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LA RIVELAZIONE

Le istruzioni sono:

“In un attimo capì…”. Il protagonista ha una rivelazione, arriva a comprendere ciò che prima gli era oscuro. Questo sarà positivo, negativo o ambiguo? Scrivete un racconto in cui nel bel mezzo della vicenda ci sia una rivelazione.


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Riccio dorato

In un attimo capì che l’istinto ti conduce senza via di scampo. Ma è la mente che decide se seguirlo.
Martin non era tipo da mezze misure. Non sapeva restare in bilico tra due poli, non conosceva i chiaroscuri, non condivideva le mezze idee. Per lui c’erano solo due possibilità: schierarsi o lasciar stare. Ogni qualvolta si richiedeva azione, lui si lanciava a capofitto se la causa lo rappresentava - il primo passo era già una presa di posizione decisa. Non era particolarmente robusto, anzi piuttosto esile a onor del vero. Fisico quasi asciutto ma slanciato, un po’ di pancia per il gusto del bere, braccia solide come il torace. Se focalizzava qualcosa, non c’era verso di fuggire al suo sguardo. Anche osservare era un atto mirato. E lui amava guardare le donne. E queste amavano intrecciare sguardi di seduzione con lui. In realtà, il più delle volte era Martin a finire intrappolato, pienamente consapevole della propria resa. Ma che dire, era una trappola soave.
Martin aveva poche certezze, tutte belle solide. Le donne, l’ho detto, erano la sua passione, specie se selvagge e spregiudicate. Ma c’era una causa, a cui Martin si dedicava più di tutte. E questa era la sua famiglia, o meglio la sorella minore. Le consacrava una fetta consistente delle sue giornate. Spessa e gustosa come una torta alle mele. Lavorava in fabbrica, e il tempo non era proprio dalla sua parte. Soprattutto per uno che aveva sempre troppo da fare e provare. Ma cascasse il mondo, lui a quella fetta di torta non rinunciava. Ed era poi il motivo per cui viaggiava poco, o l’essenziale. Aveva cura di riservarsi tutto a quei momenti speciali, in cui giocavano in giardino o si raccontavano fiabe dal sapore orientale. Era un attimo, e il rilievo antistante il portone si trasformava in un paffuto nasone, che strizzava gli occhi a un Aladdin intessuto di verde con orpelli dorati. Con Laila la realtà assumeva sempre forme bizzarre. Si dava libero spazio alla fantasia, che ne aveva di avventure da raccontare. Era l’ultimo spiraglio di genuina felicità, e Martin era disposto a tutto per proteggerla.
Era a tutti gli effetti il paladino di quei riccioli d’oro. Affetta da sindrome di Down, Laila era stata presa di mira dai galletti di quartiere, in quella maniera pavida e meschina che li caratterizza. Questo finché una parola non giunse alle orecchie di Martin. Una parola sola, e fu quella sbagliata. Non ebbe tentennamenti. Di notte e d’impulso guidò selvaggiamente, fino a raggiungere il suo obbiettivo. Prese il cric dalla macchina e mentre si avvicinava accecato dalla rabbia seppe, con certezza, di poter ammazzare senza pietà. Lo seppe, mentre impugnava il cric come una sciabola, senza vedere davanti altro che una disgustosa serpe da annientare. Lo seppe, finché la mente non squarciò il furore: venne giù un orpello dorato, a pochi passi da lui. Quasi impercettibilmente, con un leggero tonfo, cadde dall’albero un riccio. Poca cosa, niente di eclatante, un banale riccio che ruzzola giù per il vento. Non aveva altra possibilità se non di rotolare a terra. Martin sì. Poteva fermarsi. Lasciò andare la serpe strisciante terrorizzata, ripose il cric con estrema lucidità e guidò per tutta la notte, prima di rientrare a casa.
Martin aveva capito, che non sempre l’istinto sa dove guidarci. E che alle volte c’è bisogno di un piccolo riccio dorato a illuminarci la strada.



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Scrittura creativa scritta il 16/08/2019 - 13:10
Da Atrebor Atrebor
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