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SECONDA CHANCE

Il buio era pesto, e l'aria pesante. L'umidità era alle stelle, il terreno accidentato. Possibile che doveva sempre trovarsi nei guai? William, si passò una mano tra i capelli. Doveva agire. Subito. Gli occhi facevano fatica ad abituarsi, e lui non aveva assolutamente idea di dove conducesse quella diavolo di caverna, sempre che avesse condotto da qualche parte. Maledizione! E maledetti Shadow e Mallhoy! Si fermò di colpo. Mossa sbagliata. Lo sapeva, ma doveva raccogliere le idee. Tirò un respiro. Imprecare non era utile, ma gli veniva facile, anche perché non era solo, in quella faccenda. E quanto mai!
Si guardò intorno, sempre se così si poteva dire, non vedeva un accidente. Dannazione! Cercando di muoversi lentamente, si avvicinò alla ragazza che era con lui. Parlare era pericoloso. Le voci si propagavano velocemente, in profondità. Ed erano inseguiti. Perfetto. Prese la mano della ragazza, e si mise un dito sulla bocca. Dovevano restare in silenzio e fare attenzione. Accendere una qualche luce era fuori discussione. Era appena stato riammesso in servizio, e non poteva fare errori quella volta. Accidenti. Ora non rispondeva più solo a Shadow, ora avrebbe risposto anche a Mallhoy. Era furioso. E se ripensava a quando era stato convocato nello ufficio di Shadow gli andava il sangue alla testa.
Il suo capo, era in piedi, rigido, lo sguardo rabbioso. Seduto alla scrivania, freddamente affabile, sedeva un altro uomo, più vecchio di Shadow, ma non meno temibile: Mallhoy.
<<Bene. Le due settimane di punizione sono scadute. Ma non può tornare in servizio.>>
<<No?>>Aveva chiesto.
<<Dovrà essere riaddestrato. Da oggi il suo ruolo sarà diverso.>> Aveva spiegato ancora Shadow
E poi era precipitato tutto, pensò ricordando le parole di Mallhoy.
<<Dovrà comportarsi come un'ombra, ma agirà da operativo.>>


In un primo momento gli era sembrato quasi troppo bello, non era stato licenziato e il suo lavoro si era evoluto.
Quella mattina aveva capito come stavano le cose. Era stato convocato in fretta e furia, e si era trovato innanzi Shadow e Mallhoy, tesi come corde di violino.
<<Deve andare in missione, subito. >>Aveva abbaiato Shadow.
<<Certo, ma...>> Aveva provato a chiedere. I due uomini avevano scosso la testa. Mallhoy gli aveva porto un dossier.
<<Se lo studi. Non è lavoro per un ombra. E non possiamo rischiare un operativo.>> Aveva stretto i denti, alle parole di Shadow.
<<Capisco.>> Aveva detto girando sui tacchi, piuttosto innervosito. Aveva appena, messo una mano sulla maniglia, quando la voce di Mallhoy, lo aveva raggiunto alle spalle, fredda e precisa, come una coltellata alla schiena, nella sua gelida cortesia.
<<S1X non sprechi la sua seconda chance.>> Aveva detto.


Roteò gli occhi. Doveva agire. Pose una mano sulla parete, sperando così, di trovare un sentiero, una via. Non era affatto un buon metodo, ma non aveva idee migliori. Doveva muoversi in fretta, ma era rallentato dalla presenza della ragazza. Le lanciò un'occhiata, ora era troppo buio, per distinguere il suo volto, ma, aveva avuto modo di farlo prima: poco più di una ragazzina viziata. E ora doveva badare a lei! Dannazione! Se avesse fallito, questa volta non solo Sahdow, avrebbe richiesto la sua pelle, ma anche Mallhoy, l'avrebbe pretesa, e non si faceva illusioni, dietro l'aria affabile, l'uomo era più che pace di scorticarlo vivo e mangiarselo a colazione! Ci avrebbe giurato. Strinse di più la mano della ragazza, e cominciò a muoversi, aveva infilato due corridoi a caso, e malgrado sapesse con certezza, che li stavano inseguendo, sperava, quanto meno di averli disorientati. Maledizione! Per quello che ne sapeva lui, quegli uomini potevano essere dei perfetti speleologi, al contrario suo, che a stento riconosceva una caverna, quando la vedeva. Dannazione!
