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INTERAZIONE TRA PERSONAGGI

Le istruzioni sono:

Descrivere un personaggio e cosa sta facendo e pubblicare tale descrizione. Non appena hanno pubblicato altri autori fare interagire il PROPRIO personaggio con QUELLO di un altro autore qualsiasi creando un racconto. Le due descrizioni vanno riportate pari pari durante il racconto e come sotto titolo va indicato, tra parentesi: “interazione con il personaggio descritto da ……”


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UNA SERA PER CASO( Prima Parte)

( Interazione con Cristina di Giulia Bellucci)


Non sapeva bene cosa fosse andato a fare in quel bar. Forse, aveva solo bisogno di staccare la spina, ed uscire dalla sua routine.
Ordinò da bere, e andò a sedersi ad un tavolo d'angolo. Era sulla trentina, il naso un po' sporgente, rendeva interessante il suo volto, scarno. Bevve un sorso, e si passò una mano tra i capelli, neri e lucidi, come l'ala d'un corvo. Era alto, ma non eccessivamente magro. Per molti aspetti era un uomo comune, che sarebbe passato inosservato. Ma non era così. Luca piaceva e piaceva soprattutto per il suo sguardo. Intenso, liquido, impenetrabile. I suoi occhi erano grigi, ma un grigio strano, con forti venature d'azzurro. I suoi occhi erano, vispi e mobili, abbracciavano tutto ciò che vedevano con avidità, ed erano molto espressivi. Eppure celavano qualcosa. Un mistero, o, forse, il solo il suo passato. Finì la sua consumazione e uscì dal locale, con passo sicuro. Guardò l'orologio, e alzò il bavaro della giacca, era una serata fredda. Forse avrebbe nevicato. Un paio d'occhi si posarono su di lui, registrando la sua innata eleganza, il suo portamento sicuro, e il suo aspetto curato, poi passarono oltre.


Cristina era una giovanissima tirocinante in psicologia. Veniva fuori da una storia di abbandono e disadattamento. Bionda, occhi azzurri, di origini rumene, era stata adottata da una coppia di genitori italiani che dopo cinque anni l'avevano abbandonata essi stessi. Fini' in una casa famiglia, iniziò a soffrire di depressione e divenne anoressica. Entrò in terapia riabilitativa psicologica e lì rinacque. Il plesso, all'interno del quale era sito lo studio l'ambulatorio di psicologia, si trovava immerso in un grande giardino, dove crescevano alberi, piante varie e fiori rigogliosi.
Era stata una giornata, particolarmente stancante, per via di un nuovo caso che stava seguendo, ma anche molto stimolante, perché pensava di essere sulla strada giusta, e di aver trovato la chiave per poterlo condurre nel migliore dei modi. Amava il suo lavoro, e spesso s'immedesimava nei suoi pazienti, perché in ognuno di essi un po' ci si rivedeva, e capiva le loro sofferenze. Ma non sempre era facile interagire con loro, ci voleva molta pazienza e molto tatto. Si passò una mano tra i capelli, un po' nervosa perché si era fatto tardi, e doveva prendere un autobus per tornare a casa. Raccolse velocemente le sue cose, e uscì chiudendosi il cancello alle spalle. Aveva preso alcune cartelle, da esaminare con calma a casa, dopo cena.
Camminava velocemente, più che altro per non perdere l'autobus. Non aveva una gran fretta, di tornare a casa. Il suo appartamento era vuoto. E sebbene, per lei, cresciuta in una casa-famiglia, quell'appartamento fosse una conquista, alle volte si sentiva un po' triste. Cercò di ignorare quei pensieri che la facevano star male e ritrovare il sorriso. Era una donna forte, ora, e non doveva lasciarsi distrarre da un po' di malinconia...sotto le feste poteva capitare.
Faceva freddo. Assorta com'era non si accorse di una mattonella scoscesa, mise un piede, in fallo e sbandò in avanti, andando a sbattere contro qualcosa, di massiccio, forte e caldo. Quando si accorse di essere finita addosso a qualcuno, fece un passo indietro, arrossendo nel constatare che era un uomo, un uomo alto, che la guardava con due occhi di ghiaccio e un sopracciglio inarcato. Mormorò qualche parola di scusa.


