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Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


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Le istruzioni sono:

Scrivi una storia che inizi così: "Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, che a me non mi va proprio di parlarne" (tratto da J.D. Salinger - Il giovane Holden).


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Donna vuol dire danno ( insopportabile anagramma).

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, che a me non mi va proprio di parlarne" (tratto da J.D. Salinger - Il giovane Holden).
Ma tanto per non scontentare né me né voi mi terrò, diciamo così, a mezza strada dicendovi lo stretto indispensabile per farmi conoscere e soddisfare la vostra curiosità.
Sono stato partorito in un paese campano, che più brutto ed arretrato non si può, dove i miei genitori si arrangiavano a fare mille mestieri per sbarcare il lunario e nutrire e vestire cinque figli: tre femmine e due maschi, l’ultimo io. Il cocco di casa? No, in casa nostra non c’erano coccole per nessuno. Del resto, il necessario, poco per tutti: un bicchiere di latte la mattina, un frutto a scuola o sul lavoro e un pasto vero e proprio la sera.
Mentre mia madre scodellava , ognuno si controllava la sua razione, che fosse uguale a quella degli altri, e quasi se la consumava con gli occhi prima ancora di portarla in bocca. La scuola, quella dell’obbligo, l’abbiamo frequentata tutti e cinque con poco profitto; per questo nessuno di noi ha proseguito gli studi. Le mie sorelle hanno rimediato giovanissime un marito che ha risolto i loro problemi. D’altronde “chi è bella non è poverella” si dice da noi e le mie sorelle, quanto ad essere belle erano belle e anche tanto e lo sono ancora. Buon per loro e per il resto della famiglia, che ha potuto godere di una maggior agiatezza (questo vocabolo prendetelo con le pinze) dopo che loro l’hanno lasciata.
La morte dei miei genitori avvenuta a breve distanza di tempo ha spinto fuori casa me e mio fratello; non siamo mai andati molto d’accordo ma da quando lui è riuscito ad accaparrarsi un posto di lavoro come operatore ecologico in un paesino vicino al nostro e vi si è trasferito non ci siamo più visti. Ed io? Vivo alla giornata arrangiandomi come posso, pulisco garage e giardini di giorno, la sera faccio il buttafuori nella discoteca “Giro-girotondo”( ho il fisico adatto e muscoli da vendere).
Il proprietario mi ha preso a ben volere e questo mi tranquillizza; almeno un lavoro è meno precario degli altri. Un mese fa al Giro-girotondo una bella novità: è stata ingaggiata come cubista un fior di ragazza. Si chiama Sonia e dalla prima volta che è salita sul cubo i clienti sono aumentati ed io non ci sto con la testa. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso e, ovviamente, non sono il solo. Un metro e settantacinque di linee e curve perfette infilate in un body nero elasticizzato che copre meno del dovuto, una cascata di capelli rossi folti e ricciuti e lo spettacolo ha inizio, l’atmosfera si surriscalda: una bomba di bellezza e sensualità. Da quando c’è lei non sono puntuale…..arrivo prima, molto prima dell’ora di apertura e mi godo lo spettacolo del suo riscaldamento, i saltelli prima su una gamba, poi sull’altra, le flessioni in avanti, su un fianco, sull’ altro e le rotazioni del busto nel verso opposto a quelle della testa sempre prima da una parte e poi dall’altra. I miei occhi non si stancano di guardare, la fronte s’imperla di sudore come le mani, il cuore batte forte forte…...si direbbe in sofferenza, il resto non ve lo dico. Lei ha capito che mi piace e mi provoca atteggiando la bocca in una smorfia attraente che sveglia in me un desiderio difficile da contenere. Ed è così tutte le volte che guida i balli.
Stasera la discoteca è affollatissima; c’è anche il proprietario ma si capisce subito perché sta qui. È Sonia il suo unico obiettivo anche se si atteggia come il proprietario venuto a salvaguardare i propri interessi. Eh già….l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. In verità l’interesse suo ha occhi neri e chioma di fuoco. Gira di qua, di là, sorride, parla con uno, un altro e un altro ancora ma gli occhi sono puntati su un solo bersaglio, lo stesso mio. Mi sento il sangue salire alla testa, non mi piace avere come rivale il mio datore di lavoro, è una cosa che non avevo messo in conto e mi provoca una certa agitazione. Posso io competere con uno ben piazzato economicamente? Le donne sono sensibili al denaro, altro che un cuore e una capanna! E………Sonia???.......Sicuramente sarà lusingata. Ecco lui si accosta al cubo e la mia sirena rivolge a lui gli sguardi complici finora riservati al sottoscritto. Mi ronza la testa, mi fischiano le orecchie; se quello schifoso non la smette di girarle attorno perdo la calma. Finirò col fare una sciocchezza, ecco sta di nuovo accanto a lei e questa volta prende una iniziativa da padrone di casa. Fa scendere Sonia dal cubo, dà ordine al d.j. di intrattenere con qualche trovata il pubblico e dirotta Sonia verso la stanza a lui riservata. Io spero che lei si neghi e non lo segua ma è uno sperare a vuoto. Sonia è un agnellino e, docile, si lascia guidare. È a questo punto che non ci vedo più, avanzo verso di loro e, in una manciata di secondi , riduco quello sporco damerino a una maschera di sangue, che cola a fiotti dal naso e dalla bocca; stordito dai miei colpi perde l’equilibrio e cade battendo la testa sul gradino che separa la sala da ballo dal settore destinato alle orchestrine; immobile, sembra un cadavere attorniato dai frequentatori della discoteca che non risparmiano chiacchiere e commenti. Incollato al pavimento non ho la forza di muovermi. Intorno a me negli occhi di tanti giovani un misto di sorpresa e disprezzo, in quelli di Sonia sconcerto e spavento. Non ho tempo né voglia di riflettere; a sirene spiegate arriva una volante, in un niente, dopo avermi ammanettato, un poliziotto mi abbassa la testa per farmi entrare nell’auto che mi porta alla centrale dove già da due ore sono in attesa di essere interrogato.
Dall’ospedale arriva la notizia: il titolare della discoteca non ce l’ha fatta. Ora sì che sono nei pasticci; intravedo una lunga trafila di guai.
Strano che in tutto il trambusto da me generato neanche per un attimo il mio pensiero sia andato a Sonia!!!......Puttana Eva!!!



