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Una notte irlandese

“Se i folletti esistono veramente – dissi subito tra me e me – quel tipo deve essere sicuramente uno di loro!”
Naturalmente non credevo ai folletti, però l’idea mi piacque subito. E mi piacque soprattutto perché mi era nata proprio lì, alle isole Aran, sicuramente l’angolo più magico e surreale di tutta l’Irlanda conosciuta sino a quel momento.
Justin mi apparve dopo otto sudatissimi chilometri di mountain bike, quelli che separavano il suo bed&breakfast dal porto dell’isola. Il suo, infatti, era l’ultimo b&b sulla strada che portava all’estrema punta ovest di Inishmore, la più importante delle isole Aran. Era una casa grande e solitaria, dipinta di un azzurrino tenue e sfuggente che la rendeva quasi irreale, isolata com’era da tutte le altre! Solo in lontananza si vedeva qualche altra sporadica abitazione. Il resto – tutto intorno – era solo un orizzonte sconfinato. E rocce. Poveri pascoli e gli immancabili muretti a secco. E silenzio! Solo di quando in quando, con il vento improvviso, arrivava sin lì il rumore, lontano e soffuso, delle onde che si infrangevano – almeno due chilometri oltre – sulle incredibili cliffs affacciate sull’Atlantico.
“Se i folletti esistono veramente –confermai a me stesso dopo averlo conosciuto – quel tipo deve essere sicuramente uno di loro!”
Justin era uno strano irlandese: alto, secco e dinoccolato. La faccia, ovale, simpatica e furba, sembrava quella di un furetto! Poche lentiggini intorno a naso ed i capelli corti, ovviamente di un rossiccio osceno! I vestiti un po’ trasandati ma sempre puliti. Ed un animo gentile che ti ispirava tanta tenerezza. E come un furetto non aveva mai un attimo di quiete! Dentro il suo b&b era, infatti, un continuo spostare, pulire, rimettere al solito posto le cose spostate poco prima. Lo vedevi apparire e scomparire dalle stanze come fosse stato appunto un folletto, portando a volte una cassa di patate o la biancheria da cambiare, il salmone per la nostra cena o una vecchia coperta da tagliare per farne dei sottopiatti.
Justin, dopo una non breve permanenza negli USA, era tornato nella sua Irlanda, nelle sue Aran antiche e silenziose, dove da pochi mesi aveva rimesso su, alla meno peggio, la grande vecchia casa di famiglia e l’aveva trasformata in un prototipo di b&b.
E Justin gestiva da solo il suo b&b! Eppure riusciva a fare ogni cosa necessaria al nostro accudimento. E noi eravamo ben quattordici! Era come se avesse avuto mille mani o mille piedi.
“Oppure –mi piaceva fantasticare, memore delle sensazioni avute al mio arrivo – sono i suoi amici folletti che, durante la notte, a nostra insaputa, lo aiutano nei lavori di casa!”
Naturalmente non credevo ai folletti, però l’idea iniziava a piacermi sempre di più! L’unica cosa che invece mi dispiaceva era che potevamo stare in quel luogo incantato solo due miseri giorni! Che passarono, purtroppo, velocemente!
L’ultima sera del nostro breve soggiorno in quel mondo di sogno, dopo l’ottima cena a base di pesce, preparata da Justin con il solo aiuto della nostra MariaPia, uscii dalla casa.
Il bel tempo ci perseguitava ancora e nel cielo nero esplodevano – metalliche – migliaia di stelle. Mi sdraiai sul prato antistante il b&b e chiusi gli occhi. Avevo voglia di assaporare quello splendore e di farlo mio per sempre. Come avevo fatto miei i tenui tramonti sul Nilo e le notti dense di morte di Matiguas. Ed anche le Aran, per le sensazioni che mi avevano trasmesso, meritavano un posto tra le grandi emozioni della mia anima.
Non ricordo quanto tempo passai lì, sotto quel cielo incredibile. Non so se addirittura mi addormentai. Ho ancora vaghi e confusi ricordi di quegli istanti. Probabilmente fantasticai ad occhi aperti oppure sognai. E nella mia mente – sveglia o no che fosse stata – vagarono storie di elfi e di folletti, musiche di bardi ed antiche leggende celtiche di monaci ed eremiti.
Proprio non riesco a ricordare quanto durarono quei momenti! Quel cielo, quella terra, quei miei pensieri non avevano dimensione e tutto era etereo e magico. Ricordo però il “goodnight” di Justin, che stava salutando tutti per andarsene a letto e che mi riportò alla realtà.
A quel punto anche io rientrai in casa. La sera continuava ad essere stupenda, ma dal mare iniziava già a salire l’umido della notte, e preferii continuare i miei sogni – o fantasie che fossero – sotto il caldo piumone del mio letto.
Tutti gli altri nel frattempo si erano già coricati. Solo MariaPia era ancora nella sala da pranzo, oramai sparecchiata e ripulita dalla nostra cena. Instancabile aveva aiutato fino all’ultimo Justin nei lavori domestici e pure lei adesso stanca, si stava preparando per andare a letto, non senza però aver prima terminato di bere l’ultimo goccio rimasto dell’ottimo Irish Coffee preparato da Justin. Ci scambiammo così anche noi due la buonanotte e ci incamminammo ognuno verso la propria camera. Ed il silenzio delle Aran inghiottì anche il grande b&b, ultimo sulla strada che portava all’estrema punta ovest di Inishmore.
