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Le istruzioni sono:

Un uomo (o una donna) è seduto sulla panchina di un parco. È giorno di festa ma lui pensa con tristezza alla propria vita. Si avvia quindi verso casa ma qualcosa sta per succedere. Scrivere una storia su questo tema…. quale è stata la vita del protagonista e cosa gli succederà…


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Una giornata particolare

1/ Novembre //1994


Sebbene sia un giorno di festa, il parco è solitario come le altre mattine in cui i bambini sono a scuola e quasi tutti al lavoro. Lo splendore dei colori autunnali conferisce al viale, in cui la mia solita panchina mi accoglie, una bellezza che incanta e trattiene lo sguardo e nello stesso tempo mi illanguidisce il cuore dirottandolo verso malinconiche riflessioni che passano impietosamente in rassegna la mia vita. Molti i rimpianti e, soprattutto, molti gli errori, a cominciare dal mio lavoro di impiegata comunale scelto con poca convinzione (un ripiego, per essere sincera), svolto senza passione e, probabilmente, anche con limitata competenza. Ma è sul versante sentimentale che il bilancio si fa più severo e le conclusioni più amare. Biagio ed io siamo al nostro trentaduesimo anno di matrimonio ma le cose tra noi non potrebbero andare peggio.
Una unione, la nostra, basata sull'inganno, sulla più terribile ed inutile delle menzogne, sulla mistificazione da parte di Biagio di un sentimento d'amore rivelatosi , col tempo, del tutto inesistente. Pervenire a questa consapevolezza non mi è stato facile ; ha richiesto molto tempo e, paradossalmente, a mettermi sulla strada della verità è stato lo stesso Biagio. Spesso, infatti, colui che mente ( e Biagio mi ha mentito pressoché da sempre ) per alleggerirsi la coscienza, sebbene in modo del tutto inconsapevole, lascia aperte delle brecce nel fortilizio della sua segretezza, semina tracce quasi a sollecitare la curiosità e le capacità intuitive e deduttive dell'ingannato che, alla fine, arriva a trarre le sue conclusioni con una certezza che non ammette replica. A me è andata così.
Tanti tasselli si sono accumulati negli anni e infine la dolorosa certezza è arrivata: mio marito ha iniziato e continuato il suo rapporto con me fino a concluderlo col matrimonio ma aveva acquisito prima di sposarsi piena coscienza di voler porre termine alla nostra relazione. Indagare sul perché non lo abbia fatto è stato complicato e inutile per la chiusura di Biagio ad ogni forma di collaborazione e chiarimento. Certamente molto gioco hanno avuto la mancanza di coraggio, il rispetto per le convenzioni sociali e forse una sorta di fatalismo autodistruttivo. Che cosa, infatti, è peggio che condannarsi a vivere per tutta l'esistenza con chi non si vorrebbe?
Disorientata, addolorata e profondamente ferita nella mia dignità, sento che dovrei prendere delle decisioni importanti in merito alla mia situazione coniugale, per le pesanti implicazioni psicologiche che essa mi comporta tali da aggravare il mio stato di salute già di suo compromesso ma, in tutta onestà, non so in che direzione muovermi. Tutto questo si sta verificando in una fase della mia vita molto delicata per il sopravanzare della vecchiaia e delle malattie per cui appare impraticabile qualsiasi via di fuga. Anche la scarsità di risorse economiche fa la sua parte, impedendo di programmare una reale separazione anche in considerazione dei bisogni assistenziali di entrambi, ma specialmentte dei miei, destinati peraltro a farsi sempre più rilevanti. E intanto sto male, sono anni che sto male e mi arrovello sui tanti ricordi che mi ingombrano la mente , su episodi e fatti che si prestano ora ad una diversa lettura, sui miei ingenui tentativi di ravvivare un rapporto che vivo in realtà non era stato mai. Stupida e cieca sono stata, per presunzione da un canto, per eccesso di fiducia dall'altro.
Era talmente radicata dentro di me la convinzione di essere amata profondamente che ci sono voluti anni prima che mi cadesse la benda dagli occhi e cominciassi a vedere in Biagio un uomo come tanti, con i suoi scheletri nell'armadio, le sue trasgressioni , reali o sognate non lo so , i suoi desideri proibiti, le sue insoddisfazioni.
Ma di tutti i motivi di tristezza il più gravoso è stato constatare l'assoluta difficoltà di riavviare il dialogo e scontrarmi con la sensazione di fastidio che i miei tentativi di salvare il salvabile generavano in mio marito. Ogni discussione peggiorava le cose e accresceva la distanza creatasi tra noi fino a farla diventare incolmabile.
Alla fine mi sono arresa e ho imboccato anch'io la strada del silenzio cercando motivo di conforto nella stesura di questo diario a cui affido pensieri e memorie che sarebbe difficile condividere con altri...."



