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L'ora del corvo

Nell'ora del corvo puoi vedere facce distinte che scambiano convenevoli, e visi distorti che si prendono in giro; e puoi udire gracchiare da becchi enormi. Passi buffi in corpi eleganti, spazzini dall'abito scuro e dall'acconciatura curatissima: belli e letali, qualche anziano li scaccia un po'.


Il parco sa di latte. Mosche cavalline in giro tra gli arbusti. Le foglie morte sono un mare giallo, le fronde verdi specchi del cielo, il cielo stesso un pallido riflesso del paradiso. Chissà se lassù anche gli angeli bevono birra?


Volontariato e bocce: i vecchi parlano giocando a burraco. Qualcheduno ha una radio che passa Cocciante e i risultati del campionato; trent'anni fa l'ultimo arrivato l'ha visto a Cremona. Cocciante.


Nell'ora del corvo puoi contare su compagni che nemmeno ti conoscono e sui loro racconti di coltellate al Copacabana, e su un dog sitter silenzioso capitato lì chissà come. Il destino ti porterà sempre uno scarafaggio sul braccio, ma che vuoi farci? Un altro sorso e lo scorderai.


Bevi. Bevi e poi bevi di più. Non conta quanto vomiti, non conta quanto amoreggia la Fine con le tue dita, non conta nulla di riferibile al mondo civile delle formiche che infestano il tuo cervello e scavano tunnel come carie per la mente. Bevi, (parolaccia mancante), bevi. Bevi pure se una ragazzina ti guarda storto tirando il cane che veniva verso te. Butta giù un altro po' di bumba e un antiacido, ché non si sa mai.
Bevi un altro po' di liquame e minziona sulla vita degli altri come farebbe il più candido dei banchieri -li temerai, un giorno-; e se l'ora delle mosche è già lontana, non scordarti di mettere un cappotto e comperare altra sbubba, non importa quale, scegli pure il tuo veleno. È un gioco a somma zero.


Nell'ora del corvo dì cose anticonformiste, scegli la punteggiatura a casaccio, metti un bel click-bait e lascia che chi non la riconosce esprima tutto il suo astio, il suo stimarti, la sua indisponibilità a prendere posizione. Lascia che ti ignorino e che un'altra vecchia spugna ti chieda da fumare.


Offendi, ma non stuprarli.


Incidi, non tagliare.


Lascia che i corvi rovistino tra le tue budella, ma non lasciare mai che ti mangino gli occhi. Più fegato di così non ne avrai mai. E torna. Torna sempre: l'ingresso è libero e non è per le mosche che si ferma il saltellare degli uccelli. Pure se sbronzi. Torna all'ora del corvo e scopri da te come si sta tra zanzare e morte, tra vita e tram.


Nell'ora del corvo non conta nulla di organico, quello verrà spazzato via.




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Racconto scritto il 25/06/2022 - 19:56
Da Filippo Di Lella
Letta n.90 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Nell'ora del corvo o nell'era dei corvi il mondo va cosi come deceva Ligabue "tra cosce e zanzare a cui dai del tu" Bello e condiviso questo racconto, complimenti

Jean C. G. 26/06/2022 - 07:57

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Grazie mille a tutti, i Vostri pareri sono preziosi.
A presto

Filippo Di Lella 25/06/2022 - 22:02

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Mi è piaciuto un sacco... a partire dal titolo.
Complimenti

Mirko D. Mastro 25/06/2022 - 21:57

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Trovo sia un gran bello scritto poetico, guardi in faccia alla realtà che molti fingono di non vedere e che è dinuovo molto cruda.

Anna Cenni 25/06/2022 - 20:20

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