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PROGETTO ESTETICO (Cristo-Baldo Show) - PARTE 2 di 2

INIZIO SECONDA E ULTIMA PARTE -


“Buonasera a tutti ragazzi, vogliate scusarmi per il disturbo – so che non sto molto simpatico a voi, cioè a dir la verità a nessuno, e so di essere più grande, cioè più vecchio di voi, di venire dal nulla e confesso – di essermi avvicinato molto al vostro Amico, John, e di aver fatto scattare le vostre – ire – però davvero non mi sembrava di essermi comportato male nei vostri confronti e nei confronti di nessuno, perlomeno per aver subito tutti quegli insulti gratuiti – ma non sono venuto qui per farmi scusare da ragazzi che vivono, come so, la fase aggressiva dell'adolescenza, e che anche un favore, un avvicinamento in Amicizia, costituisce una minaccia per tutti quelli della vostra età.” Nessuno si mosse, e Pietro continuò: “Ma io so... e premetto: non per colpa mia, dove si troverebbe il vostro John.” Tutti si alzarono sull'attenti, come cani ben addestrati pronti al fischio o un verso per la partenza o... un attacco. “Calmi, vi prego.” esigé Pietro, ansioso, ma con fare pacato, mettendo le mani avanti come per dare pazienza, da bravo saggio. “Avrete sentito certamente del suo Ciao ritrovato in prossimità dei campi che danno alle cascine. Bene, io è da tempo che assieme all'altro mio amico... quello texano, ricordate, teniamo d'occhio una villa situata sul viale che porta in città, ci avrete fatto caso anche voi a quella residenza immensa. A quanto pare ci abiterebbe un medico, e da 2 anni a questa parte abbiamo notato strani movimenti sospetti, arrivando alla conclusione di un probabile... traffico di... sangue? Insomma più in generale di organi umani.” Risero tutti. “Ecco, come non detto!” si demoralizzò Pietro. “E cosa ne avrebbe fatto questo medico del nostro John?” chiese uno di loro. “Spero con tutto il cuore niente... ecco vi faccio vedere un paio di filmati...” Appena visto, scattarono tutti quanti sulle proprie “125” alla svolta della villa, lasciando Pietro attonito per poi seguirli come Groviera fece con gli amici di Romeo ne “Gli Aristogatti” urlando: “Ma non sapete Quale villa è, aspettate!”. Si ritrovarono tutti alla villa, e sorpresa ci fu anche Francesco assieme ai 2 vecchi compagni di scuola che, come suo solito fare, si divertiva a intrattenere i ragazzini con sketch e improvvisazioni per sollevare gli animi. “Dove sei stato Pietro – ti aspettavamo tutti!” ma Pietro non rispose e Francesco gli sussurrò: “Sai, non potevamo lasciarti nuovamente solo – chissà che fine avresti fatto poi!” poi si girò verso tutti: “Cosa stiamo aspettando? Andiamo a riprenderci John, entriamo!” e oltrepassarono tutti la murata. Era la 1 del mattino. Non videro ne l'auto ne il furgone, ma dapprima si assicurarono che non ci fossero i congegni d'allarme. Niente – a dir la verità sembrava abbandonata a se stessa. Nessuna illuminazione. Pietro, già nel panico, avvertì i ragazzi di aspettare fuori, nel giardino, che sarebbe stato più prudente lasciare fare ai... grandi. Allora entrarono Pietro e Francesco da una porticina in legno inclinata, che pareva portasse giù nello scantinato, mentre i 2 compagni di Francesco direttamente dall'entrata principale. Pietro tirò fuori il suo coltellino svizzero che sarebbe stato destinato più per la sua sicurezza contro i ragazzini che per l'intento di scassinare la porticina che avevano davanti, quando Francesco gli fece notare che era aperta. Poi tirò fuori una torcia a led ma sempre Francesco disse che non era necessario perchè bastava quella del telefonino, così lo rimproverò: “Tu guardi