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La formichina elisir di lunga vita.

Narra una leggenda, che nei boschi della Foresta Nera, era esistita per incanto e solo per un brevissimo periodo, una formica speciale, che possedeva l'elisir di lunga vita.
La piccola creatura, camminando molto piano per il suo piccolo mondo, portava con sé una mollica che avendo un potere portentoso, era di dimensioni due volte più grande di lei.
Solo la piccola formica sapeva che la mollica che trasportava era, in realtà, un elisir di lunga vita, destinata a un essere umano che sarebbe stato meritevole di tale rimedio prodigioso.
La creatura, armata di buona volontà, andò lungo un sentiero e incontrò, in un campo, un ometto con la falce tutto assorto a mietere del grano. La formica pensò: “Bravo quest'ometto, darò a lui la mollica miracolosa!”. Purtroppo, non appena ebbe finito di dire ciò a se stessa, vide l'ometto buttare via la falce e aprire una gran cesta, incominciando a mangiare per due buone ore; al termine delle quali continuò a mietere. Passati solo dieci minuti, l'ometto riaprì la cesta e ricominciò a mangiare per altre quattro ore, bevendo moltissimo vino.
La formica pensò di nuovo fra se e se: “No, quest'ometto è uno sfaticato e non merita la mollica miracolosa!”.
Pensando questo continuò il suo cammino per il piccolo mondo.
Passato del tempo, incontrò un altro ometto che stava costruendo la sua casa, si fermò per osservarlo mentre lavorava.
Non c'era nulla da dire, lavorava senza fermarsi un solo minuto, la formica buona d'animo pensò: ”Darò a quest'uomo la mollica miracolosa!”.
Lei non finì di pensarlo che l'ometto rivolgendosi al figliolo esclamò: ”Ragazzaccio che non sei altro, dammi il martello che sta sopra quel ceppo e sbrigati sfaticato!”.
Il figliolo portò, ubbidiente, il martello al padre, questi disse ancora: “Sciocco che sei, questo non è il martello, mi hai portato un’inutile tenaglia, sei per caso orbo?" e così dicendo andò lui stesso a prendere il martello. Poi sempre più arrabbiato, aggiunse: " Devo sempre fare tutto da solo, sono affiancato da un figlio inetto e incompetente, per di più da una moglie balorda!” e rivolgendosi questa volta alla sua consorte “Stasera prepara un arrosto!Guai a te se non viene buono!”.
Quando fu sera, l'ometto, suo figlio e la moglie cenarono insieme.
L'arrosto era nei piatti e mentre il figlio si leccava i baffi, tanto lo trovava buono, quell'ometto, verde dalla rabbia, sbuffò incollerito: “Balorda di una moglie, hai fatto un arrosto con troppo sugo, hai messo una montagna di pepe e ti sei dimenticata di mettere quasi il sale, che roba è mai questa scellerata!”.
Così dicendo buttò il suo arrosto dalla finestra; la formica, che aveva visto tutto, pensò fra se e se: “ Non posso proprio dare la mollica miracolosa a un ometto tanto insensibile e sgarbato” pensando ciò, continuò il suo cammino nella Foresta Nera.
Passò del tempo ancora, la piccola formica incontrò un falegname che spaccava la legna senza fermarsi mai.
Solo la sera tornò con il proprio carro pieno di tronchi a casa sua.
Il falegname arrivato a casa e lavatosi, si accomodò a tavola, la moglie gli servì una bella minestra. Il Falegname la gustò molto e anche i suoi due figlioli.
La formica pensò: ” Fino ad ora il comportamento di questo falegname m'induce a donare a lui la mollica miracolosa”. Non appena ebbe finito di pensarlo, il falegname incominciò a picchiare i suoi figlioli solo perché non avevano indossato il pigiama e non erano andati a letto prima che la stessa cena fosse stata consumata.
I due ragazzi, così maltrattati, andarono a letto piangendo per tutta la notte.
La formica, pensò fra se e se: “Non darò mai la mia mollica a un falegname così manesco e cattivo”, continuando infaticabilmente a camminare per il piccolo mondo.
Alla fine incontrò un uomo che dopo aver lavorato l'intera giornata, si ritirò stanco a casa sua, a mangiare la prelibata cena che aveva preparato la sua dolce mogliettina. Dopo cena, l’uomo raccontò una fiaba alla sua figlioletta di nome Chiara;
quindi la accompagnò a letto, dandole la buonanotte. Felice d’animo e di cuore andò egli stesso a letto insieme alla sua cara moglie dicendole:
“Tesoro ti voglio tantissimo bene e amo da morire la mia figliola, amo il mio lavoro e mai al mondo farei una sgarberia a qualcuno; Spero solo che un giorno questo mal di cuore che mi affligge, mi lasci vivere ancora a lungo per potervi proteggere nei momenti difficili”.
La formica commossa dalle parole del brav'uomo salì nel suo letto, mentre lui già dormiva, gli mise la mollica miracolosa in bocca facendogliela deglutire.
L'indomani il brav'uomo guarì, grazie alla mollica elisir di lunga vita della piccola formica. Non si contarono più i giorni che vissero felice e contenti con la sua bella famiglia.
Morale saggia: la bontà e la buona sorte personificati dalla formichina elisir di lunga vita, erano andate dove l'amore di Dio si era seminato.



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Racconto scritto il 20/06/2019 - 19:20
Da Paolo Ciraolo
Letta n.149 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Il bene trionfa sempre..molto bello !

Graziella Silvestri 20/06/2019 - 22:51

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Stupenda fiaba, Paolo
Fa sognare
Purtroppo, la realtà è un tantino diversa, ma nn sempre...

laisa azzurra 20/06/2019 - 20:00

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