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= Poesia
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QUALCOSA STA CAMBIANDO

Le istruzioni sono:

Un uomo (o una donna) è seduto sulla panchina di un parco. È giorno di festa ma lui pensa con tristezza alla propria vita. Si avvia quindi verso casa ma qualcosa sta per succedere. Scrivere una storia su questo tema…. quale è stata la vita del protagonista e cosa gli succederà…


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UNA NUOVA PAGINA DA SCRIVERE

Chiuse gli occhi, come quando era bambino, e cercava di nascondersi alla sua balia, o al fratello, ma quella volta non sarebbe bastato. L'unico riparo era il buio, spezzato a tratti dai fuochi d'artificio. Una delle tante serate ai Cremone. Aveva sbagliato ad andare lì, ma non si poteva voltare le spalle al bel mondo. Un mugolo di debuttanti, scortate dai migliori mastini di Londra, in qualità di Chaperon, gli passò accanto ridendo. Era troppo vecchio per certi giochetti. Ma non poté impedirsi di cercare nella folla un paio d'occhi.
Era stato, un ribelle, un giocatore, aveva toccato il fondo tante volte. La sua vita? Una serie infinita di cadute, ma nessuno avrebbe mai osato parlarne, non in sua presenza, lui era Lord Damen, il duca! Quanta ipocrisia! Ma in fondo era una comoda maschera. Appoggiò elegantemente una mano al bastone da passeggio, e con l'altra si sistemò il cilindro. Era il momento di buttarsi nella mischia, o di tornare a casa, dove avrebbe trovato ad attenderlo, il suo maggiordomo, e un buon bicchiere di brandy. Si alzò, con studiata lentezza, e come non avesse nessun pensiero, sorrise. Ma i suoi occhi restarono freddi, ed inespressivi. Avrebbero raggelato chiunque, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di guardarlo negli occhi.
Solo lei. Faceva ancora fatica a credere che fosse andata in quel modo. Ma era il gioco della società, una proposta viene accettata, l'altra respinta. Per tre anni aveva sopportato di vederla al braccio di un altro uomo. L'aveva incrociata, spesso ai balli, o ai ricevimenti, dove brillava accanto al marito. Tre lunghissimi anni e ora lei non c'era più. Strinse i pugni lungo i fianchi. Non poteva restare, non poteva rischiare di incontrare il marchese di Stanton, non lo avrebbe sopportato. Era sicuro che se lei lo avesse sposato non le sarebbe accaduto nulla, che avrebbe potuto proteggerla, ma ad entrambi era toccata un'altra sorte. Sarebbe tornato a casa, l'animo troppo pesante per poter rimanere lì. Ad un tratto si sentì afferrare un braccio. Si girò lentamente, mentre una voce flebile gli sussurrò.
<<Per favore, Milord...credo di essermi smarrita...>> La ragazza alzò gli occhi al suo sguardo e rimase atterrita. Egli non fece nulla per addolcire l'espressione del suo volto, eppure gli dispiacque leggere la paura, negli occhi che lo fissavano.
<<Chi siete?>> La ragazza, lo guardò, spaventata.
<<Lady Jane, Smith.>> La figlia del conte di Ralegh. Sorrise, un sorriso che confuse ancor di più la giovane, e che non ebbe alcun effetto rassicurante.
<<Ebbene, Lady Jane, vi scorterò dalle vostre parenti.>> Sorrise ancora, ed offrì il braccio alla dama. Che situazione bizzarra, una giovine che non glie era stata affatto presentata, gli chiedeva aiuto. Ne ammirava lo spirito d'iniziativa, sebbene dimostrasse quando scarso giudizio aveva messo nel suo comportamento, e ne ammirava la bellezza, quella bellezza fresca e delicata che solo la giovinezza poteva dare.
Non impiegarono molto a raggiungere i parenti della ragazza. La madre, aveva uno sguardo accigliato, e scontroso, certamente, stava cercando di ricostruire la vicenda, non che soppesando, se era più pesante la sua reputazione, o il suo titolo. Sorrise, alla donna, che ne apparve compiaciuta. Ah, il genere femminile!
<<L'accompagnatore di vostra figlia, non ha mostrato molto acume, se mi permette. Avrebbe dovuto riportarla da voi, subito.>> Il conte emerse dal buio.
<<E voi duca, ci sareste riuscito, immagino.>> Il duca, fronteggiò il suo sguardo, con fermezza.
<<Non ne dubito.>> La ragazza, era ormai di nuovo accanto alla madre, pallida, con gli occhi dilatati, forse per la paura, forse per l'indignazione.
<<A questo punto, lord Damen...Posso presentarvi, mia figlia?>> La ragazza, fece una compita riverenza.
<<Molto lieto.>> Disse, inchinandosi a sua volta, divertito da quella surreale situazione.
Scambiò ancora poche frasi di circostanza, col conte, e qualche banale parola con la ragazza, prima di congedarsi.