Luca, osservò la donna. E per un istante si perse nel suo sguardo azzurro.
«Sta bene?» Chiese, con la voce, bassa, profonda, molto sexy.
«Sì. Grazie.» Rispose, Cristina, che aveva ritrovato il suo contegno. Luca, le sorrise, ma notò con disappunto, che quel sorriso, che tanto piaceva alle donne, su di lei non aveva sortito effetto alcuno. Eppure si sentiva attratto da quella ragazza. C'era in lei qualcosa che lo intrigava, qualcosa, in quegli occhi, azzurri e determinati, che lo affascinava, sino quasi a togliergli il fiato, ed era anche a corto di parole, cosa assi eccezionale per un avvocato, come lui.
«Ne sono lieto. Posso offrirle un passaggio?» Le chiese ritrovando un pizzico del suo autocontrollo.
«La ringrazio.» Era stata sul punto di rifiutare, ma ormai l'autobus l'aveva perso, e di andare a piedi, non le andava.
Lui la scortò all'auto. Non parlarono molto durante il tragitto. Ma il silenzio tra loro non era pesante, e di questo Luca si stupì moltissimo.
Era un periodo un po' buio per lui, aveva per le mani un caso difficile, ma da buon avvocato non si sarebbe arreso. Ma il lavoro non era la sua sola preoccupazione.
Aveva una carriera avviata, successo con le donne, eppure sentiva che alla sua vita mancava qualcosa. Aveva deciso di cambiare aria, e allontanarsi, dai luoghi che frequentava di solito, per scrollarsi, quella patina di noia che si sentiva, addosso. Ma i tipi come lui non si muovevano mai per caso. E di fatti, non era un caso se avesse scelto proprio quel bar e quella zona. Uno come lui, non smetteva mai di lavorare, era sempre sull'attenti, sempre pronto a cogliere qualche cedimento, a cercare qualche crepa, qualche incrinatura. Ma quello strano incontro l'aveva distolto dal suo intento.
Cercò di sorridere alla donna che aveva accanto. Sembrava, molto padrona di sé, molto sicura e controllata. E di solito diffidava dalle persone, così. Eppure, pensava che di lei si sarebbe potuto fidare. Cosa gli stava accadendo? Doveva essersi bevuto il cervello, a posto del drink.


«Ecco, terzo portone sulla destra.» Le parole di lei, lo riportarono alla realtà. Erano arrivati.
«Bene. Ma mi dica almeno il suo nome.» Disse accostando.
«Cristina. Mi chiamo Cristina.» Rispose.
«Bene. Io sono Luca. » Una strana luce, gli passò negli occhi, ma la ragazza non seppe interpretarla.
«Posso offrirti un caffè?» Un impulso, che non seppe controllare e del quale si pentì subito. Sperò, che lui rifiutasse, ma non fu così.
«Con piacere. Un caffè, non si rifiuta mai.» Cristina, sentì un brivido lungo la schiena. Quell'uomo era pericoloso, lo sentiva, eppure non potava negare che aveva un fascino incredibile. E poi gli occhi, quegli occhi, erano una vera calamita, ed una sfida. Troppo profondi, troppo impenetrabili.
«Bene.» Disse solo, mostrandosi più sicura di quello che era. Luca le lanciò una lunga occhiata. Impossibile da decifrare.