Respirò affondo, e cercò di trovare una soluzione, aveva davanti tre corridoi. Si metteva a fare la conta? La ragazza tremava, lo sentiva dalla stretta della mano. Doveva restare lucido, era quella la vera virtù di una spia, soprattutto se si trattava di un agente del suo tipo. Continuando a tastare la parete, imboccò il corridoio più vicino. Era abbastanza largo, ma non sapeva se era un bene o un male. La parete, era umida, e a volte sentiva che era più vischiosa, resina o muschio? Non sentiva spostamenti d'aria, e non era un buon segno ma aveva, una strana sensazione, come un brivido lungo la schiena. Qualcuno o qualcosa si stava avvicinando. Lo sentiva, che fare? Affrettò il passo, tirandosi dietro la giovane con uno strattone. Sapeva che agli occhi della ragazza doveva apparire come un mostro, ma non poteva agire con più garbo. Era desolato. Il suo cervello elaborava informazioni ad una velocità incredibile. Sentiva dei passi. Ora era certo che qualcuno li stesse raggiungendo. E questo era un male. Si girò verso la ragazza, cercando di sorriderle rassicurante, ma nel buio era più che altro utopia. L'attimo dopo l'aveva sollevata da terra, e issata, su di una specie di sporgenza, nella roccia. Si issò a sua volta. Non era un grande nascondiglio, anzi. Era troppo bassa e stretta, per essere sufficiente a nasconderli, ma sperava che almeno, gli avesse dato un punto di osservazione migliore. Se solo non fosse stato così buio, ma ormai i suoi occhi cominciavano ad abituarsi. La ragazza tremava. Il suo volto era ancora troppo in ombra, per scorgerne l'espressione, ma dal modo in cui si muoveva a scatti, seppe con certezza che si sarebbe messa a gridare. E non poteva permettere che accadesse. Fulmineo le si avvicinò, prendendola per le spalle, mentre chinava la testa per baciarla. Si sentiva un bastardo, e probabilmente Shadow l'avrebbe ucciso. Ma il suo capo non c'era, e lui...era inutile trovare giustificazioni. Era a corto d'idee e teso come non mai. Lei era calda e morbida, contro di lui, e questo era dannatamente pericoloso. Ma non riusciva a smettere. Maledizione! Dove diavolo era finito il suo controllo? Lei, era arrendevole, forse troppo. Diamine! Era stata rapita, e già questo, doveva essere stato uno shock, poi lui l'aveva strappata ai rapitori, senza poterle dare spiegazioni. E quanto mai poteva. Nuova regola: doveva negare perfino l'esistenza di una qualche agenzia. A fatica, interruppe il bacio. E si scostò, restandole accanto. Sotto di loro, la figura di un uomo, stava facendosi più nitida. Con uno scatto balzò giù, atterrando sull'uomo. Era una pazzia, ma anche un opportunità. Non sapeva quanti uomini li seguivano, e un uomo in meno, era sempre un vantaggio.
L'uomo, però si divincolò dalla sua presa, atterrandolo. Si rialzò con un salto, e sferrò un calcio. Il primo colpo andò a vuoto, il secondo no. Ne seguirono una raffica di pugni e colpi, che cercava di evitare come meglio, poteva, era difficile combattere nel buio, ma il mese di addestramento con Mallhoy era servito, si disse. Con fatica, riuscì a trovare un ritmo e a mettere fuori gioco il suo avversario, con una serie di colpi ben assestati.
