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Inciuci

In quel giorno ero un pò mogio
si era rotto l'orologio e
sul giornale un necrologio
di due donne e un certo Ambrogio.
Così ho preso un archibugio
da un recondito pertugio e,
più astuto di un segugio
mi son messo in un rifugio.
Ero col mio amico Biagio
uno in pò facile al plagio.
Lui ci andava adagio adagio
ma per me nessun disagio.
Poi un giorno, per principio
sono andato in municipio
sono entrato in un ufficio
recitando il participio
e pur con grande sacrificio
ho ottenuto par condicio.
E, come disse il buon Confucio
meglio un brano del buon Lucio
che lo smacco di un inciucio...


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Poesia scritta il 02/07/2020 - 08:07
Da Ferruccio Frontini
Letta n.1261 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


... senza taralluccio e bicchieruccio. Di vino, ovviamente.
Wow, c'é tanta ironia e leggerezza in questa spassosa poesia che si avvale di qualche citazione che si coglie facilmente il tutto rimpolpato da note esplicative chiare e divertenti. Rime interamente scanzonate con un'amplificazione parodistica, c`é persino dell’autoironia e se vogliamo c'e pure spazio per la burla.
Ferry, hai fatto un gran lavoro di mano con esigenze di rima tutte rispettate, nessuna esclusa.
Bravo, un componimentuccio caruccio col "Mi piace!" di Peppuccio.

Giuseppe Scilipoti 20/07/2020 - 00:32

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Inciuci a gogò... Meglio Lucio, sempre!
Simpatica e vera.

Grazia Giuliani 02/07/2020 - 20:22

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