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UN SEGRETO

Le istruzioni sono:

Un segreto mai rivelato lega alcuni personaggi tra loro. Scrivete un racconto incentrato su un mistero che dovrà essere svelato solo nel finale.


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Segreto di un giocatore di poker online

Gianni racconta a Marco, che non è mai stato interessato al gioco e non ha mai tenuto le carte in mano. Non conosceva nemmeno le regole del poker tradizionale, quello all’italiana, quello del mitico Regalo di Natale per capirci.
Marco: < come sei riuscito ad essere un profondo conoscitore e giocatore professionista di poker>?
Gianni: <un giorno di maggio di tre anni fa un amico mi invitò a casa sua a provare un gioco nuovo, che proveniva dall’America e che è il poker a due carte e da quel giorno il poker, mi è entrato nel sangue>.
Marco: "a distanza di tre anni, Gianni si può tranquillamente affermare che il poker online è forse l’elemento centrale della tua vita professionale".
Gianni: <Centrale su più livelli, centrale sul livello del gioco: dopo quel tavolo a casa di amici mi sono specializzato in una particolare disciplina del Texas Holdem, arrivando a guadagnare circa 30.000 euro in un anno e mezzo, che non sono nulla se paragonati alle cifre dei professionisti>.
Marco: "ma sono un’ottima cifra se affiancata alle attività quotidiane di docente universitario e consulente".
Gianni: <Centrale sul livello professionale e sono entrato nel mondo del poker utilizzando anche un altro ingresso oltre al gioco, quello editoriale>.
Marco: <in che modo sei entrato nel settore editoriale? Spiegati meglio>! Gianni: "nel corso della mia esperienza non ha mai conosciuto un mondo in cui sia così vivo, cross mediatico, ma soprattutto sostenibile l’aspetto editoriale: blog, twitter, fan page di Facebook, portali di news, portali che seguono l’andamento dei tornei, riviste specializzate occupano tutti un ruolo centralissimo nella fruizione dell’informazione per l’utente finale".
Marco: "e così è diventato un terreno di sperimentazione unico per te, ne hai fatto una vocazione editoriale una tua strada professionale".
Gianni: <Non solo scrivere di poker quindi, ma integrare la scrittura al reportage di un evento attivando plurimi canali di distribuzione con la collaborazione stretta degli attori principali di questo gioco: i giocatori>.
Marco: "Basta dare un’occhiata alla tua mole di trattazione sulla piattaforma di GD Poker , Gioco Digitale".
Gianni: "e non solo, comprende il software per il gioco, una web-tv per seguire in live-streaming i tornei dal vivo, un forum per migliorare il customer care, un blog generico e il blog di ciascun professionista, il Twitter dei giocatori usato principalmente per descrivere le mani giocate o la condotta che stanno tenendo ai vari tornei cui partecipano".
Marco: <È interessante notare come ogni casa da gioco italiana affianchi ai tavoli un’imponente macchina da guerra editoriale per seguire al meglio gli eroi di casa>.
Gianni: <sul livello sociale, giocare a poker ti cambia e modifica le abitudini, il linguaggio>.
Marco: "é vero te ne accorgi quando su gli status di Facebook parlano più di mani giocate, di brutte sconfitte o di incredibili vittorie piuttosto che raccontare del proprio spaccato quotidiano".
Gianni: <Cominci ad assegnare alle cose un giudizio rispetto a cos’è –ev o +ev. L’EV, che sta per Expected Value, è l’unità di misura del poker: giocare a poker è prendere decisioni con un valore atteso positivo, sempre>. Indipendentemente dal fatto che questo faccia guadagnare o meno soldi, il suo obiettivo è sempre e solo quello di effettuare scelte +EV. Lungi da sostenere che questa continua attitudine a prendere “decisioni giuste” porti dei benefici nella vita reale, però non nasconde che alcune dinamiche macroeconomiche e altre microeconomiche quotidiane risultano di sicuro più chiare e gestibili se trattate col filtro dell’EV.
Marco: " che effetto ha su di un giocatore incallito, non professionista"?
Gianni: <Un altro aspetto antropologico forte nel quale il poker ha effetti quasi devastanti, è che non li fa smettere mai di giocarlo, di parlarne e di pensarne>.
Marco: "Le strategie di comunicazione di tutte le poker room italiane nessuna esclusa ruotano attorno a questo concetto: «anche tu ce la puoi fare», «realizza il sogno», «diventa campione», ovvero contribuiscono a coltivare l’immaginario di un poker basato sulla fortuna del momento, sull’istante".
Gianni: "E questo ovviamente trova il benestare sia dell’amatore, che gode del suo sogno di gloria, sia del professionista che non aspetta altro che la room si riempia di sognatori".
Marco: < Come funziona, quanto denaro sposta>?
Gianni: "Il poker in Italia presenta cifre da capogiro: la raccolta del 2010 del gioco online ha sfiorato i cinque miliardi di euro e sono i tavoli verdi a fare la parte del leone con circa tre miliardi di euro incassati, lasciando il resto della torta alle scommesse, alle lotterie e al Superenalotto e di anno in anno, gli introiti crescono, mentre svuotano le tasche degl'illusi scommettitori.
Marco: <In che percentuale si vince o si perde>?
Gianni: "Per essere onesti, in Italia i giocatori perdenti sono molti, sono la maggioranza. Se volessimo scomodare Pareto, potremmo dire che i profitti da poker somigliano molto alla sua legge dell’80/20, ovvero che, stando molto larghi, 20 giocatori su 100 accumulano l’80% delle vincite, il resto perde.
Marco: <Qual'è il segreto per uscirne vincenti>?
Gianni: "Approccio scientifico quindi, tanto studio, tanta disciplina e una tenuta mentale difficilmente scalfibile: queste doti differenziano il professionista dall’amatore" e la grande differenza tra il giocatore inesperto e il bravo giocatore è proprio questa: ragionare in termini di lungo periodo, non “tentare” mai il singolo colpo, ma giocare con costanza molti tavoli alla volta. Ma detto fra di noi: è quello di non giocare!



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Scrittura creativa scritta il 07/08/2016 - 18:50
Da Savino Spina
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Commenti


Uno dei più forti giocatori italiani, Tommaso Briotti alias Toms2Up: «Per me il poker è una delle poche forme di meritocrazia esistenti tuttora, è la dimostrazione che nel lungo periodo chi conosce e si applica, studiando, disciplinandosi, aggiornandosi, e raffrontandosi con amici-colleghi domina chi ignora. Io replico: “Innamorati dell’idea di superiorità, i giocatori d’azzardo compulsivi che distruggono loro stessi mettendo ripetutamente in scena un dramma sulla propria sfortuna”. Non si gioca per vincere o perdere, ma per mantenere l’equilibrio, la perdita e la vincita rendono evidenti le differenze tra le azioni e il subconscio del giocare e, quindi, causano tormento.
In entrambi i casi, il risultato è insopportabile e, di conseguenza, i giocatori si rifugiano nell’atteggiamento compulsivo, arrendendosi all’illogico e al doloroso, per proteggere loro stessi dalla rivelazione, che senza il gioco starebbero infinitamente meglio! Cadendo nella ludopatia.

Savino Spina 08/08/2016 - 08:51

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