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Come un angelo...

Sono nata senza una mano, ma non sapevo che ce ne volessero due! Inizialmente mi parevano strani la mia mamma e il mio papà: avevano due mani e dieci dita distribuite su due mani ed io una sola mano e solo cinque dita. Non sapevo di avere qualcosa in meno rispetto agli altri. Ero convinta che gli altri avessero qualcosa in più: quel di più che spesso ingombra e talvolta appesantisce. Quando guardavo i loro occhi pietosi posarsi su di me, credevo che si trattasse di amore e invece poi col tempo mi sono accorta che era solo compassione. Quando i miei mi portavano ai giardini o in giro per negozi, io ero sempre allegra e salutavo gli altri bimbi con la mia manina, mentre loro mi rispondevano con entrambe le mani. Mi sorridevano tutti i bimbi, ma le mamme no...e io non capivo. Poi a cinque anni mio padre mi disse che ero diversa, ma io non capivo. Solo col passare del tempo ho capito...si ho capito che i diversi erano quelli che avevano qualcosa in meno rispetto agli altri, ed io ero "diversa" per l'appunto. Nonostante fossi molto abile in tante cose, nonostante avessi imparato ad usare le dita dei piedi per disegnare e scrivere. Nonostante tutti i miei sforzi, sentivo ripetermi e sempre con maggiore frequenza...che mi mancava qualcosa. Mi mancava in pratica, una cosa di cui potevo anche farne a meno, ma che avrei dovuto avere per rassicurare chi era "sano." Io non ci tenevo affatto ad avere di più. Temevo che poi me lo portassero via quel di più...perché è così che fanno i normali: sono prepotenti e si picchiano fra loro. Chi ha mani, piedi e tutto a posto, spesso adopera la sua normalità per ferire e poi alla fine si ritrova con le ossa rotte. Volendo, avrei anche potuto odiare: nessuno mi avrebbe impedito di farlo. Ci si aspetta sempre rabbia e rancore da chi ha qualcosa in meno! Il rancore dei diversamente abili serve tanto ai cosiddetti normali: li aiuta a farli sentire forti. Ma io ero troppo piccola per provare rancore. L'odio cresce con te e viene alimentato dall'altrui cattiveria. Più grande è il tuo handicap, maggiore è la crudeltà: ma non la tua, quella di chi ti vuole diverso per sentirsi sano. I miei mi iscrissero ad una scuola, dove c'erano tanti bimbi portatori di handicap. C'è una notevole differenza fra il diversamente abile è chi non lo è. La maestra ci ripeteva spesso che eravamo speciali. Chi non aveva la vista sviluppava in compenso un super udito ed io coi miei super piedi scrivevo, disegnavo e dipingevo perfino! La mia mamma intanto piangeva...piangeva sempre: nonostante io mi sentissi super...lei piangeva. Fu così che quelle dita che non avevo cominciarono a sanguinare. Alla recita di fine anno non vollero affidarmi la parte dell'Angelo e nemmeno quella del bambin Gesù, perché affermavano che Gesù avesse entrambe le mani e che anche gli angeli dovessero avere non solo le ali, ma anche le mani. Io facevo fatica a credere in un Gesù arrabbiato...poi rassegnata, finii col crederci anch'io. La mia mamma piangeva, gli adulti compativano mia madre piangente ed io mi allontanavo da tutto e per di più con enorme sensi di colpa. Quando ho comincato ad allontanarmi da me stessa e a non piacermi più, ho iniziato a pregare perché mi crescessero le dita. Non ci credevo davvero, ma ci speravo: in realtà non sapevo cos'altro fare! Dopo aver pregato, pianto e sperato tanto, cominciarono a venirmi in mente le parole della maestra: "rammentatelo sempre e non dimenticatelo mai...voi siete speciali." Si ero speciale, anzi super: ora più che mai avevo bisogno di sentirmelo dire! Nonostante me lo ripetessi spesso, non riuscivo mai ad essere molto convincente, perché alla fine non ci ho creduto. Improvvisamente mi ritrovai all'ultimo piano di un palazzo e mentre guardavo un allettante vuoto sotto di me, mi sentivo d'un tratto attratta da un inebriante nulla: un niente che appaga senza pretendere. Mi tuffai nell'aria e mentre mi libravo e volteggiavo nel vuoto mi liberavo di tutti i miei pesi. Non mi interessava sapere se mi fossero spuntate le ali: di sicuro mi sentivo bella, normale e perfetta...come un angelo.



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Racconto scritto il 19/02/2019 - 11:43
Da Giovanna Balsamo
Letta n.105 volte.
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Commenti


Un racconto intrigante, anche perché rispecchia la realtà. Spesso il pietismo fa più male della cattiveria. Ciò che non comprendo è perché i genitori o la scuola abbia fatto usare le dita dei piedi, quando aveva a disposizione 5 dita nella mano integra. Comunque è vero solo il fatto che coloro che hanno un qualsiasi handicap, sono speciali!

Teresa Peluso 20/02/2019 - 08:56

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