Quella sera, era particolarmente, annoiato. Erano trascorsi ormai tre giorni, da quando aveva soccorso lady Jane ai Cremone. E ci pensava spesso. Un uomo come lui, dotato di un autocontrollo leggendario e un cuore duro, come il marmo, era stato vinto dal fascino di un visetto, giovane.
Forse, era solo un segno, un sintomo che doveva voltare pagina, sebbene i fantasmi del passato non si fossero ancora dissolti.
Si guardò intorno, ancora, forse avrebbe potuto chiedere ai suoi ospiti di visitare la biblioteca oppure il giardino, non voleva esser costretto ad invitare qualche ragazza, o peggio qualche zitella a ballare, non era proprio dell'umore. Poi i suoi occhi incrociarono quelli di lady Jane, scortata dalla madre e dal conte. Era bella, e molto. Senza pensarci oltre, cercò un pretesto per avvicinarsi il più possibile al gruppo, che discorreva col padrone di casa, e poi farsi nuovamente presentare.
In quel momento si sentiva vivo, anche se incredibilmente stupido.
Fece i suoi più studiati apprezzamenti alla madre, prima di invitare la giovane a ballare.
Danzare con Jane era meraviglioso. Aveva tutte le qualità che apprezzava in una donna, era elegante, leggera, timida. Certo provava disagio, nel constatare, che ella, nutrisse del timore nei suoi riguardi, ma la danza, stava attenuando le sue difese, e ne era lieto.
Mentre ballavano, un'idea si fece strada in lui.


Jane, era confusa. Il duca, era un bellissimo uomo, il suo volto aveva lineamenti regolari, peccato fossero così duri, e la figura impeccabile, per quanto riuscisse a capire. Sapeva che c'erano molti pettegolezzi sul suo passato, benché nessuno gliene avesse mai detto i motivi, non si parlava di certe cose, davanti una debuttante.
Ballare con lui, era una un'esperienza alquanto singolare. Ne era profondamente intimorita, eppure, nello stesso tempo, si sentiva sicura al suo fianco.
Il ballo finì fin tropo presto.


Il duca, riaccompagnò Jane, e rimase a scambiare poche parole prima di congedarsi. Più tardi, lo sapeva bene, avrebbe rivisto il conte, al tavolo da gioco. E allora ne avrebbe approfittato per sondare il terreno e fare le sue mosse. Era passato tanto tempo, ma era di nuovo in campo, e questa volta, ben deciso a vincere. Non avrebbe saputo dirne il perché, forse era la somiglianza, seppur vaga, con la donna che aveva perduto, forse la sua innocenza, ma ad ogni modo egli ne era profondamente attratto, e durante il ballo ne aveva avuto la conferma.



Uscì dallo studio del conte, più che soddisfatto, dell'accordo ottenuto. Era ansioso di parlare con Jane, ma ella non lo aspettava, né era pronta a riceverlo, un forte disappunto, unito ad una punta di....tristezza, si impadronì del suo animo, ma lo ignorò, la vita lo aveva preparato a digerire bocconi, ben più amari. S'intrattenne con la contesta, qualche tempo, discorrendo di banalità e di Jane, prima di riuscire a capire dove fosse.


Era sulla terrazza. Aveva pianto. Un rumore di passi, la riscosse dal suo stato ma non si mosse.
<<Avete dunque, così timore di me?>> A quelle parole ella si volse, ed egli si sentì stringere il cuore.
Abbassò gli occhi e non rispose. Il duca cercò di sorridere.
<<Perché?>> Ella trasse un respiro. Faticava a rispondere.
<<Apparite, così freddo...>> Lottava per ricomporsi. Egli s'intenerì.
<<Lo sono. E voi siete così giovane, ma di sicuro ho a cuore il vostro benessere. E se voi volete, sono pronto a tirarmi indietro.>> Strinse, i pugni lungo i fianchi. Era un idea che neanche voleva prendere in considerazione, e si diede dello stupido, per aver detto quelle parole.
<<Fareste questo, per me?>> Ella sembrava stupita. E lui ebbe una sgradevole sensazione di déjà-vu
<<Sì.>> Rispose. Non sarebbe venuto meno alla parola data.
Inaspettatamente ella sorrise.
<<Non ve ne sarà alcun bisogno.>> Egli, si avvicinò piano. Jane tremava ancora.
Posò le labbra sulle sue, a suggellare con un bacio, la loro unione, e le sue promesse per il futuro. Lei era una nuova pagina della sua vita, ancora da scrivere, e nulla avrebbe potuto frapporsi fra loro.




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Scrittura creativa scritta il 30/11/2016 - 22:59
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.268 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Marirosa altro bellissimo racconto da cinque stelline e se si potesse te ne metterei molte di più, credimi! Il componimento scorre in maniera fluida, complice una storia ben svillupata e un ambientazione inglese che rientra tra le mie preferite (si deduce da 'Il duello' uno dei miei ultimi racconti che hai letto) in quanto aderisce praticamente a qualsiasi genere come in questo caso con un bel romance di altri tempi. Una nuova pagina da scrivere per un 'libro' che non avrá mai fine. Bravaaaa!

Giuseppe Scilipoti 20/01/2017 - 11:15

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ma avevo fatto un commento.. non lo vedo.. hai una bella matita.... tratteggi bene i volti senza forzare la scena... ma anche gli sfondi... si sovrappongono senza mai salti netti... Però... però sei rimasta sulla porta.... perchè non forzi quei castelli... ti avvolgi in quei misteri... Trovi i tuoi personaggi... li senti vivi... tuoi.... bravissima però -- voto il massimo

Francesco Di Mare 09/12/2016 - 05:56

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Volevo Ringraziare tutti voi per aver letto e commentato la mia scrittura, leggere i vostri commenti mi ha fatto davvero piacere!!!

Marirosa Tomaselli 02/12/2016 - 22:03

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Non ci sono altre parole: bello.

Giulia Bellucci 01/12/2016 - 16:07

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BEL RACCONTO BEN SCRITTO SI LEGGE QUASI BEVENDOLO 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 01/12/2016 - 13:40

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Brava, bravissima!! Con questo racconto, molto ben scritto, mi hai portato in un altro mondo!! 5*, buona giornata!!

Chiara B. 01/12/2016 - 11:15

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