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Un lampione

Una notte invernale
mi sedetti sul marciapiede:
l'odore della città
era un valanga grigia,
ed il lampione come una gru
stava lì, ritto, mentre
vagheggiava con fare solenne.


Era spento il lampione,
ed ero spento io, quindi
decisi di osservare il cielo,
e mi misi a parlare
al mio nuovo, empatico,
simile a me amico.


- Le stelle stasera sono poche,
e la luce e ghiacciata come
il mio algido passato... Ma tu
forse non riesci a vederle! -


Infatti egli stava curvo e
sembrava guardasse una
piccola conca secca posta
ai suoi piedi. Ci pisciai dentro
e così lui poté, almeno, osservarne il
riflesso. Allora ripresi:


- Lo squallore delle stelle
e come un calore bruciante
che morde, come quando,
con le mani intorpidite dalla neve,
avvicini le dita scarne al
fuoco che sibilla. -


- Dietro di lei. - rispose.


Allorché rimasi stupito.
Il lampione ondeggiava,
ma era stato lui a parlare?


Me ne andai, malinconico
e zoppicante. Camminavo
piano...


- lo scricchiolio
delle foglie secche sotto i
miei passi -


Camminavo piano, sperando
che tu camminassi
più veloce di me.


Mi voltai
e vidi il lampione
oramai lontano
accendersi.



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Poesia scritta il 14/01/2016 - 14:45
Da Antonio Rossi
Letta n.1430 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


UNO STRAORDINARIO VERSEGGIO IN CUI EVINCO RINASCITA DI VITA... (il riaccendersi del lampione) DA UNA STROFA DI CHIUSA COSTRUTTA MAGISTRALMENTE... LIETA GIORNATA ANTONIO.
*****

Rocco Michele LETTINI 15/01/2016 - 06:09

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