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Scrittura creativa scritta il 24/11/2017 - 15:02
Da Aurelia Strada
Letta n.152 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Grazie Aurelia cara..sei davvero molto dolce.ciao e buon pomeriggio

Maria Cimino 09/12/2017 - 16:13

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Maria carissima, le tue parole mi hanno commosso. Ricambio con affetto il tuo abbraccio,
felice che tu abbia ripreso alla grande il dialogo con gli amici di O.S. Buon fine settimana Aurelia

Aurelia Strada 09/12/2017 - 15:42

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Ciao Arelia cara leggo solo adesso questo tuo racconto...scritto in maniera eccellente....e anche molto coinvolgente


Come sempre brava.
Complimenti sia per questo racconto che per il tuo riconoscimento meritatissimo
ti abbraccio forte ciao dolce.


Maria Cimino 09/12/2017 - 15:35

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Ringrazio per il gradito riconoscimento e mi complimento con gli altri autori risultati vincitori . Aurelia

Aurelia Strada 09/12/2017 - 15:15

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A Giulio, Giancarlo, Margherita, Grazia il mio affettuoso ringraziamento per le gentili parole di commento. Serena notte. Aurelia

Aurelia Strada 26/11/2017 - 23:30

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Bello, originale,
e la chiusura "la dice lunga anzi lunghissima!!!!"
Buona serata Aurelia
e grazie di cuore

Grazia Giuliani 24/11/2017 - 21:05

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Ah le donne!!!
Molto piaciuto questo racconto... neppure un pensiero alla fine per Sonia, non era poi cosi importante era solo affascinante! Molto bello e un caro saluto Aurelia *****

margherita pisano 24/11/2017 - 20:24

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molto ben scritto piaciuto 5*

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 24/11/2017 - 18:10

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Racconto ritmato e ben scritto, con una femme fatale che rovina la vita del nostro protagonista. Bello davvero. Giulio Soro

Giulio Soro 24/11/2017 - 18:08

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