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LA CONVERSAZIONE

Le istruzioni sono:

Immagina questa schiera di personaggi: Quello che vuole sempre dire la sua, quello che dubita per principio, quello che capisce fischi per fiaschi, quello che ama la precisione. Mettili attorno a un tavolo o dove preferisci e falli parlare su una questione di principio o su un argomento di comune interesse.


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IL VIAGGIO

ILVIAGGIO

Avevo deciso di non farlo questo viaggio, ma il telegramma mi era giunto all’improvviso e non potevo certo fare finta di niente o tirarmi indietro.
La zia lo sapevo che era vecchia e mal ridotta ma non mi sarei mai aspettata che morisse così presto.
Erano anni che non andavo a trovarla ed ora questa storia dell’eredità e dell’apertura del testamento mi lasciava un po’ contrariata.
Il treno corre veloce sui binari, nello scompartimento non sono sola, con me ci sono anche due mie cugine e mia sorella.
La zia Alberta era la sorella di mia madre ed anche la sorella di mio zio.
Non erano mai andati molto d’accordo, poi lei non si era mai sposata ed era sempre rimasta nella casa materna mentre il fratello e la sorella se ne erano andati via dal paese quando erano ancora giovani e si erano iscritti all’università uno a Milano e una a Bologna.
La casa della zia che poi altro non era che la casa dei miei nonni, si trovava in montagna, sull’appennino tosco emiliano.
Un bel paesino di villeggiatura ma non certo per abitarci tutto l’anno.
Mia madre poi si era trasferita da Bologna a Montecatini e dirigeva uno dei tanti alberghi cittadini.
Io avevo studiato a Firenze e mi ero ormai definitivamente trasferita in questa città.
Di tanto in tanto andavo a trovare mia madre a Montecatini ma certo non potevo andare a trovare anche la zia.
Ora ero qui, in treno nello scompartimento con mia sorella e le mie cugine.
Mia sorella era invece rimasta a Montecatini con mia madre e l’aiutava nella gestione dell’albergo.
A me non era mai piaciuto e alla fine degli studi ero rimasta nella tranquilla mia bella Firenze, avevo trovato un bel lavoro nella biblioteca ed ero molto contenta.
Le mie cugine invece erano rimaste a Milano dove mio zio si era sposato e stabilito definitivamente.
Erano tutte più grandi di me, ma la cosa mi aveva sempre lasciato indifferente perché ci vedevamo talmente poco da non creare problemi di alcun genere l’una all’altra.
Ero così assorta nei miei pensieri che non stavo sentendo che Patrizia, mia sorella, mi chiamava:
- Franca, ma che fai, dormi?
- No, non dormo, mi riposavo un po’ con gli occhi chiusi.
- Senti , ma tu che ne dici della zia, che cosa ci avrà lasciato di importante da obbligarci ad andare dal notaio di famiglia
- Non lo so, risposi, ma non credo che ci sia molto da dire o da fare, la zia non ci ha mai considerato e figuriamoci se lo ha fatto prima di morire.
Franca sembrò contrariata di quello che stavo dicendo e ribattè subito
- Io non credo che la zia fosse proprio così, io so per certo che voleva molto bene alla mamma e che quindi avrà voluto bene anche a noi.
Lucia che era stata zitta ad ascoltare fino a quel momento, si decise a parlare:
- Sentite, mio padre e la zia erano molto affiatati, si sono voluti bene e non hanno mai litigato, quindi non è vero quello che stai dicendo.
- Senti io credo che questo treno vada troppo lento, non si arriva mai, sbottò all’improvviso Gianna, ma perché dobbiamo fare tutto questo viaggio, io sono stanca- e si rimise a dormicchiare nel suo angolino.
Mia sorella però non aveva pace e voleva a tutti i costi scoprire il mistero del nostro viaggio
-Senti, io so che la zia aveva tanti gioielli e li teneva nascosti non si sa dove, e noi ora come faremo a scoprirlo, cosa centra il notaio in tutta questa storia, bisognerà cercarli in casa, chissà dove.
La cosa mi lasciava indifferente e avrei volentieri anch’io chiuso gli occhi come Gianna, ma era più forte di me e dovevo ascoltare quello che diceva mia sorella, altrimenti poi si sarebbe arrabbiata e non l’avrebbe finita più.
