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Il lamento di Spartaco

Io non piango, fratelli
non si può vivere
per cercare la morte
insistentemente,
muori per uccidere
uccidi per vivere
vivi per sopravvivere
e lo sdegno mi porta
non a piangere ma
ad odiare chi mi
conduce ad odiare.


Io non piango, fratelli
lacrime non bastano
a placare il dolore
di sorte illacrimata
a noi destinata.
Vita: la sfida di oggi
che avanza con mani
serrate-digrignate
le bocche senz'amore
da lambire; un soffio
di straziato languore.


La viltà di Tereo
han visto le mie genti,
dalla cetra d'Orfeo
rapite, come i monti,
i venti e le fiere
che non rivedrò più;
più non mi bagnerò
nel mare di Elle
e la pelle a stracci
consunta rivela
le ossa estenüate.


Ma adesso piango
se penso a me che mi
trascino per una
foresta di mangrovie
tinte di porpora,
succube di un gioco
mortale; scoccato
lo strale in fondo al
cuore tutto scolora,
come relitto fermo
in un salso stagno


guarderai a me
pietosamente?




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Opera scritta il 06/09/2013 - 14:39
Da il tidide Diomede
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