Si avvicinò alla ragazza e l'aiutò a scendere. Ora dovevano muoversi. La prese per mano, e si mise a correre, sempre seguendo la parete della caverna. Era la strada giusta? Quella domanda lo stava torturando. Lei lo seguiva.
Si fermò di colpo. Stava per mettere un piede in fallo. Dannazione. Sotto di loro c'era il vuoto. La ragazza non fu svelta, come lui e scivolò, gridando. Per un istante si sentì gelare, mentre il peso di lei lo portava in avanti, ma fu svelto, ad afferrarle l'altra mano, per tirarla su. Per un attimo pensò di non farcela, poi caddero all'indietro, sul terreno. E ancora una volta, nel buio lui poté sentire la morbidezza delle sue curve, contro il proprio colpo. Ma non poteva permettersi di indugiare in simili fantasie. Se ancora li stavano seguendo, l'urlo della ragazza, aveva fornito un'indicazione di dove si trovavano, e dunque dovevano sparire, subito. Ma come? Si rialzò fulmineo, attirandosi contro la ragazza, e per evitare che lei gridasse ancora, la baciò.
<<Fa, silenzio e seguimi.>> Sussurrò. La prese con mano, cercando di tornare indietro. Il cervello, cercava di elaborare in fretta un piano. Temeva, che qualcuno gli tagliasse la strada. Il cammino, percorso non era lungo, eppure, c'era qualcosa di strano. Che avesse sbagliato strada? Trasse un profondo respiro e imboccò il tunnel a sinistra. Non l'aveva notato prima. Strinse di più la mano della ragazza. Evidentemente, nel tornare indietro, doveva aver sbagliato strada. Il corridoio era stretto, ma abbastanza alto. E si augurò di cuore che avrebbe condotto da qualche parte. Morire in quella caverna, non gli sembrava affatto una buona idea. Aveva una missione da compiere. Si, ma cosa fare ora? Come agente ombra, avrebbe dovuto fare rapporto a Shadow, da un'ora, ormai, rifletté, come operativo, doveva tenersi in contatto con Mallhoy, non direttamente, ma tramite la sezione ET627. Né l'una, né l'altra cosa erano fattibili. Se qualcuno li stava ancora cercando, cosa di cui non dubitava, fermarsi a fare rapporto o a cercare qualche contatto, equivaleva ad un suicidio. Percorsero qualche metro. Il corridoio era buio, ma la roccia, gli sembrava più sottile, e meno umida. Quindi erano lontani dai torrenti sotterranei. Si spostò in avanti, e senza volere, colpì un sasso. Lo vide rotolare, giù. Quindi avevano proceduto in salita.
<<Dove siamo?>> Sussurrò la ragazza. Ottima, domanda dove diavolo erano?
<<Stiamo procedendo in salita, e presto usciremo dal tunnel, ma ora, taci.>> Non si curò di sembrare brusco, aveva i nervi a fior di pelle, e non immaginava né dove, né se sarebbero davvero usciti. Più avanzavano, però e più sentiva, del vento, e dei suoni, provenire dall'esterno. Era positivo, si disse.
No. aveva parlato troppo presto. Ormai il tunnel era finito ed erano sbucati in una specie di stanza, ma davanti a loro, c'era una parete di roccia. Un vicolo cieco, ma una piccolissima fonte di luce, veniva, dall'angolo in basso a destra. Forse? Aveva con sé una piccola carica di dinamite. Forse sarebbe bastata. Non perse tempo, l'inserì nell'apertura, e l'attivò. Ora avevano un minuto, prima che esplodesse.
<<Scovati!>> Avevano compagnia, due uomini, erano alle loro spalle. Si rialzò di scatto.
<<Sta indietro.>> Ordinò alla ragazza. Certo, che la sua fortuna, era davvero grande!
