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Transumanza

Morto il padre non c'era nessuno che badasse alle pecore.
Circa duecento .
Abitava vicino al nostro podere aveva vent'anni, non conoscevo il suo carattere ma sembrava abbastanza tranquilla.
La vedevo solo la domenica mattina alla messa.
Alta un soldo di cacio ma un viso greco. capelli corvini molto aggraziata.
Era un agosto caldo e assolato, io col mio gregge dovevo scendere giù nella valle, dove l'erba cresceva verde, rigogliosa.
Lei mi disse posso venire con te ?
Io dissi si ma dentro di me capivo che era un lavoro duro non adatto ad una giovane donna.
Ma lei con insistenza disse io sono forte non ho paura della morte io comunque non ci dormivo la notte.
Partimmo all'alba le pecore distinte in due gruppi con i cani attorno che davano una mano.
Arrivammo stremati in campidano, ci siamo fermati in una radura vicino dove da lontano si vedeva il mare e un poderoso nuraghe.
Le giornate passavano tranquille ma il mio cuore faceva scintille.
La mattina la mungitura e poi sul tardi sarebbero venuti proprietari di caseifici per acquistare il latte .
Io nel frattempo costruì una "pinnetta" fatta di canne con la base di pietre e fango per proteggerci la notte dall'umidità.
Facevamo ad turno, uno dormiva l'altro vegliava, si sentiva solo il belare e il suono dei campanacci unito all'abbaiare dei cani.
Mentre il canneto, attorno piegato da un refolo di un leggero venticello breve come una preghiera.
Notti calme, tranquille con i cani sempre lì attenti.
I nostri discorsi incominciavano ad essere un po’ più intimi .
Io iniziavo vederla come donna mi piaceva purché di compagnia, spesso raccontava della sua famiglia e dei suoi sogni.
Lei era timida e riservata, sarda di nome e di fatto, perché ogni tanto si allontanava con la scusa di guardare il gregge.
Un giorno decisi di farmi avanti gli dissi che mi piaceva.
Lei non rispondeva ma sfoggiava un sorriso sardonico, io capivo che era ancora in lutto per la morte del padre di cui aveva tanto rispetto.
Ogni giorno mi sembrava sempre più bella mentre si lavava nel fiume vicino profumava di felce e gelsomino.
Stavo seduto col coltellino in mano intagliavo il mio bastone, lei mi disse che ero bravo, io risposi grazie,sai,sin da piccolo mi insegnava mio nonno "Paddore" pastore pure lui.
Se vuoi ne farò uno anche per te.
Così fu né preparai uno molto bello
che apprezzo molto.
Molte volte le piccole cose sono più grandi.
E lei contemporaneamente mi regalava un fazzoletto ricamato col mio e il suo nome inciso.
Avevo capito finalmente che anche lei ci teneva.
Finita l’estate tornammo in paese i due mesi erano volati velocemente.
Mettemmo le pecore ognuno nella sua "tanca"
ci salutammo con un’occhiata di simpatia.
Facevo il formaggio poi lo vendevo per racimolare un po’ di soldi,
pensando al futuro con lei, ormai ero deciso.
Poi una domenica mi vado a casa sua per parlare con la madre.
E gli chiedo la mano della figlia .
Vede signora "Bora" io sono innamorato di “Anania” la voglio sposare.
Lei come se sapesse già tutto mi dice…
Caro "Antonicu" se lei ti vuole sono d'accordo pure io sei un bravo ragazzo lavoratore, conosco la tua famiglia … Io no avrò problemi, ti farò sapere.
Passò un'altra settimana, finalmente venne da me uno del paese che si chiamava "Su poborincu". m
Mi porto la missiva dove c'era scritto che lei mi avrebbe accettato.
Facciamo la festa di fidanzamento balli sardi con canti "Batturinasa".Vennero anche tanti pastori del Sopramonte amici di famiglia.
Felici tutti contenti il primo bacio casto avevo tagliato con lei finalmente il nastro.
Poi passeggiate mano nella mano sempre sotto controllo delle Zie.
Incominciava una nuova vita, io ero innamorato.
Nel frattempo comincio pensavo alla costruzione della nostra casetta .
Mio padre mi donava un terreno in campagna, edificabile è da lì a presto ci sarebbero state altre abitazioni vicine.
Mano mano iniziavo la costruzione “Anania” era contenta, preparava il corredo.
Metteva tutto in una vecchia cassapanca intagliata ereditata dalla nonna.
Passarono due anni di lavoro grandi sacrifici, finalmente la casetta era pronta.
Un cucinino due camere da letto un ripostiglio una dispensa scavata nel muro.
Fuori di fianco un piccolo locale per il caseificio con un deposito per i formaggi.
Ci sposammo il quattro luglio di una domenica mattina nella basilica della Madonna di Saccargia.
Cento invitati, amici, parenti tutti li contenti.
Non mancavano gli arrosti il vino buono dolci e frutta.
Canti, balli al suoni di fisarmonica e delle "launeddas".
La notte finalmente da soli entrambi eravamo molto felici.
La prima notte.
Ci spogliamo senza neanche guardarci ma io non vedo l'ora.
Lei aveva I seni non tanto grandi ma ben formati, un fisico perfetto, carnagione rosea finalmente era la mia sposa.
Mi disse che aveva paura della prima volta, io la guardo con tenerezza.
E divento mia offrendomi la sua purezza con tanta dolcezza.
Poi subito resto in attesa di un figlio, era ancora più bella con quel pancione.
Continuavo a fare il mio mestiere di pastore
Decidemmo se fosse stato maschio di chiamarlo "Ballicu" il nome del Padre.
Se invece era femmina Antonica,il nome di mia madre.
Come la nostra Santa Antonia Mesina.



Queste storia di pura fantasia.




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Racconto scritto il 13/08/2022 - 13:55
Da Zio Frank Storie del gufo
Letta n.101 volte.
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Commenti


Grazie Annina

Zio Frank Storie del gufo 13/08/2022 - 21:52

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Una storia bellissima, scene pastorizia sarda che io conosco poco, da piccola e questo è vero..volevo fare la pastora, perché amavo le pecore e gli agnelli!!bravissimo zio Frank!!

Anna Cenni 13/08/2022 - 19:21

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