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Perché io. Capitolo 3

L’essere consapevole che quello che stavo vivendo fosse reale, mi diede una scarica di adrenalina, la direzione della mia vita cambiò drasticamente nell’arco di poche ore, la pace e la tranquillità dei monti Chattaoochee tutto ad un tratto divenne un lontano ricordo. Ora mi ritrovavo solo e con l’urgente bisogno di capire cosa fosse accaduto. “Dov'erano finiti tutti? Perché solo io ero ancora lì? Chi aveva fatto tutto questo? Era soltanto un sogno e presto mi sarei svegliato dimenticando tutto, o era tutto reale?” E nel frattempo altri mille pensieri mi riempivano la testa. Dovevo spostarmi, forse andare ad Atlanta, o era meglio stare chiuso in casa? Magari il fatto che io fossi ancora qui era solo perché ero scampato per errore, e chi aveva fatto tutto ciò poteva trovarmi e fare sparire anche me.
“No non posso stare qui, finirei per impazzire”
Continuavo a ripetermi, mentre facevo avanti e indietro per le stanze di casa. Se io ero sfuggito a tutto ciò, poteva esserci riuscito anche qualcun altro, se fosse così , dovevo a tutti i costi trovarlo. Quell’ultimo pensiero fu la molla per uscire di casa, nella frenesia lasciai il cellulare, anche se non credo mi sarebbe servito, uscì solo con l’unica cosa che avevo ancora in mano, il disco di Tod. Appena fuori notai qualcosa che prima sfuggii alla mia attenzione, non c'era il benché minimo suono di vita, nessun cinguettio, nessun abbaiare, neanche le mosche che in quel periodo erano parecchio fastidiose, niente di niente, fu come se la vita fosse stata strappata letteralmente dalla terra. Mi sedetti sul marciapiede, più che sorpreso turbato da questa nuova scoperta , mi sarebbe servito un attimo per pensare e riorganizzare le idee.
“Ok andiamo per gradi, se ti vuoi spostare hai bisogno di una macchina”
E per ironia della sorte non avrei di certo faticato a trovarne una, la cosa strana fu che tutte erano perfettamente parcheggiate, nessuna si trovava per strada, quasi come se quelle in circolazione fossero sparite con i loro passeggeri. Il solo pensiero mi fece rabbrividire, ma non era di certo quello il momento di soffermarsi a pensare a certi dettagli, avevo qualcosa di più importante da fare, dovevo capire cos’era accaduto e trovare qualcuno, che come me, per qualche assurdo motivo fosse scampato a tutto ciò.
Avevo ancora il disco di Tod in mano, quando passai davanti casa sua il fuoristrada era ancora lì, parcheggiato nel vialetto, suonai alla sua porta con l’ardente desiderio che qualcuno l'aprisse ma ovviamente non fu così, provai a chiamarlo più e più volte ma non ci fu risposta. L’unica cosa che mi venne in mente, fu quella di buttare giù la porta a calci.
“Scusa Tod se mai ci rivedremo ti prometto che te la ripagherò”.
Il rumore dei calci riecheggiava tutto intorno, provai un disagio indescrivibile, non avevo mai violato una proprietà privata figuriamoci farlo con scasso. Quando finalmente riuscii a buttarla giù i piedi mi facevano male.
“Tod, Tod, Tod.”
Provai a chiamarlo, anche se sapevo benissimo che non poteva essere in casa, dopo tutto il fracasso che avevo fatto sarebbe già uscito imprecando col fucile in braccio. Una volta dentro passai in rassegna tutte la stanze, dalla sua camera lo stereo ancora acceso suonava le note di “Stairway To Heaven” dei Led Zeppelin, appoggiai il suo disco nel letto e tornai verso l’ingresso. Le chiavi del fuoristrada erano lì, appese sul muro di fianco alla porta, esitai ancora un momento prima di prenderle, mi voltai per l’ultima volta verso la stanza di Tod come a dargli un ultima possibilità di reclamare ciò che era suo, afferrai le chiavi e corsi fuori, fu in quel momento che capii che non potevo più voltarmi indietro. Saltai su l’auto con un brivido di eccitazione, non appena accesi il motore provai una sensazione di sicurezza come se quel rumore fosse la cosa più viva che c'era li attorno. Anche se era soltanto una macchina fu sufficiente ad attenuare quella tremenda sensazione di solitudine che mi accompagnava. Lasciai il vialetto fissando lo specchietto retrovisore, non so perché lo feci ma forse speravo ancora che Tod uscisse di casa urlando contro chi gli stava fregando la macchina. Ovviamente non fu così, feci l’ultimo giro di Riverdale, cercando di scorgere con lo sguardo anche il più piccolo movimento ma niente, tutto era fermo, immobile, e così con un nodo che mi stringeva la gola decisi di lasciarmela alle spalle, imboccai la statale 85 e mi diressi verso Atlanta. Benché solo, era viva in me la speranza che forse li avrei trovato qualcuno.



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Racconto scritto il 23/09/2020 - 23:16
Da Cristiano Pili
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