsi. Non avrebbe saputo spiegare il perché del suo gesto, ma il sorriso che si dipinse sul volto di lei gli sembrò un'adeguata ricompensa per i dubbi che seguirono all'aver agito così.


Quella mattina si svegliò serena, anzi di buon umore.
«Buongiorno mamma, sono in ritardo per l'università. Ci vediamo dopo» la madre la guardò stupita.
«Sembri allegra.»
«Sai quell'incubo?» La madre annuì. «Be' stanotte non mi ha tormentato.»
«Capisco. È un buon segno.» Iris annuì.
«Ora vado che faccio tardi.» Salutò in fretta ed uscì. Si sentiva più leggera. Erano mesi che ogni notte era tormentata dagli incubi e tutte le mattine non riusciva ad affrontare la giornata, come avrebbe voluto. Ma quella mattina era diverso, per una volta sentiva di poter fare tutto quello che voleva, ma cosa sarebbe successo se l'incubo fosse tornato? Riprese a camminare, non voleva pensarci. Fece un sospiro. Era una bella giornata, perché angustiarsela con nefaste previsioni?


Aveva appena finito di appendere i nuovi sogni. Tutti tranne uno. Era stupito del suo comportamento e ancora non riusciva a capacitarsi del suo gesto, ma non aveva potuto impedirsi di agire in quel modo. Ne era contento. Se ripensava al volto della ragazza non poteva negare che non era affatto pentito. I pensieri però non gli davano pace.
Si mise a guardare i sogni che aveva rubato e a poco a poco si rilassò.


Era stata un notte proficua, il suo sacco era pieno, ma c'era ancora tanto tempo prima del sorgere del sole. Si mise a passeggiare con calma, fino a quando non si accorse di essere nella stessa strada della notte prima. Un po' per curiosità un po' per...non avrebbe saputo spiegarlo, girò l'angolo e alzò lo sguardo. Il balcone era aperto. Si arrampicò ed entrò.
Sin da subito provò una sensazione di déjà-vu, mista a qualcos'altro che non seppe definire. Quella ragazza lo affascinava e risvegliava in lui istinti, che da troppo tempo ormai credeva sopiti.
Doveva andarsene. Aveva commesso uno sbaglio a tornare lì. La ragazza prese ad agitarsi nel sonno. Un incubo stava materializzandosi. Non si concesse neanche il tempo di pensare, afferrò il sogno e lo gettò nel sacco.
Fu peggio dell'altra volta. Mentre lei tornava serena, lui finì a sbattere contro qualcosa. La ragazza si svegliò. Lui scioccamente trattenne il respiro.
«C'è qualcuno?» Chiese con la voce venata di spavento. Egli si chiese cosa dovesse fare, in fondo lei non poteva vederlo, eppure non riusciva ad allontanarsi, lei era così bella e appariva così fragile.
«Tornate a dormire.»Usò il suo tono più gentile, ma non servì a tranquillizzare la ragazza.
«Chi sei? Cosa vuoi?» Bella domanda. Chi era, cosa voleva?
«Non sono qui per farvi del male o spaventarvi.» Disse.
«Allora fatti vedere!» Egli si avvicinò al letto.
«Non posso.»
«Perché?»Egli fece un sospiro.
«Sono davanti a voi, ma voi non potete vedermi.» Lei sgranò gli occhi.
«Che strano scherzo è questo?»
«Nessuno scherzo.»Stava sognando?Sentiva una voce, ma non vedeva nessuno. Stava impazzendo?
«Sei un fantasma?»
«No.»
«Non sei un fantasma. Puoi vedermi e parlarmi, ma io non posso vedere te. Cosa diavolo sei?»
«Posso sedermi?»Lei annuì indicando il letto. Egli sedette. Iris si scostò stupita. Avvertiva chiaramente che qualcuno si era seduto, ne avvertiva il peso e vedeva il materasso sprofondare sotto il suo invisibile peso, eppure non c'era nessuno. Dopo una pausa il suo invisibile ospite riprese. «Sono un uomo il cui destino è quello di rubare i sogni delle persone.»
«Hai...cancellato tu i miei incubi?» Chiese stupita. Lui annuì. «Perché?»
«Ero, qui. Debbo andare.»
«Hai uno strano modo di parlare.»
«Anche il vostro è alquanto bizzarro.» Lei rise
«Tornerai anche domani?» Più la guardava più ne era affascinato. Cosa diamine stava accadendo?
«Non saprei.»
«Hai un nome?» Lui sorrise.
«Come tutti. Il mio è Herbert.»
«Io sono Iris.» Il nome le calzava a pennello.
«Un nome davvero grazioso.» Lei arrossì per quel semplice complimento.
«Grazie.»
«Ora debbo davvero andare.»Iris era incuriosita da quella situazione.
«Dove andrai?» Il ladro dei sogni sorrise.
«A casa.»Lei sgranò gli occhi.
«Hai una casa?» Egli rise.
«Vedete, per quanto vi possa apparire strano, ho una casa e un nome e dei ricordi.»Iris ci pensò.
«Ma non hai un'età, vero?»
«Perché chiedete tante cose di me?»
«Non capita spesso di parlare con...uno come te.»
«Ho 30 anni, da una vita ormai. Ma ora basta. Non è facile spiegare e non voglio.» Quella misteriosa voce sembrava malinconica ed Iris ne fu colpita.
«Perdonami. Ho parlato tanto, ma non ti h ringraziato per aver cancellato il mio incubo.»
«Tornate a dormire e non preoccupatevi.»
«Buona notte, Herbert.» Istintivamente allungò una mano verso di lui e si stupì di poter toccare la sua mano, ma l'attimo dopo il ladro dei sogni era sparito.


Come ogni mattina si mise ad appendere i sogni raccolti. Cosa doveva farne degli incubi? Era confuso. Cosa era accaduto quella notte? Lei l'aveva sfiorato e lui dopo tanto tempo aveva avuto la conferma si essere ancora vivo, pur nella sua bizzarra esistenza. Si mise a camminare tra le stanze, finché non ne scelse una adatta e vi appese gli incubi di Iris.
Avrebbe dovuto riposare, ma non vi riusciva, i suoi pensieri somigliavano ad uno sciame di api impazzite. Suo malgrado stava riaffiorando una speranza ormai sopita. Una speranza ala quale non osava dare un nome. Diede un'occhiata agli incubi appena appesi. Cosa era mai accaduto, perché una ragazza così bella facesse sogni tanto orrendi? Chissà dov'era ora e se aveva già dimenticato la loro conversazione, ma quelle erano domande insidiose da porsi.


FINE PRIMA PARTE.




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Scrittura creativa scritta il 17/04/2016 - 18:35
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.205 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


bel racconto vedo anche la seconda parte
Nadia
5*

Nadia Sonzini 22/04/2016 - 20:50

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proseguo con la seconda parte.

malos mannaja 18/04/2016 - 10:55

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