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L’autore del tomo- Samael 13:17.1

Non in vanum nominaret



Siamo pieni di chissà



Rincasando il ragazzo si sentì oltremodo soffocare, e più allentava il nodo alla cravatta nera più il groppo in gola si faceva stretto.
Comprese realmente quando dal cortile non avvertì l’odore di tabacco, e mentre stava per lasciarsi cadere sulle ginocchia, il suo sguardo madido fu avvinto dal cigolio dell’imposta della soffitta schiaffeggiata dal vento. Era lì che era solito rimbucarsi da bambino quando le cose non andavano per il verso giusto.
Tutto appariva diverso, più piccolo e impolverato, ma la sua cassa dei segreti era sempre lì. Accanto a quell’orrido tavolino coi cavalli in ottone. L’aveva quasi scordata. Aprendola, qualcosa gli sembrò non appartenergli. C’era una lettera scritta a macchina che era come se volesse uscire da un librone, che quasi gli sfuggì per un’improvvisa folata.
“Figlio, in questo modo non potrai interrompermi. E se sei qui vuol dire che per il tuo diciassettesimo compleanno non ci sarò ad abbuffarmi di pan di zenzero.
Ho avuto un’esistenza serena, anche se alla vita ho dovuto spiegare ogni mia scelta che non sempre è stata compresa. Ma si sceglie per proseguire, non per essere compresi.
L’amore di una donna eccezionale, instancabile. E un lavoro di tutto rispetto che ci ha permesso di tirare avanti.
Ma avrei desiderato fosse diverso, avrei voluto vivere di carta e di penna.
E scrivere ancora di lui… e che il suo cuore avesse imparato a battere come si deve. Perché gli occhi non hanno frangiflutti, e lo sguardo è quel moto ondoso che va progredendo ad ogni attracco.
Il punteruolo che ora senti infilato nel cuore ti sembra un dolore insoffribile, ma poi verrà il vuoto che lascia quando lo togli. Sei Adonay, come ti chiamava lui, e capirai che il vuoto fa paura solo a chi vuole riempirlo a tutti i costi”.
Asciugò gli occhi Simone. Gli sembrò di sentire i cuori sulla soglia entrare a rincorrersi con le anime felici chiudendo la porta, restandoci per sempre. E una carezza con il bisbiglio del vento.
A terra un foglio scritto a matita, avrebbe giurato che prima non ci fosse…


I denti quella mattina battevano,
disperati quanto il cuore: ho guardato
la luce dentro ai tuoi occhi, e ho sentito
la vita scivolare via come fosse pioggia.
Ho sentito la tua mano diventare fredda, e
l’ho stretta con l’ostinazione di un bambino.
Ha urlato solo la mia anima, e quel grido
nella testa quando viene buio ancor echeggia.
Te ne sei andato, ma sei sempre con me.
La morte mette l’abito elegante
a coloro sui quali punta il dito,
lascia cenci da tenere assieme ai vivi.
Ci sono notti che mi sveglio e getto
versi sulla carta: la mano è come se non mi
appartenesse… se non sapessi che
non sono pazzo, direi che sei tu che scrivi.


Fronte. Cuore. Sinistra, e poi destra. <Cerco di te nel pallore di una mattina d’inverno; di te, padre, che sorseggi vino alla tavola di Caronte e seguiti ad avere sete di lealtà>.
Due oche si rincorrono per tutto il laghetto. Poi si fermano, sembrano guardare un uomo. Getta loro qualche mollica. Borbotta qualcosa, e va via. Non c’è altro alla finestra.



(1/9)





Questa notte
non ho chiuso occhio,
del campanile ho udito
ogni suo rintocco




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Racconto scritto il 29/07/2020 - 18:41
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.147 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Se sono riuscito ad emozionare, a mettere un poco di meraviglia negli occhi...allora posso dirmi per tre quarti soddisfatto. Grazie di cuore

Mirko D. Mastro(Poeta) 30/07/2020 - 13:55

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Emozione, ecco cosa ho provato. Le dimensioni molte volte si sfiorano e quando ce ne rendiamo conto diventiamo un po' più umani e la nostra vita si guarda allo specchio.

floriano fila 30/07/2020 - 07:26

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Concordo anch'io davvero, un meraviglioso racconto scritto con quella penna che può appartenere solamente all'anima e a questo nostro cuore che, nel suo percorso terreno, la segue cogliendone quei tratti che, alla fine, non sono altro che il forte collegamento con quel mondo impalpabile al quale non sempre ci è permesso di guardare ma (a volte) solamente sfiorare ....

Maria Luisa Bandiera 30/07/2020 - 07:06

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Parole le tue a dir poco meravigliose... grazie Anna Maria

Mirko D. Mastro(Poeta) 30/07/2020 - 06:50

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Testo scritto con l’anima e con gli strumenti del poeta-scrittore che esprime forti sentimenti e valori di vita, mettendosi in sintonia con il lettore.
“La morte mette l’abito elegante a coloro sui quali punta il dito,lascia cenci da tenere assieme ai vivi”
lo trovo notevole.

Anna Maria Foglia 29/07/2020 - 21:15

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