Per quanto i suoi occhi si stavano abituando al buio, i due uomini, erano solo sagome. Non riusciva a metterli a fuoco. Poco male. Si disse, con più ottimismo di quello che provava, in realtà. Cercò di colpirli, ma due colpi andarono a vuoto e cadde, con la schiena al suolo. Secondi preziosi, sprecati. Una figura gli si stava avvicinando. La respinse con le gambe, poi rotolò di lato, e si rimise in piedi. Si muoveva agile, cercando ogni momento buono per colpire, senza mai abbassare la guardia, come gli avevano insegnato. Ma un conto era allenarsi in una palestra, sotto il quartier generale dell'agenzia, un altro, era lottare contro due energumeni, all'interno di una caverna. Cadde un paio di volte. Ma anche se intontito, riuscì a rialzarsi, e a mettere KO uno dei due uomini. L'altro sembrava indistruttibile. Maledizione. Aveva solo pochi secondi, ancora. Con quanta forza, aveva e con una buona dose di disperazione, sferrò un calcio, colpendo l'avversario all'addome, e mentre questi si accasciava, sgattaiolò di lato, e con le mani, strette a pugno lo colpì alla nuca. Con un tonfo cadde a terra. L'attimo stesso in cui la parete, esplose. Prese la ragazza, e la sospinse di lato, verso il varco. Quei due avrebbero potuto rinvenire, e non c'era tempo. Diede un'occhiata, e si sentì gelare. Erano su di uno strapiombo. Eccola lì la sua fortuna...e va bene che si dice che è cieca, ma la sua gli occhi non li aveva proprio!
Valutò le opzioni a sua disposizione. Poche, troppo poche, ma doveva agire. Sotto di lui, c'erano sabbia e mare, ma l'acqua era troppo lontana per un tuffo. La parete, sulla quale si trovavano, era piuttosto irregolare, e offriva svariati appigli, ma era anche molto ripida. Bene. Sperando che i gorilla non si svegliassero tanto presto, estrasse, un piccolo arpione, dalla fibbia della cinta, e lo fissò con cura ad un appigliò. Si augurò solo che la lunghezza della corda, fosse sufficiente, ad ogni modo era un rischio che doveva correre. Disse, alla ragazza di aggrapparsi alle sue spalle, e quando, fu sicuro, che fosse ben salda, cominciò a calarsi.
Era peggio di quello che credeva. Cercò di diradare, la nebbia dai pensieri. Il suo volto era una maschera di marmo. Cercò di dondolare, lontano dalla parete, per poi avvicinarsi, ad un nuovo appiglio. Sudava. Il peso, doppio gli rendeva i movimenti meno fluidi e più incerti. Dannazione! Se fosse uscito vivo da quell'impresa, avrebbe avuto un paio di cosette da dire ai suoi adorati capi. Davvero. Cercò un appiglio, ma la roccia franò. Diamine. Si ritrovò ad andare giù, senza appigli, per alcuni metri. La ragazza, si era messa a gridare. E non poteva farla smettere. Poi, vide una sporgenza della roccia, che forniva uno spazio abbastanza, ampio, per per fermarsi, a riprendere fiato. Cercò di tornare verso la parete, e cominciò a spostarsi in orizzontale, più in fretta che gli riusciva. Sentiva che la corda, stava per cedere. Quella giornata, gli sarebbe rimasta negli incubi, pensò cupo. Sveglia all'alba, mattinata, di ricognizione, e poi l'azione. Per prima cosa, in tarda mattinata fingendosi un intermediario, aveva preso contatti coi rapitori. E dando una rapida scorsa ai luoghi. Poi, senza farsi vedere, li aveva seguiti, fino al loro nascondiglio. Si era allontanato, ed era tornato nel pomeriggio. Aveva fatto un breve sopralluogo e poi, approfittando di una breve distrazione, dei rapitori aveva liberato la ragazza, ma qualcosa era andato storto, e si era ritrovato i rapitori alle costole. La fuga nella caverna, e ora, questo. Strinse i pugni. Erano scesi parecchio, ma la spiaggia era ancora lontana. Si guardò intorno. Era una pazzia. Riavvolse velocemente il cavo della cintura. E se la tolse. Aveva visto, una roccia, molto grande, e abbastanza alta, sulla spiaggia. Ma pur sempre molto lontana. Ad ogni modo doveva tentare, non potevano restare lì in eterno. E se falliva...non voleva pensarci. Estrasse il gancio e lo fissò alla parete alle loro spalle. Facendo molta attenzione. Fece scorrere tutta la corda contenuta nella cinta, e con la cintura, realizzò una specie di lazo. Puntò alla sporgenza che vedeva. Fece centro. Testò un paio di volte la corda. Era tesa, e in pendenza. Una pendenza di 10 m circa. Fece un sospiro. E si guardò intorno. Aveva bisogno di qualcosa, per scendere, ma cosa? Poi ricordò la custodia delle micro-bombe. Era molto resistente e flessibile. La svuotò. E afferrandola, saldamente, la fece passare sopra la corda.
