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UN GIORNO, PER CASO

Walter uscì dall'ufficio e si diresse, con passo svelto, verso la fermata della metropolitana di Piazza Cordusio. Poi ci ripensò perché era stata una giornata stressante, occupata da una serie di riunioni ad alto livello e quindi, considerato che l'aria era fresca e piacevole, decise di fare una passeggiata in centro.
Era la settimana della moda a Milano, c'era molto fermento e si vedevano in giro molte belle ragazze. Nonostante i suoi sessant'anni, peraltro portati con disinvoltura e due matrimoni alle spalle, era ancora interessato alla bellezza femminile.
Ora viveva solo in un ampio appartamento in zona semicentrale e doveva occuparsi di tutto ciò che era necessario per vivere ma quella sera era restio a farsi coinvolgere dalla solita routine. Con gli anni avvertiva il peso della solitudine e di tanto in tanto si era trovato a riflettere sugli errori che aveva commesso.
I suoi occhi vagavano distrattamente sulle vetrine e sulla gente che gli veniva incontro ma si posarono, con particolare interesse, su una splendida ragazza che avanzava verso di lui. Cominciò a fissarla con insistenza e lei forse avvertì il suo sguardo perché sorrise e tagliando obliquamente il portico, gli andò incontro.
Si fermò davanti a lui e disse: "Ciao, proprio non cambi mai, hai sempre le donne per la testa". Walter la guardò stupito con fare interrogativo e lei replicò: "Sono tua figlia, tua figlia Anna. E' vero che non ci vediamo da molto tempo ma come fai a non riconoscermi? Che strazio; pensare che come ti ho visto mi è venuto un tuffo al cuore; sono proprio scema"!
Lui non seppe cosa dire, in un attimo mille pensieri si affollarono nella sua mente, chiese solo "La mamma come sta"? "Come vuoi che stia, lontano da te sta sempre bene" rispose la figlia, poi si scatenò in un fiume di parole che Walter ascoltò in silenzio, con gli occhi bassi e un ronzio che andava crescendo nella sua testa.
Anna riversò su di lui tutta la sua amarezza e il livore che aveva dentro e concluse dicendogli: "Non solo sei un cattivo marito ed un pessimo padre ma anche un piccolo uomo che non ha mai prestato interesse al propri famigliari abbandonandoli e cancellandoli dalla propria mente per soddisfare il suo ego ed i suoi vizi".
Gli disse anche: "Ma non vedi che nonostante la tua età ti interessavi a me come donna, tanto che non mi hai riconosciuto! Mi domando per quanto tempo ancora continuerai con questi stupidi giochetti? Ma guardati bene, sei solo vecchio e ridicolo".
Walter non reagì disse solo: "Come sei cambiata, sei bella e sicura di te proprio com'ero io alla tua età. Adesso non sono più sicuro di niente anzi, averti visto è un po' come se mi fosse crollato il mondo addosso e mi sento confuso. Perché non ci sediamo in un bar e prendiamo qualcosa; ti prego non negarmi mezz'ora del tuo tempo".
Si accomodarono, ordinarono un aperitivo e restarono per qualche minuto in silenzio fissandosi negli occhi. Lui cercava di nascondere un po' di affanno e di ritrovare la giusta cadenza del respiro, lei di placare il rancore che si portava dentro e di ammorbidire la tensione che si leggeva nel suo volto.
Walter chiese: "Come mai sei a Milano, quando sei arrivata da Orvieto"? Lei rispose: "Non vivo più con la mamma, mi sono trasferita all'estero per lavoro. Mi fermerò in città per una settimana perché devo sostenere il colloquio definitivo per un assunzione qui a Milano e, in caso positivo, per prendere accordi e cercarmi una sistemazione".
Aggiunse anche amaramente: "La mamma vive da tempo con una persona che io detesto; per questo motivo mi sono trovata un lavoro all'estero lontano da tutto e da tutti".
Sembrava aver perso la sua sicurezza quando gli disse quasi in un sussurro e scuotendo la testa: "Quanto dolore, tristezza e problemi mi avete causato tu e la mamma. Avete vissuto solo per voi dimenticandovi di avere una figlia".
Walter con tono pacato ammise i propri torti in particolare riconoscendo la gravità dell'abbandono ed infine, anche per giustificarsi, le disse: "E' vero che la colpa è mia; a quel tempo non c'erano solo le donne ma anche il gioco e le droghe leggere, per quanto non si possa definire leggero alcun tipo di droga, per tu non sai che anche tua madre mi ha tradito, non solo una volta e non con lo stesso uomo".
Anna rispose: "Papa è vero che avevo solo dieci anni ma non ero una sprovveduta; sapevo perfettamente cosa faceva la mamma perché mi capitava di sentire certe sue telefonate a cui seguivano lunghe assenze e sentivo di sera le vostre aspre discussioni. Tu eri il mio idolo, il mio grande papa che mi coccolava ed hai avuto il coraggio di lasciarmi definitivamente facendo crollare la mia fiducia, le mie certezze, le mie speranze e creandomi un sacco di insicurezze che hanno accompagnato la mia giovinezza e che, per certi versi ancora mi trascino".
Poi continuò a parlare della sua vita, dei rapporti con sua madre, degli pseudo padri con cui aveva dovuto convivere e concluse dicendogli: "Pensa che ho ancora difficoltà ad accordare la mia fiducia ad un uomo, a sentirmi legata a lui da un amore pieno e totale".
Walter rimase in silenzio fino a quando Anna finì di esternargli ogni pensiero poi disse: "Oggi è un grande giorno per me, ritrovando per caso mia figlia sono sicuro di aver ritrovato anche me stesso. Prometto che farò ogni cosa per aiutarti e che avrò cura di te. Ti chiedo di perdonarmi e di avere fiducia in me".
Aggiunse poi con tono allegro: " Tanto per cominciare, vista l'ora, stasera niente bistecca e insalata; se non hai altri impegni andiamo fuori a cena in un posto tranquillo, dove non sono mai stato con nessun'altra. E' il luogo in cui mi rifugio quanto la tristezza prende il sopravvento e d'ora in poi sarà il posto della mia ritrovata serenità".