troppo MacGyver!” Scesero una decina di gradini e si ritrovarono in uno scantinato stracolmo di vecchie casse di vino, scatoloni e fin troppe ragnatele, ma nella stanza successiva lo scenario cambiò: parevano capitati in una sorta di camera mortuaria misto laboratorio degli orrori, con tanti vasetti di formaldeide contenenti organi appoggiati sulle mensole appena sotto le “bocche di lupo”, da dove filtrava la luce lunare che rifletteva il contenuto dei barattoli come ombra sul pavimento del locale. Sull'altro lato, dei tavolini con microscopi e vaschette contenenti sezioni varie di parti umane. Al centro un tavolo col famoso lenzuolo bianco, che Francesco fu curioso di sapere cosa ci fosse sotto. Si avvertiva un odore repellente nell'ambiente. Pietro invece avanzò nella disperata ricerca delle scale. Trovate, salì in fretta ritrovandosi nella hall. Nauseabondo, girò a vuoto nel buio finché qualcosa non lo prese da dietro, facendolo saltare dallo spavento: erano i 2 compagni di Francesco. “Tutto a posto Pietro?” - “Decisamente no, avrei bisogno di un bagno e in fretta!” poi balzò di nuovo quando da dietro sbucarono gli Amici di John. “Ma non vi ho detto di aspettare fuori?!” per poi insistere urgentemente col bagno. Ritornato, i 2 chiesero di Francesco, i ragazzini invece di John. Pietro invece si preoccupò più per la luce, perché fino a quel momento si muovevano con le torce come veri ladri – che alla fine lo erano a tutti gli effetti, per la violazione di domicilio. “Ragazzi, forse trovare il quadro elettrico per tirare su la corrente? Oddio, dovremo ritornare ancora giù nel laboratorio degli orrori!” Così gli fecero capire che non c'era bisogno di tirare su la corrente quando bastava semplicemente pigiare l'interruttore della luce, come fece semplicemente Francesco appena salì le scale – da quel momento in poi Pietro, con indifferenza sfacciata alla Mr. Bean, per non dare nell'occhio la sua ansia ai ragazzi in fissa su di lui, si promise fra sé e sé di starsene buono senza spararle o fare altre gaffe. Si preoccupò semplicemente di tirare le enormi tende che sembravano come degli arazzi per non spargere la luce al di fuori della maison. Benché i ragazzi fossero interessati solo a ritrovare John, Pietro e Francesco, assieme ai suoi 2 compagni, erano curiosi se non proprio interessati a tutti gli effetti di capire cosa si stava muovendo e cosa c'era di strano in quella casa. Così decisero di setacciarla da cima a fondo, muovendosi in “branco” senza più dividersi. Pietro chiese a Francesco cosa ci stava sotto Quel lenzuolo bianco e lui rispose con un “Te lo dico dopo, che è meglio.” Salirono le scale andando verso quelle che dovevano essere le camere da letto. Francesco prese dentro Pietro che per poco non cadeva sui gradini, spaventato a morte. Giunti davanti una porta delle stanze Francesco ironizzò: “Chi vuol entrare per primo?” e uno dei ragazzini spinse naturalmente Pietro, facendolo nuovamente saltar via. “Oh, ma che gesto coraggioso Pietro, tranquillo però – ti staremo dietro!” lo rassicurò. “Basta che non mi vieni ancora addosso Francesco!” - “Sai che mi piace venirti addosso!” - “Ma non in faccia eh!”