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MINIRICORDI

Le istruzioni sono:

Scegli un interlocutore qualsiasi (es. persona che ami o che non ami più o che non ti ama più) e scrivi una storia fatta di ricordi a forma di domanda (es.Ti ricordi quel giorno che ti ho conosciuto? Ti ricordi che portavo sempre i maglioncini a V? Ti ricordi che mangiavamo i gelati sui gradini della chiesa? Ti ricordi che...)


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

A te che non leggerai mai

"Ti ricordi il primo giorno di scuola?"
Sorrido scuotendo la testa e tu mi guardi con quell'espressione sghemba di chi non potrebbe mai dimenticare.
"Ero così agitata che mi sedetti alla tua sinistra senza nemmeno salutare." pronuncio con tono da saputella e il tuo sorriso si amplia arrivando quasi sotto gli zigomi tanto si è fatto grande.
"Ti ricordi la fila?" mi chiedi ancora convinta forse di potermi cogliere in fallo.
"Ultimo banco, fila centrale."
"E ti ricordi della prima volta che abbiamo fatto arrabbiare la prof. di italiano?"
"Eravamo delle matte." rido mentre mi immergo fino in fondo in quel passato "No, tu lo eri. Io ti
seguivo senza pensarci due volte. Sei sempre stata tu la folle."
"E tu la secchiona."
Mi imbroncio. Tu scoppi a ridere e la tua risata strappalacrime è sempre stata troppo contagiosa perché la tristezza potesse non cascarci, non lasciarsi coinvolgere.
"Ti ricordi la prima volta in discoteca?"
Sono titubante. Non mi viene in mente subito e questa volta potresti averla vinta tu.
"Nemmeno io." pronunci due secondi dopo e scoppi a ridere di nuovo, solare, nonostante le ferite che ti porti ancora dietro.
La separazione dei tuoi, il dover fare tu da madre per te e tua sorella dinanzi a una donna che si comportava da adolescente... .
"Ti ricordi la prima volta che mi sentisti cantare?" mi chiedi ancora in quest'interrogazione sui tempi felici, ma passati.
"Ti convinsi a portare la tua canzone a quella serata. Ci sei tu." ricordo quel titolo e l'emozione di essere importante per te come una sorella non di sangue, ma di spirito.
Per un attimo i tuoi occhi si sgranano assumendo la forma di due palle da biliardo. Forse non pensavi che potessi davvero scendere così nel dettaglio, ma la felicità ti dona una memoria di ferro e ti porta a ricordare ogni particolare, ogni suono, ogni parola. Canticchio il motivetto e provo a ricordare qualche parola sebbene non sia mai stata intonata. Vederti sorridere di nuovo sapendo di essere io il motivo di tale gioia mi scalda il cuore.
"Ti ricordi quando ti raccontai della mia prima volta?" mi domandi con tono più malizioso di prima e di allora.
"È stata l'unica volta che ti ho vista arrossire." ti prendo in giro.
Ci guardiamo, scoppiamo a ridere. Passano i secondi, i minuti e noi potremmo ridere all'infinito per ogni momento bello trascorso insieme. Dopo poco provo a prenderti la mano, ma tu la ritrai e il gesto mi lascia immobile, disarmata, stranamente impotente. Il tuo sorriso è diventato improvvisamente una smorfia.
"Ti ricordi quando siamo diventate un trio?"
"È cambiato tutto da allora." rispondo incupendomi nel tono, senza volerlo "Non siamo mai state più felici come allora e non perché lei fosse cattiva." ti ricordo e sorridi amaramente.
"Stavamo bene, ma le cose si sono complicate. Eri anche gelosa, ti ricordi?" mi stuzzichi e questa volta solo ed esclusivamente per ferirmi.
"Ti volevo per me. Eri la mia migliore amica, no?"
Il mio parlare al passato sembra ferirti più di quanto ci sia riuscito il tuo tentativo di prendermi in giro. La mia voce ti colpisce e ritorni in te. Lo faccio anch’io, bandendo ogni pensiero di poter davvero rimettere insieme i brandelli del cuore. Stringi i pugni sul tavolo, arricci il naso, i tuoi occhi si scuriscono.
"Ti ricordi quando mi hai allontanata?"
"Tu mi hai allontanata!" scandisco parola per parola, difendendomi.
Non è arrivato ancora il momento della mia colpa. Tu resti in silenzio, tu che rimanesti zitta anche allora, lasciandomi sola.
"Ti ricordi quel messaggio?"
"Non me lo sarei mai aspettato dopo un anno di silenzio." ti rispondo e il mio tono si fa serio perché anche il tuo è diventato più profondo e più ispido.
"Ti ricordi quando mi hai tradita?" ruggisci con una calma piatta che mi raggela.
Volevi dirmelo. Nella mia presuntuosa convinzione mi viene da dirti che ti conosco, ti conosco tuttora e tu non vedevi l'ora di sbattermelo in faccia. Il silenzio si impadronisce della stanza e il cuore perde la sua posizione andando a sbattere contro la gabbia toracica facendomi male.
"L'ho fatto per amore, per l'amore della mia vita. Lui non mi ha mai tradita, non mi ha mai lasciata indietro, non ha mai preferito un’altra a me." rispondo fiera, senza dubbi.
Anche tu mi hai voltato le spalle. Ricordi? Vorrei aggiungere, ma desisto.
"Ma così facendo hai tradito la nostra amicizia. Ricordi? Ricordi quanto sei stata stronza?"
"Più di te." ammetto comunque, sentendomi in colpa e abbassando lo sguardo, sconfitta dal peso dei ricordi dolorosi che soffocano quelli felici come l’erba cattiva soffoca quella buona.
Ti alzi dalla sedia sulla quale eri seduta. Appoggi le mani sul tavolo che ci divide. I tuoi occhi sono rossi e gonfi, ma non per le lacrime dovute alle risate. Sono gocce di acqua amara e di dolore quelle che ti cadono dagli occhi ora. Io non dico niente, non riesco neppure a guardarti.
"Sei stata una codarda e mi ha persa per sempre."
"Se solo avessi potuto..."
"Ma non potevi." mi fermi.
Aspetto. Alzo lo sguardo. Ti guardo. Eravamo due ragazzine, due amiche, ma l'amicizia spesso si tramuta in una stronza ingannatrice.
"Ricordi quando e quanto ti volevo bene? Ricordi?" mi chiedi rinfacciandomi e so che questa sarà la tua ultima domanda.
Annuisco. Tu scompari dalla mia vista, vai via e mi lasci sola, sola come io ho lasciato te...quella volta, quando tornasti, tornasti per ricominciare. Sembravi pentita della tua decisione e io sembravo pronta ad andare a capo, a strappare quella pagina durata un anno intero di silenzio per poter riscrivere tutto quanto in un altro modo, più felice, più nostro. Invece ti lasciai senza dire nulla, senza girarmi indietro, come avevi fatto tu, ma io lo feci prima che avvenisse tutto quanto, prima che tu scoprissi di quanto l'uomo che credevi quello giusto per te era in realtà uno stronzo che non ti meritava. Per amore ho perso altro amore. Mi dico che non avrei mai potuto scegliere altrimenti, che forse non avrei dovuto scegliere e basta. Ma l’ho fatto e indietro non posso più tornare. L’aria improvvisamente calda mi soffoca. Mi agito, come se volessi andare via anch’io… .
"Io ti vorrò bene per sempre." sussurro prima di svegliarmi.
Era solo un sogno, un incubo in verità. La realtà in questo momento mi dà un attimo di respiro.
Richiudo per un attimo gli occhi e rivivo con la mente quei ricordi, le risate, gli abbracci, le lacrime condivise. Io e te, le migliori amiche che facevano invidia al mondo. Io e te, ricordi? Poi siamo cresciute e il tempo ci ha divise, le scelte ci hanno divise e ci siamo tradite a vicenda. Ho timore di riaddormentarmi, paura di incontrare di nuovo i tuoi occhi tristi e arrabbiati, paura di poterti ferire ancora e di essere di nuovo ferita. Abbiamo sbagliato, ci siamo deluse a vicenda e provo dolore per entrambe, per la mia delusione e anche la tua. Provo a cullarmi al suono dei pensieri felici, dei ricordi più belli, sperando che Morfeo ritorni presto e meno spietato di prima. Non posso fare a meno di chiedermi se di tanto in tanto anche tu ricordi, se ci pensi come faccio io … a quello che eravamo e che ora non siamo più.