- Senti ma tu lo sai che la zia si era presa una badante?
- Una badante? Intervenne subito Lucia, ma che dici, non è possibile, la zia è sempre stata molto tirchia e non li avrebbe mai spesi tutti quei soldi.
- Invece è vero, disse mia sorella, io lo so perché ho ancora un’amica all’Abetone e mi racconta tutto e proprio l’altro giorno, prima che la zia morisse aveva sentito strane storie in paese. Sembrava che la zia si fosse sentita male e che fosse corso anche il medico d’urgenza
- Ma che dici, intervenne Lucia, per la precisione mi hanno detto che ultimamente aveva avuto qualche colica di fegato, ma niente di più.
- Sentite, ma la zia sarà morta di infarto? disse ad un tratto Gianna.
Chissà da dove se l’era levato dalla testa l’infarto, Gianna era sempre stata così, sempre mezza addormentata, non stava a sentire niente, poi sul più bello apriva gli occhi e diceva la prima cosa che gli passava per la testa, che di solito non c’entrava niente con quello che dicevano gli altri
Il treno continuava a correre sui binari fra poco saremmo dovute scendere per prendere una coincidenza con il pullman che poi ci avrebbe portato a destinazione.
- Fra quanto abbiamo il pullman? dice Franca
Stavo cercando di darle una risposta quando la voce immediata di Lucia esplose:
- Alle 17 e 20. Vedrai che arriveremo quando è già buio.
Anch’io temevo che saremmo arrivate al buio anche perché in montagna di solito fa buio prima, ma non si poteva mai dire che tempo avrebbe fatto.
Poi con quella primavera strana, quando freddo, quando caldo.
- Senti ma tu cosa hai sentito di questa badante , dissi rivolgendomi a Franca.
- Niente, sembra che ogni tanto si ubriacasse e la povera zia rimaneva vittima dei suoi sbalzi di umore, disse Patrizia.
- A me le badanti, non mi sono mai piaciute, non si sa mai se ci sia da fidarsi o meno, una volta un’amica mi raccontò che sua zia aveva preso una badante, sembrava una brava donna, tutta premurosa, poi la donna morì, la trovarono morta nel letto. Le fecero l’autopsia e scoprirono che era stata avvelenata lentamente, roba da matti. Nessuna prova contro la badante che se ne è ritornata a casa portandosi via tutto quello che aveva voluto.
- No, sei sempre pessimista, non ti fidi mai di nessuno, mi disse mia sorella.
Lucia, che stava ascoltando con attenzione, intervenne:
- No, non è così perché io avevo telefonato alla zia proprio pochi giorni fa e mi aveva parlato proprio della badante e mi aveva detto che era molto contenta di lei e che le faceva molta compagnia.
Il fischio del treno interrompe i nostri discorsi, entra in stazione, siamo arrivate a Pistoia, ora dobbiamo prendere il pullman per l’Abetone.
- Dove siamo? dice Gianna.
- Siamo arrivate, dobbiamo scendere.
Raccogliamo tutte le nostre cose e a corsa andiamo verso l’uscita della stazione dove c’è la fermata del pullman, se perdessimo quello, dovremmo rimanere a dormire a Pistoia.
Il pullman è già lì, saliamo in fretta e ci rimettiamo a sedere tutte vicine.
Un attimo per riprendere fiato, poi Patrizia esclama:
- Che fatica questo viaggio, io credo che sarà sicuramente un viaggio inutile.
- Lo credo anch’io, risposi subito soprattutto perché non sappiamo che cosa ci aspetta.
- Guarda che belli quegli alberi, sono altissimi, Gianna esclama come se fosse la prima volta che li vede, invece è una vita che facciamo quella strada.
Il discorso ritorna sulle badanti e Lucia interviene:
- Sai, la badante della zia è messa in regola, ha tutte le carte a posto, non vedo che cosa potrebbe succedere.
- Mah, rispondo io, non lo so, ma mi sembra sempre troppo perfetta, quella signora.
Il pullman segue le curve della strada incorniciata da boschi di abeti, il cielo si va facendo sempre più scuro.
- Arriveremo ormai a buio, disse Lucia.
- Già, ma dove andremo a dormire? Disse Gianna
- Abbiamo già pensato a tutto, disse Lucia.
