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Mors

Al patir del visceral dolore
che appassir fa le membra,
amor che al volger secoli
speme die' a i figli del Pastor,
qual sorte attende a 'esti che
patiscono 'esto dolor?


O Padre,
Tu, che al tuo seme n'desti
altro che 'l fato,
al tu' Figlio n'desti altro
ch'ella croce,
al Tu' Regno fa' salir 'l mio
lacrimare.


O Monte,
eo che ti miro da
una vita, solamente tu
co' la tu' grandezza puoi
al cielo far ascender 'l mio
spirito e, al Regno tuo,
tra li avi, farmi seder
per eternitate riposo.


Qual prezzo val' un'esistenza
che, messa al patir, vuol
luce eterna?
Qual Padre, chiede, al su' figlio
'l silenzio e 'l dolor?


Talor chiedo:


Madre,
Qui un tuo miserevole figlio
chiede, alla tu' magnificenzia,
di por' fine al sempiterno dolor.
Di annular la vana sapientia
del mondo e di purità
far rifiorir 'esto corpo.


Allor' chiedo:


Amore,
che tu possa al meglio gioir
delle grandezze d'un mondo
omai scomposto.
Che tu possa veder, al di là
del tu' dolente sposo
'l pueril animo che giace in lui e
accettar 'l perdono che
t'ha sempre invocato.


Morte,
co' le tu vesti fa gelar 'l mondo,
co' la tu falce e li tuoi corvi
fai morir li sentieri a le
spalle tue.


Morte,
ma 'l Sole sorge ed io,
co' la mi' speranza,
insieme a lui.



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Poesia scritta il 07/06/2015 - 22:18
Da Pasquale Sazio
Letta n.388 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Carissimo Arcangelo ancora una volta un'interpretazione degna di lodi e nota per sensibilità e concretezza. Ebbene sì, alle spalle di ogni invocazione c'è un senso di spiritualità quanto di componenti della famiglia. La scelta stilistica è dettata nient'altro che da un bisogno di rievocare in chiunque legga 'esti versi che la morte, come il volgere del giorno che segue, è solo un'altra rinascita e che ogni giorno di dolore n'è un altro tutto da scoprire.
Un carissimo saluto e un abbraccio e ancora un ennesimo ringraziamento per le belle parole

Pasquale Sazio 10/06/2015 - 12:39

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Un poetico testo particolare e diverso dalle precedenti pubblicazioni,come stile e temperatura di sviluppo. Pare quasi un verseggio d'altri tempi in cui,le significative immagini, esprimono quell'umano rapporto che viaggia tra la concretezza e la spiritualità. La morte come fine da cui poi poter ripartire, dopo il dolore e la sofferenza. Perlomeno questa è la mia chiave di lettura. Bravo!

Arcangelo Galante 10/06/2015 - 08:10

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