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Riflessioni di un centenario

Riflessioni di un centenario


Eccomi qui, oggi come ieri… e se ci arriverò, come domani. Immobile davanti alla finestra a guardar la vita scorrere giù in strada.
Puntuale come la morte, che chissà mai perché dalle mie parti tarda a passare, l’inserviente, alle nove, dopo avermi garbatamente spronato e aiutato ad alzarmi dal letto, mi ha fatto accomodare sulla carrozzina e mi ha depositato come un pacco qui; dicendomi che sarebbe tornato a prelevarmi allo scoccare del mezzodì.
Oggi è un giorno speciale, o perlomeno dovrebbe esserlo per me. Da quando mi sono svegliato è un complimentarsi d’inservienti e ospiti.
Oggi sono ufficialmente entrato nel ristretto club dei centenari… Sai che soddisfazione!
A pranzo sarò festeggiato, con una punta d’invidia, dagli altri ospiti dell’ospizio. Poi tutti quanti assieme intoneranno la solita litania di circostanza, invitandomi a spegnere con un soffio la grossa candela posta al centro della torta con il numero cento… E come accadde l’anno scorso per il novantanovesimo compleanno, non ci riuscirò!
Allora ci penserà il giovane nerboruto assistente, a dar fiato ai suoi mantici in vece mia.
Poi i soliti battimani e, pur consapevoli del fatto che già uno in più sarebbe una conquista, i fatidici auguri di altri cento giorni come questo.
Ah, se avessi ancora fiato bastante per imbastire un discorso di ringraziamento, ne avrei di cose da dire. Sicuramente non sarebbero quelle che ci si aspetta dal festeggiato… ma ne avrei di cose da dire… oh, se ne avrei!
Oggi ho deciso di pescare la poca aria rimasta nei polmoni, rinsecchiti come la vita, e dire qualcosa che, lo so, non farà felice gli altri ospiti che ancora sperano di raggiungere e superare il mio invidiabile record.
Dieci anni immobile seduto su una sedia con le ruote spinta da un inserviente accanto alla finestra, e da lì guardar scorrere la vita, quella vera. Non mi sento né una pianta né un fiore, non desidero più vegetare. Essere spostato come un vaso di fiori mi umilia. Scambierei, se lo potessi fare, questi dieci anni con un solo anno… un solo mese… o finanche un sol giorno passato a camminare laggiù, in mezzo alla strada dove la vita scorre gioiosa.
Questo vorrò dire oggi a chi ambisce raggiungere il mio traguardo a tutti i costi, anche a spese della ragion di vita.
Sì, questo dirò… se ci riuscirò.


FINE




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Opera scritta il 25/11/2018 - 15:38
Da vecchio scarpone
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Commenti


Ci sono persone che, pur in condizioni disperate e dopo aver a lungo e pienamente vissuto, lottano strenuamente per stare attaccati all'ultimo brandello di vita. Altre, invece, apparentemente sani come pesci e ancora nel fiore degli anni, che vorrebbero porre fine ai loro tormenti... la mente umana è un labirinto inesplorato di insondabili ragioni che ci spingono a sciegliere l'una o l'altra via. Ti ringrazio.
Ciao Laisa.
Giancarlo

vecchio scarpone 26/11/2018 - 09:05

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Vero, Giancarlo
Ma forse nessuno ambisce a tanto...ambire a questo, significa dover, purtroppo, soffrire ripetutamente per chi abbandona il percorso di vita...
Il desiderio di far festa è di coloro che nn possono far altro per rendere meno amaro un traguardo nn così dolce.
Molto bello, molto.....

laisa azzurra 25/11/2018 - 19:24

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