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Konnichiwa

Leggo per caso di Yamaguchi, un giapponese protagonista di una storia incredibile.
Come se all'improvviso si fosse destata l'ammirazione infantile per quel banzai sfrontato, un kamikaze invincibile o Nakamura l'ultimo soldato fantasma arresosi.
Un po’ di quel fascino malinconico dei pellerossa contro gli Stati Uniti.
Tra canne di bambù, gheisce, sakè e Kimono.
Non sarebbe potuto essere, che un immaginario giapponese a sfidare la morte in questa maniera, con compostezza e nobile fatalismo.
Siamo nell’agosto del 1945 e il Giappone, del divino imperatore Hirohito, pronto alla resa. Gli Stati Uniti fremono per diventare il dominio a stelle e strisce, ma non è questo il tema, o almeno lo è in parte. Il protagonista è Tsutomu Yamaguchi, 29 anni, faccia imbronciata, le guance paffute e due occhi severi.
Ingegnere della Mitsubishi, si trova da tre mesi in missione a Hiroshima come consulente per una costruzione di una nuova petroliera.
Il 6 agosto, data che di per sé è già un tragico indizio, è il suo ultimo giorno di lavoro, poi avrebbe preso il treno e sarebbe ritornato, finalmente, da sua moglie Hisako e da suo figlio, Katsutoshi, appena nato.
Presentano il loro progetto, bramando fiumi di sakè e ritorno a casa, ma durante l'ultimo sopralluogo al cantiere vengono distratti da un ronzio minaccioso. Lassù in alto un B-29 americano, libera dalla pancia una bomba assicurata ad un paracadute. Immediatamente vengono abbagliati da una luce accecante, “il sole che cadde sulla terra”, un’esplosione a 580 metri d’altezza dal centro di Hiroshima. Assordati da un boato e lanciati come birilli dallo spostamento d’aria, poi, il buio.
A tre chilometri dall’epicentro Tsutomu si sveglia tra le macerie dell'esplosione della prima bomba atomica (Little boy). Gente che urla e morti, tanti morti, macerie e fiamme. Ustionato alle braccia, quasi sordo, terrorizzato cerca la fuga. Trova altri due colleghi sopravvissuti e si rifugiano in un bunker antiaereo, senza aver minimamente capito a cosa fossero stati protagonisti ma evitando inconsapevolmente la cenere radioattiva.
In quel caos infernale, Tsutomu vuole solo tornare a casa. A tutti i costi. Al sicuro.
All’alba del giorno dopo si dirige alla stazione, attraversando quella che non era più una città, ma un regno di morti irriconoscibili, carbonizzati o fusi con i rottami. Con angoscia riesce a salire sul treno che lo avrebbe riportato dalla sua famiglia.
E' un folle giapponese Tsutomu e una delle prime cose che deve fare quella mattina del 9 agosto è raggiungere la sede della Mitsubishi,nella sua città, Nagasaki.
Racconta l'orrore che ha vissuto, tra l’incredulità e lo sgomento dei colleghi. Ad un certo punto sente distintamente il rumore di un aereo. E' in panico e lo guardano perplessi, mentre cerca una via di fuga.
E’ un attimo e tutto si ripete. E' la seconda bomba atomica lanciata dagli Americani sui civili. Tsutomu Yamaguchi sopravvive, ancora. Raggiunge casa, la moglie e il figlio, miracolosamente, sono vivi.
Gli effetti della duplice dose di radiazioni non tardarono a farsi sentire su Yamaguchi: vomito, febbre, cancrena agli arti, caduta di capelli.
Nonostante tutto, riuscì a condurre una vita quasi normale e da allora iniziò a combattere la sua crociata contro il nucleare.
Una vita fusa con l'atomica. Unico superstite riconosciuto, ma solo sei mesi prima di morire, di "Nijyuu Hibaku”, vittima di entrambi i bombardamenti nucleari.
Muore a 93 anni di tumore allo stomaco.



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Racconto scritto il 06/08/2020 - 11:54
Da Moreno Maurutto
Letta n.102 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie tante Maria Luisa!
È una storia drammaticamente vera...

Moreno Maurutto 06/08/2020 - 17:20

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Un racconto ben strutturato che è storia di un terribile evento, non so aggiungere altre parole!

Maria Luisa Bandiera 06/08/2020 - 15:41

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