. “Santo Iddio! Ma volete smetterla voi 2?!” urlò Nicky, il più menoso dei ragazzini, facendo spaventare nuovamente Pietro, che era oltre lo stato di shock. “Sentite ragazzi, meglio che vi aspetto qui fuori, o stanotte ci lascio il cuore in questa casa degli orrori – non vorrei mai trovarci un mostro sotto il letto o i famosi scheletri nell'armadio.” Tutti lo guardarono allibiti, e alzarono le spalle come per infischiarsene entrandoci senza troppe menate. Uscirono dopo neanche mezzo minuto e Pietro chiese nuovamente a Francesco aggiornamenti – cosa avevano visto, chi ci fosse dentro. “Te lo dico dopo, che è meglio” gli rispose, ancora. Proseguirono di stanza in stanza seguendo la balconata interna fino ad arrivare a delle scalette che portarono in soffitta. Saliti, trovarono nel buio un sacco di scatole contente fili, vestiti e trucchi da donna, bigiotteria, oltre che macchinari di non si sapeva che cosa, perfettamente in funzione che producevano un sordo ronzio. “Ci sto capendo qualcosa...” dichiarò Francesco, parlando fra sé. “E cosa hai capito di tutto questo?” domandò Pietro. “Te lo dico...” - “Dopo, già!” si rispose Pietro, concludendo la solita risposta di Francesco. Scesero a pianterreno per accedere al salotto, chiuso da una grande porta in legno a due ante scorrevoli. Sopra da un'insegna si leggeva in corsivo “Cristo-Baldo Show”, quasi a ipotizzare l'entrata in una sorte di salone da ballo. Si fece avanti Pietro colto da un insolito quanto inutile coraggio: “Eh no, questa la voglio aprire io!” e si ritrovarono davanti ad uno scenario surreale. Una canzone di Bert Kaempfert, ironicamente quella intitolata “L-O-V-E”, echeggiava dal giradischi nel salone pieno di... manichini umani, in una scena che pareva essere di un film degli anni 50, richiamando una sorta di party o aperitivo, con cadaveri – quei cadaveri – che si muovevano meccanicamente, a ritmi regolari e ripetitivi, mossi da fili che calavano dal soffitto, probabilmente mossi dai congegni che avevano visto su in soffitta. “L'hai capita?” domandò Francesco girandosi verso Pietro, che non rispose, rimanendo a bocca aperta come tutti gli altri. “Dio mio!” esclamò uno dei ragazzi di John – che però ancora non si era fatto vedere e fra Quelli non c'era, per fortuna. Pietro colto da malore, corse fuori casa in cerca di aria, ma dovette ritornare subito dentro per avvisare gli altri: la Maserati e il furgone giallo stavano entrando dal carraio. “Ragazzi – è arrivato il macellaio!” Spensero le luci e ci fu una sorta di fuggi-fuggi generale per nascondersi in casa: chi giù nello scantinato, chi sopra nelle stanze, e chi... nel salotto, assieme ai cadaveri. Fuori, l'edificio appariva sinistramente scuro, come se non ci fosse dentro nessuno. Il medico assieme ai 2 valletti o come si potrebbe dire – angeli della morte – entrarono nello scantinato dalla porticina laterale, probabilmente per depositarvi altri corpi. Pietro di sopra, salite le scale, aprì tutte le porte possibili ma erano già occupate dagli altri ragazzi che certo non l'avrebbero sopportato. Perfino il bagno vi trovò Ronny che, tirata la tenda della vasca, gli disse vivamente di andarsene che il cesso era già occupato – e di aspettare il suo turno. Allora si precipitò nell'ultima stanza, la camera da letto degli ospiti in fondo all'ala destra. Pensando ai mostri sotto il letto – e nessun corpo sul letto, Pietro si nascose dentro l'armadio, dimenticandosi dei famosi scheletri: avrebbe preferito non essere solo in quel momento, e infatti si ritrovò in compagnia di uno dei tanti cadaveri sparsi per la casa. Si sentì torcere lo stomaco dal panico, mentre gli altri udirono chiaramente un urlo spaventoso che intuirono subito fosse quello di Pietro – e di chi altro sennò? Così che Francesco, rimasto sotto il lenzuolo che c'era sul tavolo, dapprima con un cadavere, si tirò fuori spaventando i 3 carnefici salutandoli e scusandosi con un “Ehi, come butta fratelli? Scusate, questo è Pietro – il solito combina-guai! Adesso vado a riprenderlo e ce ne andiamo, ma voi prego – continuate pure il vostro lavoro, come se niente fosse eh?!” Così scattò subito su per le scale mentre Pietro e gli altri rotolarono giù dal piano superiore probabilmente scontrandosi nel buio. E Nicky uscì dal salone: “Dio mio, fare festa coi morti non è stato certo uno spasso!” - “E pensa: io ci ho fatto pure il bagno!” ribatté Ronny. “Io l'amore sotto il letto!” Mick. “Albert?” domandò Nicky. “Io invece ci ho bevuto assieme del té, in veranda!”