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Perché preferire un clima mite

Spingi la bici fuori dal treno, scale mobili: una mano sul freno e l'altra dietro la sella, stringi forte e schiacciati contro la canna per far passare i frettolosi.
Non vorrai mica far male a qualcuno..?
Monta in sella, pedala per mezz'ora.
Parcheggia contro al palo, assicurati di legare il catenaccio facendolo passare dalla ruota posteriore e dal telaio.
Fai un bel respiro, anche due.
Cambiati, ricordati di indossare quelle scarpe anti-infortunistiche che dovresti cambiare già da un po'.
Turno di sei ore fatto di bestemmie, scottature, tagli abrasioni, corse, sbalzi di temperatura siberian-tropicali condito da una cinquina di caffè... amari.
I quadricipiti femorali sono già in fiamme.
Cambiati, spruzza una dose generosa di deodorante spray.
Pedala mezz'ora, spingi la bici sulle scale mobili...
Casa! Mezz'ora beata con una donna che ti intravede come se fosse lei a correre sul treno e, davvero, non capisci come faccia a sopportarti. Mezz'ora di sonno.
Sonno?! Arriverà quel fornitore? Sicuro di aver spento il forno? E il gas?
Caffè, amaro.
Esci, pedala mezz'ora, spingi la bici...
Volevi scrivere qualcosa? Tieni a mente l'idea perché ora non c'è tempo e se ti becca un controllore questa volta niente occhi chiusi...
Forse tra un paio d'ore pausa sigaretta e magari butti giù un appunto.
Turno di sei ore peggiore del primo perché 'stasera c'è il pienone.
La scottatura sulla mano non la senti più.
Cambiati con l'anima che suda e col cuore che ha perso decine di battiti, le gambe implorano pietà.
Speravi di non finire a mezzanotte? Male.
Ormai sono due settimane che preghi per una mezza giornata libera, basterebbe mezza giornata, basterebbero due ore senza che chiamino il tuo nome e senza il frastuono di una cappa.
Vorresti solo un fottuto earl grey e suonare un po'.
Pedala, pedala ché a quest'ora niente treno.
Poi ti chiedono come mai ami col cuore e detesti con tutta la forza del tuo essere, provaci a scrivere articoli di critica o i romanzi rosa correndo come un invasato... e ti dicono che sei fortunato ad avere un lavoro e altri dicono "cosa ci fai qui?!"; spiega loro che hai bisogno di mangiare e non solo di parole, ad altri spiega solo che ci dev'essere un errore, che quello che scrive deve essere un omonimo, che non hai tempo per queste scemità.
Rifugiati in un altare sicuro e fingi ignoranza altrimenti la gente ti scambierà per un jukebox o cercherà di svuotarsi su di te.
Maledici i tuoi tredici anni e la scelta della tua carriera, la strada scorre sotto le ruote e sono già diciott'anni che bestemmi tutti i giorni, pensi che un freno stringa sul cerchione posteriore ma sono le forze che mancano.
Un prof di lettere dice che sei un po' scialbo e fai troppi refusi, un giornalista cortese ti ricorda un'edicola della madonna campestre vista una decina d'anni fa; il Grande Autore non telefona nemmeno più e dubiti seriamente che chicchessia si ricordi del tuo compleanno, moglie meravigliosa a parte.
Sudi come un cane bagnato nell'aria fredda e umida di una statale senza marciapiede, a tratti senza illuminazione; prega.
Pedala, pedala ché casa non è poi così lontana, pedala, non fermarti ché rischi un colpo di sonno e non ti sveglierebbe nemmeno uno sparo.
L'una di notte ti sbircia di sbieco dall'orologio, dopo la birra è tempo di fare una doccia e crollare, le otto del mattino arrivano come la volata del miglior Girardengo; ci vogliono due ore prima di prender sonno...
Dovresti prenderti delle scarpe nuove, non hai un soldo, è arrivata la bolletta e vorresti fare una statua alla tua padrona di casa; hai solo il tempo di un caffè amaro e il respiro di un po' di sole.
La mattina ti chiedi come mai ti chiamino scarpe rotte da quando avevi dodici anni, intanto c'è da pedalare e non ti ricordi se hai spento il fornello del caffè.
Un cartellone pubblicitario recita: "ama e sii felice, esprimi te stesso con il dentifricio x".


Per quanto ami la pioggia e il suo odore, spera sempre che non piova e ricordati di santificare le feste nel nome del Signore.
"Esprimi te stesso", anche se sei un coglione.




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Opera scritta il 06/05/2019 - 10:50
Da Filippo Di Lella
Letta n.158 volte.
Voto:
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Commenti


Un racconto vero o metaforico che è tutta una pedalata così com'è la vita! La pioggia ed il sudore servono a farci sentire vivi! Scrivi bene e non annoi perciò non smettere mai di farlo. I propri talenti vanno condivisi! Un saluto affettuoso anche da parte mia! Ciao!

santa scardino 23/05/2019 - 14:27

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Grazie di cuore a chi ha dedicato qualche minuto del suo tempo ad una mia sottile fetta autobiografica.
È un piacere avere dei lettori così cortesi.
Rinnovo un caro saluto.

Filippo Di Lella 10/05/2019 - 15:43

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Testo da leggere e rileggere.
Rapido, incalzante, quasi frenetico come la vita del protagonista.
Complimenti!
Un saluto

Loris Marcato 06/05/2019 - 18:00

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Ironico, amaro come quei caffè...
Bravo!

Grazia Giuliani 06/05/2019 - 17:55

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Io ci vedo molta ironia e mi fa piacere che venga colta.
Mettiamola così: ho un amico che è al quarto romanzo pubblicato, non ha (beato lui!) mai dovuto lavorare un giorno in vita sua. Non ne invidio la creatività né il talento, ne invidio la possibilità. Quindi "esprimo me stesso" anche se mi sento un coglione come tanti, magari come quelli che vedono un cartello pubblicitario...
Un caro saluto e grazie del tuo tempo.

Filippo Di Lella 06/05/2019 - 17:51

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"Esprimi te stesso", anche se sei un coglione. Bellissima chiosa, anche se non sono sicuro che questo sia un buon consiglio. A volte riconoscere i propri limiti e limitare la propria coglionaggine può avere il suo lato positivo.

Seby Flavio Gulisano 06/05/2019 - 15:17

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