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Fino a quando io ci sarò

Cara mammissima del cuore mio, oggi è il tuo compleanno,
o sarebbe stato il tuo compleanno,
o sarebbe il tuo compleanno... Come si dice il compleanno di chi non è più dentro queste mani?
In questo bel mese di campi gialli e di giallissimo sole, gli occhi bellissimi tuoi grigioazzurri risaltano parecchio.
E me li guardo fino in fondo, giù giù in fondo, ogni mattina quando mi sveglio ed ogni notte prima di addormentarmi, da quando non sono più figlia.
Già! Mi hai messa in questa condizione di non figliolanza certo! È un po' dura, non te lo nascondo. Non si vorrebbe finire mai di essere figli. Sembra sempre che hai bisogno ancora di qualcosa, un consiglio o per come friggere al meglio le fettine panate, o per come sbiancare le lenzuola che mi vengono ancora grigie,
...per non dire poi di quando ho ancora quel magone lì dentro al cuore, che punge il naso che punge gli occhi e che se ti avessi chiamato - bastava quello - me lo avresti subito risolto, con poche parole brevi sagge indiscutibili. Piene di ciò che mi servirebbe, e che ce l'avevi dentro solo tu per me. Nessun'altro ne è capace. Essenziale, l'essenza. Come ciò che realmente è.
E invece tant'è: non sono più figlia. Niente telefonate. Ti pare bello?
Sì mammissima cara del mio cuore, mi sei stata mamma per tanto tempo in fondo, vero è,
nonostante la fatica di continuare, con quella sofferenza, le malattie, il dolore...te ne ringrazio, non è stato facile. Capisco sì, che sono stata fortunata. Ce l'hai messa tutta per restare il più possibile, ma sai come siamo egoisti noi figli, non ci basta mai. Le mamme non bastano mai, con le loro lungaggini, siano esse le prediche, i rimproveri, gli orari, siano esse l'esistenza.
Se fossi stata ancora qui oggi, saremmo state insieme a scambiarci i baci ruga contro ruga. E mi avresti chiesto quanti anni ho e quanti ne avresti compiuti tu.
Dolce e seriosa mammissima del mio cuore, ti stringo leggera per non farti scricchiolare. Ti guardo dentro il grigioazzurro dei tuoi begli occhi che non mi hai dato, ti guardo compiaciuta della tua candida bellezza (grazie che un pochino poco poco ti rassomiglio).
Ti tengo ancora la mano che si era quasi riscaldata nell'ultimo sprazzo di vita, la vita tua che se ne andava e scivolava dalle mani mie.
Ancora la sento.
Mi sei scivolata via silenziosa e dolce.
E questo mi rimane per ogni tuo compleanno,
che ci sarà fino a quando io ci sarò.
Auguri bella signora, lì tra le candide nuvole,
mandami un segno.



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Racconto scritto il 24/06/2024 - 06:29
Da adriana ferretti
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