. “Io – bè lasciamo stare ragazzi!” si rassegnò Pietro. “Ragazzi non c'è tempo, io ho visto i 3 pazzi, ci stanno raggiungendo, forza scappiamo!!”. Così uscirono dal portone principale senza farsi prendere, e senza più dividersi. Arrivati fuori dalla murata Francesco disse loro di dirigersi Tutti quanti all'ospedale vecchio della città – perché lì avrebbero trovato, in qualche modo, John e lì avrebbero capito tutto quello che il medico stava facendo, perchè quello che finora avevano visto era solamente una “bella facciata” di quello che stava mettendo in piedi. L'obiettivo ora era di trovare John, nonostante la curiosità da parte di Francesco e dei suoi due compagni – un po' meno ora per Pietro – di capire il piano dell'Angelo della Morte. Ma di quello se ne sarebbero occupate le autorità.
Non avevano molto tempo a disposizione: sapevano tutti che sarebbero stati seguiti da quei carnefici. Francesco fece strada a tutto il branco, ordinando loro di seguirlo senza perdersi: certo l'ospedale non era il posto migliore per girare soli, perlopiù di notte e specie in Quella struttura. Si ricordarono del reparto di patologie giù nel seminterrato, dove eseguiva probabilmente gli esperimenti. E proprio lì trovarono John... morto, o quasi. Quello che osservarono in lui era una lunga cicatrice estesa in tutta la testa rasata, mentre di fianco un altro ragazzo con evidenti malformazioni e imperfezioni nel viso, anche lui completamente pelato e con una lunga cicatrice che contornava il cranio. Erano collegati a delle macchine, e anche fra di loro. “Ma che diavolo è?!” disse uno degli Amici di John, guardando non solo il loro amico disteso sul tavolo operatorio, ma tutto quello che gli stava attorno fra macchinari, congegni e tante attrezzature. Da dietro di loro, quel mostro di medico in camice bianco: “Avete visto?!” si girarono tutti, e continuò: “Avete visto il vostro Amico? Non John, ma quello che gli sta di fianco!” e Francesco: “Adesso capisco...” facendo esitare Pietro: “Capisco – cosa??!”. “Quello che io ho fatto, al posto di Dio!” si esaltò il medico, spiegando: “Io ho scambiato i cervelli di questi 2 esseri – un vero e proprio trapianto di corpo!” - “E Come diavolo ci è riuscito?” domandò Nicky in fissa su John. “Ho congiunto, tramite computer sofisticati creati dal mio assistente tecnico, ogni singola fibra nervosa, ogni moncone di assone del cervello del vostro amico nel midollo dell'altro, spostandolo in modo che si sveglierà in questo corpo.” poi parlando direttamente a Nicky, gli disse sorridendo: “No, ragazzo, tu stai guardando il suo corpo, ma John ora è in quell'altro!” Pietro: “Oh-mio-Dio!” Allora il medico, sempre più più esaltato per – l'opera – compiuta, aggiunse: “Così imparano i capo-branchi e tutti quei bellocci o menosi che siano a non rispettare i più deboli, gli emarginati o i – puri di cuore – sfottendoli senza un vero motivo e privandoli della loro età, l'adolescenza, di ogni felicità solamente perchè senza Amici, poco appariscenti, di scarsa bellezza esteriore o chissà di quale perverso motivo, del tutto ingiustificabile per chi avrebbe voluto semplicemente vivere la vita come tutti, normalmente, in totale spensieratezza e beatitudine.” Ronny: “Allora solo per questo ha fatto tutto questo massacro?” Francesco: “Mi sa che c'è dell'altro, no?” - “Ma naturalmente!” enfatizzò il medico, continuando “-Volevo essere ricordato nella Storia della Medicina come il primo chirurgo, fra l'altro di giovane età, ad aver messo in pratica il trapianto di cervello, per vivere in corpi più giovani e belli eternamente senza rinunciare alla propria mente, al proprio pensiero, senza più morire, senza avere più età.” - “E bravo, e dei corpi nuovi e belli dove li trovi?” domandò Pietro, facendo spostare la vista di tutti verso lui, come se avesse domandato o chiesto chissà che. “Beh, qualcuno si deve pur sacrificare, specie i ragazzi inutili della nuova generazione. Belli ma dannati. Ora a risvegliarsi questo vostro Amico si riempirà di vergogna nel corpo di questo cesso. Così imparerà a prendere in giro ragazzi così sfigati come te, vero Pietro.” - “Chi io? Non era proprio quel che volevo o almeno, non era proprio necessario arrivare a tutto ciò...” si scusò, capendo certamente quello che voleva intendere, rinfacciandolo a tutti i presenti, come se inconsapevolmente fosse stata solo colpa sua di tutto questo, del suo desiderio più represso. “Mi dovresti solo ringraziare – io ho fatto quello che voleva il tuo inconscio o forse, aspetta: volevi entrare tu nel corpo di questo John? Volevi essere lui ma con una mente brillante come la tua, Pietro. Così poi avresti tu preso in giro gli stessi emarginati come lo sei ancora tu?!” Pietro si sentì in qualche modo frustrato, tormentato. Questo sadico voleva rigettargli tutto il dolore che Pietro portava da anni dentro di sé, legato alla vergogna di se stesso – la timidezza – al fatto di non avere rapporti d'Amicizia stabili, di non essere pienamente compreso ne tanto meno accettato ai più. Per sdrammatizzare, prese parola Francesco che diede un ordine ben preciso: “Bando alle ciance! Ragazzi-” girandosi verso i 4 ragazzi e i suoi 2 armadi di vecchi compagni di scuola “-ricordate quello che volevate fare a Pietro? Ora il medico e il suo Watson son tutti vostri – sapete cosa fargli!” E li ammazzarono di botte. Il famigerato piano di questo medico dall'identità ancora sconosciuta era semplice ed ora fin troppo chiaro: quello di sostituire i cervelli e quindi le vite di ragazzi in corpi di altri ragazzi cosicché i belli venissero puniti e umiliati a se stessi in corpi imperfetti e quelli brutti e poco fortunati nella vita sociale in corpi amati che avrebbero sempre sognato di avere e di essere, di quelle grazie innaturali che tante volte neanche la natura stessa si sarebbe potuta spiegare di così tanta perfezione “a immagine e somiglianza di Dio”, meglio di qualsiasi scultura che avesse potuto creare Michelangelo o Leonardo DaVinci. E proprio a Dio si voleva sostituire – o divertire a giocare questo Josef Mengele del nuovo millennio, portando avanti quegli studi deviati che dovevano già essere rimossi o proprio cancellati nella Storia della Medicina moderna, certamente però in linea con gli anni attuali che, più che ribaltare, riconfermarono il disagio dell'intera umanità, nelle (in-)coscienze di ogni essere vivente, specie nell'uomo occidentale e peggio ancora delle nuove generazioni, i 2000, legate all'immagine, all'estetica, costrette in qualche maniera a vivere di apparenze, nel consumismo di foto, video e chat infinite, destinati così all'oblìo, all'emarginazione, al ripudio di una realtà che non avrebbe interessato più nessuno nel tempo, perdendosi al fascino di esseri sempre più androgini ma sempre più privi di sentimento, intelligenza, ispirazione, oltre che di sogni e speranze.