Ma quella notte non dormii molto ed il mattino successivo mi svegliai molto presto, quando da fuori non giungeva ancora la luce del giorno. Mi aveva destato un rumore, o forse solo l’impressione che qualcuno avesse sbattuto la porta d’ingresso. Incuriosito mi alzai per vedere cosa stesse succedendo, nonostante non fossi mai stato persona molto coraggiosa!
Senza far rumore uscii dalla camera ed andai verso la sala da pranzo. Appena entrato lanciai subito un’occhiata verso la porta che mi apparve però naturalmente chiusa. Mi avvicinai piano piano all’ingresso ma anche quando provai a girare la maniglia la porta non mi si aprì! Pensai allora che il rumore che credevo di aver sentito non fosse stato quello della porta ma di chissà cosa. Scossi così le spalle e feci per ritornare nella mia camera. Ma quando mi voltai e mi trovai davanti i tavoli delle nostre colazioni e cene rimasi a bocca aperta! Questi stessi tavoli che poche ore prima ricordavo di aver visto ben liberi, me li ritrovavo adesso già tutti pronti per la nostra colazione! Stupefatto passai anche in cucina e pure lì, sui fornelli, nel tostapane e sul tavolo, tutto era pronto per la nostra colazione mattutina. Sarebbe bastato accendere i fornelli e tostapane e la “terrificante” colazione irlandese sarebbe stata pronta! Wurstel, strani salsicciotti, uova, bacon erano tutti lì in bella mostra, pronti – dopo essere stati cucinati – a devastare i nostri fragili stomaci mediterranei!
Di Justin però nessuna traccia.
“Forse – pensai – sarà stato proprio lui ad uscire ed a sbattere la porta, dopo aver preparato i tavoli e la cucina per noi!”
Ma la cosa mi parve abbastanza strana, considerando l’ora decisamente pre-mattutina e quindi le poche ore di sonno dormite da Justin. Ma d’altra parte non vedevo intorno a me nessun’altra eventualità plausibile. Se non lui, chi altro avrebbe potuto preparare tutto ciò?
Con questo dubbio nella mia mente tornai indietro verso la mia camera per cercare di dormire le due ore che ancora restavano al mattino. Aprii piano piano la porta della camera ma, entrato, mentre stavo per richiuderla, sentii che qualcuno stava scendendo le scricchiolanti scale di legno. Decisi allora di rimanere lì, nascosto, per vedere chi potesse essere. E così – con mia grande sorpresa – mi apparve Justin, ancora in pigiama, i pochi capelli arruffati ed enormi sbadigli.
Dedussi subito che Justin si era alzato proprio in quel momento e quindi non avrebbe potuto essere stato lui a preparare i tavoli ed a sbattere la porta!
E ciò non fece altro che aumentare la mia sorpresa e curiosità!
Appena entrato nella stanza lo vidi dare un’occhiata alla sala da pranzo ben ordinata e contare i coperti. Sempre sbadigliando dette anche un’occhiata alla cucina già pronta.
Poi lo sentii brocciolare qualcosa. Capii un “thanks” e pure un “little friends” e nient’altro. Infine lo vidi risalire le scale ed udii il rumore della porta della sua camera rinchiudersi.
A quel punto soccombetti! Non sapevo più se quello che avevo visto era fantasia o realtà, se ero sveglio o se sognavo. Se dormivo e sognavo, il sogno che stavo facendo era maledettamente reale e se invece ero sveglio la realtà che avevo vissuto era come un sogno incredibile. Ed il silenzio assordante ed il buio non mi aiutavano certo a capire cosa stava succedendo in quella strana casa. O forse lo strano ero io. Ma ero proprio io?
Anche il risveglio non mi aiutò molto. Se dei sogni solitamente non si ricorda molto io ricordo bene che, di quel presunto sogno, ricordavo tutto. Ma la mia mente, tornata quella di sempre, ovviamente non poteva credere che a sistemare tutto fossero stati dei folletti! E la colazione certo non aiutò a dissipare questi miei dubbi. I wurstels, il bacon e le uova erano lì – sadici – pronti a colpire come sempre il mio stomaco.


Nel pomeriggio, dal traghetto, mentre osservavo Inishmore che si stava inesorabilmente allontanando ed oramai era solo una striscia all’orizzonte pensai che forse non l’avrei mai più rivista. Ma di sicuro avrei sempre portato dentro di me il mistero di quella notte magica, irlandese! Ed il dubbio se essa fosse stata davvero sogno o realtà!




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Racconto scritto il 24/02/2021 - 21:27
Da claudio galigani
Letta n.93 volte.
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Commenti


Una piacevole lettura, con una chiusura avvolta da un mistero, e se erano stati veramente i folletti?

Anna Rossi 25/02/2021 - 06:55

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