Salirono insieme nell'appartamento di lei. Era minuscolo. Ma pulito. Pochi mobili, qualche quadro, un mare di carte e cartelle in giro. Sotto al cappotto lei indossava, jeans, che fasciavano la sua figura minuta, e un maglione lungo. Era molto bella, e molto desiderabile, ma sembrava che non se ne rendesse conto.
Cristina, corse subito nel cucinino, a preparare il caffè. Era stato un vero errore. Uno con la “e” maiuscola! Quell'uomo riempiva tutto il suo appartamento. Era troppo alto, troppo imponente. Fece un gran respiro, e tornò nel salottino, cercando di dissimulare il suo turbamento. Lui era comodamente seduto sul divano, perfettamente a suo agio. Era sciocco, ma quella scena non le dispiacque, anzi, c'era in lui qualcosa che le faceva battere il cuore e la rassicurava nello stesso tempo. Scosse la testa, per allontanare simili fantasticherie dalla mente. Una ciocca di capelli le ricadde sul volto. Lui, si alzò, e le si avvicinò. Con disinvolta delicatezza, le allontanò la ciocca dal volto.
«Pensieri?» Ma che aveva quell'uomo? Le leggeva nel pensiero.
«Niente di che.» Mentì, sperando di essere convincente.
«Bene.» Non si era allontanato di un millimetro.
«Ti va ancora il caffè?» Domanda sciocca, ma doveva allontanarlo in qualche modo.
«Certo.»
Sedettero sul divano, vicini. Troppo vicini. Il caffè lo sorseggiarono appena.
«Hai dei bei capelli.» Sussurrò Luca, passandoci le dita. Doveva allontanarsi, ma non lo fece.
«Grazie....» Luca, sorrise, un sorriso micidiale.
« È la verità.» La sua voce, era leggermente roca, ora. Continuò ad accarezzarla, avvicinandosi di più. Il cervello di Cristina, si mise in allarme, ma lei ignorò deliberatamente i segnali. Stava troppo bene, vicino a lui. Luca, le sfiorò le labbra. Lei non si ritrasse. Era bello, intrigante, pericoloso, le suggerì una fastidiosa vocina. Lui la baciò. Cristina non capì più nulla. Annegò in quel bacio, si perse, totalmente nelle sensazioni, che lui sapeva suscitarle. I baci, divennero sempre più insistenti e appassionati, le loro mani, si muovevano, in una danza assai, antica. Lui le sfilò il maglione. Non si era ingannato. Lei era bellissima e morbida. Erano vicinissimi. Ma quelle carezze non bastavano più. Cristina era troppo, presa, per ragionare, lui ormai aveva in mente solo lei. Lei lo guidò in camera. Caddero sul letto, sempre più ansiosi l'uno dell'altra. I baci, le carezze, si confusero in un crescendo continuo. Esausti, poi si addormentarono l'uno nelle braccia dell'altra.
Luca si svegliò alle prime luci dell'alba. E se ne stupì. Non dormiva mai, con le donne con cui si intratteneva. Era contrario ai suoi schemi, ma quegli schemi non s'addicevano a lei. Voleva svegliarla, ma sarebbe stato un errore. Aveva un impegno quella mattina. Si alzò, senza far rumore e si rivestì. Lei era così bella, e appariva così innocente, nel sonno. Non aveva mai provato nulla di quello che sentiva. E non era da lui. Prese la sua agenda, strappò un foglio e scarabocchiò sopra il suo numero, una frase di scuse e la promessa che l'avrebbe richiamata nel pomeriggio. Era una cosa che non aveva mai fatto. Prima di andare, le sfiorò i capelli, con un lieve bacio. Doveva essersi davvero bevuto il cervello, se credeva che quella volta fosse diverso.




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Scrittura creativa scritta il 29/12/2016 - 18:50
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.314 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Come sempre ti ho dato cinque stelline, in base ad un commento precedente in cui sottolinei che ci cimenti su vari generi, a mio avviso il 'romance' risulta la tua punta di diamante. Una storia di un incontro casuale a livello narrativo può sembrare forzato ma per il sottoscritto non è così. Un amore può nascere anche in un sol giorno. Corro a leggere il seguito, sono proprio curioso di sapere cosa accadrà nella seconda parte.

Giuseppe Scilipoti 19/01/2017 - 00:53

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Marirosa finalmente trovo il modo di leggere questo componimento lungo diviso in due parti. Cominciamo dalla prima: innanzitutto avendo letto 'Cristina' e 'Fuori dal tunnel' di Giulia Bellucci hai saputo sfruttare e implementare il personaggio Cristina molto bene. Originale l idea di scrittura creativa del mese scorso ovvero quella di prendere in prestito personaggi di altri autori e di creare storie. Questa prima parte mi convince a proseguirne la lettura.

Giuseppe Scilipoti 19/01/2017 - 00:47

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Splendido racconto.Buon anno.

antonio girardi 30/12/2016 - 18:42

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Bella scrittura BUON ANNO 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 30/12/2016 - 10:53

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Molto interessante. Come andrà a finire? Aspetto la seconda parte.

Giulia Bellucci 29/12/2016 - 22:15

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