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Scrivi una storia con questo inizio: Non m’era mai capitato di restare senza un soldo in tasca. Non potevo comprare niente e non avevo più niente da vendere. Finché ero in treno mi piaceva rimirare il tramonto sulla pianura, ma adesso mi lasciava indifferente e faceva tanto caldo che aspettavo con ansia il calare della sera per stendermi a dormire sotto un ponte.


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Di tulle blu

Non m'era mai capitato di restare senza un soldo in tasca. Non potevo comprare niente e non avevo più niente da vendere. Finchè ero in treno mi piaceva rimirare il tramonto sulla natura, ma adesso mi lasciava indifferente e faceva tanto caldo che aspettavo con ansia il calare della sera per stendermi a dormire sotto un ponte. Anzi no, per stendermi e basta.
Il lungo viaggio intrapreso da Genova a Marsiglia mi aveva offerto squarci bellissimi di natura, macchiati a tratti, dalla mano pesante del'uomo, che aveva infierito su molte zone deturpando bellezza e armonia. L'ora del tramonto mi aveva regalato una sensazione di riconciliazione con me stessa, ma al momento dell'arrivo alla stazione Saint-Charles di Marsiglia avevo di nuovo sentito quella voragine interiore che fagocitava ogni mia emozione e sentimento. Come un contenitore vuoto mi aggiravo dentro la stazione, alle 20.30 di quel 31 luglio il termometro digitale posto di lato al “Cafè pour toi “, parlava di una sera molto calda con i suoi 27°; sapevo bene dove avrei passato la notte, anzi ero certa dove non l'avrei passata, niente albergo o quant'altro di visibile, per due motivi: il primo non avevo più un soldo da spendere, il secondo, non per importanza, era parte di quel percorso che all'improvviso si era stagliato di fronte a me tre giorni prima, una linea retta da seguire, senza mai mettere un piede in fallo. Le quattro precedenti settimane le avevo trascorse tra il letto, il bagno, raramente la cucina di quel piccolo appartamento dove avevo fatto grandi sogni, anzi spesso in quei pochi metri quadrati con Jerome e il nostro piccolo Phil la realtà era stata di sogno, non avevo colto esattamente che quello era il “ momento da immortalare “ e forse questa era stata la mia colpa, non avevo goduto quella magia con la consapevolezza che avrebbe meritato.
Il silenzio tra me e Jerome era diventato lentamente qualcosa che si poteva toccare, un estraneo che si infilava ovunque tra noi....a tavola, in una canzoncina cantata giocando con Phil, a letto.
Si era interrotta quella corrente di acqua marina tiepida che fluiva da me a lui, da lui a me, da noi al piccolo; me ne ero uscita così d'istinto “ Voglio stare un po' lontana da te, io e il bambino, ho paura di aver fatto quel passo in più, quello che mi impedirà di girarmi e tornare da te “.
Jerome aveva il nostro piccolo in braccia, inghiottiva saliva amara mentre annuiva, in silenzio, ancora, ed anche quella pioggia di pietre che ci aveva sepolto non aveva fatto rumore quasi fosse neve. Mi ero addormentata sul divano, mentre accarezzavo una piccola macchia di latte, uscita dalla bocca di Phil, una sera in cui Jerome mi aveva baciata mentre allattavo il nostro cucciolo, lo avevamo così stretto tra i nostri corpi e lui aveva smesso di succhiare, lasciando uscire il latte, così vicini, intrecciati, tre insiemi, fusi, uno nell'altro.
Quella notte Jerome non aveva chiuso la porta che dava sul balcone e così l'aria appena fresca del mattino di fine giugno mi aveva svegliato, una sferzata alla pancia, guardandomi intorno, pochi secondi erano stati sufficienti, per capire che lì, non c'era più nessuno.
Quattro le settimane successive dove, con fatica, con un dolore fisico che mi costringeva a piegarmi sull'addome, avevo tentato ogni strada per ritrovare Phil, lo avevo cercato ovunque, anche accarezzandomi la pancia, perchè se fosse stato ancora lì nessuno me lo avrebbe portato via.