A questo punto Elena, come faceva quasi tutti i giorni, più o meno alla stessa ora, smise di scrivere, chiuse il diario e si incamminò, per tornare a casa, lungo il viale che, a causa del cielo coperto, sfoggiava tutti i colori più cupi e spenti della tavolozza autunnale. Camminava lentamente adeguando il passo al ritmo dei suoi pensieri che adesso erano concentrati su un unico obiettivo: indirizzare la sua volontà verso nuove sfide che, distogliendola dal suo passato, le riaccendessero il gusto della vita.
Arrivata, ritirò la posta, come era nelle sue abitudini e la esaminò prima di rimettersi gli abiti di casa.
Attrasse la sua attenzione una lettera che recava come mittente l'indirizzo di una sua ex compagna di scuola.
Aprì subito e lesse. Strana lettera quella di Gemma, si informava della salute di Elena ma, soprattutto la informava dei propri problemi, derivanti, questo si capiva, da uno stato fortemente depressivo provocato dalla solitudine. Le raccontava poi di nutrire nei suoi confronti una sorta di rimorso per non averla allertata a tempo debito circa i tradimenti di Biagio pur avendole Elena chiesto aiuto e lealtà.Si era pentita di aver coperto le magagne di Biagio e si dichiarava disposta ad aiutare Elena in qualsiasi modo avesse ritenuto necessario. Era molto ricca Gemma e lo ricordò con discrezione all'amica che, per la verità,lo rammentava benissimo.
Inizialmente irritata dai contenuti e dal tono della lettera, Elena all'improvviso ebbe una sorta di illuminazione: Gemma sarebbe stata lo strumento della sua "rinascita".
Che stupidaggine pensare di offendersi! A lei che si affannava a trovare nuovi sbocchi alla sua vita Gemma offriva un'opportunità unica.
Il tempo di cambiarsi d'abito e si sarebbe armata di carta e penna per rispondere a Gemma.
Detto in breve, il tema della sua risposta sarebbe stato: Una mano lava l'altra o,a voler essere sofisticati: Do ut des.
Se Gemma avesse accettato, Elena sarebbe andata a vivere con lei dividendo gioie e dolori con la garanzia di una " miracolosa"serenità economica .
A distanza di quattro mesi Gemma lasciò insieme ad una considerevole quantità di bagagli la sua casa. Non si girò indietro neppure per un fuggevole sguardo d'addio. Biagio , dal suo canto, non l'accompagnò alla porta neppure per un saluto formale.




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Scrittura creativa scritta il 10/11/2016 - 14:28
Da Aurelia Strada
Letta n.341 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Ti ringrazio,Giulia,per il tuo garbato e apprezzato commento.Lieta serata. Aurelia

Aurelia Strada 20/11/2016 - 16:26

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Calarsi nel proprio personaggio per sviscerarne ogni minimo dettaglio emotivo, senza mai annoiare, è da pochi. Non lo avevo ancora letto perché la mia iscrizione al sito è di qualche giorno dopo. Complimenti.

Giulia Bellucci 20/11/2016 - 08:28

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Grazie Loris per il tuo gradito intervento.Hai ragione in merito allo scambio di nome nel finale; Elena è diventata Gemma per una mia imperdonabile distrazione.Ti auguro una lieta serata.Aurelia

Aurelia Strada 10/11/2016 - 22:52

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Bel racconto, bella la prima parte-diario e bello anche l‘epilogo "particolare".
Buona serata Aurelia.
Ps. Credo ci sia uno scambio di nome nel finale.

Loris Marcato 10/11/2016 - 22:36

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