<<Stringiti a me, non guardare giù e fidati.>> Disse brusco rivolto alla ragazza. Dovevano sbrigarsi. Lei tentennò per un momento, poi fece quello che gli aveva detto. Una morte valeva l'altra. Questo avrà pensato, si disse, perché se quello che aveva in mente, non funzionava era un suicidio. Con un grosso respiro prese la rincorsa, e poi si lanciò nel vuoto. Quando ormai erano vicini al suolo, lasciò la presa, ed entrambi rotolarono sulla sabbia. Erano a terra. Sentiva le ossa fargli un male, cane, e anche lei non doveva star meglio. Ormai era sera. E il buio, li avrebbe coperti un po'. Cercando di sorridere, prese la mano della ragazza e si mise a correre. Ma non prima di aver tagliato la corda, meglio non dare vantaggi ai loro inseguitori. Anche se era improbabile che li seguissero ancora.


Fece un respiro. La sua missione, era conclusa.
Erano riusciti a raggiungere la strada, e da lì, una stazione di servizio. Con la scusa di andare in bagno aveva chiamato, la sezione ET627, dicendo dove si trovavano, e quello che aveva scoperto sui rapitori e i mandanti, durante i suoi sopralluoghi.
E poi avevano aspettato la macchina, che gli avrebbero fornito dall'agenzia. L'aveva consegnata un ragazzo di una compagnia di noleggio. Lui era abituato alla procedura, ma la ragazza, gli aveva fatto un mucchio di domande, che aveva tacitato con un bacio. E poi l'aveva riaccompagnata a casa. Anche nel salutarla, l'aveva baciata, e avrebbe voluto di più, ma era solo un sogno un'utopia. Aveva il suo lavoro a cui pensare. Null'altro.
Con un poco di coraggio entrò nella stanza. Shadow, era in piedi, al solito, la sua faccia, era una maschera dura. Mallhoy era alla scrivania.
<<Questa, volta non ha fallito.>> Disse secco. Lui alzò gli occhi al cielo. Ma non si aspettava di più.
<<Ha fatto un buon lavoro, S1X. La sua prossima missione.>> Disse, più affabile Mallhoy, eppure non riusciva a fidarsi. Prese il dossier che gli veniva porto, guardandolo come fosse stato un serpente a sonagli.
<<Grazie.>> Disse solo, prima di battere velocemente in ritirata. Non gli piaceva il clima della stanza, e ancor meno, gli piaceva pensare alla prossima missione. Con un sospiro lasciò l'agenzia, di gran carriera.




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Opera scritta il 29/10/2017 - 14:49
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.288 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Bellissimo il tuo racconto, davvero una seconda chance tra suspense e avventura...Sei bravissima nella narrativa e la lettura è scorrevole e incantevole. Complimenti!

margherita pisano 30/10/2017 - 21:58

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