Lo avevo cercato con i canali predisposti, polizia e carabinieri, una macchina lenta, che non aveva capito che io senza il mio bambino, stavo quotidianamente morendo, e quindi dovevo correre più in fretta di quel consumarsi. Un investigatore privato, un avvocato mio ex compagno di scuola, avevano voluto un cospicuo acconto ed io avevo venduto quello che avevo, tutto, tranne un sacchetto di tulle blu che custodivo nella tasca dei miei pantaloni, neri; la mia vita era diventata un programma cristallino, volevo due cose... mio figlio e quel sacchetto!
La notte a Marsiglia, mi ero stesa sotto il ponte Veccchio, nascosta finalmente dall'oscurità, sfiorata da una leggera brezza, non era stato difficile non dormire, il mio cuore accellerato mi aveva fatto compagnia con un rumore a momenti preoccupante nel petto; un gruppo di giovani si era ubriacato a pochi metri da me, non mi avevano visto, vestita di nero e con i capelli biondi nascosti dentro un foulard scuro. Prima che il giorno mi rendesse visibile, avevo camminato vicino a loro, dormivano, ubriachi, mi ero rinfrescata ad una fontana e avevo bevuto, né fame, né stanchezza, una linea dritta davanti a me.
Jerome non aveva portato Phil a Bordeaux dove vivevano i suoi familiari, ma a Marsiglia, dalla sua ex, sapevo della sua esistenza prima di me, il suo nome lo aveva trovato l'investigatore in un sopralluogo fatto nel nostro appartamento, un libro con dedica, una firma, una foto con sfondo un ristorante. Tre giorni di ricerche su questa traccia... ed ora mi trovavo lì a pochi metri da quel piccolo ristorante, con gli occhi fissi alle sovrastanti finestre dove secondo le ricerche dormiva il piccolo Phil, nessuno sapeva del mio viaggio; il sacchetto di tulle dalla tasca mi parla, l'orologio d'oro di mio padre, quello che non avevo voluto disperatamente vendere....
La porta di legno bianca si apre, il passeggino si alza per superare la soglia, il dolore alla pancia si attenua, cammino dritta mentre attraverso la strada, Phil alza la testa, il suo cappellino rosso cade quando vedendomi si irrigidisce, è passato un mese, potrei morire mentre mi avvicino, ma non lo farò, cado in ginocchio, bacio il suo piedino nudo, sudato, sento il nostro sangue scorrere nelle mie vene, la linea dritta è ancora lì, completerò il percorso, con lui tra le braccia, suo padre pagherà, abbiamo già pagato tutti un mese di follia, non so che cosa farò, tranne che, il sacchetto di tulle con il suo amato contenuto, lascerà felice la mia tasca, comprerò da mangiare, da bere e, due biglietti...per la nostra vita.



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Scrittura creativa scritta il 17/04/2017 - 00:38
Da Grazia Giuliani
Letta n.403 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Molto bello, scritto in modo avvincente e scorrevole, denso di sentimento e di drammaticità. Coinvolgente nel suo emozionante crescendo...

Patrizia Bortolini 28/04/2017 - 08:39

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Un racconto molto commovente e drammatico allo stesso tempo scritto con maestria denso di particolari che lo arricchiscono la cui lettura affascina il lettore. Complimenti, ciao

Francesco Scolaro 18/04/2017 - 19:44

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Ha ragione Aurelia molto emozionante e coinvolgente. Nonché ben scritto e descritto.
Ciao Grazia, complimenti!

Loris Marcato 17/04/2017 - 17:54

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Grazie Aurelia, mi fa piacere si senta l'emozione....

Grazia Giuliani 17/04/2017 - 17:46

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Bel racconto non solo perché ben scritto ma anche perché trasmette molta emozione. Complimenti e 5 * Aurelia

Aurelia Strada 17/04/2017 - 17:26

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Errata corrige nell'incipit...tramonto sulla pianura e non tramonto sulla natura

Grazia Giuliani 17/04/2017 - 16:56

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