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Scrittura creativa scritta il 10/02/2017 - 13:36
Da Anna Di Maio
Letta n.352 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Un bel racconto scorrevole e non ti nego che mi sono anche commossa. Credo che tutti nella vita abbiamo provato sulla propria pelle una delusione da un amico che credevamo caro o che abbiamo deluso noi qualcuno senza volerlo.
Ti auguro di trovare dei veri amici, sono pochi e rari, non faticherai a capirlo quali sono autentici. Loro non ti abbandonano mai ti stanno sempre vicino anche se la distanza non lo permette!
Buona domenica

Martina D. 12/02/2017 - 12:45

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Un racconto intenso e appassionato, emozioni passate che tornano vive, anche se in un sogno. Molto brava.

Giulia Bellucci 10/02/2017 - 16:19

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I ricordi fra i banchi di scuola sono quelli più intensi, spensierati, MA GENUINI.
A quel tempo l'amicizia era vera amicizia sincera e disinteressata. Per chi le ha ancora sono le amicizie più salde e più autentiche.
Dopo hai ancora amici, ma spesso ti sorge il dubbio.
Racconto scorrevole e stupendo, come non condividere certe circostanze raccontate, magari capitate anche a chi legge, strappando un sorriso spontaneo.
Complimenti.

ALFONSO BORDONARO 10/02/2017 - 14:12

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Un esplicito racconto ove riaffiorano ricordi intrisi di rammarico.
Uno scorrevole seguitato... dalla chiusa straordinaria.
Lieto meriggio, Anna.
*****

Rocco Michele LETTINI 10/02/2017 - 14:09

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