Nota dell'autore


Poiché sulla giusta conclusione della vicenda ogni lettore potrà avere la propria opinione ometto il finale che avrebbe scarso contenuto discorsivo. Peraltro, dato per scontato che Anna trovi lavoro a Milano, propongo le seguenti ipotesi:


---Anna rifiuta ogni aiuto da parte del padre perché tardivo ed è incapace di perdonarlo;
---Anna riesce a superare in parte il dolore sofferto ma, pur stabilendosi a Milano, vive da sola sentendo di tanto in tanto il padre ma incontrandolo raramente;
---Anna, anche perché amareggiata dai comportamenti della madre, si riavvicina a Walter ed accetta il suo invito a stabilirsi nel suo appartamento istaurando con il padre un rapporto di convivenza basato sulla reciproca indipendenza.
Ciò darà modo a Walter di cambiare vita e dedicarsi a ricostruire il rapporto con la figlia.




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Opera scritta il 28/10/2015 - 11:48
Da Gaetano Antonioli
Letta n.1269 volte.
Voto:
su 10 votanti


Commenti


Nadia, ti ringrazio per avermi riletto e per il tuo commento. Sei sempre presente, gentile e sensibile. Un caro saluto Gaetano

Gaetano Antonioli 12/03/2016 - 21:48

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Bello! L'avevo letto il mese scorso senza mettere il commento, ora l'ho riletto e ti dico che mi è piaciuto tanto.
Io scelgo il lieto fine, il numero tre
Voglio credere che ogni rapporto umano, anche se travagliato, possa migliorare,usando un po' di amore, pacatezza e tolleranza
Complimenti
un abbraccio
Nadia

Nadia Sonzini 11/03/2016 - 16:12

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Ah...grazie per la precisazione...ma se un racconto ha un premio e poi ha 10 voti da 5 stelle, e 248 letture, è una confrma mi pare, o no?...bene, grazie, spero di non farmi sfuggire il tuo prossimo. Grazie per il benvenuto.

Gennarino Ammore 05/01/2016 - 16:46

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Caro Gennarino, la scrittura è un mezzo tramite cui esprimiamo i nostri pensieri e i nostri sentimenti, ognuno con il proprio stile. Nessuno di noi è più bravo di altri ed il riconoscimento mensile, che pure fa piacere, dovrebbe essere secondario, a mio parere, al numero delle letture ricevute che stanno a significare quante anime hanno condiviso l'essenza della nostra scrittura. Benvenuto tra noi.

Gaetano Antonioli 05/01/2016 - 13:04

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Ecco, all'inizio non capivo i commenti che parlavano di riconoscimento...quindi hai vinto il racconto del mese. Mi pareva di aver capito che sei bravo...allora non ho sbagliato...ehehehehe...non sono poi tanto allocco....ahahahah...i finali nella nota sono uno meglio dell'altro.

Gennarino Ammore 05/01/2016 - 08:00

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Sono molto contento che il racconto sia piaciuto. Ringrazio tutti coloro che hanno letto, votato e commentato la mia opera di tutto cuore

Gaetano Antonioli 09/11/2015 - 17:49

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Complimenti Gaetano, sono davvero contenta per il tuo riconoscimento mensile! Ti ho riletto con piacere, buon inizio di settimana,

Chiara B. 09/11/2015 - 10:24

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IL MIO ELOGIO PER IL MERITATO SUCCESSO MENSILE. ***** D'ENCOMIO GAETANO.

Rocco Michele LETTINI 09/11/2015 - 09:51

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Complimenti Gaetano per il meritato riconoscimento. Non avevo avuto modo di leggere il tuo racconto e mi è piaciuto veramente tanto. Io opterei per la terza possibilità. Bisogna dare sempre un altra occasione nella vita quando ci sono dei buoni propositi come nel caso di Walter che ha riconosciuto i suoi errori.
Bravo Gaetano. Buona domenica

Milly Barattieri 08/11/2015 - 15:22

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Giusto riconoscimento! Bella e fa riflettere la tua storia,che hai saputo esporre con scorrevolezza ... bravo!A presto rileggerti

Carla Davì 08/11/2015 - 14:32

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Bravo Gaetano, mi ero perso questa tua scrittura e devo dire che mi ha preso molto. La scrittura e scorrevole ed è molto piacevole alla lettura. L'argomento trattato non è dei più semplici ed i possibili finali proposti dall'autore lasciano spazio ad ampie considerazioni. Ancora i miei più sinceri riconoscimenti per la segnalazione ricevuta!

Arcangelo Galante 08/11/2015 - 12:45

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Ringrazio Chiara e Sabrina per i positivi commenti al racconto "Un giorno, per caso". Un caro saluto

Gaetano Antonioli 28/10/2015 - 21:43

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Un bel racconto, molto umano e vero! E amando i lieto fine...spero nel terzo finale! Buona serata,

Chiara B. 28/10/2015 - 18:03

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Mi è piaciuta davvero la tua storia molto bella

Sabrina Marino 28/10/2015 - 16:08

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