- Appena arrivate in centro, andremo a casa della zia e dormiremo lì, nelle nostre vecchie camere, che sono rimaste come quando eravamo piccole e venivamo a trovare i nonni.
Le luci lungo la strada sono poche e ormai non si vede più niente , si intravede solo le sagome degli alberi illuminati dai fasci di luce dei fari.
La strada prosegue fra curve, salite, l’ultimo sforzo e il pullman si ferma nella piazza del paese.
Riprendiamo le nostre cose e scendiamo.
Un’aria fresca di montagna ci avvolge e mi fa sentire un brivido freddo lungo tutta la schiena.
Mi infilo la giacca che mi ero portata dietro per non sentire freddo.
La casa della zia è proprio dall’altra parte della strada,
Attraversiamo la strada e ci fermiamo davanti al portone, suono il campanello.
Una giovane donna ci viene ad aprire, ci saluta cortesemente :
-Siete le nipoti della Signora Alberta, prego accomodatevi, vi ho già preparato le camere.
Ho preparato la cena, quando vi siete rinfrescate, possiamo andare a cena.
Ci guardammo tra di noi, eravamo veramente meravigliate che quella signora ci accogliesse così gentilmente, poi, ora che ci ripenso, quella doveva essere casa nostra ed invece lei ci accoglieva come ospiti, anche se di riguardo.
Lucia improvvisamente disse: - Vado nella mia camera.
Gianna era sempre lì che si guardava intorno e con voce decisa le dissi: - Andiamo e la presi per un braccio trascinandola al piano di sopra.
Patrizia decise per tutte noi:
-Noi siamo stanche ci vedremo domani mattina, ora non abbiamo fame. A che ora dobbiamo andare dal notaio, domani?
La signora, abbassò leggermente gli occhi e disse:
-Alle 9,00 in punto.
Andremo con la mia macchina, vi accompagnerò io.
Ci guardammo ancora una volta a vicenda e i nostri volti stavolta erano molto perplessi.
Sottovoce dissi: - Non mi piace affatto.
Ognuna di noi andò a letto, la casa era molto grande e molto silenziosa, una grande baita di montagna dalla quale si poteva godere di uno spettacolo meraviglioso sulla vallata, soprattutto se tutto innevato come lo era sempre in inverno.
Quella notte il mio sonno fu molto irrequieto.
Mi alzai presto, mi lavai e mi preparai per scendere.
Scesi le scale e mi raggiunse un buon profumo di caffè, sentii anche la voce di mia sorella e delle mie cugine che si erano svegliate ancora prima di me.
Ci ritrovammo tutte in cucina, la signora aveva fatto una bella torta casalinga ancora calda e del buon caffè.
Senza parlare facemmo colazione , qualche convenevole, poi Lucia disse:
- Siamo pronte, possiamo andare.
- La signora rispose semplicemente:
- - Va bene , andiamo.
Uscimmo fuori, davanti alla casa c’era un grosso fuoristrada bianco.
La signora vi salì e ci fece cenno di salire anche a noi.
Come faceva una badante ad andare in giro con una macchina così, ci chiedemmo sicuramente in silenzio ognuna di noi, ma pensammo bene di stare zitte.
Gianna che come sempre vive fuori dal mondo sbottò:
- Bella questa macchina, di chi è?
- E’ mia, rispose la signora, semplicemente
Per tutto il percorso nessuna di noi aprì bocca.
A qualche chilometro, in un paesino vicino c’era lo studio del notaio.
Una volta arrivate, la signora parcheggiò la macchina e ci invitò a scendere.
Si diresse verso un portone, suonò il campanello, un’anziana signora ci venne ad aprire e fece un bel sorriso alla nostra accompagnatrice.
- Il notaio viene subito- e ci fece accomodare nello studio
La signora ci presentò e il notaio salutò tutte noi cordialmente.
Ci sedemmo di fronte alla scrivania del notaio, che dopo una breve premessa sulla zia che ci aveva lasciato, cominciò a leggere il testamento.
- Lascio tutti i miei averi a Violetta, che con tanto amore mi ha curato e mi ha fatto compagnia in questi ultimi anni.
Lo avevo detto io che quel viaggio sarebbe stato inutile.



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Scrittura creativa scritta il 27/06/2013 - 02:03
Da Roberta Sbrana
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