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Cedo il passo alla preghiera

Come da vulcano ribolle lava di parola,
prima che essa raggiunga la città
arrivi il grido e s'oda terremoto
nello spazio della pagina. Si chiuda nel fuoco
del tacere cenere di ignoranza e paura superba
si confondano nella sabbia o nei crepacci
delle vette, lettere.


Parola si presenti all'aspetto di una foglia
non per cogliere ma per aspettare
non per sapere ma per respirare,
prima di ascoltare dia rinuncia;
sia portatrice, non dello strappo di sillaba,
ma di un divenire preghiera.


Preghiera che cede diritto al destino
preghiera che disfa i contorni
preghiera che parli dove non c'è solo una voce,
ma tante, di fronde fruscianti.


Pregare con ogni parola che sgorga,
chinare le mani alla fonte
e sapere che è l'acqua la vita
non certo il mio raccontarla.


La parola diverrà preghiera quando
smarrirà il suo vocabolario
e sarà grazia da ricevere
cieca. Cieca e illuminata.


Preghiera rivolgo
al calore che sale dal petto
a piedi nudi la seguo,
è indecifrabile apertura.
Che la parola si rinunci
percorrendola.


Ogni preghiera è già clorofilla di pianta
si svela nell'odore della rugiada
sostiene il piede con i sassi a fissarne percorso
ricalca un desiderio di bene assorbito al colore
intride d'acqua improvvisa dopo il tuono inquieto
dopo un lampo che sferza con il bagliore la mente.
La pianta lo vive l'aprirsi di rosa. La pioggia si dona
alla sete delle spine. Il pregare è amore a radice.



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Poesia scritta il 18/10/2019 - 08:22
Da Ida Deschi
Letta n.55 volte.
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