Arrivò la Polizia, che Francesco aveva avvisato quando si stavano dirigendo all'ospedale. In fretta, disse agli amici del povero John di prendere il suo corpo, di staccarlo dalle macchine perché tanto non sarebbe mai stato più lui e di portarlo dietro il cimitero della frazione del loro paesino e di aspettarli lì, chiedendo subito dopo ai suoi 2 compagni di tenerli d'occhio assicurandosi che non facessero nulla fino al proprio arrivo. Pietro invece rimase assieme a Francesco per porre fine al destino del povero malcapitato col cervello di John, mentre dalla finestra apparvero le famose luci blu. Raccontarono brevemente la storia di questo pazzo, che fra l'altro era già noto e ricercato da una squadra di investigatori internazionali specializzati sul traffico di organi umani in vari ospedali. Diedero inoltre l'indirizzo di residenza, avvertendoli dell'assurdità di quello che avevano visto, senza contare che ci potevano essere cadaveri dappertutto anche all'interno dell'ospedale dove si trovavano. Dissero della terza persona sparita che stava assieme al medico, l'assistente, ma gli agenti rassicurarono i 2 che l'avrebbero trovata in aeroporto, sicuramente pronta a partire per farsi perdere traccia. Dopodiché si scusarono nel doversi assentare con la scusa dell'orario, dicendo agli investigatori che avrebbero risposto a tutte le domande all'indomani. Raggiunsero quindi i ragazzi dietro il cimitero nella loro frazione, passando per i viali sterrati che portavano ai cascinati, i campi e i boschetti che costeggiavano la cava. Durante il tragitto Francesco fermò più volte Pietro per ribadirgli il fatto che non fosse lui la causa di tutto, cercando nuovamente di fargli – eludere la solitudine – che tante volte era colpa del destino se non riusciva a trovare Amici o compagnia con la quale uscire, e che quei ragazzi, non erano poi così cattivi a guardarli bene, come si era visto. E tutto quello che aveva sentito in qualche modo rinfacciarsi da quel medico, era puramente il frutto di una perversione (-così, giusto per tranquillizzarlo!), di dimenticare tutto, concludendo semplicemente che altro non era che una storia andata male, e che di questi strani eventi potevano succedere a chiunque. Magari potevano passare alla – Storia – per eroi, ma preferirono l'anonimato cancellandola, per una questione appunto di sensibilità. Una volta raggiunti Francesco chiese ai suoi 2 fedeli vecchi compagni se fosse tutto a posto coi ragazzi e la salma di John. Il problema ora era di dare – spazio – a questi giovani per la scomparsa del loro Amico, affidandone il corpo seppellendolo dietro il cimitero, fuori-mano, in una sorta di “funzione privata”, lontano dai parenti e dalla massa di gente e pubblico ufficiali, oltre che dai giornali, pensando fosse questo il modo più giusto per lasciarlo riposare in Pace, per sempre segnato dall'interruzione della propria esistenza, imprigionato in quel fantastico mondo dell'adolescenza, con il piccolo risentimento di non avergli permesso di evolversi, di crescere, di vivere la vita nel suo ciclo completo. Ma forse era giusto così, perchè così doveva succedere, e non potevano far altro che – accettare – le cose come stavano, dandogli però una buona fine, una sorta di ultimo saluto, l'addio, a modo loro. “Ecco, li vedi Francesco? Non abbiamo idea di cosa stiano facendo, o forse sì, ma ci hanno chiesto di lasciar fare, che era il loro Amico e non il nostro.” Così si girarono e li ritrovarono tutti inginocchiati su John con la bocca e le mani sporche del suo sangue e senza più cervello che era di quell'altro – paziente – continuando a succhiare ogni parte del suo corpo. Francesco poi si girò verso Pietro sapendo che avrebbe sparato una delle sue: “E io non dovrei preoccuparmi di questi ragazzini?”




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Racconto scritto il 26/11/2021 - 16:38
Da Pietro Valli
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